Comuni che si ri-uniscono: la strada per il futuro nelle Alpi, massa critica

Notizia (buona): nel recente referendum svoltosi in Valle, gli elettori dei sei Comuni della valle di Ledro (Trentino sud-occidentale) hanno votato al 74,39 per cento a favore della ri-unione in un unico Comune.
Erano molti anni che non si approvava una ricomposizione tra Comuni, le spinte erano piuttosto in senso contrario.
Citiamo qui la ricostruzione dal giornale Trentino di Mauro Lando: Servono poche cifre per dimostrarlo: nel 1918, quando il Trentino passò all’Italia, i Comuni erano 370 (compresa la bassa Atesina), nel 1948, con l’avvio dell’ Autonomia regionale e provinciale, i Comuni erano 160 a seguito degli accorpamenti forzati voluti dal fascismo. Nel 1961, poco più di dieci anni dopo l’Autonomia, i Comuni erano diventati 227, attestatisi successivamente su 223. In sostanza, alle unioni forzate volute dal fascismo seguì una sorta di «separatismo» che, se talvolta era ragionevole, in altre occasioni era legato a campanilismo. Un fenomeno di «separatismo» si sviluppò, anche in val di Ledro dove, dopo gli accorpamenti voluti dal Governo di Mussolini, negli anni Cinquanta il Comune di Bezzecca perse Enguiso, Locca e Lenzumo che formarono il Comune di Concei e fu ricostituito il Comune di Pieve di Ledro. Salvo casi isolati, il fenomeno del separatismo comunale cessò dopo la metà degli anni Sessanta quando, con la legge urbanistica provinciale e con il Piano urbanistico, si costituirono i Comprensori. Da allora gli abitanti delle vallate capirono che nelle assemblee comprensoriali contavano solo i Comuni più grossi e quindi non era utile spaccare ulteriormente i Municipi. Va ricordato che il processo di accorpamento, seguito da volontà di «separatismo», ma anche di ulteriore unione investì pure il capoluogo. Successe che nel 1926 l’amministrazione fascista volle realizzare l’obiettivo della «grande Trento» con l’unificazione alla città, dei Comuni autonomi di Cadine, Cognola, Gardolo, Mattarello, Meano, Povo, Ravina, Romagnano, Sardagna, Sopramonte e Villazzano. Nel 1946, chi più e chi meno, anche gli ex Comuni accorpati forzatamente a Trento ebbero sussulti «separatistici», soprattutto Gardolo, Sopramonte, ma anche Villazzano e Povo: non se ne fece nulla. Importante fu l’accordo con Sopramonte che accettò di rimanere con Trento solo dopo che venne costituita l’Azienda forestale in cui Sopramonte aveva peso preponderante. Passati quaranta anni, ora si è giunti al voto positivo per costituire il Comune unito di Ledro, il che ridà fiato a nuovi accorpamenti come nel Lomaso e scaccia il fantasma dell’insuccesso del Primiero. Va ricordato che il 14 novembre 2004 si votò a Sagron Mis, Siror e Tonadico per arrivare all’unificazione: a Siror la maggioranza fu contraria e tutto il progetto naufragò. Quattro anni fa sembrò che le unificazioni fossero impossibili, ora invece il vento è cambiato.

Commento: E’ il segno che si è diffusa (almeno in quella Valle) la consapevolezza che per amministrare è necessaria una massa critica di cittadini, all’interno della quale si possano selezionare una classe dirigente e le idee, dove si possa trovare  la forza economica e sociale adeguata alla vita di oggi, e allo stesso tempo  si riesca a garantire servizi omogenei e di qualità tra i vari centri.
La scelta della riunificazione in un unico Comune si colloca di fatto, al di fuori dell’ingegneria istituzionale legata fino al 2007 ai vecchi Comprensori voluti da Kessler (e nella sostanza falliti nelle loro funzioni di sintesi delle esigenze e dei ruoli dei Comuni) ed ora alle Comunità di Valle volute con la riforma istituzionale di Bressanini, che stanno però trovando grandi difficoltà nella loro nascita. L’idea della Comunità di Valle poteva anche essere azzeccata, quello che si è sbagliato è stato il modo: le Comunità per funzionare bene dovrebbero costruite dal basso, a valle di un processo di disegno dei propri confini fondato sul senso della Comunità e anche su dimensioni di omogeneità adeguate a riuscire a fare sintesi di bisogni, processi, poteri. Poi serviva il suffragio universale. Invece le Comunità sono state disegnate troppo grandi, con l’evidente problema dei Comuni più forti che egemonizzano le dinamiche e di contrappasso invece in altri casi i Comuni messi insieme sono fra loro troppo diversi per interessi e processi, per poter trovare una sintesi sensata. Inoltre la composizione degli organi gestionali delle Comunità sarà votata dai Sindaci, non dai cittadini, in questo modo si crea solo un secondo livello di potere e distribuzione delle risorse e non si motiva quel processo di identificazione dei residenti in un ambito più vasto del proprio Comune e la parallela vita politica di valle partecipata e trasparente, della quale oggi si sente come l’aria la mancanza, perché oggi le valli (ma non solo) vivono di campanili e di lobbismo e non di ampie visioni. Il futuro potrebbe iniziare quindi dalla Val di Ledro. Al Trentino servono altre riunificazioni di Comuni, una sospensione della riforma (tanto le Comunità faticano a decollare e si tirano dietro grandi tensioni fra Comuni) e soprattutto un’idea di decentramento che non sia delega alla Provincia e parallelo lassismo (magari su urbanistica e ambiente)…Al Trentino (come all’Alto Adige) serve un nuovo autonomismo decentrato, fondato su responsabilità, massa critica, qualità, competenza, partecipazione.

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One thought on “Comuni che si ri-uniscono: la strada per il futuro nelle Alpi, massa critica

  1. Direi che aveva ragione il fascismo: servono le aggregazioni, anche forzate (attraverso i finanziamenti provinciali) dei comuni. Perchè la comunità non si crea avendo il Municipio nella propria località.
    L’Alto Adige ha 116 comuni, quella è la dimensione giusta.
    Le comunità di valle non servono, il protagonismo dovrebbe essere nelle mani dei comuni che gestirebbero i servizi a seconda degli ambiti che meglio possono garantire qualità ed efficacia delle prestazioni.

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