Crolla il Perito Moreno: il clima cambia ma al G8 chiaccherano

Il ghiacciaio Perito Moreno, il più famoso d’Argentina che è situato a circa 2.700 chilometri a sud di Buenos Aires, sta inaspettatamente proponendo in pieno inverno australe un fenomeno di rottura di un braccio ghiacciato che lo collega alla terraferma, cosa che per decenni in passato era avvenuta in periodo estivo. Per questo l’apparizione delle prime crepe venerdì ha allarmato gli esperti che si aspettavano la rottura definitiva del braccio che ostruisce il fluire del lago Argentino nelle prossime 72 ore. La rottura è avvenuta, in effetti.
Questo spettacolo naturale che attira migliaia di turisti in Patagonia in passato aveva un ciclo di almeno 15 anni mentre recentemente si è ripetuto con maggiore frequenza, nel 2004 e nel 2006. L’attenzione degli studiosi è concentrata sul fatto che le precedenti rotture sono avvenute nel mese di marzo (di giorno nel 2004 e di notte nel 2006), quando cioè le temperature estive hanno reso il ghiaccio più debole e soggetto alla pressione dell’acqua, cresciuta per il disgelo.
“Invece è la prima volta dal 1917 che il
ghiacciaio si romperà durante l’inverno, ha confermato il responsabile del Parco nazionale dei ghiacciai”, Carlos Corvalan. Il Perito Moreno ha una superficie di 195 kmq, con un’altezza dello spessore del ghiaccio fra 50 e 70 metri, e con la particolarità che si tratta di un ghiacciaio “in movimento” a causa dell’esistenza di una sorta di cuscinetto d’acqua che lo tiene staccato dalla roccia.

Tutti d’accordo: quella del riscaldamento del p
ianeta è una emergenza da affrontare. Servono “profondi tagli” delle emissioni al più presto. Questo è il senso politico dell’accordo raggiunto a Hokkaido (Giappone) tra gli Otto Grandi e le otto potenze emergenti invitate all’ultima giornata dei lavori del G8. Ma a a seguito delle pressioni di Cina e India il vertice chiude con un accordo minimo, che non prevede né cifre né scadenze e che rimanda tutto al negoziato sul clima in sede Onu e alla prossima Conferenza di Copenahgen del novembre 2009, dove si dovranno disegnare gli scenari post-Kyoto per la lotta al Co2.
In sostanza, nonostante gli sforzi della presidenza giapponese del G8, Cina e India si sono tirate fuori dalla gabbia d’impegno rappresentata dal documento sul clima che prevede l’impegno a dimezzare le emissioni per il 2050. Nel testo diffuso dopo la cosiddetta riunione “Mem”, cioè tra gli Otto Grandi e le otto principali economie emergenti (Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa, Indonesia, Corea del sud e Australia), non c’è un solo riferimento temporale al 2050 così come mancano totalmente cifre di riferimento.
I Paesi emergenti sottolineano che la possibilità di raggiungere questi obiettivi di lungo termine dipende anche da “tecnologie economiche
, nuove, innovative e più avanzate”. Quindi, chiedono una forte “cooperazione tecnologica con trasferimento di conoscenze avanzate”. Naturalmente nel documento si riconosce che uno sforzo di queste dimensioni per abbattere le emissioni “richiederà una più grande mobilitazione di risorse finanziarie sia nazionali che internazionali”. Il vertice del G8 si conclude nel pomeriggio giapponese (l’ora di pranzo in Italia).

Summit chiuso e dichiarazioni finali dei vari capi di Stato e di governo. Berlusconi ha parlato di quello che sarà il “nuovo formato” del G8 ospitato il prossimo anno in Italia. Lunedì dedicato alla riunione dei G8, martedì G8 più G5, mercoledì i G13 incontreranno gli africani e poi tutto diventerà Major Economies Meeting. Poi il presidente del consiglio annuncia che i lavori per ospitare il summit alla Maddalena vanno un po’ a rilento e quindi è possibile che la sede del summit sarà un’altra. Nei prossimi mesi è prevista una serie di incontri bilaterali tra paesi, partendo da Trieste in novembre con un faccia a faccia tra Italia e Germania, mentre il primo G8 dei ministri sarà quello sull’agricoltura.

Due le prese di posizione nette: sugli Ogm ritenuti ora una necessità e sui mutamenti climatici, rispetto ai quali i G8 avrebbero voluto anche stabilire riduzioni al 2020, ma gli altri paesi non hanno voluto. Fino alla fine, dunque, il summit ha confermato lo stile che lo ha caratterizzato fin dall’inizio: un continuo scaricare sugli altri Stati fuori dai G8 le responsabilità più consistenti. E se ieri il vertice aveva praticamente chiuso già i proprio lavori consegnando i documenti sui vari temi, ad aprire la giornata di oggi è stata la riunione di Australia, Brasile, Canada, Cina, Unione Europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Russia, Sud Africa, Inghilterra e Stati Uniti. Insomma, ancora una volta in questo contesto si è voluto promuovere il processo Mem (Meeting of Major Economies).

Nel frattempo, proprio da questo consesso arrivava sui desk una vera e propria dichiarazione su sicurezza energetica e mutamenti climatici. Molte parole ed enunciazioni ma che non trovano sostanza in alcun impegno concreto, con l’immancabile apertura al nucleare. Poi una generica conclusione secondo la quale i governi sopracitati lavoreranno per il successo della conferenza delle parti sui mutamenti climatici di Copenhagen del 2009. Un’attesa che però costituisce un serio pericolo per l’unico percorso previsto nell’alveo delle iniziative Onu, l’applicazione del protocollo di Kyoto, che invece richiederebbe tempistiche stringenti e impegni concreti.
Pubblicate anche le dichiarazioni finali su Sviluppo e Africa e Sicurezza alimentare globale. Per Africa e sviluppo si riafferma l’impegno a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio e a realizzare i programmi previsti al Vertice di Gleneagles nel 2005. ciò vuol dire cheentro il 2010, così come previsto dall’Ocse, l’aiuto pubblico allo sviluppo dovrà essere incrementato di 50 miliardi di dollari rispetto ad oggi. E i G8 confermano l’impegno precisando che 25 miliardi dovranno essere destinati all’Africa. Ma anche in questo caso non si prevede alcuna verifica sugli obiettivi raggiunti, nonostante i leader africani chiedessero di monitorare i progressi raggiunti finora,. Si rimanda. Una scelta insensata di fronte ai 900 milioni di persone che non hanno cibo sufficiente. Che sembra di non tener conto della crisi alimentare abbattutasi sul Pianeta in questi mesi, con l’incremento – secondo la Fao – di 50 milioni di affamati, e una diminuzione degli aiuti ripetto al 2006 pari al 14,1%.
L’Italia, già fanalino di coda insieme agli Usa con il suo 0.19% di Pil allocato, nello stesso periodo ha ridotto i propri stanziamenti del 30%, e il nuovo governo ha appena proposto con il Dpef 2009 un ulteriore taglio ai fondi per gli aiuti ai paesi poveri: 170 milioni di euro all’anno in meno per i prossimi tre anni. Qui in Giappone si è parlato di crisi alimentare come della nuova emergenza, ma le soluzioni proposte sono la liberalizzazione dei mercati e modelli di sviluppo improntati alle logiche del profitto, come se entrambe non avessero già ampiamente dimostrato di essere tra le stesse cause di questa situazione.
Intanto, nelle varie discussioni di queste giorna
te sull’aumento dei prezzi alimentari, i leader africani hanno evidenziato gli scarsi investimenti nell’agricoltura come principale causa della crisi attuale. I leader G8 dal canto loro hanno prospettato tre fasi di aiuto: quella d’urgenza (tramite accordi bilaterali), una di breve termine e una di medio-lungo termine. Queste ultime due fasi includerebbero misure come il miglioramento del sistema di irrigazioni e l’uso di riso ibrido.

tratto da http://www.lanuovaecologia.it

Annunci

2 thoughts on “Crolla il Perito Moreno: il clima cambia ma al G8 chiaccherano

  1. La diffusione ad arte della notizia della rottura del ponte del ghiacciaio del Perito Moreno è una tipica manovra allarmistica che rientra nel mito del riscaldamento globale ed è basata su presupposti privi di fondamento. Se è vero che i ghiacci Antartici stanno aumentando del 10% dal 1980, anche il crollo del ponte del Perito Moreno è un fenomeno che accade regolarmente, tra l’altro quest’anno con temperature più basse e ad un clima più freddo. In passato succedeva ogni quattro anni, ma il fenomeno si interruppe per un periodo di 16 anni fino al 1998. Naturalmente, la causa di questi crolli è la massa di ghiaccio in aumento, e il rapido movimento del ghiacciaio. Ultimamente, il ponte di ghiaccio si rompe ogni due anni, invece di quattro, il che indica che l’avanzamento e’ più veloce che mai. Naturalmente, le temperature non hanno nulla a che vedere con questo, che dipende dalle precipitazioni a monte. Di solito, il ponte si e’ sempre rotto a fine estate (marzo o fine febbraio), ma il fenomeno di questi giorni, capitante in inverno, può essere attribuito solo ad acqua molto più fredda contenuta nella diga che si forma quando la lingua del ghiacciaio raggiunge la terraferma dall’altra parte del lago di San Martin. Approfondimenti sul mio blog:
    Ambientalismo di Razza

  2. Cortese lettore,

    conosco il sito Ambientalismodirazza, la cui teoria è che esisterebbe una planetaria massoneria contro l’uomo e il progresso. Per inciso le vorrei anche dire che al contrario di quello che scrivete sul sito, Ghighi (a cui era intitolato il oggi distrutto dal Berlusconi Istituo Nazionale di Fauna Selvatica) non è affatto il fondatore dell’ambientalismo italiano, che ha molti padri. Purtroppo per lei e per il pianeta nulla di questo è vero: il clima è in cambiamento rapido, la nostra civiltà umana è insostenibile e di questo esistono innumerevoli prove. Una: la crisi petrolifera, prevista da vent’anni dagli ambientalisti. O la crisi dei rifiuti. O la perdita di biodiversità. O l’inquinamento delle falde acquifere e la distruzione delle foreste.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...