Ambiente: controlli inadeguati, decisioni verticistiche

Le vicende della discarica di Monte Zaccon ripropongono nuovamente la questione della qualità del governo del territorio.
I fatti sono chiari.
I controlli ambientali non sono stati adeguati: se non fosse stato per la Procura e per la forestale di Enego, non siamo sicuri di quando si sarebbero scoperte le brutte faccende di Marter nè come e in che misura sarebbero state diffuse le notizie ai cittadini.
Il caso di Monte Zaccon non è il solo: questo ci autorizza a fare un ragionamento più ampio.
Analoghe (con le dovute differenze) sono le vicende di smaltimenti di rifiuti non conformi nella discarica del Vermione a Tenno o in quella di Sardagna, e analogamente preoccupante è il viaggio allegro sul territorio dei terreni agli idrocarburi della ex Star Oil. Un altro caso preoccupante di controlli tardivi e di opacità varie è lo sversamento nei terreni adiacenti all’ ex Europasteel, a Mezzolombardo, del pericoloso apirolio: non fu  l’Appa a scoprire il caso, ma i lavoratori che denunciarono (poi vittime – secondo il sindacato- di ritorsioni da parte dell’azienda). Resta un mistero, a sentire il sindacato, in quella vicenda, come sia arrivato alle orecchie della proprietà il nome del sindacalista che aveva fatto l’esposto all’Appa.
In precedenza si era avuto il caso degli sfregi al ghiacciaio della Marmolada, scoperti da un’ associazione ambientalista (Mountain Wilderness) e non dagli uffici preposti.
La politica l’ha poi ammesso: l’Appa va potenziata, i controlli migliorati. Staremo a vedere.

Si è anche dimostrato che la politica trentina produce decisioni di dubbia qualità su questioni ambientali importanti, proprio per i percorsi decisionali dirigisti, privi spesso di trasparenza e reale partecipazione informata dei cittadini e delle amministrazioni.
Basti pensare al caso simbolico dell’inceneritore, nato nella pianificazione sovradimensionato (doveva essere di 300.000 tonnellate, tre volte il necessario, stante l’attuale progetto), con un Piano Rifiuti rincunciatario, che relegava, nella prima versione, al 50% la percentuale di raccolta differenziata raggiungibile. Quella percentuale si è dimostrata ampiamente superabile nei fatti. I mglioramenti al Piano Rifiuti oggi in vigore sono dovuti soprattutto allo sforzo delle associazioni, che hanno perseverato nel chiedere più qualità e di poter contribuire alle scelte.
Citiamo anche il caso del biodigestore di Lasino, prima maldestramente quasi imposto in una collocazione rivelatasi sbagliata, poi mestamente rimesso nel cassetto, a seguito di una decisa e fondata mobilitazione dei cittadini e di parte dei rappresentanti istituzionali. In mezzo c’è stato un tragicomico percorso simil-decisionale, che ha compromesso la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Altra vicenda esemplare è il progetto di collegamento impiantistico tra San Martino e Passo Rolle. A difendere l’unicità del paesaggio del Colbricon e a proporre una più attenta analisi dei bisogni reali di infrastrutture, sono state le associazioni ambientaliste e i comitati locali, alla fine convincendo delle loro buone ragioni anche il Consiglio e la Giunta provinciale. Il progetto è stato ritirato e a breve dovrebbe essere presentata l’alternativa. Però anche in questo caso la scelta iniziale della politica era stata frettolosa, verticistica, priva di partecipazione.
La politica e l’amministrazione hanno rivelato quindi le loro opacità.
Il problema, oltre al risultato finale delle scelte, è che questo atteggiamento poco partecipativo e trasparente provoca l’effetto di una diffusa e giustificata sfiducia e la moltiplicazione di comitati, che rende difficile il dialogo fra istituzioni e cittadini, che ostacola la produzione di soluzioni migliori e che  offre spazi alle strumentalizzazioni politiche, prive di una visione strategica del territorio.

Si affacciano ora decisioni e questioni importanti, per l’impatto che alcune grandi opere potranno avere sul territorio.
L’inceneritore di Trento, il raddoppio della ferrovia del Brennero, la vertenza annosa della Valdastico, la gestione del traffico sulla strada della Valsugana e ancora la futura stazione ferroviaria di Trento, il progetto della grande centrale di pompaggio del Monte Altissimo.
La domanda è se l’Autonomia è in grado, stanti i fatti, di garantire qualità nelle decisioni e qualità e rigore nella gestione delle opere e dei controlli.
Non si può non essere preoccupati di avere sul territorio elementi di possibile inquinamento e forte impatto, in questo contesto.
Se però la Provincia saprà ora imboccare una strada diversa, di partecipazione responsabile e informata, di costruzione delle decisioni in modo democratico e di un efficace controllo e governo del territorio, le cose miglioreranno di certo.

Maddalena Di Tolla Deflorian (pubblicato sul quotidiano Trentino domenica  27 settembre 2009, si ringrazia l’editore)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...