The Edge of Eden: vivere con i grizzly

Charlie Russel ha cercato per tutta la vita un paradiso, un luogo dove uomini e orsi possono condividere lo spazio, in pace. Ha cercato le risposte nell’osservazione scientifica ma anche dentro di se, nell’etica di una relazione con gli animali e la natura, al centro della quale c’è l’equilibrio, non il dominio dell’uomo, non la violenza. La base del suo lavoro è l’amore.

Questa è la lucida lezione del film “The Edge of Eden, living with Grizzlies”: essere capaci di meraviglia, di aprire il cuore e la mente verso gli animali, saper andare poco oltre l’apparente confine del possibile, per scoprire nuovi spazi.

Russel era convinto da tanti anni di osservazioni che i grizzly siano animali di natura pacifica e tollerante con l’uomo e che il motivo della loro occasionale aggressività sia l’uomo stesso, con i suoi comportamenti violenti e sbagliati.

Negli ultimi cento anni meno di cento persone sono morte nel mondo per attacchi da orsi grizzli. Nello stesso periodo l’uomo ha sterminato 200.000 orsi.

Russel era partito così per la Kamchatka russa pensando di aiutare gli orsi selvatici, convinto che là, così a est da essere quasi ovest, i grizzly non avessero avuto contatti negativi con l’uomo. Si sbagliava: lo sterminio ad opera dei bracconieri era già in atto e la popolazione di orsi anche nella Riserva era in calo. La sua vita cambiò. Allo zoo trovò i cuccioli orfani, vittime del bracconaggio, destinati alla gabbia e cresciuti alla morte.
Decise che non poteva lasciarli a quel destino: iniziò così un lavoro straordinario, per restituirli alla vita selvatica. Ebbe successo. Gli orsetti hanno imparato da lui a nutrirsi e a difendersi, e alla fine hanno ripreso la propria indipendenza. La permanenza di Charlie ebbe anche un altro positivo effetto: rese la Riserva una vera area protetta, fermando il bracconaggio e rendendo famosa nel mondo la situazione di questa spettacolare fetta di pianeta popolata da 400 orsi. E in tanti anni mai un’aggressione neanche dai selvatici e nessun danno alle sue. cose.

Fiducia, costruire fiducia reciproca, e comprensione. La violenza sparirà. Le immagini invece scorrono: la gabbia, l’uomo e i cani che provocano un orso prigioniero, la catena, la tortura.

Russel ha dimostrato al contrario che questi animali sono complessi, sofisticati e sensibili nelle relazioni sociali. Sono grandi mammiferi, Perché stupirsene? Non sono distanti da noi.

E ci ha lasciato un messaggio: essere consapevoli della complessità ci consegna una enorme responsabilità. Dobbiamo impegnarci per conservare la vita selvaggia, anche in noi. Alla fine però Russel, questo meraviglioso dolce grande uomo, che ha sfidato i limiti della comunità scientifica, i bracconieri, l’indifferenza, le incognite, ha anche detto sconsolato che in Russia non potrà tornare. Perché anche nell’Eden i sogni non durano. Nel 2002 durante la sua assenza, i bracconieri sono tornati a uccidere tutti gli orsi, i selvatici che erano divenuti suoi amici e i cuccioli cresciuti che aveva restituito alla wilderness.

Se nemmeno una Riserva internazionale riesce a proteggere animali tanto belli e complessi, così vicini all’uomo da imparare a comunicare con lui, cosa potrà salvare loro e l’umanità dalla desolazione? Gli orsi non hanno un altro luogo dove scappare da noi. Noi non abbiamo un immaginario di riserva per colmare il vuoto che stiamo creando.

Ora, sta a noi, prendere la speranza di Charlie, trasformare il suo sogno in realtà nel futuro. Anche qui, nelle nostre Alpi. Dobbiamo aiutare gli orsi a restare liberi, sforzarci di comprendere i loro segnali, creare le condizioni culturali per convivere con loro.

Io ho pianto, mi sono emozionata: questo signore non più giovane, con la voce dolce che parla agli orsi, ci ha ricordato che l’amore non è mai abbastanza. Che la tolleranza nasce dalla tolleranza e dall’attenzione.

Io ho imparato da te, Charlie. Non dimenticherò. Ti ho detto “Mantieni la tua speranza”, Mi hai detto “Yes, I do. Fallo anche tu, mantieni la tua speranza”. Del resto, sai, se accarezzi le vespe con dolcezza quando si posano, loro non attaccano, non pungono, solo aspettano che il tocco della mano dell’ uomo lieviti sul dorso. E le lasci al volo. Ora gli orsi vagano nella wilderness. Che è un sogno anche per noi.

Maddalena Di Tolla Deflorian – 30 aprile 2008

pubblicato sul quotidiano “Trentino” in data 04 maggio 2008, nel contesto delle recensioni del Film Festival di Trento

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...