Una giovane orsa muore annegata nel lago di Molveno

Un’orsa giovane, la figlia di Yurka probabilmente, lo diranno le analisi genetiche. Cosa faceva che agli umani non garbasse? Rovistava di notte nei rifiuti di un paese del Trentino. Non ha mai dato alcun segno di aggressività né di volere un contatto diretto con l’uomo, come del resto Yurka, sua madre, oggi rinchiusa in un recinto presso Trento. Rimedio pensato dalla Provincia: braccarla, spararle del narcotico, catturarla e metterle un radiocollare, per averla sempre sotto controllo. Risultato: i forestali alle due di notte la trovano,la fotografano, le sparano, la colpiscono con l’iniezione di narcotico, il fratello che è con lei riesce a fuggire, il narcotico su di lei fa effetto dopo un quarto d’ora, come previsto dal protocollo. Solo che la giovane orsa nel frattempo è scappata spaventata e confusa e sotto primo effetto del farmaco è scivolata giù per una delle scarpate del lago di Molveno. Noi che viviamo in questa terra lo sappiamo: sono versanti scoscesi, quelli. E l’orsa è caduta in acqua ed è affogata. Questa morte è assurda, se si spara a un animale sapendo che l’effetto del narcotico arriva dopo 15 minuti, non lo si fa presso le rive di un lago. Il rischio di ucciderlo così è evidente. La responsabilità della sua morte, morte non bella , per affogamento, è della Forestale. Si tratta di negligenza. Abbiamo così perso un altro individuo, dei 27 nati restano la metà. E altri adulti introdotti sono morti o scomparsi, che vuol dire bracconati naturalmente. E c’è un altro problema: perché ogni volta che un orso dimostra di esistere avvicinando senza pericolo reale gli spazi dell’uomo noi lo bracchiamo, inventiamo paure e pericoli, spariamo, mettiamo collari, costruiamo recinti mentali? Se l’uomo non cambierà atteggiamento, se non saremo tolleranti, giusti e aperti, uccideremo o faremo morire tutti gli orsi e non avremo speranza di una vita sana e piena, in equilibrio con il resto del vivente. Il ritorno dell’orso bruno, come del lupo e della lince è una grande ricchezza, ci dovrebbe indurre a maggiore rispetto per gli altri esseri animali. Lo spazio e le foreste non sono solo nostre, anzi considerato che noi occupiamo già quasi tutto lo spazio, davvero dobbiamo lasciarne anche agli altri. Il recente Convegno del WWF al Parco dello Stelvio ha mostrato come la convivenza sia possibile, reimparando le regole del bosco, reintroducendo la guardiania delle greggi e i cani addestrati per questo, i recinti appositi e una migliore cultura. Facciamolo, per amore degli orsi e di noi stessi.

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