Metroland, ne riparla il sindacato, è un’idea da percorrere

Metroland, ipotetica rete di ferrovie a servizio delle valli trentine: ora ne riparla il sindacato. L’idea (a dire il vero avventuristica e non fondata su una seria analisi dei bisogni e dei costi, né su una seria volontà di rilanciare il trasporto pubblico) del Presidente della Giunta Provinciale uscente e da poco riconfermato Lorenzo Dellai, torna alla ribalta in Trentino. E’ di fatti di questi giorni la notizia che la Whirpool (una delle grandi fabbriche trentine)  licenzierà molti lavoratori a breve, a causa della crisi dei consumi. Alcuni sindacalisti hanno quindi lanciato la proposta che con un grande piano di stampo keynesiano (??) si costruisca effettivamente una rete di ferrovie valligiane, per mettere a disposizione per diversi anni molti posti di lavoro. Dal punto di vista della fattibilità non pare avere senso, poichè prima che i lavori possano partire io stimo che ci vorranno dai cinque ai dieci anni. Non esiste uno studio, non esistono progetti, la politica non ne ha di fatto parlato, bisogna trovare i finanziamenti.

Insomma i tempi saranno lunghi. Però l’idea di fondo (ovvero che l’ecologia può diventare business!! In questo caso la mobilità su ferro può diventare economia) merita di essere rielaborata, anche se il sindacato in Italia non brilla per ambientalismo. Tuttavia va riconosciuto alla categoria alla quale appartiene il sindacalista più noto che ne ha parlato, Roberto Grasselli della Segreteria della Fiom, che appunto la Fiom a livello nazionale ha uno certo senso delle dinamiche ecologiche, che però fatica a trovare riscontro a livello regionale.

Ecco, io ho sempre sponsorizzato il trasporto su ferrovia, e ritengo che le valli trentine possano essere connesse con Trento e Rovereto tramite una simile rete. La prima tratta che si potrebbe realizzare sarebbe naturalmente la FERMARTI ovvero la Ferrovia Mori Arco Riva Tione, che da tempo David Todeschini (singolo cittadino) sponsorizza in giro per le valli con tavole rotonde e questionari.

Non si tratta affatto di utopia, la Ferrovia della Val Venosta, riaperta nel 2006,  è un successo, trasporta qualcosa come oltre 2 milioni di passeggeri all’anno (dato 2007). Per un periodo sembrava che la linea dovesse essere smantellata per sempre. Fra gli amministratori dei comuni della Val Venosta, nessuno sentiva la mancanza della vecchia littorina. Dopo innumerevoli petizioni, dal 1993 al 1999, in varie fasi, la Provincia di Bolzano acquisì la linea e decise di risanarla seguendo le proposte dei promotori dell’iniziativa.
Il costo è stato circa 110 milioni di euro, come una circonvallazione (esempio: quella della Val Venosta, appunto). L’amministrazione provinciale acconsentì e si assunse anche i costi di gestione. La durata dei lavori fu di 5 anni.
Anche nelle valli vicine ci si è ormai accorti che “il treno è in”. Ora anche in Val Pusteria vorrebbero risanare la ferrovia. E fra Caldaro e Bolzano si sta discutendo da tempo di rimettere in funzione la vecchia ferrovia di penetrazione. Il treno della Val Venosta ha dimostrato agli altoatesini che la rotaia è una seria alternativa alla strada: il numero di passeggeri è, infatti, due volte e mezzo maggiore rispetto a quello degli autobus che in precedenza servivano questa tratta. Io per esempio grazie a quella ferrovia sono riuscita in tempo reale a montare un servizio per il giornale per il quel scrivo, andando e venendo dalla Val Venosta fino in Trentino per due giorni! E’ un treno pulito, confortevole, moderno.

Credo in generale che in questo momento di crisi economica ci serva rilanciare in grande stile (a livello regionale, però, come dico da tempo) il settore delle produzioni e della ricerca legate alle energie rinnovabili, all’edilizia ecologica, al ciclo dei rifiuti, alle lavorazioni delle materie seconde derivanti dalle raccolte differenziate, alle lavorazioni a ridotto impatto e infine alla trasformazione dei prodotti agricoli da biologico e da filiere corte.

Insomma, Viva le ferrovia e la capacità creativa in economia delle comunità alpine.

Questa sarà una priorità per la nuova Giunta Provinciale e per quella regionale.

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2 thoughts on “Metroland, ne riparla il sindacato, è un’idea da percorrere

  1. considero metroland una pura follia che devasterà definitivamente l’ambiente. Basta vedere come l’infrastrutturazione necessaria ha rovinato la val di sole, unica valle trentina dove esiste il treno, oltre alla Valsugana, e che nessuno usa a parte i pendolari.

    Il costo assolutamente spaventoso dell’ennesima “grande opera” potrebbe essere più utilmente impiegato per decentralizzare il lavoro, o crearlo dove non c’è. La vera rivoluzione non è pendolarizzare ulteriormente il trentino coi metro, ma fari sì che la gente possa lavorare vicino a dove abita, evitando le valli-dormitorio, ulteriore traffico e inquinamento. Per una migliore qualità della vita, per avere meno stress e maggior tempo libero per sè stessi, per i propri interessi, per gli amici, per i figli, per la propria famiglia.

    Ne ho scritto qui, ciao
    http://trentinaz.wordpress.com/2008/09/01/metroland-sogno-o-incubo/

  2. Metroland per ora è solo un’idea e non un progetto, quindi dire che sarebbe una follia troppo impattante è dire una cosa non fondata su basi oggettive.
    La ferrovia della Val Venosta funziona benissimo e non è affatto brutta o impattante, al contrario è molto gradevole.
    Le persone devono avere più gradi di libertà possibili negli spostamenti, e poter usare il treno per spostarsi (non solo per lavoro) è meglio di stare di più a casa ! Questa è un’idea veramente vecchia e non desiderabile. Non è poi affatto pensabile che il lavoro possa diventare in maggioranza telelavoro, e non credo che sarebbe nemmeno auspicabile. Le gente vuole muoversi, ne ha diritto e il movimento crea socializzazione, cultura, opportunità.

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