Discarica Monte Zaccon: traffico illecito di rifiuti

Aggiornamento a marzo 2011

Il processo contro Simone Gosetti, ex amministratore della Ripristini Valsugana è arrivato a sentenza. Simone Gosetti è stato condannato in primo grado ad un anno di reclusione con la sospensione della pena. Dovrà anche sborsare ingenti somme di risarcimenti (oltre 200 mila euro). 146 mila euro al Ministero dell’ambiente, proprio ieri costituitosi parte civile proprio ieri con una richiesta di risarcimento di 156 milioni di euro per il danno ambientale subito. Cifra, quella della provvisionale, calcolata per legge in 400 euro al giorno per ogni giorno della pena. Nei giorni scorsi, inoltre, Gosetti aveva già liquidato 20 mila euro al Wwf mentre dovrà versare 60 mila euro al Comune di Trento. Alla Provincia di Trento, anch’essa costituitasi parte civile con una richiesta di 100 mila euro, Gosetti, sempre qualche giorno fa, ha versato quasi 65 mila euro. Ma non si tratta di provvisionale: quel denaro, infatti, è uscito dai libretti postali su cui erano state versate le oblazioni degli altri imputati che, nel corso dei mesi scorsi, avevano patteggiato. Quei soldi serviranno per pagare le spese di istruttoria e per le analisi sostenute dall’Appa.  Nulla da fare, ma solo per ora, per i 53 cittadini proprietari di terreni nelle vicinanze della discarica di Marter che, assistiti dall’avvocato Mario Giuliano, si sono costituiti parte civile. Ognuno di loro aveva chiesto 40 mila euro, ma solo in sede civile, al termine dei tre gradi di giudizio, potranno avere una risposta alle loro istanze. Nessuna provvisionale, invece, è stata riconosciuta al Comune di Roncegno e alla Provincia. Il perché si conoscerà solo quando il giudice Ancona depositerà le motivazioni della sentenza.

Il giudice Ancona ha riconosciuto l’ex amministratore di Ripristini Valsugana colpevole di tutti i reati ascritti per quanto riguarda la discarica di Monte Zaccon, a Marter. Per la discarica di cui è stata disposta la confisca (diventando essa di conseguenza di proprietà dello Stato) e, automaticamente, secondo quanto prevede la legge, l’intera area dovrà essere ripristinata. Non si conoscono ancora i costi.

Il sito di Sardagna è stato restituito alla Sativa. Per quanto riguarda quel sito, i reati contestati a Gosetti sono stati derubricati a semplici contravvenzioni. Qualche tempo fa inoltre il TAR aveva anche dato torto all’azienda, che aveva impugnato l’ordinanza dell’allora sindaco Vincezno Sglavo, che imponeva la messa in sicurezza dell’ex cava.

Articolo pregresso con tutta la storia:

La notizia: La Procura della Repubblica di Trento ha annunciato in una conferenza stampa, mercoledì 10 dicembre, gli esiti dell’operazione  ” Tridentum “, coordinata dalla PM Alessandra Liverani, di  Trento. Dopo 11 mesi di indagini, intercettazioni, riprese  con telecamere nascoste, 40 perquisizioni di aziende, 200 uomini impegnati, l’operazione ha permesso di scoprire un presunto traffico illecito di rifiuti che sarebbero stati conferiti nella discarica di inerti di Marter (ex cava di Monte Zaccon) , presso il Comune di Roncegno (Valsugana). Solo in ottobre del 2008 il Comune di Roncegno, dopo una seduta fiume conclusasi nel cuore della notte, aveva dato l’ok alla Provincia sul piano di gestione presentato dalla ditta Valsugana Ripristini. Su circa 44.500 metri, dovevano essere smaltiti in circa dieci anni circa 3 milioni di metri cubi di inerti. Così si esprimeva solo in ottobre, nel Consiglio comunale dove fu autorizzato il conferimento, il Vice Sindaco di Roncegno, secondo un articolo del quotidiano Trentino (Trentino — 29 ottobre 2008   pagina 39   sezione: PROVINCIA), «Nel sottosuolo della discarica – ha spiegato Frainer – c’è una vena porfirica che si prolunga per decine di metri nel sottosuolo e questo anche secondo i geologi è motivo di buone garanzie di isolamento. Il sito è particolarmente adatto ad ospitare il ricovero di diverse tipologie di materiali senza alcun rischio per la salute pubblica e l’ambiente. La ex cava potrà ospitare, su una superficie di 44.500 metri, circa 3 milioni di metri cubi di materiali inerti e non inquinati».

Sui terrazzamenti della ex cava, secondo la Procura, sarebbero finite 123.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, alcuni anche cancerogeni. La prima denuncia era stata sporta da cittadini della località trentina presso la Stazione Forestale di Enego (in Veneto, dunque e non in Trentino), questo già fa capire la scarsa fiducia dei residenti verso la Forestale trentina. Attualmente è in custodia cautelare il proprietario della discarica, Simone Gosetti (44 anni, di Levico), nonché imprenditore quotato e pieno di incarichi nella Provincia di Trento, proprio nel settore dei rifiuti. Altre sette persone risultano indagate. La ditta incriminata si chiama “Ripristini Valsugana” ed è titolare anche della discarica Sativa di Sardagna. Tra le ditte che hanno conferito rifiuti anche la Cartiera di Arco e l’area ex Star Oil di via Brennero, a Trento.

L’accusa della Procura sarebbe in sostanza che nella discarica, progettata per essere un ripristino ambientale dove dovevano finire soltanto inerti, sarebbero invece finiti rifiuti di ogni genere provenienti da varie regioni italiane, compresi -pare- terreni inquinati. La Procura afferma che il Laboratorio privato Ares di Brescia sarebbe responsabile della manomissione dei risultati dei test di controllo, che avevano sempre garantito che tutto era regolare. Vari responsabili del Laboratorio di Brescia sono indagati. Nelle intercettazioni è stato coinvolto anche il Dirigente dell’ Ufficio Politiche per la Gestione dei Rifiuti della Provincia Autonoma di Trento, Giovanni Gardelli (non indagato). Il suo Ufficio è stato perquisito dalla Forestale in questi giorni. Dalle intercettazioni emerge come Gosetti e Gardelli avessero un rapporto amichevole e secondo l’accusa anche ambiguo, tanto che i due si sarebbero sentiti al telefono molto spesso, discutendo sembra di ipotesi anche di apertura di una discarica di rifiuti pericolosi a Lavis. Riporta il quotidiano Trentino dell’11 dicembre:  “Dopo un prelievo di materiale all’ex Star Oil di via Brennero, il Comune di Trento scrive a quello di Roncegno (dove è destinata una parte di quel materiale inquinato) per allertare il sindaco. Questi prima chiede spiegazioni a Gosetti e poi telefona a Gardelli che contro i colleghi di Trento, forse eccessivamente allarmistici, usa parole poco eleganti. Contro il dirigente si è espresso con parole dure anche il gip: «Insieme a due sindaci è venuto meno ai suoi doveri di controllo»

La Procura ha dichiarato di aver svolto le indagini tramite l’ausilio degli uomini della Forestale dello Stato della Provincia di Vicenza, motivandolo con la scarsa fiducia riposta nella Forestale trentina in merito alla reale efficacia e indipendenza di controlli locali. Il Procuratore Capo di Trento, Dragone, ha detto che siamo di fronte ad uno “scempio ambientale” ed ha lamentato l’inefficacia dei controlli da parte di ne era deputato. A seguito delle accuse di inefficacia dei controlli dell’APPA e della scarsa fiducia nell’operato indipendente della Forestale trentina,il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai ha difeso d’ufficio l’APPA, dichiarando infastidito che i controlli ci sono stati. In realtà due giorni dopo intervistato di nuovo ha dovuto cambiare versione (come ha evidenziato la giornalista Luisa Patruno sul quotidiano L’Adige), perché non esiste alcuna prova di controlli e nemmeno ombra di efficacia, visto che la Procura ha trovato quanto APPA non ha trovato. Le indagini proseguono, il Dirigente Gardelli si è difeso sostenendo che il suo ruolo sarebbe di promuovere l’impiantistica nel settore rifiuti e che di conseguenza sia normale per lui avere una certa confidenza con gli imprenditori del settore. Due giorni fa si è tenuto un incontro “di chiarimento” in Procura dove uomini della Procura, i Dirigenti dell’APPA, dell’Ufficio Cave e Miniere e della Forestale si sono parlati della vicenda. Numerose le polemiche, dalle associazioni ambientaliste (Italia Nostra e Legambiente), ai partiti di maggioranza e opposizione, ai cittadini di Roncegno. Il Consigliere Provinciale dei Verdi Roberto Bombarda ha presentato un’ interrogazione in Consiglio Provinciale. L’altro ieri sera una riunione che doveva essere ristretta proprio a Roncegno (così avrebbe dichiarato il Sindaco) , è divenuta un teso incontro pubblico de facto, dove il Sindaco del Comune si è difeso strenuamente dalle accuse della gente di incapacità di garantire la sicurezza e sanità pubblica. Il Ggruppo Consigliare del PD in Consiglio Provinciale ha avanzato ieri una particolare proposta: di aprire una Commissione d’Indagine in Consiglio. Contrario il Presidente Dellai, che ha sostenuto che sia assolutamente gestibile in Consiglio per vie normali la verifica dell’accaduto, non contrario l’Assessore all’ Ambiente Pacher (Segretario del PD), che inizialmente aveva invece manifestato contrarietà, soprattutto per il metodo iniziale della proposta del suo stesso partito. Qualcuno ha fatto notare come la proposta avanzata dalla Capo gruppo del PD Margherita Cogo (ex Sindaco di Tione, ex Presidente della Regione, ex Vice Presidente della Giunta) con la collaborazione del Presidente del Consiglio Provinciale Gianni Kessler (che però per evidenti ragioni di opportunità istituzionale non l’ha firmata) farebbe pensare ad una versione locale  del duello sulla leadership stile Veltroni-D’Alema (qui interpretato da Pacher-Kessler, che ricordiamo essere stato il Presidente della ex Associazione per il Partito Democratico, in passato critica contro l’establishment degli ex DS, fra cui Pacher).

Commento: L’APPA sta lavorando per precisa volontà politica sottodimensionata. I controllori per tutta la Provincia sono meno di dieci! E si devono occupare di aria, suoli, acque. La Provincia ha sottratto le istruttorie per le discariche all’APPA, dandole all’Ufficio Rifiuti, che però non esegue i controlli. Insomma, uno spezzatino e una carenza di strumenti i cui esiti vediamo ora. Sappiamo da tempo che anche l’Ufficio di Valutazione di Impatto Ambientale, così come le commissioni consultive provinciali  (Paesaggio, Urbanistica, Ambiente) sono state in era Dellai depotenziate, i loro pareri vincolati a dire sempre nella sostanza di si oppure non considerati e disattesi. Anche gli uomini della Forestale sono caricati di compiti (filiera del legno, sorveglianza venatoria, censimenti venatori, sorveglianza boschiva, didattica, rapporti con il pubblico, alcuni addirittura mandati sulle piste da sci per la sicurezza) e nelle Stazioni gli agenti stessi lamentano poco tempo per la sorveglianza sul territorio. Il Presidente Dellai non avrebbe dovuto per alcun motivo difendere d’ufficio l’APPA, il suo compito è al contrario garantire che le istituzioni lavorino bene e ora lui stesso dovrà, insieme all’Assessore Ambiente Alberto Pacher, spiegare ai cittadini COSA E’ STATO FATTO DA APPA E COME, QUANDO, PERCHE”. Il chiarimento è dovuto, rigoroso, ai cittadini, non alla Procura soltanto. Ci fa piacere se Procura e altri Enti collaborano ma il paternalismo non va bene. Pretendiamo, a partire dai residenti di Roncegno che lo hanno già chiesto- risposte e forse anche cambi dei dirigenti. A me personalmente pare che Giovanni Gardelli non meriti più fiducia, si è mostrato non equidistante -diciamo così per eleganza – dagli imprenditori con cui deve lavorare per il bene pubblico.

Sintesi: Come se ne esce? Con maggiori risorse umane ad Appa e Forestale, riallineando le priorità della gestione sui controlli rigorosi e indipendenti, ridando autonomia e dignità ai Dirigenti e ai funzionari, che la devono però smettere (serve coraggio civile!) di accettare di essere degli Yes Men a favore delle volontà del Presidente Dellai. Naturalmente si deve ascoltare anche di più i cittadini. Anche l’Assessore all’Ambiente Alberto Pacher dovrà avere forza contrattuale e indipendenza nel suo ruolo. E il lavoro e il ruolo di APPA devono essere rivalutati. Due anni fa nel dossier annuale  nazionale Ecomafia (Legambiente), il Trentino compariva solo per un episodio marginale, allora il Presidente Dellai si prese il tempo di esternare con grande fastidio che Legambiente sarebbe stata esagerata e che quella parola mal si adattava al verde e civile Trentino. Ci spiace constatare che invece così non è. Ecomafia, anche qui. Speriamo sia solo un grave incidente  e che mai più si ripeta un traffico di rifiuti nella terra della farfalla. Certo, a questo punto davvero chi ci garantisce che i futuri controlli dell’APPA sulle emissioni degli inceneritori saranno attendibili?

Le informazioni proposte in questo articolo in merito alla vicenda del presunto traffico di rifiuti sono state raccolte dalla stampa locale (Trentino e L’adige), mentre le considerazioni a latere somo frutto di anni di esperienza giornalistica e di associazionismo ambientalista dell’autrice.

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9 thoughts on “Discarica Monte Zaccon: traffico illecito di rifiuti

  1. anche all’epoca di Stava v’era stata una strana divisione del parere geologico, in particolare il perere idrogeologico lo rilasciava il servizio foreste e non il servizio geologico. Divide et impera. Ma poi è il danno alla gente ed all’immagine del Trentino! Ciao Nicola

  2. Stavo per iscrivere mio figlio ad una vacanza estiva organizzata da un noto club calcistico nella localita’ di Roncegno.

    Adesso credo che optero’ per un’altra localita’

  3. Non c’è alcuna ragione, sanitaria o morale, per evitare Roncegno.
    E’ un bellissimo paesino in una bella valle. I fatti della discarica non comportano alcuna forma di inquinamento al di fuori di essa, suo figlio non corre alcun rischio e i cittadini e le associazioni di Roncegno non meritano affatto di essere evitati per colpe certo non loro. Al contrario, se la gente comincia a reagire in questo modo, poi qualcuno dirà che sarebbe meglio non raccontare mai la verità, non crede? Maddalena

  4. Ammiro l’attivita’, rappresentata anche in questo blog, che le associazioni ed i cittadini della Valsugana stanno portando avanti in difesa del loro territorio.
    Penso che raccontare e denunciare cio’ che accade serva ad impedire guai peggiori per il futuro della regione, viceversa il silenzio e la sopportazione degli abusi ritarda l’accertamento della verita’ ed amplifica i disastri, come e’ stato dimostrato in altre regioni d’Italia.

    Il mio primo intervento nel blog voleva essere un contributo, voglio spiegarmi meglio:

    nel cercare informazioni turistiche ho iniziato a digitare “Roncegno” in http://www.google.it, ho quindi notato che google mi proponeva di completare la stringa di ricerca,
    la prima possibilita’ era la parola “terme” ma come quinta possibilita’ mi proponeva la parola “discarica” che ho selezionato ed ha prodotto piu’ di mille risultati.

    Ho quindi appreso della vicenda di Monte Zaccon e delle altre relative al biocompostaggio di Levico e la fonderia di Borgo.

    Sempre consultando google maps ho verificato che la distanza tra la discarica Monte Zaccon (punto A della mappa sul link http://dolomititoxictour.noblogs.org/post/2009/02/26/trento-nuove-ispezioni-nella-discarica-di-roncegno) e l’impianto sportivo di Roncegno e’ pari a circa tre km

    Ho avuto quindi la reazione istintiva che ho espresso nel mio primo intervento.

    Certo avrei potuto prendere la decisione in silenzio, come probabilmente avranno fatto molti altri potenziali turisti
    che hanno utilizzato internet allo stesso modo, ho invece deciso di intervenire in questo blog (il primo che ho trovato e che me ne ha dato la possibilita’) per dare una prova tangibile del danno al turismo provocato dall’uso sconsiderato del territorio e rafforzare le istanze di chi vuole difenderlo e valorizzarlo.

    Aggiungo che sono stato piu’ volte in Trentino, in Val di Fassa ed a Madonna di Campiglio, sempre apprezzando la bellezza dei luoghi e l’ospitalita’ delle persone tanto che ho intenzione di tornarci in futuro.

    Lungi da me l’intezione di colpevolizzare i cittadini di Roncegno e chiedo scusa se ho generato questo fraintendimento

    Francesco

  5. Ammiro l’attivita’, rappresentata anche in questo blog, che le associazioni ed i cittadini della Valsugana stanno portando avanti in difesa del loro territorio.
    Penso che raccontare e denunciare cio’ che accade serva ad impedire guai peggiori per il futuro della regione, viceversa il silenzio e la sopportazione degli abusi ritarda l’accertamento della verita’ ed amplifica i disastri come e’ stato dimostrato in altre regioni d’Italia.

    Il mio primo intervento nel blog voleva essere un contributo, voglio spiegarmi meglio:

    nel cercare informazioni turistiche ho iniziato a digitare “Roncegno” in http://www.google.it, ho quindi notato che google mi proponeva di completare la stringa di ricerca,
    la prima possibilita’ con la parola terme ma come quinta possibilita’ con la parola discarica che ho selezionato ed ha prodotto piu’ di mille risultati.

    Ho quindi appreso della vicenda di Monte Zaccon e delle altre relative al biocompostaggio di Levico e la fonderia di Borgo.
    Sempre consultando google maps ho verificato che la distanza tra la discarica Monte Zaccon (punto A della mappa sul link http://dolomititoxictour.noblogs.org/post/2009/02/26/trento-nuove-ispezioni-nella-discarica-di-roncegno) e l’impianto sportivo di Roncegno e’ pari a circa tre km

    Ho avuto quindi la reazione istintiva che ho espresso nel mio primo intervento.

    Certo avrei potuto prendere la decisione in silenzio, come probabilmente avranno fatto molti altri potenziali turisti
    che hanno utilizzato internet allo stesso modo, ho invece deciso di intervenire in questo blog (il primo che ho trovato e che me ne ha dato la possibilita’) per dare una prova tangibile del danno al turismo provocato dall’uso sconsiderato del territorio e rafforzare le istanze di chi vuole difenderlo e valorizzarlo

    Aggiungo che sono stato piu’ volte in Trentino, in Val di Fassa ed a Madonna di Campiglio, sempre apprezzando la bellezza dei luoghi e l’ospitalita’ delle persone
    tanto che ho intenzione di tornarci in futuro.

    Lungi da me l’intezione di colpevolizzare i cittadini di Roncegno e chiedo scusa se ho generato questo fraintendimento

  6. Non credo ci sia bisogno di chiedere scusa, tuttavia grazie per la replica.
    Credo invece che le persone che vengono in Trentino da turisti o per altri motivi, sarebbero di grande aiuto per una maggiore trasparenza amministrativa e per una migliore governance del territorio, prendendo pubblicamente posizione.
    Per questo, dopo ad aver gentilmente scritto a questo piccolo blog,che finora ha avuto solo 6500 visite, sarebbe utile anche scrivere ad un quotidiano locale: si può scegliere tra Trentino, Adige e Corriere del Trentino. Maddalena

  7. scrivero’ volentieri alla stampa locale per descrivere quanto ho gia’ riportato in questo blog,

    vorrei avere un’informazione sulla chiusura dell’impianto di biocompostaggio di Levico

    Ho letto in
    http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=17541

    che entro il 31 Marzo dovevano cessare i conferimenti. Sa dirmi se tale data e’ stata effettivamente rispettata?

    inoltre dovrebbe chiudere definitivamnte entro Giugno, e’ confermato?

    nota: scrivendo roncegno su google.it non c’e’ piu’ la l’autocompletamento con discarica

    Francesco

  8. Salve,
    non so dirle se i conferimenti all’impianto di biocomspotaggio di Levico siano effettivamente terminati. Appena ne avrò notizia cercherò di darne informativa su questo blog.
    a presto, Maddalena

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