Rückkehr – ritorno. Storie di orsi bruni e lande trentino – altoatesine.

Rückkehr – ritorno. Storie di orsi bruni e lande trentino – altoatesine.

credito fotografia:l’orsa ritratta è Dj3, presso il recinto del Casteller di Trento – scattata da Maddalena Di Tolla Deflorian in data 24/12/2012

Rückkehr – ritorno. Una parola, due lingue, due territori attigui eppure diversi che ora, sulle tracce degli orsi bruni (ma anche dei lupi, per altre vie) sono costretti a trovare una visione comune di biodiversità, uso del territorio, risoluzione dei conflitti.

Così gradualmente anche in Alto Adige si affaccia la divulgazione sul ritorno del plantigrado, dopo che per qualche tempo prevaleva la diffidenza del potere locale, certo non propriamente amico del popolo di ritorno ursino.

Mercoledì scorso al Museo di scienze naturali Giorgio Carmignola e Davide Righetti, dell’Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano, hanno raccontato ad un nutrito e interessatissimo pubblico, con tanti giovani, cosa è accaduto da quando i famosi dieci orsi sloveni del Progetto Life Ursus furono liberati nella mitica Val di Tovel, in Trentino, nel cuore del Parco naturale Adamello Brenta. Perché ovviamente gli orsi si muovono, e non rispettano i confini.

E, come ha rilevato più volte Righetti nella sua esposizione, dai cugini trentini c’è forse molto da imparare, nella gestione di questo ritorno complesso, che tocca l’immaginario collettivo profondo e smuove paure e passioni.

Nel 2001 fu l’orsetta Vida a fare da testimonial positivo in landa sudtirolese, arrivando poi fino al bellunese, e finendo anche investita, con tanto di zampa rotta, per poi essere trasferita nuovamente tra le montagne del trentino Brenta, salvo poi, pervicacemente incuriosita dall’est, far ritorno oltre confine e spingersi fino in Austria. Vida scomparve nel 2002.

Nel 2003 e nel 2004 non si registrarono spostamenti di orsi, mentre nel 2005 arrivò Jj2 (figlio di Jurka e Joze), che visitò il meranese, la zona dello Stelvio, l’Alta Val Venosta, Svizzera, l’Austria. Lui fu come tutti i giovani maschi erranti più impattante della innocente Vida, procurando diversi danni.

Nel 2006 fu la volta dell’orso Jj1, il fratello del primo, poi denominato dai suoi fans “Bruno”, successivamente abbattuto in Germania, con tanto di polemiche feroci.

Nel 2007 passarono 4 individui e da quell’anno nacque la coscienza di dover dotare la Provincia di strumenti adeguati e regolari per il monitoraggio, la verifica dei danni e tutto il resto.

Dal 2007 al 2012 l’Ufficio caccia e pesca ha rilevato geneticamente 14 individui diversi di orso. Si stima che la popolazione attuale complessiva sia di 43 – 48 orsi fra Trentino, Alto Adige, Veneto, Lombardia. Nel 2012 sono stati rilevati 5 individui, che frequentano prevalentemente le zone pedemontane della Mendola, ma anche le zone di Appiano o Proves e anche la Val d’Ultimo. Dopo Vida non risultano transiti di femmine, ma soprattutto di maschi erratici, giovani e subadulti (di età media intorno ai 3 – 4 anni).

La fedeltà al territorio è di circa 1,7 anni.

Dal 2010 la Provincia si è dotata anche di fototrappole, e dal 2005 erano già partiti i monitoraggi genetici (con campioni di pelo, soprattutto, nel numero di 105 su un totale di 129).

A scanso di polemiche sui costi, Righetti ha anche ricordato che sono solo due le persone in Provincia che lavorano sul monitoraggio dell’orso, a tempo parziale. In Trentino gli addetti sono molti di più.

Il tecnico ha però spiegato “Sappiamo molto della vita degli orsi in Trentino. Sappiamo molto poco di come usano il territorio qui da noi, in Alto Adige, dove certo la montagna è abitata con presenza di masi in modo più diffuso. Per questo sarà bene studiare, per ragioni legate alla conservazione della specie ed anche per ridurre i possibili danni o i conflitti”.

Alla voce danni i conti sono questi: circa 80.000 euro spesi nel periodo 2007/ 2012 fra alveari distrutti e bestiame predato, a cui sommare poco più di 26.000 euro per investimenti stradali con danno ai veicoli, oltre che all’orso.

Gli eventi dannosi all’anno sono circa 20/22.

Intanto la primavera incombe, e nuovi movimenti avvengono nei boschi.

Ad esempio intorno ai grattatoi, alberi particolarmente amati dagli orsi, dove è possibile raccogliere campioni di pelo, e oggetto anche di una tesi di laurea di uno zoologo trentino, e di uno studio del Parco naturale Adamello Brenta.

Alla fine Davide Righetti ha mostrato le ultime foto scattate proprio pochi giorni fa, in una località non rivelata: sono immagini di una pista di impronte di un orso svegliatosi da poco, dopo questo inverno lunghissimo.

Il pubblico sembrava molto ben propenso a seguire le sue tracce.

(Articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige in data 16/04/2013 – foto scattata da Maddalena Di Tolla Deflorian, in data 24/12/2012, l’orsa ritratta è Dj3, presso il recinto del Casteller di Trento)

Sentenza per la vicenda di Acciaierie di Borgo

BORGO. Mille euro a ciascun cittadino di Borgo costituitosi parte civile (sono 267), 40 mila euro al comune di Borgo e 10 mila al Wwf oltre a 57 mila euro di ammenda e al pagamento della perizia. Questo prevede l’ordinanza del giudice Carlo Ancona che ha ammesso all’oblazione le Acciaierie di Borgo. E che lascia la porta aperta ad eventuali cause civili. Il totale è di circa 470 mila euro (a fronte di una richiesta di 21 milioni) e chiude il capitolo su emissioni non autorizzate, getti pericolosi e messa in pericolo dei lavoratori.

La parola fine nell’udienza del 26 gennaio quando dovrebbe chiudersi la parte relativa ai falsi e alle violazioni infortunistiche (accuse anche queste mosse dalla pm Alessandra Liverani) per i quali è possibile che si sceglierà, per Leali e Spandre, il patteggiamento.

Ma veniamo all’ordinanza. Il giudice riconosce il danno non patrimoniale «intervenuto in ragione della perdurante sensazione di apprensione e di disagio fisico» ai cittadini di Borgo e il danno al Comune «sia perché soggetto esponenziale della relativa comunità sia per la spesa che si è dovuto accollare per la pulizia delle polveri». Ritenuta anche idonea la somma offerta (sempre dalle stesse Acciaierie) al Wwf. Riconosciuto anche l’accantonamento di 50 mila euro per l’eventuale bonifica del suolo agricolo limitrofo inquinato.

Non è stato invece ravvisato il danno per le parti civili che vivono vicino a Borgo o che a Borgo hanno i riferimenti di lavoro o di studio. Stessa cosa per la Comunità di valle, gli altri comuni della Valsugana e del Tesino e la Provincia. E poi il giudice scrive: «Tutte le patologie o i danni a cose che le parti hanno lamentato, in particolare il tema di potenziale effetto teratogeno degli inquinanti, di depositi sul suolo agricolo e di determinazione di decessi per forme tumorali, fanno riferimento necessariamente ad una esposizione a polveri inquinanti di lunga durata» mentre «il procedimento penale si occupa di precise responsabilità personali per condotte realizzate in un ambito di tempo altrettanto precisamente delimitato».

Ed è in questo passaggio che Ancona specifica che gli eventuali effetti dannosi per la salute umana provocati dalla protratta esposizione, dovranno esser presi in considerazione eventualmente in sede civile. Condizione necessaria per essere ammessi all’oblazione la verifica che i danni provocati dall’azienda – quelli eliminabili – fossero cessati. E il «controllo» era stato affidato al perito Angelo Borroni del Politecnico di Milano. La sua relazione è molto corposa e frutto di diversi sopralluoghi nello stabilimento e dà atto alle Acciaierie di aver effettuato, negli ultimi due anni, investimenti di grande dimensione per cui, scrive Ancona, «appare ragionevole confidare nel completamento di opere come muri di sigillazione e coperture di riparo che hanno bisogno di autorizzazione urbanistica, ma non rappresentano un impegno economico particolarmente oneroso».

È stato anche verificato il rispetto dei limiti di legge. E poi l’ultima sottolineatura: «Non è compito del giudice vigilare sulla correttezza urbanistica ed amministrativa della collocazione in una valle urbanizzata come la Valsugana di un’attività inevitabilmente inquinante qual è un’acciaieria, e neppure stabilire quale debba essere in astratto o in concreto il livello di tollerabilità delle emissioni, o se abbia rilievo a riguardo la loro diluizione nello spazio».

Orso nel recinto a San Romedio: le associazioni dicono no

La notizia: Un no deciso e motivato, da parte delle associazioni ambientaliste e animaliste, al previsto arrivo di un altro orso nel recinto di San Romedio (Val di Non).

La storia in breve: al santuario di San Romedio esiste da tempo un recinto (stretto, umido e secondo veterinari, ambientalisti e la Commissione CITES inadeguato ad ospitare un orso a vita) che ha ospitato per anni alcuni orsi. Successivamente l’orsa solvena Yurka, portata in Trentino per il progetto di ripopolamento LIfe Ursus, a causa di una sua presunta pericolosità (presunta dalla Provincia ma contestata dagli ambientalisti) fu catturata e messa in cattività proprio nel recinto di San Romedio. Le proteste furono forti, perchè era evidente a tutti che Yurka in quel luogo stretto, povero e soggetto alla visita costante di persone, soffrisse. La stessa Provincia lo ammise e fece costruire in un bosco di sua proprietà presso la città di Trento (località Casteller) un recinto più grande,  lontano dagli sguardi della gente. Gli orsi che si trovavano a San Romedio prima dell’arrivo di Yurka erano stati nel frattempo spostati in una specie di zoo, però con spazi più grandi, ad Aprica, in Lombardia. Quindi i sindaci della Val di Non e gli stessi frati gestori del santuario avevano cominciato a lamentare la necessità di riportare un orso in quel recinto come attrazione turistica. Ora, l’orso che si prevede debba arrivare è l’orso Carlo, sequestrato a suo tempo ad un circo e recluso in una gabbia in Abruzzo, dove pochi mesi fa ha aggredito il guardiano che gli portava il cibo, meritando il pessimo appellativo di orso cattivo dalla stampa.

Il commento: penso che questa storia sia molto triste e che la strada per rispettare  gli animali e la natura sia ancora lunga. Appoggio la presa di posizione delle associazioni, anche perchè come Preisdente di Legambiente l’ho scritta io :-)

Ecco la presa di posizione delle associazioni (Legambiente, Lipu, LAV, LAV, Movimento vegetariano No alla caccia, Pan Eppaa) :

Prendiamo atto del fatto che la Commissione CITES ha rilasciato l’autorizzazione per l’arrivo nel recinto di San Romedio di un orso proveniente dall’Abruzzo, smentendo se stessa, poiché poco tempo fa aveva dichiarato lo stesso recinto non idoneo (nel caso di Yurka) alla lunga detenzione di orsi. Forse la CITES ha ceduto ai sindaci che dichiaravano la necessità economica (mai dimostrata) di questo animale in gabbia?
E’ una pessima notizia per la relazione tra uomo e orsi ma anche per il turismo e l’immagine del Trentino.
Riteniamo sbagliato usare come attrazione turistica un animale, ancora di più nel caso di un orso bruno.
L’Europa ci chiede infatti uno sforzo importante – e la Provincia di Trento ha coraggiosamente riportato gli orsi liberi nei nostri boschi- per tutelare la specie e con essa la biodiversità. Trasformare alcuni individui della specie in una attrazione è eticamente discutibile e danneggia questo sforzo culturale e di conservazione.

Il recinto di San Romedio non è adeguato (troppo piccolo e umido, troppo esposto allo sguardo dei visitatori) per accogliere un orso a vita.

Attualmente l’orso vive in una gabbia peggiore, si dice, e a San Romedio starebbe meglio. Questa è una scusa, evidentemente.

Se si vuole aiutarlo, non lo si usi come un giocattolo. Invece di portarlo al santuario, si costruisca in un altro luogo, con la guida di esperti, uno spazio adeguato, più grande, che gli permetta di fuggire dallo sguardo dei visitatori quando vuole, con condizioni di visita limitate e rispettose dell’animale e un necessario percorso culturale di riflessione sulla coesistenza tra uomini e orsi.

Inoltre il santuario di San Romedio è un luogo spirituale: è del tutto in contrasto con questa spiritualità la detenzione di un animale a scopo di attrazione.
La Val di Non e San Romedio hanno ben altre potenzialità da esprimere nel turismo, come dimostra il successo di pubblico del Parco fluviale del torrente Novella e quello eclatante di Castel Thun.

La strada da seguire è proporre un turismo culturale e spirituale (vicino al santuario c’è il bel Museo Retico) e aggiungere ad esso dei percorsi dedicati all’orso bruno, progettati con il Parco Adamello Brenta e il Museo di Scienze di Trento.

A questo punto resta la sola autorizzazione del Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento da rilasciare: chiediamo al Presidente Lorenzo Dellai e all’Assessore all’ambiente Alberto Pacher di esprimersi pubblicamente contro questa attrazione, che è contraria ai valori del sano rapporto tra l’uomo e la natura e al lavoro che la Provincia svolge in diversi settori a favore della biodiversità e degli animali e chiediamo al Servizio di negare questa autorizzazione, per le ragioni spiegate.
La Provincia a suo tempo aveva dichiarato che quel recinto non è adeguato alla presenza a lungo termine di un orso. Lo ribadisca. E ribadisca che la cultura turistica del Trentino non può prevedere un uso come questo degli animali.

Nord Est e Autonomie

La notizia: Il neo governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia (ex Ministro dell’Agricoltura), ha lanciato nei giorni scorsi un appello al Trentino, all’Alto Adige e al Friuli  (due Provincie e una Regione autonome, seppure con una netta differenza di realizzazione dell’ Autonomia, che il Friuli deve ancora definire con Roma) per unirsi in una battaglia verso la realizzazione del federalismo fiscale e per competere uniti rispetto alle economie  di confine di Slovenia e Austria. Zaia ha evocato per questo il mito del Nord Est, motore produttivo del Paese.

La risposta della politica trentina e alto-atesina è stata fredda: il Presidente della Giunta provinciale di Bolzano Luis Durnwalder (del partito etnico di raccolta SVP) ha ricordato che l’Alto Adige ha già siglato un accordo sul federalismo e sulla futura gestione dell’Autonomia con il Governo. Lo stesso ha ricordato il Vice Presidente della Giunta Provinciale di Trento Alberto Pacher (ex Sindaco di Trento, del Partito Democratico) per il Trentino. Infine il Presidente del Consiglio Provinciale Giovanni Kessler, del Partito Democratico, ha espressamente detto che il Nord- Est è un mito superato. Semmai  – ha ricordato l’esponente democratico – il Trentino guarda a Bolzano e Innsbruck.

I politici leghisti locali (a partire dal Segretario del Carroccio trentino Fugatti) si sono subito entusiasmati , affrettandosi però a rassicurare sul fatto che la Lega al potere nel Nord non mette a rischio l’Autonomia trentina. L’Autonomia infatti costituisce in Trentino (quanto in Alto Adige) un tema delicatissimo.

Lo stesso Assessore provinciale alla Sanità, Ugo Rossi, del Partito Autonomista PATT, ha tagliato corto rispetto alle proposte di Zaia ricordando che il Trentino ha un naturale sguardo a Nord, più che ad est.

Il commento: Luca Zaia cerca nella direzione sbagliata e guarda il problema sbagliato. Le Autonomie del Nord est geografico (che non corrisponde in alcun modo ad un possibile Nord est geo-politico) italiano sono Autonomie di montagna. Friuli, Alto Adige, Trentino sono terre di montagna. Il Veneto invece è terra di pianura, di mare e in parte di montagna e non ha una politica per la montagna, come denunciato da tempo dal mondo della cultura e delle associazioni.

Le Autonomie del Nord est possono insegnare alcune cose significative al Veneto sul governo dei territori di montagna. Al tempo stesso l’Autonomia di Trentino e Alto Adige mostra le difficoltà e alcune soluzioni del decentramento. La recente riforma istituzionale trentina, con la difficoltosa creazione delle Comunità di Valle e la devoluzione dell’urbanistica all’ambito di valle e comunale, mostra da un lato gli elementi di vulnerabilità reale del decentramento e dall’altro le difficoltà politiche e sociali nel realizzarlo nei fatti.A ben guardare il Trentino oggi costituisce un esempio illuminante di come non si possa banalizzare o mitizzare la devoluzione e il federalismo. Si tratta di percorsi complessi.

Il problema a cui guarda Zaia è poi quello sbagliato: l’Autonomia non è tanto una risposta strutturale alle sfide economiche (può essere anche quello) ma è soprattutto un’architettura istituzionale, che richiede responsabilizzazione delle periferie, qualità amministrativa decentrata,  un elevato senso civico e spirito di partecipazione dei cittadini.

Acciaierie Valsugana: inquinamento, sequestro, indagini

L’articolo sarà via via aggiornato con le notizie che troverò sulla stampa e personalmente.  Lanciato il 5 dicembre 2009, appena uscita la notizia del sequestro. Le informazioni qui riportate sono state tratte dalla lettura dei due quotidiani locali “Trentino” e “Adige” , dall’archivio dei loro siti internet sulla vicenda e pregressi, parlando con  esperti di  normative su acciaierie e inceneritori di Legambiente nazionale, con comitati, associazioni e sindacati e cercando ulteriore documentazione attendibile in internet.

Si prega di segnalare errori o omissioni nei commenti.

Aggiornamento nr 07 (30 dic 2009)

La notizia: L’inchiesta: “Fumo negli occhi” è l’indagine condotta da circa un anno (dicembre 2008 l’avvio) dalla Forestale di Vicenza, sul supposto inquinamento ambientale e smaltimento illecito di residui di lavorazione da parte dell’ Acciaieria di Borgo Valsugana. L’inchiesta è collegata alla parallele inchieste ambientali “Tridentum” ed “Eco Terra”, dei sostituti procuratori trentini Alessandra Liverani e Salvatore Ferraro, sull’utilizzo di terreni inquinati in bonifiche e altri usi, che ha visto in luglio 2009 coinvolto il Direttore dello stabilimento (Emilio Spandre) e la ditta Boccher Luciano snc (Olle-Borgo Valsugana), con il suo amministratore Franco Boccher, entrambi indagati da luglio 2009. La Boccher è specializzata in riciclaggio di inerti.

Il sequestro: Il Gip Marco La Ganga  ha disposto in data venerdì 4 dicembre 2009 un provvedimento di sequestro preventivo per l’Acciaieria di Borgo Valsugana, di un laboratorio di analisi chimiche, supposto compiacente, in Provincia di Brescia e anche delle cartelle cliniche dei lavoratori. Il 4 dicembre, si sono svolti il sequestro, le perquisizioni presso lo stabilimento, il laboratorio chimico bresciano e gli Uffici dell’ APPA e gli interrogatori degli indagati (da parte di Alessandra Liverani). Lo stabilimento resta operativo, sotto la tutela di un incaricato della Procura (l’ingegner Tiziano Benedetti, veneto). La Procura ha il sospetto che la salute dei lavoratori sarebbe compromessa a causa di eccessivo inquinamento interno. Quindi si valuta anche l’ipotesi di violazione del diritto sul lavoro, ovvero delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il Tribunale del Riesame in data 23 dicembre ha esaminato la richiesta della proprietà di riavere il pieno controllo operativo dello stabilimento e l’opposta richiesta della Procura di chiudere del tutto la produzione, decidendo di tenere aperto lo stabilimento, aumentando i poteri del delegato della Procura ing. Tiziano Bendetti, di fatto estromettendo i dirigenti del Gruppo Leali dalla direzione aziendale.

Gli indagati e le accuse mosse dalla Procura: Sono indagate complessivamente 12 persone:

Acciaierie Leali: 4 indagati per Acciaiere Valsugana: Dario Leali, amministratore, Emilio Spandre (ex Direttore, già indagato e arrestato per Eco terra), Matteo Bortolotti, responsabile prevenzione e sicurezza e Alessandro Trentin, responsabile produzione. Le accuse per loro sono “getto pericoloso di cose (emissioni non autorizzate), falso (per aver taroccato le analisi chimiche) e scarico abusivo e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro (in marzo 2009 c’era stato un secondo, dopo dicembre 2008, giorno di intensi prelievi e controlli, gli inquirenti sospettavano che vi fosse anche micro-inquinamento interno al luogo di lavoro). L’accusa comprende anche il fatto che alcune vistose rotture non sarebbero state riparate, facendo uscire inquinanti verso l’esterno 8si tratta quindi di emissioni secondarie, non regolate e non permesse). Si sostiene anche che l’azienda avrebbe scaricato abusivamente reflui nel vicino corso d’acqua.

APPA: 4 indagati anche presso l’APPA: Giancarlo Anderle, il dirigente del settore controlli e tre funzionari. Sono accusati di abuso d’ufficio e concorso nelle emissioni non autorizzate. La Procura contesta ai tecnici di aver posto un limite alle emissioni di diossine totali per l’Acciaieria  (per il vecchio camino, fino ad autunno 2009 quindi) superiore al limite di legge. I tecnici affermano di aver applicato la normativa italiana vigente del 2006 (che prevede un massimo di 10.000 ng/Nm3), imponendo un limite venti volte inferiore al massimo (ovvero 500 ng/Nm3).  La Procura intende capire, indagandoli, se invece non si dovesse applicare la più severa indicazione europea (le cosidette BREF, che sono indicazioni tecniche), che però non prevede un limite bensì una possibilità tecnica .  Le BREF sono in pratica l’indicazione della migliore prestazione che si può ottenere se si applicano tecnologie innovative. Le BREF sono contenute nel Protocollo di Aarhus,, del 2004. Dall’estate 2009 è in vigore -stante il nuovo sistema aspirante dell’Acciaieria imposto da APPA nel corso dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) -il limite inferiore di 0,5 ng/Nm3, previsto per tutti gli impianti nuovi.

laboratorio di analisi Chemie: Altri 4 indagati presso il Laboratorio Chemie di Brescia, per le indagini compiacenti. Sono accusati di falso e concorso nelle emissioni di cui sopra, non autorizzate. Il laboratorio avrebbe in pratica secondo la Procura falsificato i risultati delle analisi svolte.

I limiti di emissioni: Nel 2007 le Acciaierie avevano richiesto ad APPA l’Autorizzazione integrata ambientale. L’APPA l’aveva concessa, chiedendo l’adeguamento dell’impianto alle Best Available Techniques (le cosidette BAT), dando un limite alle emissioni di fatto temporaneo (fino all’attuazione dell’adeguamento, avvenuto entro autunno 2009) pari a 500 ng/Nm3, ovvero venti volte inferiore al limite massimo di legge vigente in Italia previsto per le (210) diossine totali (Legge 152/2006). Il limite invece previsto ad adeguamento finito (ora, quindi) era fissato nei famosi 0,5 ng/Nm3 previsti dalle BREF europee (non una legge, ma un riferimento tecnico, che indica le BAT).
Le norme: La norma a cui si sono riferiti i tecnici di APPA è il Decreto Legislativo 152/06 che stabilisce per le PCDD/F  ovvero policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani) un limite alle emissioni pari a 0,01 mg/Nmc(o Nm3), ossia pari a 10.000 ng/Nm3, che si riferisce a tutti i 210 congeneri di PCDD/F. Notare: la normativa europea è stata recepita diversamente dai vari paesi europei, in pratica le acciaierie europee hanno limiti diversi di paese in paese. Così si legge nel documento della regione  Puglia sull’impianto siderurgico Ilva di Taranto “In Europa e nel mondo sono operativi vari limiti: in Austria non si possono superare i 0,4 ngTEQ/Nm3, in Belgio i 2,5 ngTEQ per gli impianti pre 1993 e 0,5 per quelli post 1993, in Germania i 0,4 ngTEQ, lo stesso nei Paesi Bassi mentre in Giappone il limite consentito è di 1 ngTEQ e in Canada di 1,35 ngTEQ. Nel complesso il range di valori tipici per impianti tradizionali indicato nelle BREF dell’Unione Europea (documento tecnico che indica le BAT) è riportato fra 0,5 e 5 ngTEQ mentre gli impianti migliori (almeno i primi 10 sul totale) si attestano su valori compresi fra 0,1 e 0,5 ngTEQ e per le rilevazioni dell’emissione oraria, piuttosto che media annua, è fra 0,8 e 6,7 mgTEQ/h.” (link al documento http://www.regione.puglia.it/web/files/ambiente/ecologia.pdf – pag. 7/17). Attenzione, però: su 210 diossine totali solo 17 sono davvero pericolose per la salute (a seconda di quanti atomi di cloro sostituiscono l’idrogeno), quindi bisognerebbe misurare soltanto la concentrazione di quelle, cioè la tossicità equivalente (significa che se faccio 1 la tossicità di una sostanza nota(la 2,3,7,8 tetraclorodibenzodiossina (2,3,7,8-TCDD,la più tossica,) esprimo in rapporto ad essa la pericolosità delle emissioni). Se si restringe il campo alle sole diossine tossiche si paral allora di quantità espresse in TEQ (tossicità equivalente).
Altro problema: Il D.lgs. 133/05, recante “Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti”, pone limiti alle emissioni di policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani dagli inceneritori, da misurarsi in Tossicità Equivalente. Ciò crea, di fatto, una situazione quasi paradossale, visto che: a) i valori limiti molto restrittivi che la norma impone agli impianti di incenerimento rifiuti (0,1 ng/Nmc), possono essere tranquillamente superati da altri tipi di impianto, in misura superiore, teoricamente, fino a centomila volte; b) i limiti di emissione delle medesime sostanze vengono irrazionalmente fissati mediante parametri differenti a seconda del tipo di impianto, senza che ciò risponda ad alcuna esigenza tecnico scientifica. (sempre dal documento Regione Puglia, pag. 8/17).
Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – Norme ambientali (link http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm) – vedi in particolare ART. 271  (valori limite di emissione e prescrizioni) e Allegato I della Parte Quinta (pag. 281 e seguenti), con le tabelle dei limiti di emissioni.
Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133– Attuazione Direttiva 2000/76/Ce, in materia di incenerimento dei rifiuti (link http://www.ambientediritto.it/Legislazione/Rifiuti/2005/dlgs%202005%20n.133.htm)
Protocollo di Aarhus sugli inquinanti persistenti (POP) del 2004 (che a sua volta ratificava una Convenzione internazionale sugli inquinanti del 1979), prevede la possibilità tecnica di arrivare ad emissioni inferiori a 1 ngTeq/Nm3 di diossine (le 17 tossiche, non le totali) con tecnologie innovative.

Le reazioni: Provincia: Il Presidente della Giunta provinciale Lorenzo Dellai ancora una volta ha protestato per l’ispezione della Procura negli uffici APPA e per il fatto che i controlli siano stati effettuati dalla Forestale di Vicenza e non da quella provinciale. Il rapporto fra Dellai e Dragone (Procuratore Capo) non sono buoni da tempo, soprattutto per il fastidio di Dellai verso i controlli esterni.  L’Assessore provinciale Ambiente, Alberto Pacher, sostiene che ha fiducia nei tecnici APPA e che invece sarebbe molto grave se si confermassero le varie violazioni imputate alla Direzione e proprietà dell’Acciaieria e al laboratorio esterno di analisi. L’Assessore alla Salute Ugo Rossi ha dichiarato che non capisce come mai la Procura non abbia chiuso lo stabilimento, se veramente le diossine emesse fossero così tante.  Silenzioso l’Assessore Industria Olivi nei primi giorni, per poi dire “Calma nel dire che si chiude lo stabilimento”. Nessuno di loro finora ha ammesso che i controlli sono stati insufficienti anche in questo caso (come per Monte Zaccon) e che comunque affidare alla stessa acciaieria i controlli presso laboratori privati si dimostra una scelta sbagliata. Il 10 dicembre esce il primo timido comunicato stampa della Giunta provinciale sei giorni dopo  la bufera (scoppiata venerdì 4 dicembre). In pratica dice “L’APPA ha fatto il meglio possibile. Il mondo è cambiato (testuali parole), ora dovremo senz’ altro aumentare i controlli”. Ecco il link http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/8d60911a745c25adc12574940035857e/27b07aee56882895c12576880044a05b?OpenDocument
Sindaco di Borgo Valsugana: Dopo varie dichiarazioni di indignazione, preoccupazione e richiesta chiarimenti, riceve dalla Procura la documentazione.
Il 20 dicembre annuncia lo stralcio dell’Accordo di programma  del 2008( vedi articolo del quotidiano Trentino sull’Accordo) tra Acciaieria, Provincia e Cune, dichiarando che entrambi gli interlocutori (APPA e Acciaieria) a questo punto sarebbero non più credibili.
Comitati, associazioni: I comitati della Valsugana Barbieri Sleali (nato proprio per contrastare l’attività dell’Acciaieria), Valsugana Pulita (nato intorno alla recente vicenda della discarica di Monte Zaccon, Roncegno) e Anti Puzza (nato dietro al problema dell’impianto di compostaggio gestito male di Novaledo) chiedono blocco dell’attività e chiusura dello stabilimento. Legambiente chiede analisi su i residenti, sui lavoratori, sui terreni e sulle filiere agro-zootecniche, chiede una verifica della compatibilità sia ambientale che economica dell’azienda sul territorio e sui mercati, controlli diretti effettuati da APPA e non da laboratori esterni e maggiori investimenti della Provincia sulla qualità dell’industria trentina. Allego il comunicato stampa Legambiente.

Qualche memoria: Salute: Oltre alla Acciaieria la Valsugana ha subito in questi anni il traffico della statale 47 con 44.000 veicoli di cui 10.000 sono camion, con 14.000 veicoli di passaggio dentro Borgo ogni giorno, il disagio dell’ormai chiuso impianto di compostaggio di Campiello (con la tragica puzza per mesi e mesi) e di recente la vicenda della discarica di Monte Zaccon, con tutti i rifiuti inquinanti e illeciti che vi sono stati smaltiti illegalmente. Da anni comitati e associazioni della Valsugana chiedono due cose: 1) un’analisi epidemiologica seria sulla salute dei residenti. Si è parlato ad esempio di georeferenziazione per l’analisi sulla salute, che significa in pratica poter ricavare oltre ai dati di mortalità e malattia comune per comune, quelli per sezione, più attendibili, concentrati attorno al “punto di dispersione! (qui l’Acciaieria) depurati di fattori di confondimento (distanza dalla fonte, anni di residenza, età del malato, presenza di altre patologie pregresse, stili di vita). Si dice ad esempio che i dati di mortalità e malattia per il Comune di Telve sarebbero strani, da approfondire. E il famoso geologo Giorgio Jobstraibizer ricorda la morfologia della Valsugana: ricca di zolle e metalli pesanti, solfuri (vedi miniere di pirite, solfuro di ferro), zinco e arsenico. Fattori naturali di inquinamento ai quali si aggiungono concimazioni agricole, combustioni selvagge, il traffico, la Samatec quando operava, e ora la Cava di Monte Zaccon e da anni le Acciaierie. Altra questione: il limite di emissioni per un inceneritore è 0,1 ngTeq/Nm3 mentre per un’acciaieria è di 0,5, oltre cinque volte. 2) la conversione dell’Acciaieria (che di fatto si trova dentro l’abitato di Borgo a pochi passi dal fiume Brenta) da produzione inquinante di ferro a produzione di eccellenza. Oggi è attivo il comitato Barbieri sleali, che ha promosso nei mesi scorsi anche una petizione per appunto chiedere la conversione e ha in mente anche un referendum su questo punto.

L’Acciaieria ha fatto due ricorsi al TAR: uno contro la Provincia, ovvero avverso la stessa AIA (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dall’APPA, che prevede secondo il Gruppo Leali emissioni troppo restrittive. Secondo ricorso al TAR contro il Piano di Zonizzazione acustica del Comune di Borgo (del febbraio 2009), che pone un limite più severo all’inquinamento acustico.

Commento di sintesi: Insomma, il quadro è questo: una fabbrica inquinante l’aria e rumorosa, con un impatto estetico terribile, collocata dentro un grande paese in un contesto ambientale fortemente compromesso e vicina a un fiume, un’azienda che non vuole accettare le regole comuni e fa due ricorsi contro Provincia e Comune avverso quelle regole di sostenibilità. Un’azienda accusata di smaltire illegalmente le proprie scorie, di sversare in acqua reflui illegali e in aria diossine oltre i limiti di legge, infine di falsificare le analisi sulle proprie emissioni.

Alcune questioni centrali:

1) Perché la politica non ha deciso negli anni di convertire  in una produzione diversa, non impattante e innovativa, uno stabilimento non più sostenibile per ragioni ambientali e sociali?

2) Perché la questione di quale limite adottare per le emissioni non è stata dalla Dirigenza dell’APPA e dall’Assessorato competente portata in un pubblico dibattito, trasparente e informato?

3) Perché si affidano le analisi effettuate dalla stessa Acciaeria a laboratori privati esterni, fornitori dell’azienda da controllare?

4) Cosa è necessario fare per rendere efficaci i controlli dell’APPA, a seguito delle due gravi vicende di Monte Zaccon prima e ora di Borgo Valsugana?

5) Non sono mai stati effettuati da APPA controlli sui terreni esterni all’Acciaieria, perché “le emissioni risultavano in regola”, dice l’Assessore alla Salute, Ugo Rossi. Errore: quei controlli devono essere eseguiti, per un controllo in più, per completezza conoscitiva.

A questo link si legge un precedente articolo, scritto per il Trentino, che riassumeva alcune vicende di controlli carenti da parte della Provincia di Trento sul territorio (Monte Zaccon, Europa Steel, ex Star Oi, Marmolada e altri).

https://falcoeleonorae.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&post=956&message=1

Mobilità, sfida alpina: verso i mondiali di sci 2013, Val di Fiemme

Articolo da  me scritto e pubblicato dal quotidiano Trentino in data lunedì 7 settembre. Si ringrazia l’editore

Mobilità e vivibilità sono ambiti problematici per le Alpi turistiche.
Se ne è parlato a Cavalese, sabato sera, con Marco Onida, Segretario della Convenzione delle Alpi, ospite della locale sezione Sat.
Onida ha presentato le indicazioni che la Convenzione offre agli amministratori, per affrontare il problema su scala regionale.
“Il nodo della mobilità -ha ricordato “ è una questione di organizzazione ma anche culturale. Si affronta al meglio attraverso la cooperazione fra enti, con accordi locali e sovraregionali e un lavoro di informazione e sensibilizzazione di cittadini e operatori.” L’analisi dei flussi di traffico mostra che il 72% del traffico alpino è interno. Il 20% dei flussi proviene dal turismo. “In tutti i paesi alpini più dell’80% degli spostamenti turistici avviene con l’auto privata, solo la Svizzera fa meglio (70% circa), infatti ha creato una mobilità alternativa bene organizzata.”
Proprio nello spirito della Convenzione delle Alpi, che fonda il successo delle azioni di governo del territorio sulla cooperazione fra enti, è stato sottoscritto recentemente per la Val di Fiemme un  innovativo protocollo d’intesa sugli obiettivi strategici per lo sviluppo del territorio verso la vivibilità. L’impegno è creare un “Distretto della vivibilità”, che persegua la mobilità sostenibile integrata, fortemente orientata al servizio pubblico, la produzione di energia da fonti rinnovabili e politiche di risparmio energetico e la promozione culturale e la formazione sul territorio, con particolare attenzione a creare le condizioni sociali e culturali per fermare i giovani nelle valli.
Enti firmatari sono Comuni, Comprensorio, Provincia, Magnifica Comunità , APT, Comitato organizzatore dei Mondiali di Sci 2013. Primo obiettivo concreto è avere infatti per i Mondiali la mobilità alternativa. Sono previsti trasporto urbano integrato con biciclette, bus, mezzi eco-compatibili e percorsi ciclo-pedonali sulla S.S. 48, liberata dal traffico nei paesi, grazie ai raccordi viari paesi-strada di fondovalle.
“Sarà anche un fattore di promozione: la qualità della vita è un ottimo argomento di attrazione” ha ricordato Bruno Felicetti, Direttore dell’APT.
La Provincia si è impegnata a completare per il 2012 le connessioni tra i paesi e la strada di fondovalle e a cofinanziare altre opere. Sono previsti parcheggi di attestamento all’ingresso dei paesi, isole pedonali, collegamenti a basso impatto con Passo Lavazè, Alpe di Pampeago, Bellamonte, Parco di Paneveggio e fra pista ciclabile e singoli paesi.
“Sembra davvero nello spirito della Convenzione” ha commentato il Segretario Onida, promettendo collaborazione. Inizia la sfida.

Commento esclusivo per il blog, non inserito nel pezzo pubblicato: La vera sfida della sostenibilità in Trentino Alto Adige è davvero nelle valli come Rendena, Fiemme e Fassa o nella valle dell’Adige, con i loro notevoli numeri di turisti, posti letto, spostamenti e impatti. Però dieci anni fa queste erano le proposte del movimento ambientalista, accusato di sbagliare. Se li avessero ascoltati, presi sul serio. Adesso i Comuni considerano la Convenzione delle Alpi uno strumento utilissimo. Il trattato  è fortemente ambientalista, ed è stato voluto soprattutto dalle associazioni e ancora oggi risulta troppo spesso trascurato dagli Stati. Nemo profeta per tempo….:-)

Esempio di struttura di una APT

Per capire meglio il ragionamento sulle APT sviluppato nel precedente articolo, ecco per fare un esempio pratico come è strutturata l’APT di Pinè-Cembra.

Si riporta parte dell’intervento della Presidente dell’ APT di Pinè-Cembra, Franca Broseghini, davanti al Consiglio Comunaledi intervento Presidente APT al Consiglio Comunale di Baselga di Pinè

Sapete che la legge è del 2002, la nostra APT è stata costituita al 28.12.2004, l’operatività è iniziata con il 1° gennaio 2005. Il principio, la filosofia ispiratrice della legge prevedeva una certa privatizzazione delle APT ed è quanto è successo con la nostra APT, in realtà noi abbiamo il 51,61% di proprietà privata.
Esattamente i soci della nostra APT sono:
• Cassa Rurale di Giovo
• Cassa Rurale Pinetana Fornace e Seregnano
• Associazione albergatori
• Unione albergatori
• Unione commercio e turismo e attività di servizi
• Consorzio dell’Altopiano di Pinè, la Copinè, Consorzio di operatori
• La cantina La Vis e Valle di Cembra
• Il Comitato promotore di sviluppo della Valle di Cembra.
Questa è la parte privata dell’APT, mentre abbiamo una componente pubblica per il 48,39%,
composta da:
• I Comuni di Baselga e Bedollo
• I Comuni di Fornace e Civezzano
• Altri 11 Comuni della Valle di Cembra
• Il Comprensorio dell’Alta Valsugana
Questa è la parte pubblica della nostra APT. Contrariamente a quella che è la proprietà, che è
sostanzialmente in maggioranza privata, diciamo che i finanziamenti su cui può contare l’APT, l’Azienda
per il Turismo, provengono soprattutto da pubbliche istituzioni, in primis la Provincia. Devo dire che è un grosso finanziamento, un grosso sostegno quello che arriva dalla Provincia.

I finanziamenti pubblici rappresentano circa l’86,50% delle entrate del nostro bilancio, quindi quelle sono pubbliche.

I finanziamenti dei privati sono nell’ordine del 13,50%, mentre l’APT deve, per legge, provvedere ad un
auto finanziamento. Per legge la Provincia ci incarica, ci impone di autofinanziare il 10% di quanto viene
devoluto dalla Provincia stessa. Quindi l’autofinanziamento che noi riusciamo a reperire è di circa €
125.000, poi vi spiegherò in che modo riusciamo ad autofinanziarci. Questo è il bilancio del 2007, poi
avrò modo di farvi avere tutti questi dati, perché abbiamo predisposto delle cartelline, oltre ad una borsina
che è quella di benvenuto della nostra Azienda. Ogni Consigliere avrà modo di vedere questo materiale e
di portarlo a casa, così da poterlo consultare liberamente. Dalla Provincia, come dicevo, abbiamo uno
stanziamento di € 942.000, si tratta dunque di un importo abbastanza sostanzioso. Dai soci pubblici,
quindi dai Comuni del Comprensorio, otteniamo 24.193 € e, come ripeto, dal punto di vista
dell’autofinanziamento siamo in grado di procurarci € 125.000. In pratica il totale dei ricavi del bilancio
dell’Azienda ammonta ad € 1.117.000 circa.
L’autofinanziamento: in che modo noi riusciamo ad autofinanziarci? Innanzitutto, ma sono