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L’articolo sarà via via aggiornato con le notizie che troverò sulla stampa e personalmente.  Lanciato il 5 dicembre 2009, appena uscita la notizia del sequestro. Le informazioni qui riportate sono state tratte dalla lettura dei due quotidiani locali “Trentino” e “Adige” , dall’archivio dei loro siti internet sulla vicenda e pregressi, parlando con  esperti di  normative su acciaierie e inceneritori di Legambiente nazionale, con comitati, associazioni e sindacati e cercando ulteriore documentazione attendibile in internet.

Si prega di segnalare errori o omissioni nei commenti.

Aggiornamento nr 06 (28 dic 2009)

La notizia: L’inchiesta: “Fumo negli occhi” è l’indagine condotta da circa un anno (dicembre 2008 l’avvio) dalla Forestale di Vicenza, sul supposto inquinamento ambientale e smaltimento illecito di residui di lavorazione da parte dell’ Acciaieria di Borgo Valsugana. L’inchiesta è collegata alla parallele inchieste ambientali “Tridentum” ed “Eco Terra”, dei sostituti procuratori trentini Alessandra Liverani e Salvatore Ferraro, sull’utilizzo di terreni inquinati in bonifiche e altri usi, che ha visto in luglio 2009 coinvolto il Direttore dello stabilimento (Emilio Spandre) e la ditta Boccher Luciano snc (Olle-Borgo Valsugana), con il suo amministratore Franco Boccher, entrambi indagati da luglio 2009. La Boccher è specializzata in riciclaggio di inerti.

Il sequestro: Il Gip Marco La Ganga  ha disposto in data venerdì 4 dicembre 2009 un provvedimento di sequestro preventivo per l’Acciaieria di Borgo Valsugana, di un laboratorio di analisi chimiche, supposto compiacente, in Provincia di Brescia e anche delle cartelle cliniche dei lavoratori. Il 4 dicembre, si sono svolti il sequestro, le perquisizioni presso lo stabilimento, il laboratorio chimico bresciano e gli Uffici dell’ APPA e gli interrogatori degli indagati (da parte di Alessandra Liverani). Lo stabilimento resta operativo, sotto la tutela di un incaricato della Procura (l’ingegner Tiziano Benedetti, veneto). La Procura ha il sospetto che la salute dei lavoratori sarebbe compromessa a causa di eccessivo inquinamento interno. Quindi si valuta anche l’ipotesi di violazione del diritto sul lavoro, ovvero delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il Tribunale del Riesame in data 23 dicembre ha esaminato la richiesta della proprietà di riavere il pieno controllo operativo dello stabilimento e l’opposta richiesta della Procura di chiudere del tutto la produzione, decidendo di tenere aperto lo stabilimento, aumentando i poteri del delegato della Procura ing. Tiziano Bendetti, di fatto estromettendo i dirigenti del Gruppo Leali dalla direzione aziendale.

Gli indagati e le accuse mosse dalla Procura: Sono indagate complessivamente 12 persone:

Acciaierie Leali: 4 indagati per Acciaiere Valsugana: Dario Leali, amministratore, Emilio Spandre (ex Direttore, già indagato e arrestato per Eco terra), Matteo Bortolotti, responsabile prevenzione e sicurezza e Alessandro Trentin, responsabile produzione. Le accuse per loro sono “getto pericoloso di cose (emissioni non autorizzate), falso (per aver taroccato le analisi chimiche) e scarico abusivo e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro (in marzo 2009 c’era stato un secondo, dopo dicembre 2008, giorno di intensi prelievi e controlli, gli inquirenti sospettavano che vi fosse anche micro-inquinamento interno al luogo di lavoro). L’accusa comprende anche il fatto che alcune vistose rotture non sarebbero state riparate, facendo uscire inquinanti verso l’esterno 8si tratta quindi di emissioni secondarie, non regolate e non permesse). Si sostiene anche che l’azienda avrebbe scaricato abusivamente reflui nel vicino corso d’acqua.

APPA: 4 indagati anche presso l’APPA: Giancarlo Anderle, il dirigente del settore controlli e tre funzionari. Sono accusati di abuso d’ufficio e concorso nelle emissioni non autorizzate. La Procura contesta ai tecnici di aver posto un limite alle emissioni di diossine totali per l’Acciaieria  (per il vecchio camino, fino ad autunno 2009 quindi) superiore al limite di legge. I tecnici affermano di aver applicato la normativa italiana vigente del 2006 (che prevede un massimo di 10.000 ng/Nm3), imponendo un limite venti volte inferiore al massimo (ovvero 500 ng/Nm3).  La Procura intende capire, indagandoli, se invece non si dovesse applicare la più severa indicazione europea (le cosidette BREF, che sono indicazioni tecniche), che però non prevede un limite bensì una possibilità tecnica .  Le BREF sono in pratica l’indicazione della migliore prestazione che si può ottenere se si applicano tecnologie innovative. Le BREF sono contenute nel Protocollo di Aarhus,, del 2004. Dall’estate 2009 è in vigore -stante il nuovo sistema aspirante dell’Acciaieria imposto da APPA nel corso dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) -il limite inferiore di 0,5 ng/Nm3, previsto per tutti gli impianti nuovi.

laboratorio di analisi Chemie: Altri 4 indagati presso il Laboratorio Chemie di Brescia, per le indagini compiacenti. Sono accusati di falso e concorso nelle emissioni di cui sopra, non autorizzate. Il laboratorio avrebbe in pratica secondo la Procura falsificato i risultati delle analisi svolte.

I limiti di emissioni: Nel 2007 le Acciaierie avevano richiesto ad APPA l’Autorizzazione integrata ambientale. L’APPA l’aveva concessa, chiedendo l’adeguamento dell’impianto alle Best Available Techniques (le cosidette BAT), dando un limite alle emissioni di fatto temporaneo (fino all’attuazione dell’adeguamento, avvenuto entro autunno 2009) pari a 500 ng/Nm3, ovvero venti volte inferiore al limite massimo di legge vigente in Italia previsto per le (210) diossine totali (Legge 152/2006). Il limite invece previsto ad adeguamento finito (ora, quindi) era fissato nelle famose 0,5 ng/Nm3 previste dalle BREF europee (non una legge, ma un riferimento tecnico, che indica le BAT).
Le norme: La norma a cui si sono riferiti i tecnici di APPA è il Decreto Legislativo 152/06 che stabilisce per le PCDD/F  ovvero policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani) un limite alle emissioni pari a 0,01 mg/Nmc, ossia pari a 10.000 ng/Nm3, che si riferisce a tutti i 210 congeneri di PCDD/F. Notare: la normativa europea è stata recepita diversamente dai vari paesi europei, in pratica le acciaierie europee hanno limiti diversi di paese in paese. Così si legge nel documento della regione  Puglia sull’impianto siderurgico Ilva di Taranto “In Europa e nel mondo sono operativi vari limiti: in Austria non si possono superare i 0,4 ngTEQ/Nm3, in Belgio i 2,5 ngTEQ per gli impianti pre 1993 e 0,5 per quelli post 1993, in Germania i 0,4 ngTEQ, lo stesso nei Paesi Bassi mentre in Giappone il limite consentito è di 1 ngTEQ e in Canada di 1,35 ngTEQ. Nel complesso il range di valori tipici per impianti tradizionali indicato nelle BREF dell’Unione Europea (documento tecnico che indica le BAT) è riportato fra 0,5 e 5 ngTEQ mentre gli impianti migliori (almeno i primi 10 sul totale) si attestano su valori compresi fra 0,1 e 0,5 ngTEQ e per le rilevazioni dell’emissione oraria, piuttosto che media annua, è fra 0,8 e 6,7 mgTEQ/h.” (link al documento http://www.regione.puglia.it/web/files/ambiente/ecologia.pdf – pag. 7/17). Attenzione, però: su 210 diossine totali solo 17 sono davvero pericolose per la salute (a seconda di quanti atomi di cloro sostituiscono l’idrogeno), quindi bisognerebbe misurare soltanto la concentrazione di quelle, cioè la tossicità equivalente (significa che se faccio 1 la tossicità di una sostanza nota(la 2,3,7,8 tetraclorodibenzodiossina (2,3,7,8-TCDD,la più tossica,) esprimo in rapporto ad essa la pericolosità delle emissioni). Se si restringe il campo alle sole diossine tossiche si paral allora di quantità espresse in TEQ (tossicità equivalente).
Altro problema: Il D.lgs. 133/05, recante “Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti”, pone limiti alle emissioni di policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani dagli inceneritori, da misurarsi in Tossicità Equivalente. Ciò crea, di fatto, una situazione quasi paradossale, visto che: a) i valori limiti molto restrittivi che la norma impone agli impianti di incenerimento rifiuti (0,1 ng/Nmc), possono essere tranquillamente superati da altri tipi di impianto, in misura superiore, teoricamente, fino a centomila volte; b) i limiti di emissione delle medesime sostanze vengono irrazionalmente fissati mediante parametri differenti a seconda del tipo di impianto, senza che ciò risponda ad alcuna esigenza tecnico scientifica. (sempre dal documento Regione Puglia, pag. 8/17).
Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 - Norme ambientali (link http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm) – vedi in particolare ART. 271  (valori limite di emissione e prescrizioni)
Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133- Attuazione Direttiva 2000/76/Ce, in materia di incenerimento dei rifiuti (link http://www.ambientediritto.it/Legislazione/Rifiuti/2005/dlgs%202005%20n.133.htm)
Protocollo di Aarhus sugli inquinanti persistenti (POP) del 2004 (che a sua volta ratificava una Convenzione internazionale sugli inquinanti del 1979), prevede la possibilità tecnica di arrivare ad emissioni inferiori a 1 ngTeq/Nm3 di diossine (le 17 tossiche, non le totali) con tecnologie innovative.

Le reazioni: Provincia: Il Presidente della Giunta provinciale Lorenzo Dellai ancora una volta ha protestato per l’ispezione della Procura negli uffici APPA e per il fatto che i controlli siano stati effettuati dalla Forestale di Vicenza e non da quella provinciale. Il rapporto fra Dellai e Dragone (Procuratore Capo) non sono buoni da tempo, soprattutto per il fastidio di Dellai verso i controlli esterni.  L’Assessore provinciale Ambiente, Alberto Pacher, sostiene che ha fiducia nei tecnici APPA e che invece sarebbe molto grave se si confermassero le varie violazioni imputate alla Direzione e proprietà dell’Acciaieria e al laboratorio esterno di analisi. L’Assessore alla Salute Ugo Rossi ha dichiarato che non capisce come mai la Procura non abbia chiuso lo stabilimento, se veramente le diossine emesse fossero così tante.  Silenzioso l’Assessore Industria Olivi nei primi giorni, per poi dire “Calma nel dire che si chiude lo stabilimento”. Nessuno di loro finora ha ammesso che i controlli sono stati insufficienti anche in questo caso (come per Monte Zaccon) e che comunque affidare alla stessa acciaieria i controlli presso laboratori privati si dimostra una scelta sbagliata. Il 10 dicembre esce il primo timido comunicato stampa della Giunta provinciale sei giorni dopo  la bufera (scoppiata venerdì 4 dicembre). In pratica dice “L’APPA ha fatto il meglio possibile. Il mondo è cambiato (testuali parole), ora dovremo senz’ altro aumentare i controlli”. Ecco il link http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/8d60911a745c25adc12574940035857e/27b07aee56882895c12576880044a05b?OpenDocument
Sindaco di Borgo Valsugana: Dopo varie dichiarazioni di indignazione, preoccupazione e richiesta chiarimenti, riceve dalla Procura la documentazione.
Il 20 dicembre annuncia lo stralcio dell’Accordo di programma con Acciaieria e Provincia, dichiarando che entrambi gli interlocutori (APPA e Acciaieria) a questo punto sarebbero non più credibili.
Comitati, associazioni: I comitati della Valsugana Barbieri Sleali (nato proprio per contrastare l’attività dell’Acciaieria), Valsugana Pulita (nato intorno alla recente vicenda della discarica di Monte Zaccon, Roncegno) e Anti Puzza (nato dietro al problema dell’impianto di compostaggio gestito male di Novaledo) chiedono blocco dell’attività e chiusura dello stabilimento. Legambiente chiede analisi su i residenti, sui lavoratori, sui terreni e sulle filiere agro-zootecniche, chiede una verifica della compatibilità sia ambientale che economica dell’azienda sul territorio e sui mercati, controlli diretti effettuati da APPA e non da laboratori esterni e maggiori investimenti della Provincia sulla qualità dell’industria trentina. Allego il comunicato stampa Legambiente.

Qualche memoria: Salute: Oltre alla Acciaieria la Valsugana ha subito in questi anni il traffico della statale 47 con 44.000 veicoli di cui 10.000 sono camion, con 14.000 veicoli di passaggio dentro Borgo ogni giorno, il disagio dell’ormai chiuso impianto di compostaggio di Campiello (con la tragica puzza per mesi e mesi) e di recente la vicenda della discarica di Monte Zaccon, con tutti i rifiuti inquinanti e illeciti che vi sono stati smaltiti illegalmente. Da anni comitati e associazioni della Valsugana chiedono due cose: 1) un’analisi epidemiologica seria sulla salute dei residenti. Si è parlato ad esempio di georeferenziazione per l’analisi sulla salute, che significa in pratica poter ricavare oltre ai dati di mortalità e malattia comune per comune, quelli per sezione, più attendibili, concentrati attorno al “punto di dispersione! (qui l’Acciaieria) depurati di fattori di confondimento (distanza dalla fonte, anni di residenza, età del malato, presenza di altre patologie pregresse, stili di vita). Si dice ad esempio che i dati di mortalità e malattia per il Comune di Telve sarebbero strani, da approfondire. E il famoso geologo Giorgio Jobstraibizer ricorda la morfologia della Valsugana: ricca di zolle e metalli pesanti, solfuri (vedi miniere di pirite, solfuro di ferro), zinco e arsenico. Fattori naturali di inquinamento ai quali si aggiungono concimazioni agricole, combustioni selvagge, il traffico, la Samatec quando operava, e ora la Cava di Monte Zaccon e da anni le Acciaierie. Altra questione: il limite di emissioni per un inceneritore è 0,1 ngTeq/Nm3 mentre per un’acciaieria è di 0,5, oltre cinque volte. 2) la conversione dell’Acciaieria (che di fatto si trova dentro l’abitato di Borgo a pochi passi dal fiume Brenta) da produzione inquinante di ferro a produzione di eccellenza. Oggi è attivo il comitato Barbieri sleali, che ha promosso nei mesi scorsi anche una petizione per appunto chiedere la conversione e ha in mente anche un referendum su questo punto.

L’Acciaieria ha fatto due ricorsi al TAR: uno contro la Provincia, ovvero avverso la stessa AIA (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dall’APPA, che prevede secondo il GruppoLeali emissioni troppo restrittive. Secondo ricorso al TAR contro il Piano di Zonizzazione acustica del Comune di Borgo (del febbraio 2009), che pone un limite più severo all’inquinamento acustico. Siete mai stati fermi dietro all’Acciaieria? Ve lo raccomando, per capire cosa si intende quando si parla di rumore.

Commento di sintesi: Insomma, il quadro è questo: una fabbrica inquinante l’aria e rumorosa, con un impatto estetico terribile, collocata dentro un grande paese in un contesto ambientale fortemente compromesso e vicina a un fiume, un’azienda che non vuole accettare le regole comuni e fa due ricorsi contro Provincia e Comune avverso quelle regole di sostenibilità. Un’azienda accusata di smaltire illegalmente le proprie scorie, di sversare in acqua reflui illegali e in aria diossine oltre i limiti di legge, infine di falsificare le analisi sulle proprie emissioni.

Alcune questioni centrali:

1) Perché la politica non ha deciso negli anni di convertire  in una produzione diversa, non impattante e innovativa, uno stabilimento non più sostenibile per ragioni ambientali e sociali?

2) Perché la questione di quale limite adottare per le emissioni non è stata dalla Dirigenza dell’APPA e dall’Assessorato competente portata in un pubblico dibattito, trasparente e informato?

3) Perché si affidano le analisi effettuate dalla stessa Acciaeria a laboratori privati esterni, fornitori dell’azienda da controllare?

4) Cosa è necessario fare per rendere efficaci i controlli dell’APPA, a seguito delle due gravi vicende di Monte Zaccon prima e ora di Borgo Valsugana?

5) Non sono mai stati effettuati da APPA controlli sui terreni esterni all’Acciaieria, perché “le emissioni risultavano in regola”, dice l’Assessore alla Salute, Ugo Rossi. Errore: quei controlli devono essere eseguiti, per un controllo in più, per completezza conoscitiva.

A questo link si legge un precedente articolo, scritto per il Trentino, che riassumeva alcune vicende di controlli carenti da parte della Provincia di Trento sul territorio (Monte Zaccon, Europa Steel, ex Star Oi, Marmolada e altri).

http://falcoeleonorae.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&post=956&message=1

Lupi: animali elusivi, plastici, emblematici. Come noto sono tornati nelle Alpi, ad ovest, tra Piemonte e Francia e alcuni individui hanno raggiunto anche la valle d’Aosta, la Lombardia e la Svizzera, dove ormai – secondo le ultimissime stime elvetiche – gli esemplari accertati sono dodici, ai quali si aggiungono altri 6-7 probabili.
E’ quindi verosimile dunque che tornino ad affacciarsi anche nella nostra regione, se Homo sapiens permetterà loro di spostarsi, non perseguitandoli e mitigando l’effetto delle tante barriere antropiche, come ferrovie, autostrade, recinzioni, che ne limitano i movimenti e che separano le varie popolazioni italiane ed europee.
Negli ultimi anni si è assistito a un movimento elettrizzante di alcune specie simbolo della biodiversità alpina: orsi, linci, lontre, gipeti. E i lupi? Alcuni mesi fa sono stati ritrovati i resti di un individuo di Canis lupus  morto in Trentino, al confine con l’Alto Adige, a Varena.  Le analisi genetiche effettuate su un dente dell’animale, hanno poi rivelato: non si tratta di un lupo italico. I risultati sono stati illustrati alcuni giorni fa a Trento, presso il Museo di Scienze, da Elena Fabbri, la genetista che le ha eseguite. Nessun dubbio: la popolazione italica di lupo ha un aplotipo (sequenza del dna) unico in Europa.
Potrebbe trattarsi quindi di un individuo proveniente dall’Europa dell’est, dalla Croazia come dalla Bulgaria, impossibile definirlo con precisione. Oltretutto resta aperta anche la possibilità che si tratti  di un esemplare fuggito dalla cattività. Finora si pensava soprattutto alla possibilità dell’arrivo dei lupi italiani da ovest, dopo la loro risalita dagli Appennini. Orme di lupo erano state trovate poi nel dicembre 2008 sul versante svizzero della Val Monastero, Cantone dei Grigioni, non distante dal confine altoatesino. Insomma: flebili segnali, solo questo, per ora.
Come per la lontra, in ogni caso lo scenario è duplice: dentro l’Italia e attraverso le Alpi.
I problemi di spostamento dei lupi sono tanti, come ha spiegato al Museo il ricercatore Josip Kusak, del Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Zagabria.
“Sono troppe – ha detto – le barriere create dall’uomo, come le autostrade per esempio, che i lupi per adesso non riescono a superare facilmente, se non vi sono opere per l’attraversamento della fauna adeguate.”
Inoltre manca un piano unitario di gestione della specie. Kusak ha raccontato l’esperienza della Croazia : per legge considerati “nocivi” e quindi cacciati fino al 1994, a partire dal 1995 i lupi sono protetti e oggi si stima che in Croazia vi siano dai 160 a 220 lupi, divisi in circa 50 branchi.
La convivenza è possibile, ci racconta Kusak, che studia i lupi da molto tempo e li ha ammirati anche in Alaska, dove un maschio in dispersione giovanile si sposta anche di mille chilometri dal suo territorio nativo. In Europa sarebbe impensabile. L’uomo sta ovunque.
Il problema principale – risaputo – è la coesistenza di zootecnia e grandi predatori.
Dal 2005 la Croazia ha un Piano di Gestione della specie, che comprende ricerca sull’etologia della specie, divulgazione scientifica e sensibilizzazione, un team di intervento di emergenza (analogo a quello trentino per l’orso) per situazioni critiche, agevolazioni per ottimizzare le dimensioni degli allevamenti, per installare recinzioni elettrificate e acquistare cani da guardiania. Il piano sembra funzionare, garantendo la convivenza e la lenta ripresa della specie.
“La buona salute di una specie però significa avere l’ integrità della struttura demografica, una base di prede naturali, e sane reti ecologiche”, scriveva nel 2005 Luigi Boitani, uno dei massimi esperti italiani. Tracce di speranza, cercando un migliore rapporto con la vita selvatica, là fuori.

Maddalena Di Tolla Deflorian

Questo mio articolo è stato pubblicato su Alto Adige e Trentino nel novembre 2009. Si ringrazia l’editore

Santuario delle Midway, Oceano pacifico. 2000 miglia marine lontano dal primo continente abitato da umani. Cadaveri di piccoli albatros. I loro stomaci contengono plastica, immondizia sparsa negli oceani dall’uomo. Gli adulti di albatros portano plastica ai loro piccoli, perché la trovano sul mare e la considerano cibo. I piccoli muoiono di denutrizione (la plastica non nutre), tossicità, soffocamento.

Perchè succede? La strategia di caccia degli albatros nell’evoluzione ha trovato un equilibrio tra energia spesa per cercare il cibo e quantità di energia che si ottiene per i pulli (i piccoli) dal cibo. Gli albatros non possono sapere però che sul mare galleggi plastica: per loro quello è nutrimento facile da trovare! L’evoluzione impiega tempi lunghi, qui li facciamo morire prima che possano capire! Poi: gli albatros non sono animali sociali, non hanno -come i branchi di lupi o leoni o i  clan di primati -la possibilità di imparare cose complesse da altri individui della specie, non hanno modo di scambiarsi esperienze e per loro il mare è l’ambiente elettivo, quello che sta nel mare per loro sarà sempre BUONO. Purtroppo.

immagini dei piccoli di albatros morti, con plastica nello stomaco

albatros pulli plastica chrisjordan

Pullo di albatros morto con plastica nello stomaco, foto di Chris Jordan, tratta dal suo sito web

Le immagini sono state scattate da Chris Jordan in settebre 2009. Il fotografo non ha alterato le scene, non ha toccato, spostato, introdotto plastica in alcun modo.

Qui trovate uno studio della prestigiosa rivista scientifica PLOSONE sulla plastica ingurgitata dagli albatros di diverse colonie nel Pacifico.

Terribile. Non buttiamo mai la plastica da nessuna parte, mai vicino al mare o  corsi d’acqua: il vento trasporta tutto lontano. Poi stimoliamo il mercato ad usarne meno di ora.

Altri due gravi problemi causati dall’uomo agli albatros: 1 – reti da pesca industriale lunghe migliaia di metri, con migliaia di ami appesi dove gli uccelli restano impigliati e muoiono per annegamento. Qui leggete un vecchio articolo del 2003, tratto dal sito web della LIPU Itali asu questo tema 2 -  Roditori che predano uova e pulli vivi, introdotti dall’uomo in molte isole dove nidificano gli albatros.

Da Wikipedia: Chi sono i magnifici albatros?

Gli albatri sono uccelli di mare della famiglia Diomedeidae nell’ ordine delle Procellariiformes. Vivono negli oceani meridionali e nel nord Oceano Pacifico. Sono assenti nell’Atlantico settentrionale se non come fossili. Sono tra gli uccelli volatili più grandi al mondo e l’albatro urlatore (Diomedea exulans) è l’uccello vivente con l’apertura più grande al mondo.

Sono molto efficienti in aria, sfruttando le correnti aeree e sono in grado di percorrere grandi distanze con poco sforzo. Si nutrono di cibi grassi ed oleosi[1], fra cui seppie, pesci e krill. Spesso si cibano anche degli scarti rilasciati dalle navi specializzate nella lavorazione di prodotti derivati dalle balene[1]. Abitano soprattutto su isole remote dell’oceano in numerosi gruppi spesso di specie diverse. Animali monogami, la stagione degli amori può durare un anno da quando viene deposto l’uovo, uno solo, a quando il pulcino prende il volo. Poiché nidificano su rocce scoscese non hanno troppi nemici naturali.

19 delle 21 specie di albatri sono a rischio di estinzione. Oggi gli albatri sono minacciati dall’introduzione nel loro habitat da animali come ratti o gatti selvatici che attaccano uova, pulcini e giovani adulti; dall’inquinamento e dalla pesca intensiva.

L’albatro urlatore è una specie marina e aerea; si sposta seguendo le correnti d’aria calde e fredde e raramente entra in contatto con il ghiaccio. Giunge a terra solo per la nidificazione, per il resto la sua vita scorre tra aria e mare. Il nido è generalmente costruito in prossimità di punti scoscesi, e comunque comodi per prendere il volo. Gli albatri urlatori sono particolarmente longevi e vivono mediamente trent’anni. Per tale motivo essi nidificano tardivamente e, nonostante siano in grado di nidificare a 3-4 anni, non si riproducono prima dei 7-8 anni. La riproduzione può avvenire solo ad anni alterni sia per il tempo di incubazione richiesto (11 settimane) sia per il periodo necessario al giovane prima di prendere il volo (40 settimane). È una specie migratrice e pelagica e si ciba di pesci, calamari o, talvolta, di rifiuti gettati dalle navi. Vive negli Oceani meridionali fermandosi per nidificare in alcune isole oceaniche e subantartiche.

La vita di coppia di questi volatili è improntata sulla monogamia, l’ultima parola che dà il via alle nozze spetta alla femmina che sceglie il compagno, è una scelta oculata e a volte richiede un lungo fidanzamento poiché tra loro non esiste il divorzio. Il rituale del corteggiamento è basato su una serie di danze, e strofinamenti vari, dopo di che si accoppiano.

donneoffesedalpremierlegambiente

Donne offese dal Premier italiano.

Ecco alcune delle dirigenti regionali e nazionali di Legambiente, la più grande associazione ambientalista italiana, la mia associazione.

Non ero fisicamente con loro a Roma, il giorno dello scatto della foto, ma le abbraccio e condivido.

Le donne di Legambiente, vorrei lo sapesse il nostro Premier, si dividono tra dolcezza, forza, intelligenza, figli, famiglia e l’impegno politico ambientalista nell’associazi0ne.

Personalmente posso testimoniare centinaia di occasioni dove ho misurato il maschilismo diffuso in Italia. Sul lavoro ma anche nella società civile, spesso anche a sinistra, ebbene si.

La cultura maschilista, volgare, superficiale e sessista del nostro paese sta peggiorando con la Presidenza del Consiglio di questo premier.

Le offese a Rosi Bindi nel corso di una incredibile puntata della trasmissione televisiva “Porta a Porta”, con un conduttore (Bruno Vespa) che ha assorbito in quasi silenzio come gli altri maschi presenti l’offesa del Premier alla donna, avversaria politica e Vice Presidente della Camera dei Deputati, Rosi Bindi, è stata incredibile.

W le donne intelligenti e complesse e W la cultura del rispetto e della complessità.

Comunicati stampa

16/10/2009 12:53 Scorta per Roberto Saviano

Legambiente: “Solidarietà e sostegno allo scrittore di Gomorra”

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a Roberto Saviano, vittima di un attacco becero e inopportuno. Gli siamo grati per quanto ha fatto e continua a fare, per aver sacrificato la sua vita, una vita normale alla lotta alle ecomafie”.

Così Legambiente ha espresso il suo sostegno all’autore di Gomorra, in seguito alle dichiarazioni del capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, che ha messo in dubbio la reale necessità dell’assegnazione della scorta per Saviano.

“Legambiente ha avuto modo di verificare l’importanza del lavoro di Saviano per combattere la camorra e far crescere nell’opinione pubblica lo sdegno nei confronti della mafia – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente. Esprimiamo, pertanto, a lui tutto il nostro sostegno e affetto, affinché non sia lasciato solo nella denuncia quotidiana della criminalità organizzata”.

Sottoscrivo. Questo paese ha bisogno di Roberto Saviano e Roberto Saviano ha bisogno di tutti noi, ha diritto di avere la nostra riconoscenza. Saviano denuncia in modo adeguato la mafia. Lo fa con arte, oltretutto. In questo Paese è considerato giusto da troppi che dei ragazzotti viziati prendano un sacco di soldi per fare i calciatori o che donnine guadagnino un mucchio di denaro per fare le veline o le show girl. Se uno invece denuncia la mafia e per  questo ottiene  anche la fama (triste fama) , ci sono persone che vorrebbero danneggiarlo. Pazzesco. Un paese alla rovescia. GRAZIE ROBERTO SAVIANO. HA DIRITTO ALLA SCORTA, DELLA QUALE FAREBBE A MENO, SE SOLO POTESSE VIVERE SENZA PERICOLO.

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