L’eredità di Walter Micheli: un vuoto da colmare con visioni politiche

In questi giorni ricorre il primo anniversario della morte di Walter Micheli, ricordato anche attraverso l’uscita del libro “Passioni e sentieri”, a lui dedicato dalla casa editrice Il Margine. L’eredità morale, culturale, politica lasciata da Walter Micheli al Trentino ci impegna ad un’analisi: quanto oggi trova attuazione del suo disegno ideale e politico?Ricordiamo qui una sintesi della sua vita pubblica, densa di ruoli e impegni diversi nel sindacato, nelle associazioni, nelle istituzioni, nella vita culturale.

Micheli è stato consigliere regionale e provincialedal 1978 al 1993, vicepresidente della giunta Provinciale di Trento e assessore al territorio e all’ambiente dal 1085 al 1994. Ha firmato la prima legge provinciale sulle aree protette, ha dato vita ai biotopi e al secondo Piano Urbanistico Provinciale nel 1987. Dal 1969 consigliere comunale a Trento per nove anni, è stato segretario del PSI trentino dal 1976 al 1979. E’ stato sindacalista mella CGIL dal 1969 al 1976.

Uomo delle istituzioni ha lasciato il segno anche nella vita associativa, essendo tra i promotori delle esperienze di “Società aperta” e di “Costruire Comunità” e animando decine di incontri, dibattiti, documenti. Uomo di cultura, ha curato con Bruno Dorigatti il libro “Ugo Panza, il sindacalista”, edito nel 2006. Per la stessa casa editrice Il Margine ha pubblicato “Il socialismo nella storia del Trentino” nel 2006.

Per molti Walter Micheli ha rappresentato una geografia morale, per la sua integrità e coerenza, unite alla capacità di analisi, al confine tra culture politiche e ambiti diversi, con un’onestà intellettuale e una lucidità di lettura del contesto socio-politico che oggi ci mancano terribilmente.

Quanto duqnue è attuato della sua visione del territorio e della società? Partiamo dal suo ultimo discorso pubblico: nelle celebrazioni per il 25 aprile del 2008, Walter ricordava l’unità d’intenti che caratterizzò la politica del paese alla fine della seconda guerra mondiale. La invocava, ammoniva della sua necessità, sapendo che oggi il Trentino e ancora di più la Regione, come il Paese, soffrono invece di una dolorosa frammentazione degli intendimenti politici. Anzi la Regione sembra lasciata scivolare verso il nulla, mentre potrebbe esercitare funzioni importanti di indirizzo sulle politiche ambientali, economiche come sulle relazioni europee. Invece i due piccoli principi, ciascuno nel suo troppo piccolo feudo provinciale, esercitano il loro ruolo, senza la generosità di un vero leader.

Ma oggi Walter sarebbe preoccupato da una campagna per le elezioni europee priva di un senso forte di Europa, anche qui in Regione, senso d’Europa che per lui invece era uno dei fondamenti irrinunciabili di un’Autonomia che avrebbe voluto autorevole, capace di costruire politiche di respiro sovraregionale. E così la nostra Autonomia non è.

E così la nostra Autonomia non è. Sarebbe anche preoccupato dal vedere che lo scambio con il Veneto di Galan avviene nel contesto di una polemica al ribasso sia sulle competenze della nostra Autonomia che sulle politiche per la montagna.  Lui, autore di un PUP nel 1987 improntato al senso del limite, alla “misura” del territorio, al ruolo strategico delle Aree protette, chiederebbe maggiore integrazione nelle prassi amministrative ed economiche delle politiche per la sostenibilità ed una maggiore decisione per costituire nuovi Parchi, per avviare reti ecologiche e per responsabilizzare sulla base delle competenze i territori periferici, maggiore rigore nel governo del territorio e una partecipazione vera e di qualità per i cittadini. Walter avrebbe certamente manifestato disagio rispetto ai limiti mostrati dalla nostra Autonomia nel controllo del territorio, nei casi di Roncegno, Tenno, dell’ Europa Steel di Mezzolombardo. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo le osservazioni, scritte insieme alle associazioni ambientaliste, rispetto al nuovo PUP, nelle quali richiamava con preoccupazione la devoluzione urbanistica verso le nascenti Comunità di Valle come un problema, sapendo che nelle valli il governo del territorio in questi anni è stato labile, fallace, replicando errori pesanti ed una eccessiva pressione speculativa, senza un disegno complessivo, spesso solo inseguendo varie istanze localistiche e privatistiche.  “Il tuo monito era che Autonomia significa innanzitutto responsabilità e partecipazione.” scrivevo un anno fa, per ricordarlo. Se penso a come sono stati gestiti male, nella relazione con i cittadini, casi come quelli del biodigestore di Lasino, dell’impianto per il compostaggio di Campiello o dei collegamenti sciistici della Pinzolo-Campiglio o in Folgaria, oggi come allora ritengo che questo monito resti inattuato.  Walter Micheli ha lasciato un’eredità politica da riempire di lucidità e sogni.

Maddalena Di Tolla Deflorian

articolo pubblicato sul quotidiano “Trentino” — 07 giugno 2009   pagina 11   sezione: CRONACA

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2 thoughts on “L’eredità di Walter Micheli: un vuoto da colmare con visioni politiche

  1. La tua analisi lucida e attenta alla realtà trentina dei giorni nostri -come un anno fa- rapportata al pensiero-guida di Walter Micheli, non può che trovarmi d’accordo.
    Con la sua scomparsa sono naufragati molti sogni che egli aveva trasmesso e condiviso con amici e collaboratori.
    Ma risaliremo la china e continueremo ad affermare il nostro e il suo pensiero con sempre più consapevolezza e orgoglio di essere noi interpreti dei suoi valori e delle sue idee.

  2. Cara Luisa,

    Walter mi/ ci manca tanto. La forza di proseguire è necessaria. Il lavoro da fare è ancora enorme, solo che a me oggi la strada sembra più stretta. Mi sembra che tutto sia faticos. però è nostro dovere, se pensiamo alle persone che in questi giorni in Iran stanno rischiando e perdendo la vita contro l’ingiustizia del regime. In ogni caso sono felice di sapere che accanto a me ci sono amici come te, grazie all’affetto degli amici e al confronto intellettuale possiamo resistere. Maddalena

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