Soccorso alpino: quando muoiono gli eroi, e le certezze

La notizia

Il 26 dicembre una tragedia della montagna ha ucciso sei persone, sul Pordoi. Due giovani alpinisti di Udine (Fabio Baron e Diego Andreatta) si erano avventurati in Val Lasties con le ciaspole, per praticare in seguito le cascate di ghiaccio. Forse volevano studiare il tracciato. Il rischio valanghe quel giorno era elevato, il bollettino Niveo-Meteo indicava grado di rischio 4 su una scala di 5, “Pericolo forte”. E le valanghe infatti sono cadute,  sui versanti del Sass Pordoi  ma anche sul passo Fedaia, poco distante, dove i soccorritori sono stati impegnati a lungo nei pressi di una pista da sci per assicurarsi che non ci fosse nessuno sotto la neve. Dopo il tramonto i due giovani ancora non erano rientrati alla base. La compagna di uno dei due ha dato l’allarme. Dalla Val di Fassa sono partiti sette soccorritori, tra i più esperti.

A 2.600, sotto la forcella Pordoi sono stati travolti da una valanga. Quattro soccorritori sono morti sul colpo, trascinati a valle per 400 metri. Gli eroi che sono morti erano Alessandro Dantone, 39 anni di Alba di Canazei, Diego Perathoner, 42 anni di Canazei, Luca Prinoth, 45 anni di Campitello come Erwin Riz, 33 anni.

Erano partiti con loro (e sono sopravvissuti) anche Sergio Valentini, Martin Riz e Robi Platter. Pochi minuti prima delle ore 20 Gino Comelli, capo del soccorso alpino di Canazei che dal Passo Pordoi coordinava le ricerche, sente alla radio che una valanga ha colpito i soccorritori (i suoi ragazzi) . Immediatamente attiva gli altri soccorsi alpini. Arrivano tutti gli uomini disponibili della val di Fassa e poi i colleghi bellunesi di Livinallongo. Una corsa disperata contro il tempo, nella notte buia. I primi ad intervenire sono i tre colleghi, che iniziano subito a scavare nella neve.  La macchina si muove bene, grazie agli anni di esperienza. Quella sera la perfezione tecnica però non ha potuto nulla contro la morte.

All’alba del giorno 27 dicembre sono partiti i soccorritori per recuperare le salme. Impossibile portarle a valle la notte precedente, infatti. Una quarantina di tecnici del soccorso alpino fassano con le unità cinofile, i colleghi dell’Aiut Alpin, i poliziotti.   Contemporaneamente sono iniziate le ricerche dei due escursionisti friulani. I corpi sono stati trovati grazie ai cani. I due ragazzi non avevano con se l’ARVA (Strumento di segnalazione in caso di valanghe) .

Maurizio Dellantonio è il Presidente del Soccorso Alpino trentino. Quel maledetto sabato sera era nella terza squadra di ricerca dei friulani. Nella sua versione della tragedia la valanga ha preso i colleghi alle spalle,  confluendo nel canalone dove si trovavano. Un fronte enorme ha colpito in pieno Diego, Luca, Erwin e Alex. Martin Riz è stato sbalzato fuori, ha sentito le richieste d’aiuto di Platter, ha iniziato a scavare, ha dato l’allarme. La terza squadra è arrivata da sopra , grazie all’Arva ha individuato Sergio Valentini che era più a monte, vivo. Era in piedi con gli sci ancora fissati ma bloccato dalla massa di neve.

Il 29 dicembre si sono svolti i funerali delle quattro vittime trentine, a Canazei. Erano presenti tremila persone. Era presente anche Guido Bertolaso.

La tragedia ha scatenato la reazione dura del capo della protezione civile Bertolaso: «Sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi». Gli uomini del Soccorso Alpino alpino però (a partire dal Presidente Maurizio Dellantonio) hanno risposto: in montagna si parte, comunque. Il nostro spirito, con la consapevolezza del pericolo, con gli strumenti per affrontarlo, ci spinge a partire, per salvare i dispersi.

Alcuni articoli con le testimonianze (toccanti, semplici e vere) degli amici e parenti si trovano a questi link

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/12/28/ANBPO_ANB03.html (Fiorenzo Perathoner, padre di Diego, deceduto nella tragedia)

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/12/28/ANBPO_ANB01.html (Martin Riz, uno dei soccorritori travolti e sopravvissuti)

Lo splendido, denso articolo sui funerali di Franco de Battaglia, il migliore giornalista trentino, uomo delle montagne e del suo popolo, pubblicato dal quotidiano Trentino il 30 dicembre.

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/12/30/AA1PO_AA101.html

Il mio commento:

“Signore, prendi questa rabbia e trasformala in intimità”. Sono le dirette, limpide parole del prete che a Canazei, nel gelo di  un inverno improvvisamente freddo, ha pronunciato ai funerali. Io non credo in Dio e non credo nella Chiesa ma queste parole sono molto belle e aderenti alla  realtà.

Di fronte a morti come queste non ho certezze. Sussurro la mia idea: il Soccorso Alpino opera sempre in condizioni di rischio, fa parte delle regole severe della montagna. Non esiste mai la sicurezza di tornare. Il Soccorso è però il bagaglio più luminoso della nostra esperienza alpina, insieme al volontariato dei vigli del fuoco, di chi mantiene i sentieri e agli Usci Civici. E’ una parte pregnante di noi, popolo della montagna. Ogni tanto qualcosa di terribile oppure di grandioso ci ricorda di questa immensa dignità e responsabilità.

Queste morti devono produrre qualcosa, un cambiamento. Anche se lo diciamo spesso, e tutto resta uguale. Dobbiamo restituire rigore e responsabilità alla cultura del turismo e della frequentazione della montagna. Esiste una sottocultura (creata da noi, popolo delle montagne) dell’accesso alle Alpi illimitato, per tutti, come fosse un luna park, che abbiamo in parte diffuso.  Ma lo sappiamo, di Alpi si muore, se non si ha rigore, se si corre verso la meta con rischio valanghe 4. Dobbiamo smetterla, questa sottocultura, che porta le persone a rischiare per niente, come accaduto ai due poveri giovani friulani. Perché questa mancanza di rigore e rispetto violenta le montagne, il nostro rapporto, la nostra intimità con esse e a volte porta alla morte.

Eppure il vento soffia ancora, accarezza le creste e i ghiacci. Ma nessuna parola saprà mai riportare alle compagne, ai figli, alle famiglie, il sapore della pelle e il sorriso di Alex, Diego, Luca ed Erwin. Chiedo scusa se anche le mie parole  sono in fondo soltanto simboli fragili.

Dalla rabbia, dal dolore:  l’intimità.

Storie di APT: (Pinè-Cembra) lavoro, cultura, porfido

La notizia: Posaranda è un’originale iniziativa proposta dall’ ‘APT di Pinè-Cembra. E’ un simposio artigianale-artistico dedicato (prima edizione, questa) ad una figura storica  ma indebolita e trascurata del mondo del lavoro trentino: i selciatori del porfido. Da giovedì 6 a sabato 8 agosto sette squadre di esperti posatori del porfido hanno prodotto, nelle suggestive strade della frazione di Baselga di Pinè di Montagnaga,  alcune opere di posa in porfido e altre pietre (marmo giallo di Mori, ciottoli Luserna, graniti trentini e calcari rosa). Alcune erano vere e proprie sculture, altre piccole pavimentazioni ed è anche stata realizzata la copertura tradizionale in scandole di porfido a griglia di pesce del tetto di un fienile in legno.   Sabato 8 nel pomeriggio si è svolto a Baselga di Pinè un particolare convegno dal titolo “Il posatore trentino per le vie del mondo”, dove è stata presentata l’importanza e la storia di fatica e competenza dei selciatori e dove si è mostrato il loro importante ruolo nella filiera del porfido. Si è anche parlato del paesaggio culturale delle cave.

Il commento: Nel panorama asfittico delle nostre APT , ripiegate sullo status quo, questa originale  e non facile iniziativa dell’APT di Pinè-Cembra, dimostra che il ruolo di questi enti può realmente essere promuovere la cultura del territorio come un prodotto, e di poterlo fare anche rispetto ad un tema delicato come il porfido.  Questa iniziativa è una vera iniziativa politica, di carattere anche piuttosto coraggioso. Anche se Direttrice e Presidente lo negherebbero con forza…

Il messaggio che così si lancia è duplice: da una parte si afferma che la cultura è un prodotto importante per il turismo, perché un territorio innanzitutto è un luogo di vita, di lavoro, di carattere, solo dopo e in secondo luogo il turismo “vende” un territorio, solo dopo e quando un territorio sa “essere” un luogo vero.

Secondo messaggio: il porfido e la pietra hanno una storia di fatica dal basso, hanno una storia di condivisione dei saperi e di tradizione, hanno poi anche un impatto forte sull’ambiente e sul paesaggio, ed oggi però si assiste anche ad una speculazione di pochi sfruttando con compromessi insostenibili un patrimonio collettivo, pertanto dobbiamo riportare l’attenzione sul lavoro, sulla sua dignità, sull’ambiente, sulla qualità e sulla dimensione sociale del settore. Insomma, Posaranda ci racconta una volta di più che per il bene del turismo e soprattutto delle valli, il Trentino deve parlare di cultura dentro le filiere produttive e promuoverne la complessità.

Messaggio chiarissimo e manifestato in modo intelligente con una festa del lavoro e delle opere e un momento di riflessione.

Al convegno hanno parlato esponenti dei posatori, raccontando le loro storie, anche in modo divertente e romantico. In una di queste storie, il posatore  Nello Ravanelli, ha raccontato dei suoi viaggi in Turchia per insegnare la posa a popoli che non hanno questa tradizione, dimostrando (come altre storie) che i posatori locali hanno un sapere davvero unico e prezioso, per finire poi con la raccomandazione ai giovani posatori di “girare il mondo e fare esperienze diverse”.

E’ intervenuto anche il Presidente del Distretto del Porfido e delle Pietre trentine, Mariano Gianotti (che è anche socio della Porfidi Europa di Civezzano): tra le varie cose più o meno lodative e più che altro dedicate alla parte industriale, ha però anche detto “dobbiamo estrarre di meno e estrarre meglio” (lo faranno?). Sembra un impegno. E’ interessante. Ha anche detto (interessante pure questo) che gli altri paesi del porfido (Giovo, Albiano, Cembra, Fornace) non hanno mostrato di sentire la manifestazione a sufficienza: serve, ha sottolineato più volte, maggiore condivisione. Ha infine parlato del Codice Etico datosi dal Distretto: vedremo come il settore lo farà proprio nella prassi. Ha fatto una proposta interessante: se la Provincia ogni anno facesse una manutenzione migliorativa delle strade trentine solo con le pietre locali, la viabilità sarebbe più bella e attrattiva anche per il turismo, e la ricaduta economica sarebbe pari a circa 2/3 milioni di investimenti annui.

Ricordiamo qui allora cosa oggi è il settore della pietra in Trentino: solo porfido: 108 aziende  estrattive con circa 960 addetti, nel 2008 1,5 milioni di tonnellate di pietre estratte, nel complesso per tutte le pietre vi sono 513 aziende estrattive, con circa 3000 addetti e 5 milioni di tonnellate di materiale estratto. In Trentino vi sono circa 400 posatori. (Tutti i dati sono stati da me raccolti durante i lavori del convegno da fonti ufficiali). La legge di riferimento è la recente L.P: 7/2006, che ha istituito il Distretto del Porfido e delle pietre trentine, attribuendo al cosiddetto Soggetto Idoneo (una Srl con un regolare consiglio di amministrazione e un regolare bilancio ) il potere legislativo, operativo e finanziario, quindi anche la facoltà di gestire i fondi che la Provincia inietta nel settore. Nel Soggetto Idoneo vi sono anche le aziende private.

Il settore è in crisi, con tanti licenziamenti, dovuti alla distribuzione sul mercato del porfido argentino e cinese, a costi inferiori di quelli italiani e con lotti enormi di materiale immessi sul mercato in tempi rapidi. Gli stessi imprenditori trentini hanno investito proprio in Argentina e Cina, e alcuni sono stati trovati a vendere il famigerato tout venant, ovvero il porfido grezzo non lavorato in loco, prodotto competitivo sul mercato ma che rovina la filiera, a vantaggio solo di chi vende (ma  a danno degli artigiani e dell’ indotto locale). La vendita del tout venant è proibita per legge. Ancora recentemente a Fornace  c’è stato un sequestro di tout venant illecito. Proprio là dove le Asuc sono deboli….

Da tempo inoltre è in atto una vertenza fra le Asuc (le Associazioni degli Usi Civici) e i titolari delle concessioni di estrazione delle cave di porfido. In alcuni casi chi estrae guadagna forti somme a fronte di concessioni pari a 2€ al metro cubo estratto, mentre dove le Asuc si sono sapute imporre le nuove quote sono pari a 12 € a metro cubo estratto., cioè sei volte tanto .  Una sperequazione folle. In alcune località importanti per il porfido (come Fornace) le Asuc non hanno comitati di gestione, e i diritti dei residenti non trovano lo spazio dovuto.

Torniamo alla nostra APT: non è un caso se alla guida di questa bella APT (l’unica che funziona davvero, insieme a quella di Comano Terme) vi sia una donna giovane e brava, di nome Lorenza Biasetto, che è stata la Direttrice coraggiosa e innovativa dell’APT del Primiero e del Tesino, che aveva lanciato il turismo attento all’ambiente e in particolare un modo sostenibile di “vendere” e frequentare il Lagorai, per poi essere allontanata (poveri loro, meglio per Pinè, che l’ha guadagnata) da amministratori miopi, che pensano davvero che il loro territorio guadagnerà di più con le mega operazioni edilizie e di marketing, stile l’operazione di recupero (e ampliamento successivo? …) con infrastrutturazione, elle baite della potentissima famiglia di imprenditori Paterno nel Lagorai, oggi ancora selvaggio. Per quanto? Chi sono i Paterno? Tre fratelli (Domiziano, Franco, Luigi) I proprietari della catena Eurobrico,(Gruppo Eurogroup) i proprietari della ditta  New Stone, nata dalla vecchia Ceramiche Valverde che si sono comprati, i nuovi proprietari dell’ex stabilimento Bailo di Cinte Tesino e così via.

Aggiungiamo che la recente riforma delle APT ha prodotto un mostro, ovvero degli Enti di diritto privato controllati dai privati che utilizzano (molti) soldi pubblici nel settore delicatissimo della promozione del territorio, il tutto in totale assenza di qualsiasi vera forma di partecipazione dei cittadini e di seria responsabilizzazione degli operatori economici. La promozione del territorio che le APT trentine stanno facendo di fatto coincide con la direzione che si da alla pianificazione del territorio. Cioè: le APT di fatto promuovono operazioni immobiliari e infrastrutturazioni, indirizzando le politiche di finanziamento e di promozione in quella direzione. La storia dell’ APT di Folgaria, che abbiamo raccontato in un precedente articolo, mostra ì l’intreccio perverso fra affari, costruttori, amministratori. e la parallela debolezza dei Comuni e delle popolazioni locali quanto degli operatori economici nelle valli. L’altra recente vicenda invece del fallimento (immobiliare) di una società (Aeroterminal) partecipata dal socio di maggioranza (Bertoli) della società impianti di Folgarida- Marilleva, è un ulteriore prova di come il turismo qui sia in larga parte in mano a incompetenti, irresponsabili o interessi particolari e poco trasparenti.

Le APT dovrebbero essere pubbliche e gestite in modo partecipato e responsabilizzando gli operatori. Invece ogni volta che qualcuno collassa e perde soldi, la Provincia rifinanzia.

Altrimenti, se il pubblico non dirige i processi economici, ecco cosa succede, lo dice bene proprio Domiziano Paterno in un’intervista pubblicata da L’Adige nel 2006, a proposito del successo del suo gioiello, i negozi del fai da te Eurobrico, che incassano subito e pagano i fornitori a 120 giorni… ” «Più cresci e più diventi grosso, più sei in grado di dettare le condizioni ai fornitori». AD1111PPA1.qxp.pdf Ai fornitori ma anche ai territori, attenzione.

Lunga vita quindi a Posaranda, ai convegni di riflessione sulle filiere, alla Direttrice dell’APT Pinè-Cembra Lorenza Biasetto,  all’ onesta e appassionata Presidente Franca Broseghini, ai selciatori e alle APT lungimiranti.

Centro di documentazione ambientale di Italia Nostra

La notizia:  “Italia Nostra” di Trento ha inaugurato recentemente, nella sede di via Oss Mazzurana n. 54, il proprio rinnovato Archivio. Il fondo è costituito da materiale storico riguardante la lunga attività di salvaguardia dell’ambiente e le battaglie riconducibili al periodo tra il 1963 ed il 2003. Vi si trovano documenti, registri, lettere, fotografie e cartoline, fascicoli, riviste, e altro materiale di varia origine, ora archiviati secondo criteri di archiviazione scientifici.

Il lavoro di archiviazione è stato condotto dai due archivisti Mirko Saltori e Nicola Zini, coordinati da Salvatore Ferrari, vicepresidente dell’associazione ed esperto di Beni Culturali.  L’accesso al Fondo sarà gratuito. I lavori sono stati possibili grazie ad un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, da sempre attenta alla realtà culturale del teritorio, e ad alcune donazioni di privati ed associazioni ambientaliste, fra le quali Legambiente, che peraltro con Italia Nostra condivide la bella sede di recente ristrutturata anch’essa nel centro storico di Trento.

In futuro è intenzione degli organizzatori proporre incontri di approfondimento per studenti che attraverso l’archivio possano documentarsi, ma esso sarà a disposizione di tutti coloro che vorranno approfondire le tematiche ambientali in Trentino. Parte del materiale raccolto nella saletta “ad hoc” costituisce il “Centro di Documentazione Ambientale”, intitolato ad Alberto Agostini, protagonista della sezione trentina.

Tra i numerosi documenti raccolti e inventariati vi è inoltre una sezione definibile come più “istituzionale”, composta da verbali, statuti, corrispondenza, regolamenti, bilanci; è possibile inoltre “spulciare” la documentazione sulla gestione dei Parchi naturali. Nelle teche gli argomenti di interesse sono rintracciabili per comprensorio, per argomento, oppure per ordine cronologico.

Commento: Questa è davvero una bella notizia! Le associazioni ambientaliste hanno dato e continuano a dare un contributo importantissimo di civiltà e di cultura, oltre che di mobilitazione sociale e politica, al Paese e al Trentino pure. La memoria storica delle associazioni come Italia Nostra (e come la mia Legambiente) è irrinunciabile, è un bene comune. Preservarla e diffonderla è un fatto importante e utile, per tutti. L’uso della memoria, in fondo, attiene agi usi civici:-). Conosco personalmente le persone che hanno curato negli anni l’Archivio e i dirigenti di Italia  Nostra: fidatevi, si tratta di materiale utile e interessante.

La sede: Italia Nostra con il suo Archivio si trova a Trento, in centro storico, in via Oss Mazzurana, nr. 54 – Condivide la bella sede con Legambiente, Nettare(Educazione Ambientale, Progetti per la sostenibilità), INU ( Istituto Nazionale di Urbanistica).

Portland: un nuovo teatro nel quartiere di Piedicastello

Buona notizia: la good new di gennaio !

Da gennaio ha illuminato il suo palco un nuovo teatro e centro culturale, situato nell’antico quartiere-laboratorio di Piedicastello in Trento, che sta vivendo la fase felice e tesa della rinnovazione, dopo aver finalmente visto chiuse le gallerie stradali che lo soffocavano e aver recuperato il respiro urbano e la prospettiva verso il futuro.

Il nuovo teatro si chiama Portland Sito ufficiale Compagnia Arditodesìo (Teatro Portland), ed è la creazione di due artisti giovani, capaci, intraprendenti, dotati di una fine sensibilità per i temi sociali: Andrea Brunello e Michela Embriaco. Inaugurato sabato 17 gennaio con un spettacolo minimale, di felice effetto artistico e di buona tensione estetica, con musiche divertenti o profonde e intense interpretazioni dei due padroni di casa, è un arioso open space in legno di 150 metri quadri, con annessi un ufficio, gli spogliatoi, una sala riunioni e i servizi, per un totale di 300 metri quadri. Il Portland prende il suo nome, in modo simbolico e felicemente local, dal nome del cemento che era prodotto nel vicino ex stabilimento della Italcementi.

Il teatro è la sede della Compagnia Arditodesìo (nata dalla fusione delle storie della Compagnia Teatro di Bambs (Andrea Brunello) e della eredità della storica Compagnia Ziggurat (Michela Embriaco) ed anche della Scuola di teatro Teatri Possibili. Brunello ed Embriaco hanno spiegato di voler portare con il teatro, oltre ai propri spettacoli e ai corsi in ambito teatrale, anche un vero spazio culturale, a disposizione anche di altre compagnie ed associazioni del quartiere e della città. Per citare alcuni elementi storici: la Compagnia Teatro di Bambs ha allestito negli anni scorsi l’importante lavoro, che ha avuto un notevole successo, dedicato alla triste vicenda della fabbrica della morte di Trento città (la Sloi, situata a Trento Nord) dal titolo  “Sloi Machine”, che ha segnato il recupero critico di una parte dolorosa ma molto importante della storia urbana e della storia del lavoro del capoluogo trentino. Teatro di Bambs ha anche il merito di aver portato a Trento la singolare iniziativa teatrale del Festival Quinto Teatro (web link), dedicato al tema difficile delle potenzialità e capacità artistiche (in ambito teatrale) dei disabili. Arditodesìo ha recentemente prodotto invece uno spettacolo, dal titolo “Alexander Langer, profeta tra gli stupidi”, che è un lavoro di rilettura di una storia personale e biografica, centrato sulla capacità di visione lucida e onesta di uno dei più affascinanti e dolenti esponenti della politica regionale. Insomma, la scelta del luogo, gli intendimenti, la storia della Compagnia e dei suoi protagonisti, l’attenzione ad un teatro che sia lettura viva e critica della società, sono un bel segnale della attualità culturale per una città che ha delle ottime potenzialità e che spesso sottovaluta se stessa. Portland è un teatro, uno spazio culturale, un segno del cambiamento di un quartiere s