Lupa morta rinvenuta nella Lessinia

Da 150 anni una coppia di lupi non solca il territorio fra la Lessinia e le Alpi trentine.Come noto, solo un paio di individui di lupo italico si stanno occasionalmente muovendo in Trentino e solo da poco tempo una coppia si stava muovendo in Lessinia.

Pochi giorni fa è stata rinvenuta morta (si teme avvelenata)  una lupa e si stanno ancora aspettando le conferme che sia davvero il veleno il suo killer. Non si ha ancora conferma che si tratti della stessa femmina che da qualche tempo si accompagna con il famoso lupo maschio Slavc. Se fosse così, la già esigua speranza di avere una cucciolata di lupi a breve sarebbe azzerata. Il ritorno del lupo è una sfida ancora più difficile rispetto a quello dell’orso, perché il lupo affronta irrazionali barriere ataviche nelle menti di tanti umani. Possiamo solo augurarci che questa morte faccia riflettere molti e cambiare mentalità a qualcuno. Lunga vita al lupo.

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Ricci e pipistrelli: come aiutarli

Ecco un sito e un centro recupero fantastici!

Dalla parte dei piccoli ricci e dei piccoli e utilissimi chirotteri (alias i pipistrelli)

Seguite il link e leggete

http://www.sosricci.it

Se trovate un riccio ferito oppure cucciolo (intorno ai 100/120 grammi) o che vaga di giorno prendetelo (usate i guanti per non ferire voi e perdere lui in malo modo), mettetelo in una scatola con acqua da bere e una borsa di acqua calda per evitare ipotermia e:

In attesa, effettuare sempre il primo soccorso:

  • mettere il riccio in un scatola alta, all’interno di una stanza,
  • non lasciarlo in giardino o peggio al sole,
  • se neonato (e fino a g 100 circa) mettergli una borsa d’acqua calda accanto o in mancanza una bottiglia di acqua calda (rischio di iportermia anche in estate!)
  • non lasciare in natura, anche nel dubbio, esemplari piccoli, che vagano di giorno o sera,
  • se si evidenzia la presenza di zecche  mettere qualche goccia di olio di oliva sulla cute e rimuoverle successivamente, con una pinzetta; eventualmente mettere sul dorso una goccia di Frontline per gattini (anche in presenza di pulci o acari),
  • se si rilevano uova di mosca (puntini grigio-biancastri) o larve (vermiformi), lavare con una soluzione di Betadine (1 parte) e acqua (2 parti).

Cosa mangia un cucciolo appena soccorso?

Se il peso é inferiore a g 130 circa, somministrare solo Esbilac ® (non sempre facilmente reperibile: farmacie, negozi per animali tipo Pet Discount oppure tramite corriere direttamente dai distributori di prodotti Chifa): non esistono sostituti del latte simili a questo.
Non utilizzare altri tipi di latte (in particolare non latte vaccino, neppure diluito, non surrogati di latte per altri animali o latte per bambini).

In attesa di Esbilac, in emergenza, si può usare, per un tempo breve (max un paio di giorni) latte di capra (recuperabile in quasi tutti i supermercati), che però non fa crescere l’animale, ma almeno, non provoca, di norma, intolleranze.

Esbilac va somministrato secondo lo schema presente sul sito (vai) o sul libro “Il riccio – ci sono anch’io” (vai).

Il riccio con occhi ancora chiusi necessita, dopo ogni pasto, di un delicato massaggio perianale, con la punta di un dito inumidita da olio di oliva o di mandorle, per stimolare l’evacuazione fecale ed urinaria.

Agli animali con peso superiore a g 120 va aggiunto, alla dieta, A.D. ® (di Hill’s), ogni 3 ore, con piccole porzioni di frutta a pezzettini.

L’acqua fresca non deve mai mancare, per uno spiccato rischio di disidratazione.

Contattare sempre il proprio veterinario, in particolare quando l’animale presenti ferite o appaia disidratato (aspetto di sacchetto sgonfio) o malato (poco vitale, non si chiude, barcolla, lo si incontra durante il giorno, …).

Riabilitazione?

Il riccio può essere riabilitato alla vita selvatica verso i g 700: il reinserimento in natura comporta un notevole calo ponderale (l’animale passa da una condizione di totale assistenza alimentare ad una, in cui l’approvvigionamento di cibo è solo parziale e l’esemplare deve cominciare a procacciarsi il cibo in autonomia e seppure in un’area protetta, dovrà cavarsela con le proprie forze).

Va sverminato intorno ai g 500, con prodotti per gattini (es. Milbemax giallo ®: 1\4 di compressa, da ripetere dopo 20 giorni), inoltre, va trattato con un antiparassitario, cosparso sul dorso (usare prodotti per gattini!).

Va lasciato in luoghi con punti fissi di acqua, con una casetta-rifugio (che sarà libero o no di utilizzare), in cui posizionare per alcuni giorni del cibo per gattini, vicino a cespugli con fiori che attirino gli insetti (loro cibo prioritario).
Giova ripetere che il riccio europeo è un animale selvatico e che pertanto non può essere detenuto, come animale da compagnia, con mezzi coercitivi (recinti, box, …), ma nulla vieta di offrire acqua, cibo, rifugio, in punti strategici, che l’animale sceglierà, secondo il proprio istinto, di utilizzare o meno.

Attenzione!

Non toccare i nidi di ricci con prole!     >>> La mamma quasi sempre abbandona immediatamente la cucciolata, se viene disturbata. O peggio si può assistere ad episodi di cannibalismo, se i riccetti vengono toccati con le  mani.

Se si devono spostare cataste di legna o effettuare lavori in giardini, orti, stalle e fienili, accertarsi, per quanto possibile, se vi siano tane di riccio con cuccioli; in caso positivo é meglio rimandare i lavori successivamente allo svezzamento e anzi portare nei pressi del nido acqua e cibo (i piccoli muoiono spesso per disidratazione oltre che per fame, data la carenza di insetti).

Centri di recupero animali selvatici

Rivolgersi alla Polizia Provinciale, al Corpo Forestale dello Stato, al proprio veterinario per avere informazioni sulla presenza del centro di recupero più vicino; si fornisce il collegamento ad un elenco, non esaustivo, ma ampio, di diversi centri di soccorso per animali selvatici, in tutta Italia.


Numerose telefonate ed e-mail a SOS Ricci, riferiscono di informazioni avute “in giro“, dove si consiglia di rimettere in libertà i piccoli cuccioli di riccio, perchè, tanto, la natura li aiuterà a crescere e sopravvivere!
NON é così
: la sorte dei lattanti (sic!) e dei piccoli adolescenti, perchè sono incapaci di procurarsi cibo autonomamente, inoltre la loro immediata debilitazione li fa vittime della miasi (deposizione di uova di mosca, con successiva trasformazione in larve, che “divorano vivi” i piccoli!).


Orso nel recinto a San Romedio: le associazioni dicono no

La notizia: Un no deciso e motivato, da parte delle associazioni ambientaliste e animaliste, al previsto arrivo di un altro orso nel recinto di San Romedio (Val di Non).

La storia in breve: al santuario di San Romedio esiste da tempo un recinto (stretto, umido e secondo veterinari, ambientalisti e la Commissione CITES inadeguato ad ospitare un orso a vita) che ha ospitato per anni alcuni orsi. Successivamente l’orsa solvena Yurka, portata in Trentino per il progetto di ripopolamento LIfe Ursus, a causa di una sua presunta pericolosità (presunta dalla Provincia ma contestata dagli ambientalisti) fu catturata e messa in cattività proprio nel recinto di San Romedio. Le proteste furono forti, perchè era evidente a tutti che Yurka in quel luogo stretto, povero e soggetto alla visita costante di persone, soffrisse. La stessa Provincia lo ammise e fece costruire in un bosco di sua proprietà presso la città di Trento (località Casteller) un recinto più grande,  lontano dagli sguardi della gente. Gli orsi che si trovavano a San Romedio prima dell’arrivo di Yurka erano stati nel frattempo spostati in una specie di zoo, però con spazi più grandi, ad Aprica, in Lombardia. Quindi i sindaci della Val di Non e gli stessi frati gestori del santuario avevano cominciato a lamentare la necessità di riportare un orso in quel recinto come attrazione turistica. Ora, l’orso che si prevede debba arrivare è l’orso Carlo, sequestrato a suo tempo ad un circo e recluso in una gabbia in Abruzzo, dove pochi mesi fa ha aggredito il guardiano che gli portava il cibo, meritando il pessimo appellativo di orso cattivo dalla stampa.

Il commento: penso che questa storia sia molto triste e che la strada per rispettare  gli animali e la natura sia ancora lunga. Appoggio la presa di posizione delle associazioni, anche perchè come Preisdente di Legambiente l’ho scritta io :-)

Ecco la presa di posizione delle associazioni (Legambiente, Lipu, LAV, LAV, Movimento vegetariano No alla caccia, Pan Eppaa) :

Prendiamo atto del fatto che la Commissione CITES ha rilasciato l’autorizzazione per l’arrivo nel recinto di San Romedio di un orso proveniente dall’Abruzzo, smentendo se stessa, poiché poco tempo fa aveva dichiarato lo stesso recinto non idoneo (nel caso di Yurka) alla lunga detenzione di orsi. Forse la CITES ha ceduto ai sindaci che dichiaravano la necessità economica (mai dimostrata) di questo animale in gabbia?
E’ una pessima notizia per la relazione tra uomo e orsi ma anche per il turismo e l’immagine del Trentino.
Riteniamo sbagliato usare come attrazione turistica un animale, ancora di più nel caso di un orso bruno.
L’Europa ci chiede infatti uno sforzo importante – e la Provincia di Trento ha coraggiosamente riportato gli orsi liberi nei nostri boschi- per tutelare la specie e con essa la biodiversità. Trasformare alcuni individui della specie in una attrazione è eticamente discutibile e danneggia questo sforzo culturale e di conservazione.

Il recinto di San Romedio non è adeguato (troppo piccolo e umido, troppo esposto allo sguardo dei visitatori) per accogliere un orso a vita.

Attualmente l’orso vive in una gabbia peggiore, si dice, e a San Romedio starebbe meglio. Questa è una scusa, evidentemente.

Se si vuole aiutarlo, non lo si usi come un giocattolo. Invece di portarlo al santuario, si costruisca in un altro luogo, con la guida di esperti, uno spazio adeguato, più grande, che gli permetta di fuggire dallo sguardo dei visitatori quando vuole, con condizioni di visita limitate e rispettose dell’animale e un necessario percorso culturale di riflessione sulla coesistenza tra uomini e orsi.

Inoltre il santuario di San Romedio è un luogo spirituale: è del tutto in contrasto con questa spiritualità la detenzione di un animale a scopo di attrazione.
La Val di Non e San Romedio hanno ben altre potenzialità da esprimere nel turismo, come dimostra il successo di pubblico del Parco fluviale del torrente Novella e quello eclatante di Castel Thun.

La strada da seguire è proporre un turismo culturale e spirituale (vicino al santuario c’è il bel Museo Retico) e aggiungere ad esso dei percorsi dedicati all’orso bruno, progettati con il Parco Adamello Brenta e il Museo di Scienze di Trento.

A questo punto resta la sola autorizzazione del Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento da rilasciare: chiediamo al Presidente Lorenzo Dellai e all’Assessore all’ambiente Alberto Pacher di esprimersi pubblicamente contro questa attrazione, che è contraria ai valori del sano rapporto tra l’uomo e la natura e al lavoro che la Provincia svolge in diversi settori a favore della biodiversità e degli animali e chiediamo al Servizio di negare questa autorizzazione, per le ragioni spiegate.
La Provincia a suo tempo aveva dichiarato che quel recinto non è adeguato alla presenza a lungo termine di un orso. Lo ribadisca. E ribadisca che la cultura turistica del Trentino non può prevedere un uso come questo degli animali.

Estate: maltrattamenti di animali in arrivo

In estate i maltrattamenti di animali aumentano. Sulle spiagge i bambini (a volte gli adulti oppure i bambini con il permesso e il benestare degli adulti) manipolano, spostano fuori dall’acqua, trattano come oggetti, mutilano oppure uccidono tutti quegli animali che loro considerano invece esseri diversi dagli animali e privi di diritti. Così granchi, meduse, cavallucci marini,  stelle marine, polipi e altri vengono maltrattati, torturati, uccisi. Sentono, provano dolore, Nessuna scusa per il maltrattamento.

Poi, si abbandonano  cani, i gatti, le tartarughe, criceti, ci si dimentica di affidare il meraviglioso ecosistema dell’acquario di casa a qualcuno, condannando tutti questi animali ad un a brutta esperienza se va bene, ad una  brutta fine se va male.

In estate i bambini hanno tempo e stanno di più all’aria aperta: ecco che mutilano, uccidono, catturano e infastidiscono gli insetti. Non dite che sono insignificanti perché provano dolore e hanno diritto a vivere come e quanto la vita permette loro. L’altro giorno in fattoria didattica un bambino ha catturato e manipolato una farfalla…se toccate loro le ali, lo sapete, poi non volano più e muoiono. Non ha importanza se la vita di una falena sia di poche ore o di pochi giorni: nessuno deve per gioco ridurre quella vita, accorciarla, renderla brutta e sofferente.

Non maltrattate nessun animale, per nessun motivo. Insegnate ai bambini a non procurare dolore, a non imprigionare e nemmeno a violare la dignità degli animali.

Ecco una riflessione del presidente della LAV, Gianluca Felicetti

[di G.Felicetti*] Giusto qualche giorno fa, in una bellissima caletta dell’isola d’Elba, ho assistito da interessato spettatore-attore, ad uno di quei dibattiti non “da spiaggia”, dannatamente seri poiché erano di vita e di morte di esseri viventi.

Uno dei bagnanti uscendo dall’acqua si era lamentato del “pizzico” di una medusa e chiedeva un retino per farsi “giustizia”. Grazie al consiglio arrivato da sotto un ombrellone vicino, è stato curato il bruciore con un semplice stick o togliendo con il retro di una lama i residui dei tenta colini; il signore ha quindi rinunciato ai suoi propositi bellicosi. Ma subito, nemmeno si trattasse di girare una scena de “Lo squalo 4”,  fra i bambini presenti è scattata l’operazione “pulizia” dai temibili animali considerati degli invasori. Con maschera e pinne, come comandati da un appartato generale, in un paio di minuti hanno riportato a riva una delle colpevoli. Ma, questa è la novità, sono state accolte da una delle mamme che ha esclamato: “E’ un animale, se non lo rimetti in acqua morirà. Fallo subito!”. Fallo subito!”. E così si è chiuso il round. In attesa dei prossimi bagnanti e delle prossime meduse.

Con il popolamento delle spiagge per le vacanze non è raro assistere a questi spiacevoli episodi di maltrattamento ai danni di granchi, pesci, stelle e cavallucci marini, meduse e, più in generale, di tutta la fauna marina. Dal semplice prelievo degli animali in questione dal loro ambiente naturale per trasferirli nei secchielli o sulla sabbia bollente, ad episodi ben più gravi quali la mutilazione, la menomazione degli arti, se presenti, all’uccisione o all’utilizzo come improbabili souvenir.

Così per informare i bagnanti che maltrattare ed uccidere gli animali (a qualunque specie appartengano) è non solo un atto ingiusto e  riprovevole ma anche un reato penalmente perseguibile, l’Ufficio legale della LAV con il Settore Educazione ha inviato una istanza alle Capitanerie di Porto e ai Sindaci dei Comuni costieri.

Chi maltratta un animale, ai sensi dell’articolo 544 ter del Codice penale, rischia da tre mesi a un anno di reclusione o la multa da 3000 a 15000 euro, con aumento della metà in caso di morte. Tale  articolo, come confermato da recenti sentenze della Corte di Cassazione, non si riferisce alle sole lesioni fisiche, ma è riconducibile anche a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capaci di produrre sofferenza agli animali in quanto esseri senzienti.

E’ facilmente intuibile come prelevare dal loro habitat naturale animali e riporli, anche temporaneamente, in secchielli o simili, luoghi del tutto sconosciuti agli animali in questione ed inadeguati alle loro caratteristiche etologiche, sia per gli stessi fonte di grande stress, e causa di sofferenze, penalmente rilevanti.

Permettere tali atti, soprattutto a soggetti in età infantile o davanti ad essi, inoltre, non è solamente diseducativo ma compromette fortemente il rapporto che i minori potrebbero instaurare nella loro vita con il mondo animale, e più in generale con gli altri essere umani. Trattare qualsiasi animale, anche il più piccolo, come se fosse un giocattolo o una cosa, non considerando il fatto che sia anch’esso un essere senziente e quindi in grado di provare dolore e sofferenza, non educa alla sensibilità ed al rispetto verso gli altri.

Gianluca Felicetti*
[Presidente LAV]

Donne di Legambiente: offese dal premier, diciamo no, con dignità

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Donne offese dal Premier italiano.

Ecco alcune delle dirigenti regionali e nazionali di Legambiente, la più grande associazione ambientalista italiana, la mia associazione.

Non ero fisicamente con loro a Roma, il giorno dello scatto della foto, ma le abbraccio e condivido.

Le donne di Legambiente, vorrei lo sapesse il nostro Premier, si dividono tra dolcezza, forza, intelligenza, figli, famiglia e l’impegno politico ambientalista nell’associazi0ne.

Personalmente posso testimoniare centinaia di occasioni dove ho misurato il maschilismo diffuso in Italia. Sul lavoro ma anche nella società civile, spesso anche a sinistra, ebbene si.

La cultura maschilista, volgare, superficiale e sessista del nostro paese sta peggiorando con la Presidenza del Consiglio di questo premier.

Le offese a Rosi Bindi nel corso di una incredibile puntata della trasmissione televisiva “Porta a Porta”, con un conduttore (Bruno Vespa) che ha assorbito in quasi silenzio come gli altri maschi presenti l’offesa del Premier alla donna, avversaria politica e Vice Presidente della Camera dei Deputati, Rosi Bindi, è stata incredibile.

W le donne intelligenti e complesse e W la cultura del rispetto e della complessità.