I lupi arrivati in Lessinia riequilibrano la popolazione di cinghiali

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autrice Maddalena Di Tolla Deflorian – Articolo pubblicato sul quotidiano Trentino e Alto Adige il 25/02/2015 –

 

La preda, riversa nella neve e non consumata (chi e cosa avrà disturbato il pasto?), questa volta è un cinghiale. Non farà clamore la sua morte, immersa nell’inverno essenziale della natura. Nessuno reclamerà un danno economico o morale, nessuno paventerà improbabili pericoli per gli umani, come accade invece quasi sempre quando le prede sono domestiche.

A seguire nella neve la traccia del branco di lupi (quattro individui, dicono le impronte rilevabili) che ha ucciso l’animale erano, a fine gennaio, i ricercatori del Progetto LifeWolfAlps, che si muovevano sul versante trentino della Lessinia, seguendo il programma del monitoraggio previsto, fra altre attività, dal progetto. Il monitoraggio proseguirà fino a marzo ed è svolto in collaborazione da biologi e agenti della forestale su Trentino, Alto Adige, Veneto e Lombardia. Si svolge nella stagione invernale poiché la neve permette di seguire le tracce di lupo con maggior efficacia. Lo scopo è valutare l’entità della popolazione locale e le modalità in cui l’animale usa il territorio.

Non è certo un’eccezione, questa predazione” – ricorda Natalia Bragalanti, la biologa che, insieme all’Assistente Forestale Tommaso Borghetti, era sul posto quel giorno, per la precisione il ventisette gennaio scorso.

Il lupo preda da millenni gli animali selvatici ma, essendone capace, se trova bestiame mal custodito preda anche quello, in modo opportunistico, vista la sua intelligenza sociale. Il tema al centro del dibattito dunque dovrebbe essere soprattutto la prevenzione, fanno notare da tempo gli esperti. La prevenzione come noto si attua con recinzioni elettrificate, cani da guardiania, presenza attiva dei pastori. Il ritorno del lupo in Lessinia, che ha visto la formazione di un giovane branco da due anni a questa parte, è stato segnato da reazioni diversificate, fra queste anche allarme, fastidio, critiche da parte degli allevatori e pastori. Di recente un articolo pubblicato sul quotidiano L’Arena annunciava il drastico calo dei danni da cinghiale denunciati nel 2014 proprio in Lessinia. La probabilità che sia il ritorno del lupo ad aver prodotto questo calo è, sotto il profilo biologico, molto verosimile. Servono studi ulteriori però per accertarlo e capire ancora di più cosa sta accadendo dentro l’ecosistema della Lessinia.

La presenza del cinghiale, del resto, specie alloctona e considerata problematica, a sua volta scatena proteste, per i danni che questo ungulato massiccio provoca all’agricoltura. In Trentino si stima che i danni da cinghiale indennizzati ammontino in media ad un importo di quindicimila euro. Nelle Alpi il cinghiale è una specie in espansione.

Natalia Bragalanti prosegue il ragionamento ricordandoci che “il lupo è uno straordinario equilibratore ambientale”. A riprova, qualora ve ne fosse bisogno, di questo concetto consolidato per la scienza, c’è l’affascinante storia d’oltreoceano, giunta all’anniversario ventennale proprio quest’anno, della reintroduzione dei lupi nel mitico Parco nazionale di Yellowstone, appunto risalente a vent’anni fa. I lupi ritornati nell’ambiente hanno prodotto a Yellowstone effetti a catena complessi e positivamente imprevisti, come una migliore condizione delle vegetazione e dei corsi d’acqua, una migliore condizione della popolazione dei castori, dei mustelidi e dell’avifauna, il cambio di uso del territorio e delle prede dei coyote, un riequilibrio delle popolazioni di ungulati. La presenza dei lupi a Yellowstone ha perfino cambiato il corso dei fiumi e la geografia dei luoghi. La situazione nelle Alpi è certo più complessa, essendo la catena alpina ben più popolosa e infrastrutturata anche alle medie quote, delle catene montuose americane.

Resta il dato che la dieta del lupo è nelle Alpi composta principalmente di ungulati selvatici.

Intanto, i monitoraggi iniziati a novembre 2014, proseguono e si concluderanno a marzo 2015 in tutte le aree d’intervento del progetto. La metodologia di raccolta dati sistematica opera con la suddivisione del territorio in “transetti”: percorsi lineari rappresentativi dell’habitat frequentato dal lupo, da percorrere contemporaneamente (per evitare “doppi avvistamenti”) sull’intera area monitorata alla ricerca di segni di presenza del predatore: orme, tracce di urina, fatte, ciuffi di pelo. Ad oggi i collaboratori LIFE WOLFALPS incaricati dei monitoraggi hanno percorso ben più di cento chilometri.

Lo scenario assume una colorazione diversa pensando ad un dato riscontrato dai due studiosi nella loro perlustrazione del 27 gennaio: presso un punto di sosta del branco le tracce ritrovate nel ghiaccio mostrano chiaramente un’ attività di gioco, fra gli esemplari più giovani, desumono la biologa e il forestale.

I lupi sono animali intelligenti, potenti e profondamente sociali. Se scacciassimo le icone che sovrapponiamo alla loro fisicità e biologia, li capiremmo per quello che sono. Danno la morte a diverse specie e al tempo stesso la permettono e favoriscono per altre specie. Si chiama cascata trofica, è un effetto che oggi è considerato una delle scoperte scientifiche più affascinanti.

Nel silenzio del bosco d’inverno si disvelano i vari aspetti di una trama di relazione fra specie diverse, ed anche fra umani e ecosistemi, che gli abitanti delle Alpi possono scrivere d’ora in poi in modi diversi, che spaziano dall’accettazione equilibrata alla distruzione.

Fino al primo marzo al Muse si può ancora visitare la mostra dedicata dal progetto Life al lupo e prendersi uno spazio mentale per pensare a quale trama immaginiamo.

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