L’uomo e l’animale: riflessi dell’alterità(MondiAnimaliFestival)

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano “Trentino” per il quale ho il piacere di scrivere. Il tema (i diritti degli animali non umani e la nostra relazione con loro )mi pare di particolare rilevanza e la sintesi delle due relazioni di cui scrivo mi sembra degna di nota per chi si interessi della tematica.

Segue l’articolo:

L’uomo e l’animale: riflessi dell’alterità

Per secoli i diritti degli animali sono stati negati, complice l’incomunicabilità, il conflitto aperto, fra fede, scienza, empatia, culture che non hanno trovato una sintesi comune.  Il convegno “Mondi Animali Festival”, aperto ieri, per proseguire oggi, presso l’Aula Magna del Museo di Scienze Naturali a Trento, affronta la relazione degli umani con gli altri animali da diversi punti di vista, nelle due sezioni “Tra Etica ed Etologia” (svoltasi ieri) ed “Emozioni e Mente” (in programma oggi).  Affrontando il nodo di connessione fra etica ed etologia sono emerse ieri analisi di rilevante interesse. Due relazioni (una di matrice cristiana, l’altra di matrice laica) si sono intrecciate profondamente, giungendo alla stessa conclusione: gli animali sono nostri fratelli nella condizione di fragilità, nell’ esistenza sulla Terra; è esigenza etica rispettarli.  La relazione dal punto di vista della Bibbia e del messaggio originario del Cristianesimo, è stata presentata da Paolo De Benedetti, docente di Giudaismo alla facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, e docente di Antico Testamento all’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Università di Urbino. L’esposizione tratta le radici dell’atteggiamento cristiano nel rapporto con gli animali, dimostrando come vi sia un netto contrasto fra il vero messaggio biblico (decisamente a favore della fratellanza con gli animali e del loro rispetto) e l’atteggiamento della Chiesa e dei credenti, almeno a partire dal razionalismo del Cinque-Sei e Settecento.  La relazione parte da una citazione poetica – “Dimmi occhio di topo schiacciato sul selciato, chi guardi?” De Benedetti si risponde “Guarda Dio”, ricorda che la Bibbia riconosce che gli umani condividono la sorte nella vita terrena con gli animali. Cita l’Antico Testamento “non esiste che un soffio vitale, non esiste superiorità degli umani sugli animali, tutto torna alla polvere”.  «Nella Bibbia – afferma De Benedetti – la Natura non esiste, esiste il Creato (da Dio), e l’esistenza stessa, dunque, in tutte le sue forme (uomini, animali, piante, ogni forma di vita) è una relazione diretta con Dio. Anche gli animali stanno in questa relazione. E di più, non possiamo pensare che gli animali non abbiano vita futura, poiché altrimenti la morte sarebbe superiore alla potenza di Dio».  «La Creazione – aggiunge il biblista – comporta per Dio la responsabilità verso le sue creature, dunque anche verso gli animali. L’uomo, creato a immagine di Dio, è dunque tale, leggendo la Bibbia, solo se riconosce l’alterità ma non totale distanza delle altre creature, che gli sono dunque prossime. L’umanità comporta responsabilità verso l’Universo».  De Benedetti consegna dalla lettura della Bibbia, un messaggio chiaro e straordinariamente simile agli esiti della scienza sull’ evoluzione biologica. «Tutto ciò che ha soffio vitale – dice – è degno di rispetto per l’uomo».  La seconda relazione di matrice laica, è presentata da Luisella Battaglia, professore ordinario di Filosofia morale e bioetica alla Facoltà di Scienze della Formazione (Università di Genova e Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa, Napoli), dirigente dell’Istituto Italiano di Bioetica e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. La Battaglia affronta il tema della vulnerabilità degli animali, condizione condivisa con gli umani. «Oggi ne siamo drammaticamente coscienti, con il disastro ecologico che incombe» – afferma e prosegue. «Abbiamo due strade per trattare i diritti degli animali: l’etologia che ne descrive i bisogni (e le differenze) e dunque i diritti, oppure la via religiosa, con la creaturalità. Per chi crede la Creazione comporta responsabilità, come insegna magistralmente De Benedetti».  Abbiamo chiesto ad entrambi come abbiano potuto fede e scienza perdere il legame con le proprie radici di visione unificante e di complessità. De Benedetti parte dalla cultura greca, con gli Stoici e Aristotele, la Battaglia prosegue con Cartesio e la disponibilità di semplificare sensi di colpa e processi di parte della ricerca. L’esito è stato una visione meccanicistica, dalla quale le speranze di uscire sembrano oggi concrete. Conclude la Battaglia: «La bioetica torni alla sua etimologia. Etica della vita, tutta».

Maddalena Di Tolla Defrlorian

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