Hanno ucciso Jj3, l’orsetto figlio di Yurka

Pochi giorni fa in Svizzera, nel Cantone dei Grigioni, è stato ucciso un altro figlio di Yurka, la tristemente celebre orsa slovena, liberata in Trentino anni fa, che è stata catturata e resa prigioniera in un recinto al Casteller, presso la città di Trento. L’orso Jj3 non aveva fatto niente di veramente pericoloso, si era arrampicato sul muro di una casa, ma per curiosità e non per aggredire, senza infatti fare del male ad alcuno e aveva mangiato qualche pecora, cosa normale per un orso. Il vero problema è che le autorità svizzere, come a suo tempo quelle germaniche nella vicenda di Bruno, ovvero Jj1, fratello di Jj3, non hanno adottato misure di dissuasione sull’orso, nè hanno preparato la cittadinanza e non hanno provveduto a mettere in sicurezza le greggi, cosa che in Trentino si è deciso di fare effettivamente solo dopo la brutta vicenda di Yurka. Servono sensibilità, cultura, strumenti adeguati come recinzioni elettrificate e cani da guardiania e protocolli per la compensazione dei danni economici. Soprattutto serve che l’uomo ristabilisca con la natura selvaggia una relazione profonda, equilibrata e competente, ovvero animata dalla conoscenza. Le paura dell’orso è irrazionale, poiché non vi sono attacchi di orsi né in Italia, né in Svizzera, né in Germania a memoria d’uomo né in letteratura recente. Ormai abbiamo deciso che uccidere quelli che ci danno fastidio è un metodo accettabile. Dovrebbe essere invece una eccezione.

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