Incroci: relazioni opache del potere trentino, atto 1

La notizia: Riporto in basso (sotto il mio commento) la rubrica INCROCI di Guido Pasqualini, pubblicata ( 21 dicembre 2008) sul quotidiano L’Adige.

Commento: La rubrica è utile e sagace, svolge bene il ruolo della stampa locale: informare i cittadini delle relazioni e appunto degli incroci (per i più non conosciuti e forse insospettabili) del potere locale. Il Trentino è sempre più caratterizzato da un potere politico e economico senza controlli, senza inibizioni, autoreferenziale e autarchico. Questo modo di considerare il potere viene sovente chiamato dai potenti nostrani “Autonomia” e il mani libere è stato ribattezzato finemente “prerogative dell’ Autonomia”. Però l’Autonomia è cosa ben diversa e molto più nobile e complessa di questo giochetto al ribasso tra pochi e per pochi. Gli effetti si vedono: prima l’indagine Giano Bifronte che coinvolge importanti imprenditori e politici, poi il caso della discarica di Monte Zaccon, che evidenzia da una parte l’inadeguatezza dei controlli e delle strutture,  dall’ altra l’insofferenza della politica per il funzionamento corretto del bilanciamento dei poteri, come quello della magistratura, infine il fastidio del Presidente Dellai verso qualsiasi forma di critica e verifica esterna o interna. E’ tutto molto pericoloso e -sembra- in peggioramento. Il Principe è sempre più tale. La cittadinanza si trasforma sempre più in sudditanza e l’economia in vassallaggio. Certo, è una dorata prigionia, pur sempre prigionia però.

Dal sito web del quotidiano L’Adige (21 dicembre 2008) di Guido Pasqualini: INCROCI/1. È incredibile la capacità di rimozione della memoria. Tre mesi fa, con cinque arresti, scoppiò l’inchiesta sugli appalti pubblici. Il presidente dell’Autobrennero Silvano Grisenti – sotto inchiesta per turbativa d’asta, corruzione aggravata, abuso d’ufficio e truffa – fu giustamente indotto a dimettersi dall’incarico. Tre mesi dopo il coordinatore regionale di Forza Italia Mario Malossini, coinvolto nella stessa inchiesta con l’accusa di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, si vede riconfermare il contratto di collaborazione e diventa addirittura «consulente unico» della Fierecongressi di Riva, società a partecipazione pubblica il cui capitale è detenuto per il 43% da Garda Trentino Sviluppo, compagine di privati, e per il 57% dalla Lido di Riva, spa controllata dal Comune omonimo. Ma chi è il presidente della Lido? Il segretario provinciale dell’Upt, il «signor Marco Tanas» come ebbe ad appellarlo lo stesso Grisenti. INCROCI/2. Arriva in udienza preliminare l’inchiesta sulla sottrazione di fondi destinati alla campagna elettorale 2003 del presidente Lorenzo Dellai e si scopre, almeno stando al capo d’imputazione, che erano 234.303 e non 40 mila gli euro sottratti dall’allora tesoriere della Margherita Lorenzo Vicentini. Quei soldi sarebbero spariti da quattro conti correnti intestati allo stesso Dellai e ad Alessandro Dalla Torre, all’epoca braccio destro del presidente. Quel fatto non venne nemmeno denunciato da Dellai, che per il momento non si è costituito parte civile nel processo penale. Ed è curioso osservare come il 21 ottobre 2000, quando alla presenza dello stesso Dellai Mario Malossini venne chiamato a guidare la Compagnia delle Opere in Trentino, nella direzione entrò un tal Lorenzo Vicentini. INCROCI/3. Gira e e rigira si torna ancora all’inchiesta sugli appalti. Vi è coinvolto, con l’accusa di corruzione aggravata, anche Stefano Oberosler, imprenditore vicino a Silvano Grisenti. Al suo gruppo edile fa capo la Brennero 2005 Srl, proprietaria dell’area ex Star Oil di via Brennero salita alla ribalta per un’altra inchiesta aperta dalla procura della Repubblica, quella sulla gestione della discarica del monte Zaccon a Roncegno. Dalle indagini è emerso che i terreni inquinati di via Brennero sarebbero stati conferiti in modo improprio nella discarica diretta da Simone Gosetti, uno dei cinque arrestati per l’inchiesta sui rifiuti. Piccolo particolare: della Brennero 2005 Srl Gosetti è consigliere delegato. INCROCI/4. Ci sono frasi, fatti e tempi che, messi in fila, fanno pensare. 30 ottobre 2008: Mario Marangoni organizza una cena ad Acquaviva per sostenere la candidatura di Alessandro Olivi alle provinciali: «Su Olivi – dichiara – puntiamo molto, come imprenditori, perché ha dimostrato capacità amministrativa ed è un nome spendibile per Rovereto e tutta la Vallagarina». 24 novembre 2008: Alessandro Olivi viene nominato assessore provinciale all’industria. 15 dicembre 2008: la Marangoni Pneumatici annuncia il licenziamento di 70 dipendenti. 17 dicembre 2008: «La Provincia – dichiara l’assessore – garantirà ogni sostegno alla Marangoni affinché il suo riposizionamento strategico sul mercato sia tale da ridurre al massimo il ricorso alla riduzione degli organici». Il cerchio si è chiuso.

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One thought on “Incroci: relazioni opache del potere trentino, atto 1

  1. da l’Adige2 del 31 luglio 2007 – prima pagina
    Aldo, Giovanni e Giacomo di Torbole non sono certo grandi firme del giornalismo, però Paolo Ghezzi ha ritenuto di pubblicare un loro documento in prima pagina.
    Ritengo sia ancora di grande attualità.
    Ciao Nino

    Oggetto: Sindaci e “mafia” in salsa trentina

    “E’ singolare come tutta la documentazione prodotta dall’Amministrazione Comunale di Nago-Torbole sia pervicacemente volta a sminuire, se non a denigrare, i valori paesaggistici ed ambientali di un’area che, viceversa, è riconosciuta come altamente significativa dalle maggiori associazioni protezionistiche italiane, da Italia Nostra al FAI, dal WWF a Legambiente…”. Questa affermazione è di un alto dirigente della PAT, ed è inserita nella delibera che ha proclamato ufficialmente lo sto-rico “oliveto di Goethe”, a Torbole, “bene ambientale” della Provincia di Trento.

    Recentemente, il Servizio Enti Locali della PAT ha intimato al Sindaco di Tiarno di Sopra di revo-care in regime di autotutela, causa manifesta illegittimità, la delibera all’origine della “vicenda Tremalzo”, atto che consentiva la vendita “a trattativa privata” di un pascolo gravato da Usi Civici.

    Il Comune di Riva tiene secretato da oltre un anno il “piano Cecchetto”, lo strumento urbanistico che decreterà lo stravolgimento della fascia- lago. Arco, per non essere da meno, ha dovuto subire per alcuni mesi la paralisi del Consiglio Comunale per l’atteggiamento aventiniano di quattro con-siglieri di maggioranza, i quali fanno riferimento ad una “holding” locale, anziché rispondere alla propria lista elettorale.

    La riforma Bassanini sulla trasparenza amministrativa viene ampiamente e diffusamente disattesa dai Comuni: questo comportamento non fa più notizia, se non in casi eclatanti.

    I singoli cittadini, ed ancor più i Comitati, che “sorgono come funghi”, devono non solo dar prova di pazienza e di determinazione, ma devono anche dimostrare di essere a conoscenza dei propri diritti per poter accedere ad atti pubblici: potremmo dire che si trovano a dover “superare un percorso di guerra”. Dobbiamo però astenerci dall’esplicitare il concetto per non essere presi alla lettera e, di conseguenza, per non urtare la suscettibilità dei Sindaci e rischiare la lapidazione.

    A costo di essere tacciati di saccenza, vorremmo ricordare come Gesù sia ricorso a parabole, Fedro a favole e che le perifrasi ed i paradossi vengono comunemente utilizzati per rendere più incisivo e comprensibile un ragionamento: circa un anno fa, il vescovo Bressan aveva lanciato un monito agli Amministratori sulla correttezza dei rapporti tra Ente pubblico e cittadini, però il discorso si è ridotto a “vox clamantis in deserto” ed è stato subito archiviato, nonostante il carisma e l’indubbia auto-revolezza del personaggio.

    In Trentino, ormai, il termine “mafia” ha perso il significato originario, che si rifà alla coppola ed alla lupara, ed è diventato di uso corrente per i cittadini ed è il sinonimo, forse non corretto ma molto significativo ed efficace, per indicare la modalità tutta locale di gestione del potere, messa in atto dalla gran parte delle Autorità, modalità che comunemente i cittadini recepiscono come “arroganza del potere”: accanirsi quindi sul significato etimologico del termine ci sembra non pertinente, stru-mentale ed in definitiva restrittivo dal punto di vista lessicale.

    Se la docente universitaria Borgonovo Re, che ricopre un’alta carica istituzionale, ha utilizzato que-sto termine, lo ha fatto, chiaramente, per richiamare l’attenzione su un fenomeno largamente diffuso e per esprimere il concetto con un linguaggio non involuto, forse colorito, ma espressivo e facilmente comprensibile.

    La situazione che è oggetto del dibattito politico di questi giorni, si è sviluppata dopo l’introduzione, oltre dieci anni fa, della nuova legge elettorale: questa operazione di “ingegneria istituzionale”, la cui base ideologica è la “governabilità”, impone ai piccoli Comuni il maggioritario secco.

    Come conseguenza concreta che si è venuta a determinare, registriamo il potere assoluto del Sinda-co; la Minoranza è annientata e la Maggioranza è utile, ma non necessaria; la Giunta viene consultata solo per ratificare quanto già stabilito dal Sindaco, il quale può prendere qualsiasi decisione, ad-dirittura contro il parere degli organi tecnici e amministrativi.

    Aspetto tutt’altro che secondario, è l’aver reso pressoché nullo il coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte del Comune e, di conseguenza, la partecipazione della popolazione è, di fatto, limitata agli “addetti ai lavori” o a coloro che hanno “interessi” in queste scelte; il dibattito politico è azzera-to; dove esiste, la minoranza viene relegata al ruolo di “opposizione zero” oppure deve adeguarsi ad appiattirsi sulle posizioni della maggioranza.

    L’anteporre la “governabilità” alla “democrazia”, per la nostra concezione di società, è l’alterazione della gerarchia dei valori: oltre che provocare un deterioramento nei rapporti interpersonali, si crea, di fatto, una società manichea: buoni o cattivi, eletti od esclusi, ortodossi od eretici!

    Oltre 200 Comuni, su un totale di 223, sono soggetti al maggioritario secco e se in circa 60 di questi è presente un’unica lista, troviamo legittimo pensare che in Trentino la “democrazia” è in forte sof-ferenza; se poi pensiamo che questi piccoli Comuni coprono oltre l’80% del territorio, non occorre certo essere dotati di grande intuito per rilevare come la quasi totalità della Provincia sia in mano a Sindaci che godono di un potere pressoché assoluto ed insindacabile.

    Per quanto concerne la delega alla periferia di importanti competenze, operazione che va sotto l’altisonante nome di ”principio di sussidiarietà”, non è, come si tenta di far credere, un atto di fi-ducia e di responsabilizzazione dei Comuni; è, bensì, un astuto marchingegno per concedere a questi la “licenza di uccidere”, nel senso che verrà loro concessa una totale libertà d’azione con la con-testuale eliminazione di qualsiasi organo di supervisione e qualsiasi strumento di controllo.

    Infine, ultimo accorgimento inserito nella riforma degli Enti Locali, attualmente in discussione, per istituzionalizzare questo sistema di strapotere, è il tentativo di introdurre la figura del “segretario del Sindaco” in sostituzione del “segretario del Comune”.

    L’introduzione di questa nuova figura non è affatto una sottigliezza lessicale di puristi della lingua, pedanti e perditempo: l’attuale Segretario è garante, anzitutto, della legalità degli atti amministrativi emanati dal Comune, ed inoltre, pur nella difficoltà operativa, contribuisce al miglioramento dei rapporti tra cittadini ed amministratori, tra maggioranza e minoranza consiliare, esercita, di fatto, una “terzietà istituzionale”; di contro, il Segretario del Sindaco sarà, palesemente, un “uomo di fiducia” del Primo Cittadino, del quale diventerà il consulente personale, pagato però dalla comunità.

    Questo provvedimento sancirà, ope legis, l’istituzione di un’oligarchia blindata ed impenetrabile, destinata a durare negli anni e creerà un sistema capillare di “totalitarismo diffuso”: per la demo-crazia in Trentino suonerà il de profundis

    Aldo, Giovanni e Giacomo

    Aldo Miorelli
    Giovanni Mazzocchi
    Giacomo Nones

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