Orso nel recinto a San Romedio: le associazioni dicono no

La notizia: Un no deciso e motivato, da parte delle associazioni ambientaliste e animaliste, al previsto arrivo di un altro orso nel recinto di San Romedio (Val di Non).

La storia in breve: al santuario di San Romedio esiste da tempo un recinto (stretto, umido e secondo veterinari, ambientalisti e la Commissione CITES inadeguato ad ospitare un orso a vita) che ha ospitato per anni alcuni orsi. Successivamente l’orsa solvena Yurka, portata in Trentino per il progetto di ripopolamento LIfe Ursus, a causa di una sua presunta pericolosità (presunta dalla Provincia ma contestata dagli ambientalisti) fu catturata e messa in cattività proprio nel recinto di San Romedio. Le proteste furono forti, perchè era evidente a tutti che Yurka in quel luogo stretto, povero e soggetto alla visita costante di persone, soffrisse. La stessa Provincia lo ammise e fece costruire in un bosco di sua proprietà presso la città di Trento (località Casteller) un recinto più grande,  lontano dagli sguardi della gente. Gli orsi che si trovavano a San Romedio prima dell’arrivo di Yurka erano stati nel frattempo spostati in una specie di zoo, però con spazi più grandi, ad Aprica, in Lombardia. Quindi i sindaci della Val di Non e gli stessi frati gestori del santuario avevano cominciato a lamentare la necessità di riportare un orso in quel recinto come attrazione turistica. Ora, l’orso che si prevede debba arrivare è l’orso Carlo, sequestrato a suo tempo ad un circo e recluso in una gabbia in Abruzzo, dove pochi mesi fa ha aggredito il guardiano che gli portava il cibo, meritando il pessimo appellativo di orso cattivo dalla stampa.

Il commento: penso che questa storia sia molto triste e che la strada per rispettare  gli animali e la natura sia ancora lunga. Appoggio la presa di posizione delle associazioni, anche perchè come Preisdente di Legambiente l’ho scritta io :-)

Ecco la presa di posizione delle associazioni (Legambiente, Lipu, LAV, LAV, Movimento vegetariano No alla caccia, Pan Eppaa) :

Prendiamo atto del fatto che la Commissione CITES ha rilasciato l’autorizzazione per l’arrivo nel recinto di San Romedio di un orso proveniente dall’Abruzzo, smentendo se stessa, poiché poco tempo fa aveva dichiarato lo stesso recinto non idoneo (nel caso di Yurka) alla lunga detenzione di orsi. Forse la CITES ha ceduto ai sindaci che dichiaravano la necessità economica (mai dimostrata) di questo animale in gabbia?
E’ una pessima notizia per la relazione tra uomo e orsi ma anche per il turismo e l’immagine del Trentino.
Riteniamo sbagliato usare come attrazione turistica un animale, ancora di più nel caso di un orso bruno.
L’Europa ci chiede infatti uno sforzo importante – e la Provincia di Trento ha coraggiosamente riportato gli orsi liberi nei nostri boschi- per tutelare la specie e con essa la biodiversità. Trasformare alcuni individui della specie in una attrazione è eticamente discutibile e danneggia questo sforzo culturale e di conservazione.

Il recinto di San Romedio non è adeguato (troppo piccolo e umido, troppo esposto allo sguardo dei visitatori) per accogliere un orso a vita.

Attualmente l’orso vive in una gabbia peggiore, si dice, e a San Romedio starebbe meglio. Questa è una scusa, evidentemente.

Se si vuole aiutarlo, non lo si usi come un giocattolo. Invece di portarlo al santuario, si costruisca in un altro luogo, con la guida di esperti, uno spazio adeguato, più grande, che gli permetta di fuggire dallo sguardo dei visitatori quando vuole, con condizioni di visita limitate e rispettose dell’animale e un necessario percorso culturale di riflessione sulla coesistenza tra uomini e orsi.

Inoltre il santuario di San Romedio è un luogo spirituale: è del tutto in contrasto con questa spiritualità la detenzione di un animale a scopo di attrazione.
La Val di Non e San Romedio hanno ben altre potenzialità da esprimere nel turismo, come dimostra il successo di pubblico del Parco fluviale del torrente Novella e quello eclatante di Castel Thun.

La strada da seguire è proporre un turismo culturale e spirituale (vicino al santuario c’è il bel Museo Retico) e aggiungere ad esso dei percorsi dedicati all’orso bruno, progettati con il Parco Adamello Brenta e il Museo di Scienze di Trento.

A questo punto resta la sola autorizzazione del Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento da rilasciare: chiediamo al Presidente Lorenzo Dellai e all’Assessore all’ambiente Alberto Pacher di esprimersi pubblicamente contro questa attrazione, che è contraria ai valori del sano rapporto tra l’uomo e la natura e al lavoro che la Provincia svolge in diversi settori a favore della biodiversità e degli animali e chiediamo al Servizio di negare questa autorizzazione, per le ragioni spiegate.
La Provincia a suo tempo aveva dichiarato che quel recinto non è adeguato alla presenza a lungo termine di un orso. Lo ribadisca. E ribadisca che la cultura turistica del Trentino non può prevedere un uso come questo degli animali.

Animali abusati a Pergine, Feste medievali

La notizia:

In luglio si sono svolte a Pergine Valsugana le feste medievali.  Alcuni animali sono stati usati in queste feste.

Alcuni cavalli sarebbero stati legati e costretti a girare in una giostra fino a notte inoltrata (non li ho visti personalmente, questo mi è stato riferito.)

Un coniglio vivo era tenuto prigioniero sotto una cassetta, utilizzato in un gioco a scommesse. Raccolte le scommesse i lconiglio veniva liberato e correva subito spaventato a rifugiarsi sotto delle cassette, che formavano un cerchio intorno a lui, mentre la gente scommetteva e faceva chiasso. (visto di persona)

Un falco in cattività era esibito dal falconiere fino a notte, con gli occhi bendati. (visto di persona)

Il commento: E’ davvero triste e ingiusto, ed eticamente inaccettabile utilizzare animali vivi per delle feste popolari. 1) Gli animali non sono oggetti, hanno diritto a non soffrire e a non fare cose contro la loro natura senza un motivo ineludibile

2) Portarli in simili situazioni (tanta gente, rumore, luci artificiali) produce sempre su di loro paura e stress

3) La loro dignità risulta offesa dalle pratiche di cui sopra e di conseguenza anche la nostra, che viene intaccata da un cattivo rapporto con gli animali

4) E’ terribilmente diseducativo mostrare ai bambini questi spettacoli e addirittura incitarli a partecipare (come purtroppo molti adulti hanno fatto in quelle sere)

Nota: Falconeria- per chi pensasse  che la falconeria sia una attività innocua: I falchi devono essere addomesticati violando la loro libertà ed etologia per condizionarli a volare a comando. Sono quindi privati della loro libertà. Gli esercizi cui devono sottostare li costringono a volare (deprivati del cibo per i primi esercizi) legati al polso del falconiere in lunghe sessioni di esercizio forzato.In ogni caso il falco non volerà mai più liberamente e sarà tenuto prigioniero a vita del falconiere. L’esibizione di un falco comporta dunque una forma di violenza etologica e fisica su un animale, trattato come uno splendido gioco. Inoltre l’esistenza di un mercato legale di falchi adulti e giovani produce un parallelo mercato illegale, che comporta la sottrazione di uova e pulli di falchi in natura. Questo costituisce per diverse specie un rilevante danno.

Il mio giudizio sulle feste medievali è dunque pessimo: il Comune e le associazioni del paese non devono promuovere simili spettacoli e violazioni. Ritengo queste feste in costume ridicole e prive di senso. Ho provveduto a segnalare ai Vigili Urbani di Pergine la vicenda del gioco a scommesse con il coniglio, che purtroppo era stata organizzata dal volontari dell’oratorio per raccogliere fondi. Aggravante non scusante!  Purtroppo la falconeria e l’uso dei cavalli sono invece legali.

Estate: maltrattamenti di animali in arrivo

In estate i maltrattamenti di animali aumentano. Sulle spiagge i bambini (a volte gli adulti oppure i bambini con il permesso e il benestare degli adulti) manipolano, spostano fuori dall’acqua, trattano come oggetti, mutilano oppure uccidono tutti quegli animali che loro considerano invece esseri diversi dagli animali e privi di diritti. Così granchi, meduse, cavallucci marini,  stelle marine, polipi e altri vengono maltrattati, torturati, uccisi. Sentono, provano dolore, Nessuna scusa per il maltrattamento.

Poi, si abbandonano  cani, i gatti, le tartarughe, criceti, ci si dimentica di affidare il meraviglioso ecosistema dell’acquario di casa a qualcuno, condannando tutti questi animali ad un a brutta esperienza se va bene, ad una  brutta fine se va male.

In estate i bambini hanno tempo e stanno di più all’aria aperta: ecco che mutilano, uccidono, catturano e infastidiscono gli insetti. Non dite che sono insignificanti perché provano dolore e hanno diritto a vivere come e quanto la vita permette loro. L’altro giorno in fattoria didattica un bambino ha catturato e manipolato una farfalla…se toccate loro le ali, lo sapete, poi non volano più e muoiono. Non ha importanza se la vita di una falena sia di poche ore o di pochi giorni: nessuno deve per gioco ridurre quella vita, accorciarla, renderla brutta e sofferente.

Non maltrattate nessun animale, per nessun motivo. Insegnate ai bambini a non procurare dolore, a non imprigionare e nemmeno a violare la dignità degli animali.

Ecco una riflessione del presidente della LAV, Gianluca Felicetti

[di G.Felicetti*] Giusto qualche giorno fa, in una bellissima caletta dell’isola d’Elba, ho assistito da interessato spettatore-attore, ad uno di quei dibattiti non “da spiaggia”, dannatamente seri poiché erano di vita e di morte di esseri viventi.

Uno dei bagnanti uscendo dall’acqua si era lamentato del “pizzico” di una medusa e chiedeva un retino per farsi “giustizia”. Grazie al consiglio arrivato da sotto un ombrellone vicino, è stato curato il bruciore con un semplice stick o togliendo con il retro di una lama i residui dei tenta colini; il signore ha quindi rinunciato ai suoi propositi bellicosi. Ma subito, nemmeno si trattasse di girare una scena de “Lo squalo 4”,  fra i bambini presenti è scattata l’operazione “pulizia” dai temibili animali considerati degli invasori. Con maschera e pinne, come comandati da un appartato generale, in un paio di minuti hanno riportato a riva una delle colpevoli. Ma, questa è la novità, sono state accolte da una delle mamme che ha esclamato: “E’ un animale, se non lo rimetti in acqua morirà. Fallo subito!”. Fallo subito!”. E così si è chiuso il round. In attesa dei prossimi bagnanti e delle prossime meduse.

Con il popolamento delle spiagge per le vacanze non è raro assistere a questi spiacevoli episodi di maltrattamento ai danni di granchi, pesci, stelle e cavallucci marini, meduse e, più in generale, di tutta la fauna marina. Dal semplice prelievo degli animali in questione dal loro ambiente naturale per trasferirli nei secchielli o sulla sabbia bollente, ad episodi ben più gravi quali la mutilazione, la menomazione degli arti, se presenti, all’uccisione o all’utilizzo come improbabili souvenir.

Così per informare i bagnanti che maltrattare ed uccidere gli animali (a qualunque specie appartengano) è non solo un atto ingiusto e  riprovevole ma anche un reato penalmente perseguibile, l’Ufficio legale della LAV con il Settore Educazione ha inviato una istanza alle Capitanerie di Porto e ai Sindaci dei Comuni costieri.

Chi maltratta un animale, ai sensi dell’articolo 544 ter del Codice penale, rischia da tre mesi a un anno di reclusione o la multa da 3000 a 15000 euro, con aumento della metà in caso di morte. Tale  articolo, come confermato da recenti sentenze della Corte di Cassazione, non si riferisce alle sole lesioni fisiche, ma è riconducibile anche a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capaci di produrre sofferenza agli animali in quanto esseri senzienti.

E’ facilmente intuibile come prelevare dal loro habitat naturale animali e riporli, anche temporaneamente, in secchielli o simili, luoghi del tutto sconosciuti agli animali in questione ed inadeguati alle loro caratteristiche etologiche, sia per gli stessi fonte di grande stress, e causa di sofferenze, penalmente rilevanti.

Permettere tali atti, soprattutto a soggetti in età infantile o davanti ad essi, inoltre, non è solamente diseducativo ma compromette fortemente il rapporto che i minori potrebbero instaurare nella loro vita con il mondo animale, e più in generale con gli altri essere umani. Trattare qualsiasi animale, anche il più piccolo, come se fosse un giocattolo o una cosa, non considerando il fatto che sia anch’esso un essere senziente e quindi in grado di provare dolore e sofferenza, non educa alla sensibilità ed al rispetto verso gli altri.

Gianluca Felicetti*
[Presidente LAV]

Cacciatori trentini: nuovo Presidente, quale linea?

La notizia: Cacciato il super Presidente dei cacciatori trentini, Sandro Flaim.  In 15 sezioni su 20 infatti ha vinto lo sfidante, Giampaolo Sassudelli. Il nuovo Presidente ha subito dichiarato che la prima preoccupazione sarà “sburocratizzare” (non la fauna o la biodiversità, ma la burocrazia…). Perché secondo lui i  cacciatori sarebbero afflitti da regolamenti troppo complessi, ad esempio vorrebbe eliminare l’obbligo di timbrare il cartellino personale prima di uscire a caccia con luogo di uscita, orario di partenza e rientro e specificare se si esce a capriolo oppure camoscio. Sassudelli ha aggiunto che gli anziani fanno fatica ad adempiere. Grandi sostenitori del nuovo Presidente i due consiglieri provinciali (di opposizione) cacciatori Claudio Eccher e Nerio Giovanazzi. grande elettore del Presidente uscente addirittura il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai.

Il commento: Numeri: i cacciatori trentini sono circa 7500, meno del 2%  della popolazione. L’età media è 50 anni, il 90% sono maschi. Una minoranza per numeri e di genere. In un paese (l’Italia) dove secondo tutti i sondaggi la stragrande maggioranza degli abitanti è contraria alla caccia e favorevole a sue rigorose regolamentazioni. Lobby potente anche in Trentino quella dei cacciatori: amati dall’ex Presidente della Provincia Bruno Kessler (uomo del popolo e cacciatore), lo sono altrettanto, per ragioni elettorali, dal non cacciatore Lorenzo Dellai. L’ex potente Presidente dell’Associazione Cacciatori, battuto da Sassudelli, è Sovrintendente della Provincia. Flaim (che è stato anche Direttore del Parco Adamello Brenta, una vita fa..quando la Provincia non voleva neanche le figure dei Guardiaparco…) è in ottimi rapporti  col Presidente Lorenzo Dellai. Cacciatori nei posti giusti (le cabine di controllo della caccia) sono anche l’altrettanto potente Romano Masè (da molti considerato il braccio destro di Dellai nelle questioni venatorie, faunistiche e non solo), così come il Dirigente del Servizio Foreste e Fauna Maurizio Zanin e il sottostante Responsabile dell’ Ufficio Faunistico Ruggero Giovannini. Va dato atto però a Zanin e Giovannini di essere entrati nel ruolo istituzionale: hanno un rapporto di dialogo con le associazioni ambientaliste e hanno preso discretamente le distanze dall’Associazione Cacciatori. Ad esempio hanno voluto un faunista serio e attento all’ecologia (e non cacciatore) come Andrea Mustoni (il papà del ritono degli osi in Trentino) a scrivere un buon Piano Faunistico, che sostituirà quello vigente. Cacciatore sfegatato è invece il faunista Franco Perco, che ha scritto il vigente Piano faunistico del 2004, che inizia con la storia dell’evoluzione (sic) del cacciatore alpino e introduce la nuova parola sublime di “tele-selettore” al posto di cacciatore.

Chi è l’uscente Presidente Sandro Flaim? Un architetto, cacciatore, che recentemente si è distinto per aver detto  arrabbiatissimo che in Trentino vi sarebbero ben 5000 pernici bianche! Infatti i tecnici della Provincia (che sono sempre prudenti, mica sono Legambiente!) hanno proposto di rendere non cacciabile la pernice, il WWF gira le valli con una mostra che la descrive come specie molto fragile e tutti i faunisti che studiano le Alpi, se interpellati, dicono che quei numeri sono inventati e ridicoli. Sandro Flaim ha impostato la sua presidenza con una forte caratterizzazione politica, ottenendo ampio appoggio dal Presidente Dellai e provocando però con l’atteggiamento arrogante il risultato di essere sconfitto alle elezioni.

Appoggi imbarazzanti per Sassudelli? I due consiglieri provinciali filo-caccia Claudio Eccher e Nerio Giovanazzi, che negli anni si sono distinti per le loro sparate contro gli ambientalisti (nel caso di Eccher anche in Comitato faunistico) e per diversi tentativi di riformare la legge provinciale sulla caccia in modo retrivo.  Nerio Giovanazzi anni fa aveva tentato per esempio di favorire per legge le associazioni ornitiche (non la benemerita LIPU, bensì le associazioni degli appassionati di uccelli in gabbia o peggio da richiamo!) Ultimo esempio? Il ddl nr 87 2010 disegno di legge a loro firma, che vorrebbe riformare la vigente legge provinciale nr 24 sulla caccia, e che è semplicemente agghiacciante. Il disegno di legge è improntato interamente a favorire il cacciatore e in esso nulla traspare della buona gestione della risorsa fauna selvatica.

Prevede:

-ampliare le associazioni venatorie da coinvolgere nella stesura del Piano Faunistico (oggi si prevede solo il coinvolgimento della Federazione italiana Caccia) alle associazioni venatorie riconosciute dal Ministero (tra cui vi sono Migratoristi e Produttori selvaggina), escludendo le associazioni ambientaliste (art. 1)

– istituire aziende agri-turistico-venatorie (cioè turismo agreste e caccia! ) (art. 2, lettera B)

– creare zone pubbliche e private di produzione di selvaggina a scopi alimentari (art. 2, lettera C)

-creare zone di addestramento dei cani da caccia dove immettere selvaggina di allevamento (art. 2, lettera C segue)

-creare zone per la caccia con i falchi dove immettere selvaggina di allevamento (art. 2, lettera C segue)

-caccia nei biotopi (ipocrisia: dice “gestione venatoria e se compatibile”) (art. 3) che sono circa lo 0.1% del territorio!

– passa alla Giunta il potere di adottare la gestione tecnica della fauna cacciabile (cosa vorranno dire…..in pratica la parte venatoria del Piano faunistico?? Sarebbero le prescrizioni tecniche??) e anche il regolamento tecnico delle Riserve comunali (sottraendoli al Comitato faunistico, se ne deduce) (art. 4, lettera A)

– toglie l’adozione di prescrizioni tecniche e programmi di prelievo al Comitato faunistico (art. 4, lettera B)
–
-affidamento a strutture periferiche delle Riserve comunali di determinate specie faunistiche (art. 6, lettera G)

– leggera contrazione della democrazia negli enti gestori (si elimina l’obbligo di far votare al direttivo provinciale dell’Ente gestore rappresentanti di altre associazioni venatorie minori, si toglie diritto di voto nelle sezioni ai cacciatori aggregati) e così via…

Voi affidereste a gente così gli animali selvatici?

Il nuovo Presidente dei cacciatori si, perché da costoro si è fatto pubblicamente appoggiare. Lo dichiara lui stesso in questa intervista  rilasciata al quotidiano Trentino. http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/dettaglio/trento-cambio-al-vertice-dei-cacciatori:-sassudelli-a-sorpresa-batte-flaim/1892854.

Sassudelli dice che sarebbe troppo brigoso timbrare un cartellino per segnalare se si esce a una specie oppure ad un’altra? Se si considera la caccia come un gioco (come fanno i cacciatori in realtà) allora è vero. Se invece la caccia è considerata davvero quello che l’Associazione cacciatori trentini dice e scrive nei dotti convegni, ovvero una complessa e onesta (sic!) azione di gestione della fauna no, assolutamente no.  La cosiddetta burocrazia sono le regole minime per garantire trasparenza e controlli. Perché uscire a sparare a cervi oppure caprioli mica è la stessa cosa, evidentemente! Infine, se un anziano non riesce a timbrare un cartellino (come dice il Sassudelli) , beh, santo cielo che non esca armato all’alba: potrebbe sbagliarsi con quel fucile! E se fa fatica con il cartellino come farà a distinguere una specie di uccello -che loro hanno voluto cacciabile- da un’altra, visto che sono tanto piccoli questi animali?

Insomma, la storia ci dirà quale linea terrà la nuova Presidenza dei cacciatori. Sarà una gestione meno piegata sulla politica ? Questo spingerà il Presidente Lorenzo Dellai a non essere più partigiano di una lobby ma a pensare alla fauna come una risorsa pubblica importante?

Lince B132: nuovo radiocollare, a Molveno

Notizia: E’ stata catturata (sopra Molveno) e dotata di un nuovo radiocollare la lince  B132. L’animale si trova in Trentino dalla primavera del 2008. Proviene dal Cantone svizzero del San Gallo, dove è nata nella primavera del 2006 (oggi ha dunque 4 anni). B132 è un maschio. B132 era stato catturato e radiocollarato la prima volta in Engadina (Svizzera) il 22 febbraio 2008, nel territorio del Parco Nazionale omonimo. Successivamente l’animale si era spostato in territorio italiano, in Val di Sole (passando dalla Lombardia). Poi B132 si è spostato nel cuore delle Dolomiti patrimonio Unesco e del parco Naturale Adamello Brenta, ovvero proprio nel Gruppo di Brenta. L’animale viene costantemente seguito grazie al radiocollare dalla Forestale, con la collaborazione  di personale del Parco naturale Adamello Brenta e dell’Associazione cacciatori. Attiva e costante la collaborazione con i tecnici svizzeri, che hanno segnalato regolarmente le localizzazioni trasmesse dal radio collare svizzero fino a che questo ha funzionato. Il trasmettitore (come previsto) ha smesso di funzionare a fine 2009. Quindi ora è stato messo un nuovo radiocollare, e ora la lince sarà monitorata dallo staff italiano.

LINK AL video della cattura (notare la bellezza strordinaria della lince, le dimensioi notevoli delle zampe, ma anche l’amorevolezza dei forestali mentre maneggiano la lince, si “palpa” quasi il loro desiderio di accarezzarla. In effetti lo fanno, accarezzano la lince. ED E’ BELLISSIMO, VORRESTI ESSERE CON LORO!)

Questa lince è singolare: sicuramente dalla letteratura scientifica nota si tratta dell’esemplare che ha effettuato il più lungo spostamento documentato nelle Alpi. In Italia si tratta del secondo caso di cattura di lince, il primo era avvenuto alcuni anni fa in Friuli Venezia Giulia.

Commento (riprendo un mio articolo del maggio 2008, con dati di Anja Jobin, esperta europea di lince e lupo, Coordinatrice del gruppo S.C.A.L.P. – Status and Conservation of the Alpine Lynx Population): 

La Svizzera ha reintrodotto  le linci negli anni settanta. Da allora la specie ha lentamente colonizzato tutto l’arco montuoso del paese, sia la parte alpina che quella dei Grigioni. Il successo della reintroduzione è in una fase cruciale infatti sono emersi conflitti con la componente venatoria, che vede la lince come un competitore venatorio. Secondo Anja Jobin invece una lince arriva a predare in un anno al massimo 50-60 caprioli, in un territorio però che per un individuo di lince (animale solitario, non forma branchi, come succede anche per il puma ad esempio) copre centinaia di chilometri quadrati. Se le linci trovano poi un ambiente popolato da diverse specie di ungulati (ovvero un ambiente sano, biodiverso) naturalmente ampliano la propria dieta anche a camosci e cervi (potrebbe essere interessante verificare le interazioni con la popolazione problematica di cervi nel Parco nazionale dello Stelvio).

Il Trentino e l’Alto Adige offrono ancora ambiti con una buona diversità di specie di ungulati, dunque vocati sotto il profilo nutrizionale per le linci. Una ricchezza adeguata di prede naturali inoltre esclude conflitti forti con gli allevatori, che non subirebbero perdite significative.

Cosa  serve per il ritorno stabile di una popolazione vitale di linci? Gli elementi sono gli stessi per tutti i grandi carnivori, quelli da tempo divulgati dagli esperti ( esempio dal Gruppo grandi Carnivori della Convenzione delle Alpi, da quello di ALPARC e infine anche dalla nota Piattaforma Ursina, del WWf e per l’orso.)

Ecco i punti:

– Informazione e azioni di coinvolgimento e partecipazione, rivolte a cittadini, agricoltori, cacciatori, amministratori pubblici.

– Fondi per la ricerca e il monitoraggio , con particolare riguardo sulle cause di disturbo antropico, sull’interazione con la caccia (ovvero la lince evita le zone di caccia oppure no? ) e sull’utilizzazione delle aree protette.

– Preservare ambienti idonei , come già dovrebbe accadere per il ritorno dell’ orso.

Si conferma in ogni caso l’importanza delle aree protette quali ambiti di pregio naturalistico per la presenza della grande fauna (come già successo per stambecco (Gran Paradiso), cervo (Stelvio), gipeto (Stelvio, Engadina), orso (Adamello Brenta) ma anche per le competenze del loro personale faunistico.

Si conferma anche l’importanza strategica delle relazioni con altri Parchi (qui l’Engadina) e di carattere internazionale (la Svizzera qui, nel caso dell’orso la Slovenia). Anche per la reintroduzione del gipeto la collaborazione transalpina è stata fondamentale per il successo dell’operazione.

Insomma, più biodiversità, più ricerca, più amore verso le varie forme di vita ma anche più internazionalizzazione, più Europa.

Il bello dei grandi carnivori è che loro richiedono grandi spazi di naturalità, ambienti di elevata qualità e cooperazione internazionale. Insomma, ci aiutano ad alzare il livello della nostra sfida per fare buona conservazione

Documenti:

Comunicato stampa nr 337 del 11/02/2010 della Provincia Autonoma di Trento

http://www.uffstampa.provincia.tn.it/CSW/c_stampa.nsf/416AD28B715DF727C12574BE0028F2B0/7939FFB6FB72AE26C12576C7003806A1

Documento (Speciale Fogli dell\’Orso, pubblicazione del Parco Naturale Adamello Brenta)– dedicato al workshop speciale sui grandi carnivori svoltosi nel 2009