Mobilità, sfida alpina: verso i mondiali di sci 2013, Val di Fiemme

Articolo da  me scritto e pubblicato dal quotidiano Trentino in data lunedì 7 settembre. Si ringrazia l’editore

Mobilità e vivibilità sono ambiti problematici per le Alpi turistiche.
Se ne è parlato a Cavalese, sabato sera, con Marco Onida, Segretario della Convenzione delle Alpi, ospite della locale sezione Sat.
Onida ha presentato le indicazioni che la Convenzione offre agli amministratori, per affrontare il problema su scala regionale.
“Il nodo della mobilità -ha ricordato “ è una questione di organizzazione ma anche culturale. Si affronta al meglio attraverso la cooperazione fra enti, con accordi locali e sovraregionali e un lavoro di informazione e sensibilizzazione di cittadini e operatori.” L’analisi dei flussi di traffico mostra che il 72% del traffico alpino è interno. Il 20% dei flussi proviene dal turismo. “In tutti i paesi alpini più dell’80% degli spostamenti turistici avviene con l’auto privata, solo la Svizzera fa meglio (70% circa), infatti ha creato una mobilità alternativa bene organizzata.”
Proprio nello spirito della Convenzione delle Alpi, che fonda il successo delle azioni di governo del territorio sulla cooperazione fra enti, è stato sottoscritto recentemente per la Val di Fiemme un  innovativo protocollo d’intesa sugli obiettivi strategici per lo sviluppo del territorio verso la vivibilità. L’impegno è creare un “Distretto della vivibilità”, che persegua la mobilità sostenibile integrata, fortemente orientata al servizio pubblico, la produzione di energia da fonti rinnovabili e politiche di risparmio energetico e la promozione culturale e la formazione sul territorio, con particolare attenzione a creare le condizioni sociali e culturali per fermare i giovani nelle valli.
Enti firmatari sono Comuni, Comprensorio, Provincia, Magnifica Comunità , APT, Comitato organizzatore dei Mondiali di Sci 2013. Primo obiettivo concreto è avere infatti per i Mondiali la mobilità alternativa. Sono previsti trasporto urbano integrato con biciclette, bus, mezzi eco-compatibili e percorsi ciclo-pedonali sulla S.S. 48, liberata dal traffico nei paesi, grazie ai raccordi viari paesi-strada di fondovalle.
“Sarà anche un fattore di promozione: la qualità della vita è un ottimo argomento di attrazione” ha ricordato Bruno Felicetti, Direttore dell’APT.
La Provincia si è impegnata a completare per il 2012 le connessioni tra i paesi e la strada di fondovalle e a cofinanziare altre opere. Sono previsti parcheggi di attestamento all’ingresso dei paesi, isole pedonali, collegamenti a basso impatto con Passo Lavazè, Alpe di Pampeago, Bellamonte, Parco di Paneveggio e fra pista ciclabile e singoli paesi.
“Sembra davvero nello spirito della Convenzione” ha commentato il Segretario Onida, promettendo collaborazione. Inizia la sfida.

Commento esclusivo per il blog, non inserito nel pezzo pubblicato: La vera sfida della sostenibilità in Trentino Alto Adige è davvero nelle valli come Rendena, Fiemme e Fassa o nella valle dell’Adige, con i loro notevoli numeri di turisti, posti letto, spostamenti e impatti. Però dieci anni fa queste erano le proposte del movimento ambientalista, accusato di sbagliare. Se li avessero ascoltati, presi sul serio. Adesso i Comuni considerano la Convenzione delle Alpi uno strumento utilissimo. Il trattato  è fortemente ambientalista, ed è stato voluto soprattutto dalle associazioni e ancora oggi risulta troppo spesso trascurato dagli Stati. Nemo profeta per tempo….:-)

Esempio di struttura di una APT

Per capire meglio il ragionamento sulle APT sviluppato nel precedente articolo, ecco per fare un esempio pratico come è strutturata l’APT di Pinè-Cembra.

Si riporta parte dell’intervento della Presidente dell’ APT di Pinè-Cembra, Franca Broseghini, davanti al Consiglio Comunaledi intervento Presidente APT al Consiglio Comunale di Baselga di Pinè

Sapete che la legge è del 2002, la nostra APT è stata costituita al 28.12.2004, l’operatività è iniziata con il 1° gennaio 2005. Il principio, la filosofia ispiratrice della legge prevedeva una certa privatizzazione delle APT ed è quanto è successo con la nostra APT, in realtà noi abbiamo il 51,61% di proprietà privata.
Esattamente i soci della nostra APT sono:
• Cassa Rurale di Giovo
• Cassa Rurale Pinetana Fornace e Seregnano
• Associazione albergatori
• Unione albergatori
• Unione commercio e turismo e attività di servizi
• Consorzio dell’Altopiano di Pinè, la Copinè, Consorzio di operatori
• La cantina La Vis e Valle di Cembra
• Il Comitato promotore di sviluppo della Valle di Cembra.
Questa è la parte privata dell’APT, mentre abbiamo una componente pubblica per il 48,39%,
composta da:
• I Comuni di Baselga e Bedollo
• I Comuni di Fornace e Civezzano
• Altri 11 Comuni della Valle di Cembra
• Il Comprensorio dell’Alta Valsugana
Questa è la parte pubblica della nostra APT. Contrariamente a quella che è la proprietà, che è
sostanzialmente in maggioranza privata, diciamo che i finanziamenti su cui può contare l’APT, l’Azienda
per il Turismo, provengono soprattutto da pubbliche istituzioni, in primis la Provincia. Devo dire che è un grosso finanziamento, un grosso sostegno quello che arriva dalla Provincia.

I finanziamenti pubblici rappresentano circa l’86,50% delle entrate del nostro bilancio, quindi quelle sono pubbliche.

I finanziamenti dei privati sono nell’ordine del 13,50%, mentre l’APT deve, per legge, provvedere ad un
auto finanziamento. Per legge la Provincia ci incarica, ci impone di autofinanziare il 10% di quanto viene
devoluto dalla Provincia stessa. Quindi l’autofinanziamento che noi riusciamo a reperire è di circa €
125.000, poi vi spiegherò in che modo riusciamo ad autofinanziarci. Questo è il bilancio del 2007, poi
avrò modo di farvi avere tutti questi dati, perché abbiamo predisposto delle cartelline, oltre ad una borsina
che è quella di benvenuto della nostra Azienda. Ogni Consigliere avrà modo di vedere questo materiale e
di portarlo a casa, così da poterlo consultare liberamente. Dalla Provincia, come dicevo, abbiamo uno
stanziamento di € 942.000, si tratta dunque di un importo abbastanza sostanzioso. Dai soci pubblici,
quindi dai Comuni del Comprensorio, otteniamo 24.193 € e, come ripeto, dal punto di vista
dell’autofinanziamento siamo in grado di procurarci € 125.000. In pratica il totale dei ricavi del bilancio
dell’Azienda ammonta ad € 1.117.000 circa.
L’autofinanziamento: in che modo noi riusciamo ad autofinanziarci? Innanzitutto, ma sono

Storie di APT: (Pinè-Cembra) lavoro, cultura, porfido

La notizia: Posaranda è un’originale iniziativa proposta dall’ ‘APT di Pinè-Cembra. E’ un simposio artigianale-artistico dedicato (prima edizione, questa) ad una figura storica  ma indebolita e trascurata del mondo del lavoro trentino: i selciatori del porfido. Da giovedì 6 a sabato 8 agosto sette squadre di esperti posatori del porfido hanno prodotto, nelle suggestive strade della frazione di Baselga di Pinè di Montagnaga,  alcune opere di posa in porfido e altre pietre (marmo giallo di Mori, ciottoli Luserna, graniti trentini e calcari rosa). Alcune erano vere e proprie sculture, altre piccole pavimentazioni ed è anche stata realizzata la copertura tradizionale in scandole di porfido a griglia di pesce del tetto di un fienile in legno.   Sabato 8 nel pomeriggio si è svolto a Baselga di Pinè un particolare convegno dal titolo “Il posatore trentino per le vie del mondo”, dove è stata presentata l’importanza e la storia di fatica e competenza dei selciatori e dove si è mostrato il loro importante ruolo nella filiera del porfido. Si è anche parlato del paesaggio culturale delle cave.

Il commento: Nel panorama asfittico delle nostre APT , ripiegate sullo status quo, questa originale  e non facile iniziativa dell’APT di Pinè-Cembra, dimostra che il ruolo di questi enti può realmente essere promuovere la cultura del territorio come un prodotto, e di poterlo fare anche rispetto ad un tema delicato come il porfido.  Questa iniziativa è una vera iniziativa politica, di carattere anche piuttosto coraggioso. Anche se Direttrice e Presidente lo negherebbero con forza…

Il messaggio che così si lancia è duplice: da una parte si afferma che la cultura è un prodotto importante per il turismo, perché un territorio innanzitutto è un luogo di vita, di lavoro, di carattere, solo dopo e in secondo luogo il turismo “vende” un territorio, solo dopo e quando un territorio sa “essere” un luogo vero.

Secondo messaggio: il porfido e la pietra hanno una storia di fatica dal basso, hanno una storia di condivisione dei saperi e di tradizione, hanno poi anche un impatto forte sull’ambiente e sul paesaggio, ed oggi però si assiste anche ad una speculazione di pochi sfruttando con compromessi insostenibili un patrimonio collettivo, pertanto dobbiamo riportare l’attenzione sul lavoro, sulla sua dignità, sull’ambiente, sulla qualità e sulla dimensione sociale del settore. Insomma, Posaranda ci racconta una volta di più che per il bene del turismo e soprattutto delle valli, il Trentino deve parlare di cultura dentro le filiere produttive e promuoverne la complessità.

Messaggio chiarissimo e manifestato in modo intelligente con una festa del lavoro e delle opere e un momento di riflessione.

Al convegno hanno parlato esponenti dei posatori, raccontando le loro storie, anche in modo divertente e romantico. In una di queste storie, il posatore  Nello Ravanelli, ha raccontato dei suoi viaggi in Turchia per insegnare la posa a popoli che non hanno questa tradizione, dimostrando (come altre storie) che i posatori locali hanno un sapere davvero unico e prezioso, per finire poi con la raccomandazione ai giovani posatori di “girare il mondo e fare esperienze diverse”.

E’ intervenuto anche il Presidente del Distretto del Porfido e delle Pietre trentine, Mariano Gianotti (che è anche socio della Porfidi Europa di Civezzano): tra le varie cose più o meno lodative e più che altro dedicate alla parte industriale, ha però anche detto “dobbiamo estrarre di meno e estrarre meglio” (lo faranno?). Sembra un impegno. E’ interessante. Ha anche detto (interessante pure questo) che gli altri paesi del porfido (Giovo, Albiano, Cembra, Fornace) non hanno mostrato di sentire la manifestazione a sufficienza: serve, ha sottolineato più volte, maggiore condivisione. Ha infine parlato del Codice Etico datosi dal Distretto: vedremo come il settore lo farà proprio nella prassi. Ha fatto una proposta interessante: se la Provincia ogni anno facesse una manutenzione migliorativa delle strade trentine solo con le pietre locali, la viabilità sarebbe più bella e attrattiva anche per il turismo, e la ricaduta economica sarebbe pari a circa 2/3 milioni di investimenti annui.

Ricordiamo qui allora cosa oggi è il settore della pietra in Trentino: solo porfido: 108 aziende  estrattive con circa 960 addetti, nel 2008 1,5 milioni di tonnellate di pietre estratte, nel complesso per tutte le pietre vi sono 513 aziende estrattive, con circa 3000 addetti e 5 milioni di tonnellate di materiale estratto. In Trentino vi sono circa 400 posatori. (Tutti i dati sono stati da me raccolti durante i lavori del convegno da fonti ufficiali). La legge di riferimento è la recente L.P: 7/2006, che ha istituito il Distretto del Porfido e delle pietre trentine, attribuendo al cosiddetto Soggetto Idoneo (una Srl con un regolare consiglio di amministrazione e un regolare bilancio ) il potere legislativo, operativo e finanziario, quindi anche la facoltà di gestire i fondi che la Provincia inietta nel settore. Nel Soggetto Idoneo vi sono anche le aziende private.

Il settore è in crisi, con tanti licenziamenti, dovuti alla distribuzione sul mercato del porfido argentino e cinese, a costi inferiori di quelli italiani e con lotti enormi di materiale immessi sul mercato in tempi rapidi. Gli stessi imprenditori trentini hanno investito proprio in Argentina e Cina, e alcuni sono stati trovati a vendere il famigerato tout venant, ovvero il porfido grezzo non lavorato in loco, prodotto competitivo sul mercato ma che rovina la filiera, a vantaggio solo di chi vende (ma  a danno degli artigiani e dell’ indotto locale). La vendita del tout venant è proibita per legge. Ancora recentemente a Fornace  c’è stato un sequestro di tout venant illecito. Proprio là dove le Asuc sono deboli….

Da tempo inoltre è in atto una vertenza fra le Asuc (le Associazioni degli Usi Civici) e i titolari delle concessioni di estrazione delle cave di porfido. In alcuni casi chi estrae guadagna forti somme a fronte di concessioni pari a 2€ al metro cubo estratto, mentre dove le Asuc si sono sapute imporre le nuove quote sono pari a 12 € a metro cubo estratto., cioè sei volte tanto .  Una sperequazione folle. In alcune località importanti per il porfido (come Fornace) le Asuc non hanno comitati di gestione, e i diritti dei residenti non trovano lo spazio dovuto.

Torniamo alla nostra APT: non è un caso se alla guida di questa bella APT (l’unica che funziona davvero, insieme a quella di Comano Terme) vi sia una donna giovane e brava, di nome Lorenza Biasetto, che è stata la Direttrice coraggiosa e innovativa dell’APT del Primiero e del Tesino, che aveva lanciato il turismo attento all’ambiente e in particolare un modo sostenibile di “vendere” e frequentare il Lagorai, per poi essere allontanata (poveri loro, meglio per Pinè, che l’ha guadagnata) da amministratori miopi, che pensano davvero che il loro territorio guadagnerà di più con le mega operazioni edilizie e di marketing, stile l’operazione di recupero (e ampliamento successivo? …) con infrastrutturazione, elle baite della potentissima famiglia di imprenditori Paterno nel Lagorai, oggi ancora selvaggio. Per quanto? Chi sono i Paterno? Tre fratelli (Domiziano, Franco, Luigi) I proprietari della catena Eurobrico,(Gruppo Eurogroup) i proprietari della ditta  New Stone, nata dalla vecchia Ceramiche Valverde che si sono comprati, i nuovi proprietari dell’ex stabilimento Bailo di Cinte Tesino e così via.

Aggiungiamo che la recente riforma delle APT ha prodotto un mostro, ovvero degli Enti di diritto privato controllati dai privati che utilizzano (molti) soldi pubblici nel settore delicatissimo della promozione del territorio, il tutto in totale assenza di qualsiasi vera forma di partecipazione dei cittadini e di seria responsabilizzazione degli operatori economici. La promozione del territorio che le APT trentine stanno facendo di fatto coincide con la direzione che si da alla pianificazione del territorio. Cioè: le APT di fatto promuovono operazioni immobiliari e infrastrutturazioni, indirizzando le politiche di finanziamento e di promozione in quella direzione. La storia dell’ APT di Folgaria, che abbiamo raccontato in un precedente articolo, mostra ì l’intreccio perverso fra affari, costruttori, amministratori. e la parallela debolezza dei Comuni e delle popolazioni locali quanto degli operatori economici nelle valli. L’altra recente vicenda invece del fallimento (immobiliare) di una società (Aeroterminal) partecipata dal socio di maggioranza (Bertoli) della società impianti di Folgarida- Marilleva, è un ulteriore prova di come il turismo qui sia in larga parte in mano a incompetenti, irresponsabili o interessi particolari e poco trasparenti.

Le APT dovrebbero essere pubbliche e gestite in modo partecipato e responsabilizzando gli operatori. Invece ogni volta che qualcuno collassa e perde soldi, la Provincia rifinanzia.

Altrimenti, se il pubblico non dirige i processi economici, ecco cosa succede, lo dice bene proprio Domiziano Paterno in un’intervista pubblicata da L’Adige nel 2006, a proposito del successo del suo gioiello, i negozi del fai da te Eurobrico, che incassano subito e pagano i fornitori a 120 giorni… ” «Più cresci e più diventi grosso, più sei in grado di dettare le condizioni ai fornitori». AD1111PPA1.qxp.pdf Ai fornitori ma anche ai territori, attenzione.

Lunga vita quindi a Posaranda, ai convegni di riflessione sulle filiere, alla Direttrice dell’APT Pinè-Cembra Lorenza Biasetto,  all’ onesta e appassionata Presidente Franca Broseghini, ai selciatori e alle APT lungimiranti.

Val Genova: una riflessione dopo gli attentati al Parco Adamello Brenta

Questa è la mia riflessione sulla situazione della mobilità in Val Genova e sul ruolo delle aree protette nelle Alpi, a seguito dei gravi fatti accaduti nei giorni scorsi in Val Genova. Nella notte fra giovedì 23 luglio e venerdì 24 luglio sono state date alle fiamme due casette del Parco in Val Genova, delle quali una è completamente bruciata. Inoltre è stato manomesso anche il trenino che svolge il servizio navetta nelal valle, mettendo anche a rischio le persone che vi viaggiavano. Casualmente lo stesso giorno uno dei rifugi storici della Val Genova, il Fontanabona, chiudeva per clamorosa protesta contro la mobilità sostenibile attuata dal Parco, che prevede la chiusura ad un certo punto della valle per gran parte della giornata, parcheggi di attestamento a pagamento e mobilità svolta da un trenino e da alcuni bus navetta.

Il mio articolo pubblicato dal quotidiano Trentino sabato 25 luglio 2009 – si ringrazia l’editore.

Uomini e Parchi: è questa una relazione ancora oggi complessa, che a volte innesca inevitabili conflitti.
E’ accaduto in questi giorni intorno al Parco Naturale Adamello Brenta: mentre l’Ente festeggiava l’avvio del GeoParco, una nuova iniziativa culturale che valorizza la geologia e che promette di portare anche nuovo turismo di qualit・ qualcuno, con un gesto isolato ed estraneo all’atteggiamento della maggioranza della popolazione, compiva due atti che sanno di vecchio, di anacronistico: l’incendio di due strutture del Parco e il sabotaggio del trenino per la mobilità in Val Genova.
Oltre ai fatti dolosi è stata inscenata, sempre in Val Genova, e del tutto casualmente in contemporanea, la protesta clamorosa di alcuni rifugisti, con la chiusura del locale in piena estate. Anche questa reazione al problema sembra anacronistica, considerato il clima di dialogo che oggi si vive dentro il Parco.
E’ utile allora ricostruire un quadro sul ruolo delle aree protette nelle Alpi, per dare una lettura generale a questi fatti di cronaca.

La Val Genova è una delle valli più spettacolari del Parco, e proprio per questo ha sofferto in passato eccessivamente del traffico motorizzato dei visitatori, quindi di un modello di fruizione del territorio che oggi non è più sostenibile.
E però la mobilità moderna e pubblica, che il Parco offre ai visitatori con i bus navetta, i parcheggi gestiti e il trenino, e che i visitatori dimostrano di gradire, pone dei limiti, come sempre accade quando si opera una gestione in qualunque settore, e per questo solleva anche le reazioni di contrasto di qualcuno.
Da una parte quindi abbiamo l’immagine vincente della conservazione della natura che diventa anche cultura e economia (le attivit・che il Parco propone stanno dentro un mercato del turismo culturale, in espansione), dall’altra ci viene suggerita l’immagine di un ipotetico conflitto tra le attivit・del Parco e le attivit・degli operatori economici.
Ma non esiste un conflitto reale fra economia e conservazione della natura: questo è chiaro da tempo. Come scrivevano gli autori del celebre libro “Uomini e Parchi” ancora negli anni ottanta, “un Parco è un luogo di attività e si deve constatare quindi l’identità fra pianificazione dell’Ente e pianificazione economico-sociale ed urbanistica del territorio”.
La questione specifica della mobilità in Val Genova riporta quindi all’attenzione il tema generale della pianificazione degli usi del territorio, che è centrale nelle politiche alpine.
Le Alpi mostrano da tempo la necessità di riposizionare la propria offerta turistica e la struttura economica in generale verso la sostenibilità, con minori impatti e maggiore qualità, e questo innanzitutto a favore dei residenti, il che ovviamente comporta dei vantaggi ma anche dei limiti.
Se le Alpi non si danno dei limiti e non sanno governare gli accessi, il territorio ne risulta frantumato e indebolito, non rafforzato come qualcuno vorrebbe fare intendere con questa protesta. Vediamo numerosi esempi di fallimento, soprattutto economici, di una politica incapace di governare i fenomeni di accesso e fruizione.
Il tema quindi è la collocazione sul mercato turistico della Val Genova e del territorio del Parco: vogliamo posizionarli nei mercati della qualità e della cultura o nei mercati del consumo e del ribasso? Detto questo, è chiaro che si devono attuare le eventuali correzioni necessarie alla programmazione.
Però è chiaro a molti che dalla qualità non si torna indietro, pena l’arretramento della collocazione economica del territorio e una conseguente peggiore qualità della vita per chi lo vive.
I fatti ripropongono quindi il tema del ruolo che oggi devono svolgere le aree protette, cioè fare conservazione attraverso la pianificazione delle attività e dell’economia.
Anzi, il vero tema è come riqualificare e riposizionare correttamente tutta l’economia turistica e tutti gli usi del territorio, dentro e fuori le aree protette, innescando quei processi virtuosi che rendono l’economia vantaggiosa e sostenibile al tempo stesso.

Maddalena Di Tolla Deflorian

Storie di APT e territori: Folgaria e Primiero, due storie

La notizia: In questi giorni sono state pubblicate sui giornali locali le notizie relative a due vicende con elementi  in comune delle APT del Primiero e di Folgaria.

Folgaria: l’APT di Folgaria e  degli Altipiani Cimbri è fallita. Il debito dichiarato ad oggi è pari a 800.000 euro e non si intravede una rapida soluzione. Era stato individuato dagli stessi operatori turistici locali il nome dell’ex Segretario Comunale di Lavarone, Francesco Fait,  come possibile curatore fallimentare nella fase di transizione verso una possibile salvezza. Oggi la notizia:  Fait ha rinunciato all’incarico, con una analisi che si può sintetizzare così: “Alle due assemblee da me indette per confrontarmi con i soci, hanno partecipato pochi operatori, soprattutto pochi albergatori di Folgaria paese. E’ evidente che manca la base: il senso di partecipazione  e la voglia di impegno dei soci. Ha danneggiato il senso di partecipazione l’appiattimento sull’impiantistica e la perdita di identità”.

Primiero: La notizia è che  nell’ultima assemblea, i soci dell’APT del Primiero (gli operatori turistici) non hanno raccolto la loro quota parte, pari a 500.000 € per finanziare la ricapitalizzazione della società impiantistica di San Martino “Rosalpina”. L’accordo di programma sottoscritto dai Comuni, l’APT , le società impiantistiche con la Provincia di Trento prevedeva che a fronte dei 5 milioni di euro collocati da operatori locali e Comuni, la Provincia avrebbe finanziato le opere (impianti e piste) previste per collegare il Passo Rollaecon San Martino di Castrozza con altri fondi pubblici. Prima di questo, nelle scorse settimane il Comune di Fiera di Primiero aveva votato contro il collegamtno nella sua versione progettuale attuale (che andrebbe – ricordiamo – ad intaccare il paesaggio dei laghi del Colbricon, nel cuore del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino).

Il commento: Le due vicende dimostrano purtroppo che l’analisi da molto tempo avanzata dagli ambientalisti era e rimane corretta e lucida. L’analisi diceva questo: gli operatori turistici trentini sono viziati dai troppi soldi pubblici sempre elargiti con troppa facilità;  i processi decisionali rispetto a grandi investimenti territoriali sono superficiali, senza una vera e corretta partecipazione dei cittadini, la responsabilizzazione degli operatori privati è insufficiente,  sui territori manca  una visione uitaria, complessiva e capace di futuro e di identità del territorio e di politiche per il turismo. Tutto questo costituisce un magma pericoloso che oggi si manifesta con queste due crisi. L’APT di Folgaria è fallita per le ragioni che Francesco Fait ha lucidamente esposto, che sono le stesse denunciate da anni dalle associazioni ambientaliste locali e da gruppi di cittadini dell’Altopiano cimbro molto critici. In Folgaria manca innanzitutto una visione identitaria del luogo e manca il senso di comunità. Da questo nasce la frammentazione degli obiettivi e anche la debolezza delle categorie economiche, che prima non hanno saputo governare e indirizzare le politiche turistiche schiacciandole sul solo sci invernale, poi hanno fatto fallire l’APT e infine alle recenti elezioni comunali non hanno saputo esprimere con forza loro consiglieri comunali, che portassero una visione economica unitaria e collettiva. Come se ne esce? Aprendo una vera grande fase di partecipazione dei cittadini e delle categorie economiche, una fase di confronto sull’identità dell’Altopiano e in particolare di Folgaria (che soprattutto ha manifestato la propria non coesione e il proprio disagio interno). Chi deve realizzare questa fase? Senza dubbio i tre Comuni di Folgaria, Lavarone e Luserna. Il Comune di Folgaria ha però sicuramente la principale responsabilità e la migliore possibilità di essere efficace, per due motivi: è il Comune più grande e più influente, è soprattutto la sua situazione interna che ha indirizzato male le politiche fino ad oggi seguite e indebolito e reso opaca la politica dell’Altopiano. Da Folgaria si può quindi ripartire.

Per quanto riguarda il Primiero: anche qui si evidenzia una debolezza preoccupante degli operatori economici, incapaci di esprimere una visione del territorio e del turismo, anche loro schiacciati sui fondi pubblici legati alle grandi opere. Prima di tutto questo, invece, viene l’identità del territorio, la coesione interna, la visione di un futuro.

In entrambi i casi quello che è venuto a mancare, problema generale in Trentino, è il senso dei luoghi. Il turismo funziona, produce oltre che denaro anche benessere delle persone e dinamiche positive, solo se i territori sanno prima di tutto “essere” qualcosa, dei luoghi, per poi vendersi. Purtroppo spesso si insegue invece la fase mercantile prima di aver saputo “essere” un luogo.