Verso le elezioni locali e dentro il fascismo moderno

Mancano due giorni al risultato del voto negli Stati Uniti. Molti sperano nell’elezione di Barak Obama, per cambiare il destino dell’America e del mondo insieme a lei. Ma nel nostro piccolo noi qui in Trentino stiamo aspettando le elezioni provinciali con non minore preoccupazione e tensione, si tratta di un voto che mai come questa volta sarà determinante a livello regionale. L’ironia diabolica della storia è che proprio nel momento in cui la Regione Trentino-Alto Adige è così debole, frammentata, quasi inutile, in realtà il suo ruolo naturale, negatole dai politici, ma assegnatole dalla storia, torna con forza e nettezza in primo piano. Durnwalder sta infatti aspettando l’esito del voto trentino per decidere con chi fare la Giunta a Bolzano (destra o sinistra), e così sta ammettendo -senza averlo mai voluto dire prima- che in realtà i destini sono e devono essere regionali. Questo perchè la Regione ha molto più senso nel quadro odierno italiano e europeo che non le due proterve piccole provincie. Coesione al posto di separazione: ecco cosa ci serve.

Lo scenario è inquietante: in Alto Adige si è indebolito il ruolo del partito vincente, la Volkspartei, quale partito di raccolta territoriale, si è invece rafforzata l’ala di rappresentanza di interessi (economici) di parte, la cosiddetta ala economica. E questa ala economica non propone una strategia economica innovativa e moderna, ma il consolidamento dello status quo in favore delle categorie forti.

Al contempo parte dei voti persi dall’ SVP sono andati ai due partiti di destra radicale e xenofoba, di area tedesca (che non solo non accettano gli immigrati, ma pongono la questione anche dell’identità tedesca), mentre fra gli italiani l’elettorato di sinistra non si è rafforzato, il PD non ha sfondato e l’unico partito veramente multietnico, i Verdi, ha perso un consigliere e forza politica e di rappresentanza. Nel voto italiano si rafforzano altrettanto la Lega e i partiti di destra radicale, anch’essi xenofobi ma in più anche nazionalisti. (Così le due destre, quella tedesca e quella italiana si scontrano sul punto: per la matrice tedesca al centro vi  è l’dentità autonomista locale, per quella italiana al contrario il fattore di identificazione è il centralismo nazionalista)

Morale: l’Alto Adige ne esce più frammentato di prima, sia nella composizione etnica del voto (passo indietro) che in quella di rappresentanza, i potentati economici ne escono maggiormente rappresentati, le tensioni etniche ne escono più forti e pericolose, il dialogo su convivenza, ambiente, apertura regionale ne esce indebolito.

A questo punto il partito più forte (ancora l’SVP con il 48% dei voti) potrebbe avviare politiche più restrittive in tutti i campi, e retrocedere rispetto al cammino di ammodernamento e di convivenza aperta della provincia.

Dobbiamo sperare che il Trentino reagisca a questa onda di fascismo strisciante: se andate nei bar e nei quartieri (come sto facendo io) a parlare  con la gente, percepirete che il fascismo è già tornato tra noi. E’ il fascismo moderno delle chiacchiere con cui si sparge veleno e calunnia (contro gli immigrati, contro chi dissente, contro gli omosessuali eccetera), il fascismo nazionale delle leggi ad personam, delle leggi contro molti altri, deboli, come gli immigrati per esempio. E’ il fascismo con cui con leggerezza il Candidato Divina accetta tutto sommato certe cadute pericolose, come se fossero banali errori di percorso. Nel paese del Presidente del Consiglio che minaccia gli studenti di usare contro il dissenso la polizia e critica la stampa ogni volta  che può, dove un ex Presidente della Repubblica (Cossiga) si permette – impunito – di suggerire l’uso degli infiltrati e della violenza di Stato contro la protesta nelle scuole e nelle università, dove il massone golpista Licio Gelli torna in tv con un suo programma e dice nettamente che Berlusconi potrebbe perfettamente attuare il suo piano (eversivo), l’abbraccio mortale del fascismo di ritorno minaccia anche noi. Qui. Il Presidente Dellai, che ha molte colpe, ha capito il rischio che stiamo correndo, forse troppo tardi. La sua campagna elettorale è divenuta un viaggio strenuo dentro il territorio, un continuo affrontare i temi, come mai aveva fatto prima. Questo non lo discolpa dal passato. Potrebbe però evitare il peggio ora.

Dobbiamo sperare che questa lezione della storia, se il centro-sinistra vincerà, serva  a tutti per impostare una politica finalmente regionale, e sulla base di questa una politica alpina, vera, al di là delle retoriche. Perchè il clima, la biodiversità, la pace, le migrazioni dei poveri non aspettano e potrebbero travolgere tutti e tutto.

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