Dolomiti Unesco: spazio di opportunità

L’articolo sotto riportato è stato da me scritto a seguito della serata dedicata alle Dolomiti Patrimonio Unesco svoltasi a Madonna di Campiglio domenica 23 agosto. E’ stato pubblicato dal quotidiano Trentino martedì 25 agosto. Si ringrazia l’editore.

La versione che trovate qui è quella integrale, leggermente tagliata per ragioni di spazio nella pubblicazione sul giornale.

Dolomiti: un patrimonio naturale unico, arcipelago fossile, archetipo di bellezza naturale, da giugno fra le bellezze globali Unesco, con discussioni annesse, certo. Ma anche -forse soprattutto -Dolomiti come spazio di opportunità verso un futuro sostenibile e un diverso governo del territorio, che coinvolgerà per la prima volta le popolazioni di tre regioni (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli) e cinque provincie, su un territorio di 231.00 ettari, fra “core zone” e aree cuscinetto, con culture, sistemi amministrativi e lingue diverse. Tedesco, italiano, ladino, friulano; autonomie e statuti ordinari.
Un complesso puzzle, affascinante sotto il profilo naturale e sotto quello socio-politico.
Una sfida, anche, di quelle che fanno tremare i polsi.
Così sono state rappresentate domenica sera le Dolomiti a Madonna di Campiglio, nel convegno “Le Dolomiti di Brenta. Patrimonio mondiale dell’Umanità”, nell’ambivalenza fra bellezza e leggibilità geologica e paesaggistica da un lato e prospettive economiche, politiche e di gestione dall’altro.
Tre le cifre di lettura proposte: i valori di questo patrimonio (paesaggio, geologia, estetica); il futuro del governo di questo prezioso territorio e infine l’antropologia alpina e le sue connessioni con le scelte degli usi (e abusi) del territorio stesso.
Governance era la parola d’ordine, lanciata per prima dalla Vice Sindaco di Pinzolo, Patrizia Ballardini e poi ripresa dall’Assessore provinciale all’Urbanistica Mauro Gilmozzi e da Annibale Salsa, antropologo e Presidente del CAI.
Salsa ha ricordato tanto il necessario equilibrio fra conservazione e infrastrutturazione (nel caso delle Dolomiti soprattutto turistica), quanto il rischio del disaccoppiamento tra turismo invernale e estivo. “Il turismo centrato sull’ inverno è pericoloso – ha detto Salsa – “Crea omologazione e un consumo eccessivo di territorio. Sappiamo che laddove prevale il turismo invernale abbiamo troppe seconde case. Meglio perseguire il modello sudtirolese, che ha saputo mantenere un buon rapporto fra alberghi e seconde case e la qualità del paesaggio e urbanistica.”
Sembra facile, una questione di regole. In Trentino esiste la legge Gilmozzi. “Attenzione, però – ammonisce – “è una questione di cultura, prima ancora che di norme e di pianificazione”.
Gli fa eco l’Assessore Gilmozzi, che è piaciuto nel suo intervento anche alla qualificata rappresentanza degli ambientalisti di Italia Nostra, Legambiente e Mountain Wilderness presente, rilanciando il ruolo della conoscenza e della scienza (in effetti le Dolomiti sono le montagne più studiate al mondo, con il Latermar a farla da re delle pubblicazioni) ma ha soprattutto indicato la strada della nascente Fondazione Dolomiti Patrimonio Unesco: “Le polemiche finiranno presto. Troveremo un buon accordo. Per noi la sede va bene anche a Belluno. L”importante è il futuro della governance, che ora dovrà vederci operare in sinergia, con un nuovo metodo e nuove prospettive di qualità del territorio e anche per il turismo”. Una promessa di sostenibilità.
Per l’Assessore il riconoscimento Unesco e la collaborazione nella Fondazione, sono un’ opportunità “per riportare al centro dell’agenda politica la montagna e governare il territorio dolomitico in modo più equo”.
Erano silenziosi gli ambientalisti, nessuna polemica. Pensavano però a una domanda “Come si lega il collegamento Pinzolo-Campiglio con questi ottimi propositi”?
Sarà che, come scrisse Goethe, “I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi”.

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4 thoughts on “Dolomiti Unesco: spazio di opportunità

  1. Mantenere alta l’attenzione, Maddalena, che c’e’ gia’ chi si sta tirando su le maniche.

    Vedi per esempio l’assoindustria di Belluno, nella persona del suo presidente: si agita per portare la sede della fondazione a Belluno, e posso anche capirlo. Peccato che il suo modo di concepire il patrimonio universale sia parecchio diverso da quello che e’ nelle intenzioni dell’Unesco: socio di Tofana Marmolada (funivie delle quali conosci la storia, fatti e malfatti meglio di me), fratello e socio di chi vuole costruire il mega villaggio turistico a malga Ciapela, oggi fa scrivere sul quotidiano Alto Adige che: “adesso che c’e’ il marchio UNESCO, facciamo l’autostrada”; “a Belluno si dovra’ arrivare veloci per vivere lenti”; i bellunesi dovranno “utilizzare questa possibilita’ come volano di sviluppo turistico per le nostre vallate dolomitiche”.

    Ok, ma non so se l’idea di sviluppo che ha in mente lui sia la stessa che ha in mente l’Unesco.

    Spero vivamente che il marchio non faccia diventare anche le Dolomiti friulane il casino che son diventate le Dolomiti trentine.

    Pericoloso diventare discepoli troppo silenziosi ;)

  2. Cara Francesca,

    conosco le intenzioni di Vascellari, al quale senza citarne il nome ti riferisci. Sappiamo che i problemi sono tanti.
    E non ti preoccupare: i discepoli dismettono il loro silenzio domani mattina, quando in conferenza stampa le associazioni Italia Nostra, Legambiente e WWF presenteranno il secondo esposto alla Commissione Europea contro il progetto di collegamento Pinzolo-Campiglio con riciesta di apertura di una seconda procedura d’infrazione (la prima era del 2006) contro la Repubblica italiana e la Provincia di Trento per aver disatteso le regole scritte nelle Direttive Habitat e Uccelli. Il silenzio si usa nei momenti opportuni. A volte si usano le leggi, a volte altri strumenti. Maddalena

  3. Al di là delle elucubrazioni intellettuali la mia domanda è: cosa ci guadagna la veciota de Sfruz dal “marchio” Unesco alle Dolomiti. Gilmozzone parla giustamente di nuova cultura, mi piacerebbe vedere coraggio, novità e libertà in questo bellissimo Trentino. E mi piacerebbe che tante valli rimanessero così come Dio le ha fatte.

  4. Ciao Mattia, grazie del commento.
    La veciota di Sfruz non ci guadagnerà probabilmente nulla, Dolomiti Unesco può servire solo a due cose (e dipenderà tanto dalla qualità dei nostri politici oggi e domani quanto però anche dalla capacità delle persone di rispondere e vigilare):
    1) a tutelare le Dolomiti
    2) a portare più di adesso la montagna nell’agenda politica nazionale.

    Ci credo poco, purtroppo. Le premesse non sono buone, i precedenti pessimi.
    Gilmozzi non è coerente con quello che ha dichiarato domenica sera, però potrebbe anche fare cose postive in futuro.
    Può anche essere che passata la buriana della pessima Pinzolo-Campiglio migliori.
    Staremo a vedere, intanto bisogna vigilare affinchè la retorica non superi la soglia dell’azzardo:-)

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