Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, 25 novembre


Con  la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questa data fu scelta dalle attiviste per i diritti delle donne nel 1981, in memoria del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche per la democrazia e la legalità della Repubblica Dominicana, su ordine del dittatore Rafael Leònidas Trujiil.

In Italia solo dal 2005 diversi Centri Antiviolenza e Case delle Donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International celebrano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali in contrasto alla violenza alle donne.

Amnesty International ci ricorda:

Le promesse della Dichiarazione universale dei diritti umani e la loro realizzazione sul campo

Articolo 1 della Dichiarazione

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
Però, nella realtà….Nel 2007: in Egitto, nei primi sei mesi, 250 donne sono state assassinate dal marito o da altro familiare; ogni ora sono stati commessi, in media, due stupri. ( è solo un esempio fra tanti possibili, nulla contro l’Egitto in particolare)

La violenza contro le donne ha tante forme, che conosciamo bene. Vorrei qui ricordarne però alcune che  mi stanno più a cuore, poiché di esse ci si preoccupa ed occupa meno che di altre forme.                 Innanzitutto ricordiamoci della prostituzione, che si struttura ormai in larghissima parte sulla tratta degli esseri umani. Il sesso è sempre più un’ industria, e questo ci costringa a sognare di riportarlo ad essere soprattutto un atto d’amore, di libertà. In questi giorni ho seguito per il giornale (il quotidiano “Trentino”) una mostra fotografica  (lucida e intensa) sulla prostituzione delle donne nigeriane. Ecco, pensate che nell’area di Benin City, da dove provengono le circa 15-30.000 donne prostituite sulle strade italiane, ogni anno, il 92% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Le donne fuggono sperando di trovare un lavoro, poi, persi i documenti (sequestrati dagli aguzzini) e minacciate dai loro papponi, devono riscattare debiti colossali (anche 50.000 euro!) prostituendosi. Non guarderete più con fastidio ora quelle povere piccole creature, quando nel vento di una strada polverosa, nella vostra fretta o noia di passaggio, vi sembreranno solo delle puttane. Non esistono donne prostitute, esistono soltanto donne prostituite, da altri, con la violenza. E la cultura dello sfruttamento nasce e si nutre della cultura della volgarità , della superficialità verso i nostri corpi, inizia nelle pubblicità, nella moda, nella nostra stessa lingua. Ognuno di noi quindi può essere una piccola differenza.

Poi vorrei che ci ricordassimo delle donne più fragili, le donne immigrate, le donne povere, in paesi in guerra, nei campi profughi, che vengono derubate, derise, stuprate, imbrogliate, private di figli, mariti, amanti, fratelli, oppure che sono ammalate di malattie le cui medicine sono troppo costose (AIDS, tubercolosi, cataratta perfino), ammalate di malattie che la medicina curerà con dosaggi maschili (è un problema anche per le donne dei paesi ricchi, perché anche la medicina è tarata sul maschio, purtroppo), oppure vorrei che pensassimo alle 150 milioni di donne malate di endometriosi, malattia dolorosissima, principale causa di sterilità femminile in Europa, che viene sottovalutata dai medici e dalla società. La violenza non è solo evidente, spesso la violenza sta nelle parole, negli sguardi, nelle pretese, nella cultura, nella scienza non applicata, nelle regole vessatorie, nelle procedure umilianti o impossibili e così via.

Infine, vorrei che le persone pensassero di più alla situazione della salute delle donne immigrate nel nostro paese, Medici Senza Frontiere sta indagando da anni questa situazione di indigenza particolare e misconosciuta. Chi arriva qui, povero, sfidando la sorte, scappando da guerre, povertà, torture, assenza di prospettive, merita innanzitutto di avere adeguata assistenza medica, Invece, sapete, che il Governo di recente non ha firmato il rinnovo del contratto con Medici Senza Frontiere per continuare a operare a Lampedusa (dove sbarcano tantissimi immigrati stranieri) con assistenza fornita direttamente sulla banchisa d’arrivo delle imbarcazioni. Vorrei che riflettessimo su questo: quel servizio (fornire a esseri umani assistenza sanitaria è coprire un diritto fondamentale) significava anche individuare persone colpite da malattie tropicali appena giunte nel nostro Paese, quindi comportava anche dare sicurezza sanitaria a noi, cittadini italiani. Eliminare un servizio che era coprire un diritto, insomma comporta anche maggiore rischio sanitario per noi.

Infine, dedico questo articolo a due donne perdute, simbolo per me di pace attraverso le parole:

Alla giornalista (del Novaja Gazeta, quotidiano liberale russo) Anna Stepanovna Politkovskaja, molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per le sue denunce nei reportage dalla guerra in Cecenia delle violazioni dei diritti dei civili e della legalità, da lei imputate direttamente a decisioni di Esercito e Governo russo. Anna fu uccisa a casa sua il 7 ottobre 2006. La sua morte da molti è considerata un omicidio politico. Anna fu una donna che voleva creare giustizia per altri usando la parola .Il giornalismo è uno strumento contro la violenza, se usato bene. Anna lo sapeva.
www.associazionepolitkovskaja.eu

La seconda donna vittima di violenza a cui dedico il mio 25 novembre, fu la giovane bibliotecaria Aida Buturovi. “Il 25 agosto 1992, poco dopo la mezzanotte, i nazionalisti serbi spararono le prime bombe incendiarie sulla Vijećnica (Biblioteca Nazionale di Sarajevo) dalle colline che circondano la città. La Biblioteca Nazionale fu bombardata per tre giornate intere. La precisione dei lanci non lasciava dubbio che il bersaglio fosse proprio la Vijećnica.  Il fuoco dei cecchini o delle armi antiaeree colpiva i vigili del fuoco, i coraggiosi bibliotecari e i volontari che avevano formato una catena umana cercando di salvare i libri. La giovane bibliotecaria Aida perse la vita in quell’occasione.” (testo tratto dall’articolo sotto citato) . Fondare e difendere biblioteche è uno strumento contro la violenza, per creare la pace, usando la parola. Aida lo sapeva.  www.osservatoriobalcani.org-La Neve Nera di Azra Nuhenfedinc


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