Discarica di Sardagna, c’è stato già un processo e materiale inquinato

La notizia (parla da sola, nessun mio commento) http://www.ladige.it, 31.12.2008 di DOMENICO SARTORI

Risulta che la procura del tribunale di Trento ha già indagato su Simone Gosetti e sulla Sativa srl che gestisce la discarica di rifiuti di Sardagna. Risulta agli atti che i valori di concentrazione di cromo, piombo e nichel misurati nel piazzale di carico di via San Nicolò, dietro gli uffici della motorizzazione, erano (in particolare del cromo) ampiamente oltre i limiti di legge. Ma risulta pure che Gosetti, oggi in carcere per l’inchiesta «Tridentum» sulla ex cava Monte Zaccon di Marter e di nuovo indagato per la gestione della discarica di Sardagna, da quella prima indagine – nonostante i valori fuori norma dei materiali provenienti dalle Acciaierie Bertoli Safau spa di Pozzuolo del Friuli (Udine) – è uscito lindo e immacolato, con sentenza di assoluzione piena firmata dal giudice Claudia Miori . Col senno di poi non si va da nessuna parte, né si possono riscrivere le vicende giudiziarie. Ma alla luce degli sviluppi successivi – l’arresto di Gosetti e le critiche mosse dal capo della procura, Stefano Dragone , all’adeguatezza dei controlli dell’Appa, l’Agenzia provinciale protezione dell’ambiente – quella prima indagine merita di essere raccontata. In origine c’è un via vai di camion che scaricano materiale dal colore sospetto ai piedi della teleferica. Gli ispettori ambientali dell’Appa vengono allertati in seguito ad alcune segnalazioni. La prima verifica è datata 18 ottobre 2006. Per conferire il materiale dell’acciaieria friulana, c’è un formulario di supporto. E tale formulario fa riferimento – si legge in sentenza – ad «un rapporto di prova relativo ad un campione prelevato ed analizzato presso il laboratorio Chelab srl con esito favorevole, perché risultato idoneo al conferimento alla discarica di Sativa srl». In realtà i valori sono sballati. Il valore limite di legge per il cromo è di 800 mg/kg e di 0,05 mg/litro per il piombo. Quelli verificati dal settore laboratorio e controlli dell’Appa sono invece superiori: 1770 mg/kg per il cromo e 0,084 mg/l per il piombo. Manca peraltro il certificato analitico sul test di cessione dell’eulato (liquido ottenuto in laboratorio a seguito di metodiche analitiche) i cui limiti di concentrazione sono fissati dalla legge per poter conferire rifiuti in discarica. Di rilievo è il fatto che Sativa si tutela facendo rianalizzare, il 30 novembre 2006, lo stesso campione. Lo fa rivolgendosi al laboratorio di analisi Ares di Castagneto (Brescia) il cui titolare, Gianbattista De Giovanni, è finito a sua volta in carcere con l’operazione «Tridentum». Risultato: per Ares, valori conformi ai limiti di legge. A sua volta, l’Appa campiona per una seconda volta i rifiuti stoccati ai piedi della teleferica. È il 12 dicembre 2006. E i valori, di nuovo, risultano assai difformi: per il cromo Ares dà un valore di 337,62 mg/kg e Appa di 2.130; per il nichel (limite di legge di 500mg/kg) Ares misura 292,99 mg/kg e Appa 700. Quello stesso giorno, però, i tecnici dell’Appa effettuano un campionamento a monte, lungo il fronte della discarica. In questo caso (elemento determinante ai fini dell’assoluzione) non viene evidenziato alcun superamento dei limiti stabiliti dalla legge. La conseguenza, per Gosetti, è un decreto penale di condanna, una contravvenzione per conferimento di rifiuti in discarica in difformità a quanto autorizzato. Ma Gosetti si oppone al decreto e si rimette al giudizio del tribunale. Il pubblico ministero stesso ne chiede però l’assoluzione e il giudice, con sentenza del 24 giugno scorso, lo assolve «perché il fatto non costituisce reato». Com’è possibile, se le analisi del laboratorio dell’Appa hanno per due volte riscontrato limiti fuori legge? Il punto, in realtà, non è questo. E lo stesso giudice riconosce che «sulla correttezza delle analisi svolte dall’Appa non vi è ragione di dubitare». Anzi, Gosetti, di fronte ad un materiale di campionamento non omogeneo, avrebbe dovuto produrre «un numero sufficiente di campioni idoneo a dimostrare il rispetto dei limiti». Tutto vero. Limiti non rispettati, dunque. «Resta però non chiarito» annota la sentenza di assoluzione «in punto di fatto (e non dimostrato ad opera degli inquirenti) se la zona ove era stato effettuato il deposito per il successivo avviamento in discarica facesse parte della stessa discarica, per modo che potesse dirsi avvenuto il conferimento in violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione». In altre parole, non è detto né dimostrato che il materiale fuori legge scaricato nel piazzale della teleferica sia poi stato effettivamente trasportato a Sardagna e depositato nella discarica. Anche perché l’unico campione prelevato a monte, come detto, è risultato conforme. Resta il dubbio. Ma «il dubbio deve necessariamente essere risolto a favore dell’imputato». In udienza, per altro, i tecnici dell’Appa non sono stati chiamati a testimoniare. Né la procura ha approfondito ulteriormente la vicenda. Ma se quel materiale «inquinato» non è finito a Sardagna, mescolato ad altri inerti, dov’è stato sotterrato? È stato riportato in acciaieria? I formulari di carico e scarico sono stati verificati? Domande senza risposta. E dire, ora, che quella prima indagine avrebbe potuto anticipare i clamorosi sviluppi successivi dell’indagine «Tridentum» tra Monte Zaccon e Sardagna lascia il tempo che trova. Col senno di poi…

31/12/2008, l’Adige

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