Il porfido e gli Usi Civici

porfido

La notizia: (Interamente tratta dal quotidiano L’Adige del 10 febbraio 2009) Il giorno 8 febbraio i carabinieri del Noe hanno sequestrato un ingente quantitativo di porfido a Civezzano, proveniente dalla cava della Montechiara Porfidi srl di Fornace. La Montechiara Porfidi fa capo a Marco Stenico , ex sindaco di Fornace e rappresentante dei cavatori nel Tavolo del distretto del porfido. Si tratta del  primo, clamoroso caso di applicazione della nuova legge provinciale (Legge Provinciale nr 7 del 26 ottobre 2006 \”Disciplina dell\’attività di cava\”) che ha posto il divieto di vendita del tout venant , vale a dire del materiale estratto e non sottoposto ad una preliminare operazione di cernita. Il verbale del Noe è finito sul tavolo del sindaco di Lona-Lases sul cui territorio (lotto 2 di Pianacci) insiste la cava in concessione della Montechiara Porfidi. Il Comune ha immediatamente incaricato due geologi, Lorenzo Stenico e Claudio Valle , di svolgere una prima verifica in cava sulla parte di materiale abbattuto con la volata di lunedì 2 febbraio e non finito nel piazzale della Porfidi Avisio 93 srl a Civezzano. Risultato: non è scarto, è materiale che ha una resa, e ciò confermerebbe l’indagine del Noe, indagine per altro appena agli inizi. La conseguenza, in ogni caso e in attesa di un rapporto del Servizio minerario, è che il sindaco di Lona-Lases dovrà diffidare la Montechiara Porfidi di sospensione momentanea dell’attività, vista la violazione di legge. Ovviamente, la ditta farà le sue osservazioni. Nel caso di una seconda, analoga violazione, la conseguenza sarebbe pesantissima: la revoca della concessione. IL SINDACATO: BASTA ILLEGALITÀ . Durissima la nota del sindacato di settore. Stefano Pisetta (Filca Cisl) e Massimo Bertolini (Fillea Cgil) annotano: «L’intervento del Noe rappresenta il primo passo per riportare la legalità in un settore che troppo spesso, per certi aspetti, è diventato un “Far West”. Sollecitiamo quindi un’azione efficace di controlli in tutte le cave auspicando che possa continuare una collaborazione tra le forze dell’ordine ed il Servizio minerario. Purtroppo» aggiungono i due sindacalisti «da parte di quest’ultimo sul versante dei controlli si è registrata una certa latitanza che speriamo possa essere superata». Anche da parte dei Comuni serve un forte impegno, secondo il sindacato, «perché con il loro silenzio non fanno altro che assecondare l’operato illecito delle aziende». Nel merito della vicenda che vede coinvolta la Montechiara Porfidi, Pisetta e Bertolini esprimono una doppia preoccupazione: «Innanzitutto perché qualsiasi imprenditore non può vendere il materiale per legge, poiché la lavorazione del tout venant deve essere effettuata in cava con manodopera dipendente. In secondo luogo perché è coinvolta una figura che fino a qualche mese fa ha ricoperto il ruolo di presidente della sezione porfido di Confindustria, è stato sindaco per ben vent’anni del Comune di Fornace ed è componente del Tavolo del coordinamento del distretto del porfido. Non riusciamo a comprendere» scrivono i due sindacalisti «come mai tale azienda, che si difende dicendo che si tratta di materiale di scarto, non abbia fatto intervenire il Comune per certificare la tipologia dello stesso. Se fosse stato riconosciuto come “scarto”, infatti, il Comune avrebbe garantito anche un’eventuale agevolazione sul canone di affitto». Di recente, il Tavolo del distretto ha discusso della piaga del tout venant e deliberato un documento che in premessa recita: «Dobbiamo dimostrare che vogliamo fare sul serio». Commentano Pisetta e Bertolini: «Se questa è la strada per fare un salto di qualità al settore, siamo sulla strada sbagliata»

Commento: Il settore del porfido è da tempo all’attenzione della Provincia, dei sindacati, degli imprenditori stessi, delle amministrazioni comunali della valle di Cembra e di alcuni comitati e delle ASUC. Dal 2006 esiste una nuova legge che in teoria avrebbe dovuto fare due cose notevoli: 1) creare un distretto del Porfido, con lo scopo di integrare interessi e politiche di mercato e di gestione nella direzione della qualità , della valorizzazione del prodotto e del rispetto dell’ambiente (ancora non è realmente attivo) 2) riscrivere le regole del gioco dell’estrazione per:  dimensionare in misura corretta (cioè: aumentare) i canoni e gli indennizzi da pagare per estrarre e stabilire regole precise per la sistemazione ambientale-paesaggistica a fine vita delle cave.

Si intrecciano diversi fattori in questa vicenda, che in qualche misura è una specie di cartina al tornasole del conflitto locale sulla qualità del fare mercato e della gestione del territorio: 1) il mercato, che è invaso dal prodotto cinese e argentino a prezzi e condizioni migliori di quelli locali, 2) la vendita del famoso tout venant, ovvero appunto di non lavorato in cava che esporta e non conserva il valore aggiunto sottraendolo alla dimensione produttiva locale e indebolisce tutto il settore, 3) il futuro, lavoro: cosa faranno tutti i lavoratori e gli impresari del settore quando (fra 50 oppure 80 anni) anche il porfido sarà tutto estratto? 3.1) il futuro, ambiente: come mitigare gli effetti devastanti sul paesaggio e in alcuni casi anche sugli ecosistemi (esempio: il biotopo del lago di Lases, che ha perso parte della sua funzionalità di zona umida a causa proprio della presenza delle discariche), causati dall’estrazione del porfido e dalle enormi discariche che scivolano  sui versanti? 4) il diritto di usco civico: questa è forse la parte più affascinante e meno nota e sulla quale poco si riflette: per anni alcuni privati si sono arricchiti molto con il porfido, l’estrazione tuttavia è avvenuta con una vera rapina dell’ambiente (e della salute dei lavoratori, purtroppo),  però i canoni pagati dagli impresari alle Associazioni degli Usi Civici sono irrisori e la pratica di vendere il tout venant è ancora diffusa. Il principio che in questi ultimi anni alcune ASUC e Comitati civici hanno voluto difendere è semplice, chiaro, inoppugnabile: qualsiasi attività produttiva e forma di arricchimento sono leciti, purché non rovinino l’ambiente di tutti e purché non privino le comunità delle proprie prerogative. Ricordiamoci il principio dell’Uso Civico: usare il territorio prioritariamente per i fini della comunità locale, preservandone l’integrità, il valore, l’accessibilità comunitaria complessiva.

Parlare di porfido significa senza dubbio parlare del nocciolo duro della nostra storia di autodeterminazione: significa ripeterci che le Comunità locali devono tutelare i Beni Comuni e che gli Usi Civici devono essere governati in modo democratico, distributivo, trasparente.

Ed è bello constatare che sia proprio il sindacato che da anni si batte, assieme ad altri, per valorizzare questo settore e renderne le regole rigorose e sensate. In fondo, a volte, tutto torna.

Alcuni numeri e alcune riflessioni del sindacato: 140 circa le aziende artigiane e industriali che lavorano nel porfido in Trentino, circa 1350 i lavoratori addetti + circa 450 autonomi (totale circa 2550 addetti), circa 200 milioni il fatturato complessivo del settore, 35 % rendimento medio di cava (quantità di merce prodotta sulla quantità di roccia estratta), numero di addetti in sensibile calo e sensibile aumento di consumo di energia elettrica (meccanizzazione delle lavorazioni), sensibile aumento del materiale prodotto (e della velocità di consumo della risorsa): nel 2004 e 2005 aumento di circa 1/3. (Dati tratti dal dossier dei Sindacati FILLEA CGIL e FILCA CISL per il Convegno”Distretto del Porfido: vincolo o opportunità”‘ del 21 aprile 2007). Questo scrivevano in quel Dossier i sindacati: “Gran parte delle aziende sono di piccola dimensione e soffrono di una forte sottocapitalizzazione. Manca una capacità di autofinanziamento e sostegno in proprio degli investimenti e mancano politiche di risparmio e razionalizzazione dei servizi che consentano di abbassare i costi di esercizio. Abbiamo la sensazione che per alcuni essere imprenditori non sia più essere responsabili verso una comunità, verso dei lavoratori, verso un territorio ma sia soltanto la quotidiana protezione dei propri interessi….” E ancora “…troppo spesso si assiste ad una reciproca  competizione tra aziende basata sul tagli dei csoti di produzione e sulla diminuzione dei prezzi della lavorazione o di vendita dei prodotti; di fronte a trutto questo si risponde con politiche vecchie e ci corto respiro utilizzando le forme più spinte dell’uso flessibile della manodopera

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2 thoughts on “Il porfido e gli Usi Civici

  1. L’anno scorso ho visitato una cava di marmo a Carrara, zona che soffre dello stesso problema (anche se non lo chiamavano tout venant). Alla mia domanda a proposito della situazione politico-amministrativa il simpatico proprietario ha risposto: alle ultime elezioni il candidato sindaco di centro-sinistra era un proprietario di cave, il candidato di centro-destra il suo contabile…
    Emanuele

  2. direi che il tutto si commenta da solo, come volevasi dimostrare da sempre.
    qualcuno pensa che in trentino le cose stiano diversamente? i cavatori più grossi stanno, tutti o quasi, nei posti più importanti della politica< o sottopolitica, anche quando non hanno lo scranno di sindaco (che lasciano spesso al loro vice o parente) e se appena possono si insediano in provincia dove,fra commissioni e comitati, non mancano le sedie….. e li si fanno le leggi e le norme ad hoc.
    sono una cultrice del diritto di uso civico e se ha voglia di parlarne mi può contattare.
    ….a proposito,, come chiamano il tout venant a carrara?
    +cordiali saluti
    rita cimadom

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