Sentenza per la vicenda di Acciaierie di Borgo

BORGO. Mille euro a ciascun cittadino di Borgo costituitosi parte civile (sono 267), 40 mila euro al comune di Borgo e 10 mila al Wwf oltre a 57 mila euro di ammenda e al pagamento della perizia. Questo prevede l’ordinanza del giudice Carlo Ancona che ha ammesso all’oblazione le Acciaierie di Borgo. E che lascia la porta aperta ad eventuali cause civili. Il totale è di circa 470 mila euro (a fronte di una richiesta di 21 milioni) e chiude il capitolo su emissioni non autorizzate, getti pericolosi e messa in pericolo dei lavoratori.

La parola fine nell’udienza del 26 gennaio quando dovrebbe chiudersi la parte relativa ai falsi e alle violazioni infortunistiche (accuse anche queste mosse dalla pm Alessandra Liverani) per i quali è possibile che si sceglierà, per Leali e Spandre, il patteggiamento.

Ma veniamo all’ordinanza. Il giudice riconosce il danno non patrimoniale «intervenuto in ragione della perdurante sensazione di apprensione e di disagio fisico» ai cittadini di Borgo e il danno al Comune «sia perché soggetto esponenziale della relativa comunità sia per la spesa che si è dovuto accollare per la pulizia delle polveri». Ritenuta anche idonea la somma offerta (sempre dalle stesse Acciaierie) al Wwf. Riconosciuto anche l’accantonamento di 50 mila euro per l’eventuale bonifica del suolo agricolo limitrofo inquinato.

Non è stato invece ravvisato il danno per le parti civili che vivono vicino a Borgo o che a Borgo hanno i riferimenti di lavoro o di studio. Stessa cosa per la Comunità di valle, gli altri comuni della Valsugana e del Tesino e la Provincia. E poi il giudice scrive: «Tutte le patologie o i danni a cose che le parti hanno lamentato, in particolare il tema di potenziale effetto teratogeno degli inquinanti, di depositi sul suolo agricolo e di determinazione di decessi per forme tumorali, fanno riferimento necessariamente ad una esposizione a polveri inquinanti di lunga durata» mentre «il procedimento penale si occupa di precise responsabilità personali per condotte realizzate in un ambito di tempo altrettanto precisamente delimitato».

Ed è in questo passaggio che Ancona specifica che gli eventuali effetti dannosi per la salute umana provocati dalla protratta esposizione, dovranno esser presi in considerazione eventualmente in sede civile. Condizione necessaria per essere ammessi all’oblazione la verifica che i danni provocati dall’azienda – quelli eliminabili – fossero cessati. E il «controllo» era stato affidato al perito Angelo Borroni del Politecnico di Milano. La sua relazione è molto corposa e frutto di diversi sopralluoghi nello stabilimento e dà atto alle Acciaierie di aver effettuato, negli ultimi due anni, investimenti di grande dimensione per cui, scrive Ancona, «appare ragionevole confidare nel completamento di opere come muri di sigillazione e coperture di riparo che hanno bisogno di autorizzazione urbanistica, ma non rappresentano un impegno economico particolarmente oneroso».

È stato anche verificato il rispetto dei limiti di legge. E poi l’ultima sottolineatura: «Non è compito del giudice vigilare sulla correttezza urbanistica ed amministrativa della collocazione in una valle urbanizzata come la Valsugana di un’attività inevitabilmente inquinante qual è un’acciaieria, e neppure stabilire quale debba essere in astratto o in concreto il livello di tollerabilità delle emissioni, o se abbia rilievo a riguardo la loro diluizione nello spazio».

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Monte Zaccon: prime condanne, confermano le tesi di inquinamento illegale

La notizia: Sono arrivate in udienza preliminare le prime condanne e i patteggiamenti (annunciati) nella vicenda dello stoccaggio illegale di rifiuti pericolosi nella discarica del sito di Monte Zaccon, presso Marter, in Valsugana.

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Quattro degli indagati hanno deciso di percorrere la via del patteggiamento davanti al gup Carlo Ancona. Si tratta di Luca Bonomi (direttore della Ripristini Valsugana), Floriano Tomio (addetto agli scarichi e allo smaltimento dei rifiuti) , Annamaria Zaccherini e Gianbattista De Giovanni (la prima chimica, il secondo amministratore del laboratorio Ares di Calcinato(Bs), che effettuava le analisi taroccate). Bonomi ha patteggiato un anno e 5 mesi per il reato di traffico illecito di rifiuti. Tomio ha patteggiato per smaltimento illecito di rifiuti 4 mesi (poi convertiti) con derubricazione del reato.   Annamaria Zaccherini ha patteggiato un anno e 4 mesi per concorso in smaltimento illecito continuato e falso.  Ha infine patteggiato per traffico illecito di rifiuti e falso un anno e 4 mesi, Gianbattista De Giovanni.  Si sommano poi due oblazioni (denaro pagato come sostituzione della condanna penale) , quelle del padovano Christian Frelich e del mantovano Mauro Riccardi. Il primo era responsabile della sicurezza delle Acciaierie Venete di Padova che conferivano rifiuti in Valsugana, il secondo consigliere delegato della società di intermediazione Inergeco srl: entrambi hanno pagato 13 mila euro a testa per lo smaltimento illecito e altri 70 mila euro come risarcimento.

Parti civili: Il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile della Provincia di Trento, dei comuni di Trento e Roncegno, del Wwf e dell’ordine dei chimici, cui ieri s’è aggiunta anche quella della Sativa(la società che conferiva parte dei rifiuti da smaltire). Ad esse, gli imputati che hanno patteggiato dovranno versare 4 mila euro per la refusione delle spese di costituzione. I risarcimenti, invece, saranno quantificati in sede civile. L’udienza è stata aggiornata a venerdì prossimo(26 marzo): Simone Gosetti, responsabile della Ripristini Valsugana considerato l’organizzatore del traffico, andrà a giudizio.

Polemica sui monitoraggi: Il perito della Procura Alessandro Iacucci è intervenuto  sulle dichiarazioni rese da  Presidente della Giunta di Trento Lorenzo Dellai alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il presidente, in quella sede, aveva detto che Iacucci avrebbe applicato il metodo più rigoroso dei due esistenti nel rilevare gli elementi inquinanti. Iacucci ha risposto che si tratta di una affermazione «infondata, fuorviante e lesiva del lavoro svolto» perché «nessuna normativa sino ad oggi emanata in materia ambientale ambientale, sanitaria, agraria, alimentare e commerciale prevede metodi a diversa rigorosità».


Il commento: I patteggiamenti dimostrano che la Procura aveva ragione: l’inquinamento c’è stato e il laboratorio che effettuava le analisi ha taroccato i dati. Questo caso allarmante si somma ad altre recenti vicende, che sommate danno un quadro disarmante dei controlli e della situazione ambientale del Trentino. Negli ultimi tre / quattro anni ricordiamo la serie di eventi: danno al ghiacciaio della Marmolada a causa dei lavori di una strada sul ghiacciaio per costruire nuovi impianti di risalita, denunciati da Mountain Wildnerness e non scoperti dai controlli pubblici, furto di acqua e neve dai laghi glaciali in Presena per realizzare illecitamente neve artificiale, danni irreparabili alla cavità in Paganella denominata Bus del Giaz per la costruzione di una criticata nuova pista da sci, smaltimento illegale di rifiuti pericolosi nella discarica di Monte Zaccon (Valsugana), smaltimento illecito di apirolio (cancerogeno) nei terreni adiacenti alla ex fabbrica Europa Steel, gestione irregolare della discarica (di per se discutibile) di inerti presso Tenno, gestione irregolare della discarica di Sardagna, gestione irregolare dei terreni inquinati da idrocarburi della ex Star Oil, irregolarità nella gestione e nei controlli delle Acciaierie di Borgo Valsugana. Se a questo aggiungiamo che la Giunta provinciale continua a minimizzare, che chiunque muova delle critiche viene tacciato di essere un disfattista (vedi associazioni ambientaliste), che l’APPA e gli uffici della VIA sono depotenziati, che le stazioni della Forestale sono sguarnite per carenza di personale, che i Parchi naturali vedono i fondi ridotti, che per i biotopi non esiste una vigilanza specifica,  il quadro è grave. E grave è la scarsa consapevolezza di una situazione che sta peggiorando da parte del Consiglio Provinciale, dei Comuni trentini e della Giunta.

L’ultima chicca è il tentativo di depotenziare perfino il ruolo dei Guardiaparco (vedi articolo specifico, subito sotto questo su questo blog ).

I cittadini devono ribellarsi.

Guardiaparco: la Provincia vuole depotenziarli

La notizia: Esiste una bozza di “razionalizzazione” (che le associazioni hanno potuto conoscere solo per vie traverse) che prevede il depotenziamento- attraverso l’accorpamento nel Corpo Forestale provinciale-  dei Guardiaparco, che si accosta allo stesso tentativo previsto in un regolamento (tenuto di fatto segreto) che avrebbe dovuto fare la stessa operazione con Guardiacaccia e Guardiapesca delle rispettive associazioni venatorie, e infine anche dei Custodi Forestali. Questa seconda fase farebbe seguito al precedente e già operativo accorpamento delle ex guardie ittico-venatorie e degli ex sorveglianti idraulici.

I sindacati e le associazioni ambientaliste sono intervenuti duramente e decisamente contro quella che a tutti gli effetti evidentemente era una tentata( e forse fermata) operazione di svuotamento e indebolimento ulteriore dei controlli ambientali provinciali, dopo il clamoroso depotenziamento dell’Ufficio VIA degli anni scorsi e dopo la riduzione dei fondi per i Parchi naturali.

Il commento: Innanzitutto manca un programma chiaro, che faccia da contesto di senso a questi previsti passaggi. La volontà che emerge è sicuramente quella di trasformare di fatto in un ruolo puramente tecnico quello delle figure che oggi hanno valenza giuridica (Custodi Forestali e Guardiaparco oggi sono Ufficiali di Polizia Giudiziaria, le nuove regole toglierebbero invece ad entrambe le figure questo potere, dunque le renderebbero inoffensive per inquinatori, bracconieri, trasgressori). Invece è evidente come il Guardiaparco dia senso all’esistenza stessa dell’area protetta: senza un corpo di controllori riconosciuti come autorevoli, grazie alla loro dotazione giuridica, il governo del territorio del Parco e il rispetto delle regole del Piano del parco saranno inattuate e inattuabili. Accorpare queste figure nella Forestale comporterebbe senza dubbio perdita di specificità e dispersione nelle variegate attività della Forestale. Si perderebbero la conoscenza approfondita dei luoghi del Parco e le competenze che il Guardiaparco si crea lavorando nella !squadra” di operatori del Parco, accanto al resto dello staff.

Oggi le stazioni forestali vengono ridimensionate per carenza di personale, dunque i Guardiaparco portati nel Corpo così impoverito sarebbero dirottati su altre attività e non sulla sorveglianza dentro le aree protette. In pratica i Parchi senza Guardiaparco dipendenti direttamente dagli Enti di gestione sarebbero sempre più portati verso la promozione turistica in assenza di rigorosi controlli sul territorio.

Documento con le osservazioni delle associazioni ambientaliste Legambiente, LIPU, Italia Nostra, Mountain Wilderness , WWF sull’accorpamento dei guardiaparco

Per quanto attiene invece al tentativo di accorpamento dei Custodi Forestali, altre figure storiche prestigiose e locali del controllo del territorio, si veda il sito della Libera Associazione dei Custodi Forestali Custodi Forestali


Ospedale a Mezzolombardo: evacuato, strutture insicure

La notizia: evacuato in data 26 gennaio 2010 l’Ospedale San Giovanni di Mezzolombrdo (TN), a servizio di 35.000 residenti. La ragione: rischio strutturale, a seguito di controlli in profondità (“invasivi” li chiamano i tecnici) eseguiti a seguito della recente (1 luglio 2009) entrata in vigore elle nuove procedure sulla sicurezza degli edifici, velocizzata dopo il sisma dell’Abruzzo. Questo il link al comunicato stampa della Provincia di Trento che spiega la motivazione dell’evacuazione. Nessun segno evidente o crepa faceva intuire quanto invece i tecnici hanno potuto dimostrare con indagini specifiche. L’’ingegner Corrado Segata, incaricato dall’azienda sanitaria al termine di sondaggi, carotaggi e prove di resistenza,ha rifiutato di certificare l’idoneità dell’edificio. L’Ospedale è stato costruito a fine ottocento, poi ristrutturato e ampliato dopo la seconda guerra mondiale, quando fu ceduto alla Provincia di Trento. Negli ultimi dieci anni nell’ospedale sono stati investiti  1 milioni de e 300.00 mila euro.

Nella conferenza stampa di martedì il Presidente della Giunta Provinciale Lorenzo Dellai ha così spiegato (come riporta il comunicato stampa della PAT nr 163 del 26.01.2010 di cui sopra li link)

“I controlli effettuati  hanno fornito dei dati molto seri e quindi l’ordinanza che ho firmato stamani era d’obbligo. Intendiamo aprire da subito un tavolo di confronto comune con le autorità locali e la comunità di Mezzolombardo per decidere nelle prossime settimane quale sarà il futuro di questo polo sanitario nel contesto più generale della salute in Trentino.”
“Le recenti normative in materia di progettazione e verifica emanate a seguito del terremoto dell’Aquila ed entrate in vigore il 1 luglio 2009 – ha spiegato l’assessore Ugo Rossi – hanno indotto l’Azienda provinciale per i servizi sanitari ad intensificare i controlli sulle sue strutture. È incredibile quello che abbiamo scoperto e che nessun segnale evidente lasciava presagire”.
“Sono stata avvisata ieri sera – ha detto il sindaco di Mezzolombardo Anna Maria Helfer- e da subito abbiamo iniziato ad analizzare la situazione per le sue conseguenze nell’immediato presente ma proiettandoci anche nel futuro, considerato che la popolazione della Piana che fa riferimento alla struttura è di circa 35.000 persone. Sappiamo che ci sarà qualche disagio da sopportare, ma la sicurezza dei pazienti e del personale che lavora nell’ospedale richiedeva di intervenire con la massima tempestività.”
“E’ stata un’azione di prevenzione – ha detto infine il direttore dell’Apss Franco Debiasi – visto che non c’erano segnali evidenti di crollo. Abbiamo messo a punto nelle ultime ore un piano di emergenza, che prevede il trasferimento dei pazienti a partire dalla fine della mattinata, al Santa Chiara e a Cles per quanto riguarda la geriatria. Rimangono attive il padiglione nord e il blocco sud, la guardia medica, le cure palliative.”

È vero che il San Giovanni è stato oggetto di diversi interventi dal 1999 ad oggi, ma si è sempre trattato di lavori di manutenzione delle finiture che hanno interessato pavimenti, controsoffitti, miglioramenti generali che non hanno però comportato modifiche strutturali.
Le opere avviate recentemente invece non sono di questo tipo: per questo, oltre che per il rispetto della più recente normativa in materia, si è voluto condurre una verifica più accurata. La recente indagine cui sono stati sottoposti solai e pilastri viene definita dai tecnici “invasiva” proprio per la “profondità” delle ispezioni condotte. Avviata nel secondo semestre del 2009, praticamente subito dopo l’entrata in vigore della normativa nazionale, sta producendo una serie di dati che non sono ancora definitivi. “Ma quanto abbiamo finora in mano – ha aggiunto l’assessore Rossi – è sufficiente per descrivere una situazione molto grave a fronte della quale sarebbe da irresponsabili non intervenire”.
Di qui il piano di azione messo a punto ieri sera nella sede dell’Assessorato alla salute presenti, accanto ai vertici dell’Azienda sanitaria anche il responsabile della protezione civile e del progetto grandi opere della Provincia autonoma.
Le strutture a rischio crollo sono l’edificio storico ed il blocco Ovest; non risultano a rischio invece il blocco Sud ed il padiglione Nord.
Nel dettaglio, l’edificio storico ospita i servizi di medicina generale, il day hospital, la cardiologia riabilitativa, il day surgery ortopedico chirurgico, l’endoscopia digestiva e la radiodiagnostica.

I giornali riportano alcuni dati dalla relazione tecnica: Il calcestruzzo prelevato nei solai  ha una bassa resistenza di 40 chilogrammi per centimetro quadrato (la legge ne richiede 250). Le pareti sopportano carichi effettivi pari all’80 per cento delle possibilità (per legge dovrebbe essere il 20 per cento ).  Alcuni solai appoggiano su pareti divisorie, realizzate con mattoni spessi 12 centimetri. Il tetto spinge sulle pareti laterali degli edifici, realizzate in pietra e mattoni.
Alcuni solai sono spessi solo 20 centimetri, di cui 10 di soletta, e realizzati con calcestruzzo scadente.
«Ci sono gravi errori di esecuzione»ha dichiarato alla stampa  l’ingegner Trentinaglia, dell’Azienda Sanitaria trentina “carenze nell’esecuzione di interventi sui solai realizzati a metà del Novecento”.

Documenti utili:

Il comunicato stampa Provincia Autonoma di Trento nr 163 del 26 gennaio 2010, che informa delle ragioni dell’evacuazione (mancano i dati tecnici riportati poi dai giornali, però)

Ordinanza del Presidente della Giunta Provinciale di Trento di evacuazione delle aree dell’ospedale dichiarate inidonee per ragioni strutturali di sicurezza

Dal sito web del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il DM 14.1.2008 sulle Norme tecniche per le costruzioni, Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nr. 29 del 4 febbraio 2008, Suppl. ordinario nr 30 (Notare che da anni esisteva un regime transitorio, che permetteva di adeguarsi entro giugno 2010, a seguito del sisma d’Abruzzo la data è stata spostata al 30 giugno 2009). Pertanto dal 1 luglio 2009 sono entrate in vigore procedure più rigide.

Galleria fotografica che mostra le condizioni della struttura

Il comunicato stampa di Legambiente


Commento: Legambiente, che da anni si occupa di sicurezza dell’edificato, ha chiesto subito dopo il terremoto d’Abruzzo che in Italia partisse una campagna di indagine sulla sicurezza degli edifici. L’esito della analisi effettuate a Mezzolombardo consente di dire che purtroppo era una richiesta motivata. Si dimostra che l’edilizia in Italia è stata di pessima qualità e che è necessario controllare tutti gli edifici, per evitare altre tragedie come quella siciliana di Favara di pochi giorni fa (un crollo con morti)  e come la tragedia del crollo per terremoto della Casa dello Studente dell’ Aquila, causato anche dalla mancanza di un pilastro, come hanno accertato i tecnici.  Bene ha fatto la Provincia ad evacuare subito, anche se i residenti protestano (paradossale) per il disagio. Quante altre indagini s0no state effettuate sulle strutture vecchie e quante sono in corso? Bisogna investire sulla sicurezza in edilizia, anche in Trentino. Meno soldi agli impianti di sci inutili (esempio collegamento Pinzolo-Campiglio, già stanziati 28 milioni di euro pubblici) e più soldi alla qualità del territorio (anche questo fa muovere l’economia).

Soccorso alpino: quando muoiono gli eroi, e le certezze

La notizia

Il 26 dicembre una tragedia della montagna ha ucciso sei persone, sul Pordoi. Due giovani alpinisti di Udine (Fabio Baron e Diego Andreatta) si erano avventurati in Val Lasties con le ciaspole, per praticare in seguito le cascate di ghiaccio. Forse volevano studiare il tracciato. Il rischio valanghe quel giorno era elevato, il bollettino Niveo-Meteo indicava grado di rischio 4 su una scala di 5, “Pericolo forte”. E le valanghe infatti sono cadute,  sui versanti del Sass Pordoi  ma anche sul passo Fedaia, poco distante, dove i soccorritori sono stati impegnati a lungo nei pressi di una pista da sci per assicurarsi che non ci fosse nessuno sotto la neve. Dopo il tramonto i due giovani ancora non erano rientrati alla base. La compagna di uno dei due ha dato l’allarme. Dalla Val di Fassa sono partiti sette soccorritori, tra i più esperti.

A 2.600, sotto la forcella Pordoi sono stati travolti da una valanga. Quattro soccorritori sono morti sul colpo, trascinati a valle per 400 metri. Gli eroi che sono morti erano Alessandro Dantone, 39 anni di Alba di Canazei, Diego Perathoner, 42 anni di Canazei, Luca Prinoth, 45 anni di Campitello come Erwin Riz, 33 anni.

Erano partiti con loro (e sono sopravvissuti) anche Sergio Valentini, Martin Riz e Robi Platter. Pochi minuti prima delle ore 20 Gino Comelli, capo del soccorso alpino di Canazei che dal Passo Pordoi coordinava le ricerche, sente alla radio che una valanga ha colpito i soccorritori (i suoi ragazzi) . Immediatamente attiva gli altri soccorsi alpini. Arrivano tutti gli uomini disponibili della val di Fassa e poi i colleghi bellunesi di Livinallongo. Una corsa disperata contro il tempo, nella notte buia. I primi ad intervenire sono i tre colleghi, che iniziano subito a scavare nella neve.  La macchina si muove bene, grazie agli anni di esperienza. Quella sera la perfezione tecnica però non ha potuto nulla contro la morte.

All’alba del giorno 27 dicembre sono partiti i soccorritori per recuperare le salme. Impossibile portarle a valle la notte precedente, infatti. Una quarantina di tecnici del soccorso alpino fassano con le unità cinofile, i colleghi dell’Aiut Alpin, i poliziotti.   Contemporaneamente sono iniziate le ricerche dei due escursionisti friulani. I corpi sono stati trovati grazie ai cani. I due ragazzi non avevano con se l’ARVA (Strumento di segnalazione in caso di valanghe) .

Maurizio Dellantonio è il Presidente del Soccorso Alpino trentino. Quel maledetto sabato sera era nella terza squadra di ricerca dei friulani. Nella sua versione della tragedia la valanga ha preso i colleghi alle spalle,  confluendo nel canalone dove si trovavano. Un fronte enorme ha colpito in pieno Diego, Luca, Erwin e Alex. Martin Riz è stato sbalzato fuori, ha sentito le richieste d’aiuto di Platter, ha iniziato a scavare, ha dato l’allarme. La terza squadra è arrivata da sopra , grazie all’Arva ha individuato Sergio Valentini che era più a monte, vivo. Era in piedi con gli sci ancora fissati ma bloccato dalla massa di neve.

Il 29 dicembre si sono svolti i funerali delle quattro vittime trentine, a Canazei. Erano presenti tremila persone. Era presente anche Guido Bertolaso.

La tragedia ha scatenato la reazione dura del capo della protezione civile Bertolaso: «Sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi». Gli uomini del Soccorso Alpino alpino però (a partire dal Presidente Maurizio Dellantonio) hanno risposto: in montagna si parte, comunque. Il nostro spirito, con la consapevolezza del pericolo, con gli strumenti per affrontarlo, ci spinge a partire, per salvare i dispersi.

Alcuni articoli con le testimonianze (toccanti, semplici e vere) degli amici e parenti si trovano a questi link

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/12/28/ANBPO_ANB03.html (Fiorenzo Perathoner, padre di Diego, deceduto nella tragedia)

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/12/28/ANBPO_ANB01.html (Martin Riz, uno dei soccorritori travolti e sopravvissuti)

Lo splendido, denso articolo sui funerali di Franco de Battaglia, il migliore giornalista trentino, uomo delle montagne e del suo popolo, pubblicato dal quotidiano Trentino il 30 dicembre.

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/12/30/AA1PO_AA101.html

Il mio commento:

“Signore, prendi questa rabbia e trasformala in intimità”. Sono le dirette, limpide parole del prete che a Canazei, nel gelo di  un inverno improvvisamente freddo, ha pronunciato ai funerali. Io non credo in Dio e non credo nella Chiesa ma queste parole sono molto belle e aderenti alla  realtà.

Di fronte a morti come queste non ho certezze. Sussurro la mia idea: il Soccorso Alpino opera sempre in condizioni di rischio, fa parte delle regole severe della montagna. Non esiste mai la sicurezza di tornare. Il Soccorso è però il bagaglio più luminoso della nostra esperienza alpina, insieme al volontariato dei vigli del fuoco, di chi mantiene i sentieri e agli Usci Civici. E’ una parte pregnante di noi, popolo della montagna. Ogni tanto qualcosa di terribile oppure di grandioso ci ricorda di questa immensa dignità e responsabilità.

Queste morti devono produrre qualcosa, un cambiamento. Anche se lo diciamo spesso, e tutto resta uguale. Dobbiamo restituire rigore e responsabilità alla cultura del turismo e della frequentazione della montagna. Esiste una sottocultura (creata da noi, popolo delle montagne) dell’accesso alle Alpi illimitato, per tutti, come fosse un luna park, che abbiamo in parte diffuso.  Ma lo sappiamo, di Alpi si muore, se non si ha rigore, se si corre verso la meta con rischio valanghe 4. Dobbiamo smetterla, questa sottocultura, che porta le persone a rischiare per niente, come accaduto ai due poveri giovani friulani. Perché questa mancanza di rigore e rispetto violenta le montagne, il nostro rapporto, la nostra intimità con esse e a volte porta alla morte.

Eppure il vento soffia ancora, accarezza le creste e i ghiacci. Ma nessuna parola saprà mai riportare alle compagne, ai figli, alle famiglie, il sapore della pelle e il sorriso di Alex, Diego, Luca ed Erwin. Chiedo scusa se anche le mie parole  sono in fondo soltanto simboli fragili.

Dalla rabbia, dal dolore:  l’intimità.

Acciaierie Valsugana: inquinamento, sequestro, indagini

L’articolo sarà via via aggiornato con le notizie che troverò sulla stampa e personalmente.  Lanciato il 5 dicembre 2009, appena uscita la notizia del sequestro. Le informazioni qui riportate sono state tratte dalla lettura dei due quotidiani locali “Trentino” e “Adige” , dall’archivio dei loro siti internet sulla vicenda e pregressi, parlando con  esperti di  normative su acciaierie e inceneritori di Legambiente nazionale, con comitati, associazioni e sindacati e cercando ulteriore documentazione attendibile in internet.

Si prega di segnalare errori o omissioni nei commenti.

Aggiornamento nr 07 (30 dic 2009)

La notizia: L’inchiesta: “Fumo negli occhi” è l’indagine condotta da circa un anno (dicembre 2008 l’avvio) dalla Forestale di Vicenza, sul supposto inquinamento ambientale e smaltimento illecito di residui di lavorazione da parte dell’ Acciaieria di Borgo Valsugana. L’inchiesta è collegata alla parallele inchieste ambientali “Tridentum” ed “Eco Terra”, dei sostituti procuratori trentini Alessandra Liverani e Salvatore Ferraro, sull’utilizzo di terreni inquinati in bonifiche e altri usi, che ha visto in luglio 2009 coinvolto il Direttore dello stabilimento (Emilio Spandre) e la ditta Boccher Luciano snc (Olle-Borgo Valsugana), con il suo amministratore Franco Boccher, entrambi indagati da luglio 2009. La Boccher è specializzata in riciclaggio di inerti.

Il sequestro: Il Gip Marco La Ganga  ha disposto in data venerdì 4 dicembre 2009 un provvedimento di sequestro preventivo per l’Acciaieria di Borgo Valsugana, di un laboratorio di analisi chimiche, supposto compiacente, in Provincia di Brescia e anche delle cartelle cliniche dei lavoratori. Il 4 dicembre, si sono svolti il sequestro, le perquisizioni presso lo stabilimento, il laboratorio chimico bresciano e gli Uffici dell’ APPA e gli interrogatori degli indagati (da parte di Alessandra Liverani). Lo stabilimento resta operativo, sotto la tutela di un incaricato della Procura (l’ingegner Tiziano Benedetti, veneto). La Procura ha il sospetto che la salute dei lavoratori sarebbe compromessa a causa di eccessivo inquinamento interno. Quindi si valuta anche l’ipotesi di violazione del diritto sul lavoro, ovvero delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il Tribunale del Riesame in data 23 dicembre ha esaminato la richiesta della proprietà di riavere il pieno controllo operativo dello stabilimento e l’opposta richiesta della Procura di chiudere del tutto la produzione, decidendo di tenere aperto lo stabilimento, aumentando i poteri del delegato della Procura ing. Tiziano Bendetti, di fatto estromettendo i dirigenti del Gruppo Leali dalla direzione aziendale.

Gli indagati e le accuse mosse dalla Procura: Sono indagate complessivamente 12 persone:

Acciaierie Leali: 4 indagati per Acciaiere Valsugana: Dario Leali, amministratore, Emilio Spandre (ex Direttore, già indagato e arrestato per Eco terra), Matteo Bortolotti, responsabile prevenzione e sicurezza e Alessandro Trentin, responsabile produzione. Le accuse per loro sono “getto pericoloso di cose (emissioni non autorizzate), falso (per aver taroccato le analisi chimiche) e scarico abusivo e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro (in marzo 2009 c’era stato un secondo, dopo dicembre 2008, giorno di intensi prelievi e controlli, gli inquirenti sospettavano che vi fosse anche micro-inquinamento interno al luogo di lavoro). L’accusa comprende anche il fatto che alcune vistose rotture non sarebbero state riparate, facendo uscire inquinanti verso l’esterno 8si tratta quindi di emissioni secondarie, non regolate e non permesse). Si sostiene anche che l’azienda avrebbe scaricato abusivamente reflui nel vicino corso d’acqua.

APPA: 4 indagati anche presso l’APPA: Giancarlo Anderle, il dirigente del settore controlli e tre funzionari. Sono accusati di abuso d’ufficio e concorso nelle emissioni non autorizzate. La Procura contesta ai tecnici di aver posto un limite alle emissioni di diossine totali per l’Acciaieria  (per il vecchio camino, fino ad autunno 2009 quindi) superiore al limite di legge. I tecnici affermano di aver applicato la normativa italiana vigente del 2006 (che prevede un massimo di 10.000 ng/Nm3), imponendo un limite venti volte inferiore al massimo (ovvero 500 ng/Nm3).  La Procura intende capire, indagandoli, se invece non si dovesse applicare la più severa indicazione europea (le cosidette BREF, che sono indicazioni tecniche), che però non prevede un limite bensì una possibilità tecnica .  Le BREF sono in pratica l’indicazione della migliore prestazione che si può ottenere se si applicano tecnologie innovative. Le BREF sono contenute nel Protocollo di Aarhus,, del 2004. Dall’estate 2009 è in vigore -stante il nuovo sistema aspirante dell’Acciaieria imposto da APPA nel corso dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) -il limite inferiore di 0,5 ng/Nm3, previsto per tutti gli impianti nuovi.

laboratorio di analisi Chemie: Altri 4 indagati presso il Laboratorio Chemie di Brescia, per le indagini compiacenti. Sono accusati di falso e concorso nelle emissioni di cui sopra, non autorizzate. Il laboratorio avrebbe in pratica secondo la Procura falsificato i risultati delle analisi svolte.

I limiti di emissioni: Nel 2007 le Acciaierie avevano richiesto ad APPA l’Autorizzazione integrata ambientale. L’APPA l’aveva concessa, chiedendo l’adeguamento dell’impianto alle Best Available Techniques (le cosidette BAT), dando un limite alle emissioni di fatto temporaneo (fino all’attuazione dell’adeguamento, avvenuto entro autunno 2009) pari a 500 ng/Nm3, ovvero venti volte inferiore al limite massimo di legge vigente in Italia previsto per le (210) diossine totali (Legge 152/2006). Il limite invece previsto ad adeguamento finito (ora, quindi) era fissato nei famosi 0,5 ng/Nm3 previsti dalle BREF europee (non una legge, ma un riferimento tecnico, che indica le BAT).
Le norme: La norma a cui si sono riferiti i tecnici di APPA è il Decreto Legislativo 152/06 che stabilisce per le PCDD/F  ovvero policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani) un limite alle emissioni pari a 0,01 mg/Nmc(o Nm3), ossia pari a 10.000 ng/Nm3, che si riferisce a tutti i 210 congeneri di PCDD/F. Notare: la normativa europea è stata recepita diversamente dai vari paesi europei, in pratica le acciaierie europee hanno limiti diversi di paese in paese. Così si legge nel documento della regione  Puglia sull’impianto siderurgico Ilva di Taranto “In Europa e nel mondo sono operativi vari limiti: in Austria non si possono superare i 0,4 ngTEQ/Nm3, in Belgio i 2,5 ngTEQ per gli impianti pre 1993 e 0,5 per quelli post 1993, in Germania i 0,4 ngTEQ, lo stesso nei Paesi Bassi mentre in Giappone il limite consentito è di 1 ngTEQ e in Canada di 1,35 ngTEQ. Nel complesso il range di valori tipici per impianti tradizionali indicato nelle BREF dell’Unione Europea (documento tecnico che indica le BAT) è riportato fra 0,5 e 5 ngTEQ mentre gli impianti migliori (almeno i primi 10 sul totale) si attestano su valori compresi fra 0,1 e 0,5 ngTEQ e per le rilevazioni dell’emissione oraria, piuttosto che media annua, è fra 0,8 e 6,7 mgTEQ/h.” (link al documento http://www.regione.puglia.it/web/files/ambiente/ecologia.pdf – pag. 7/17). Attenzione, però: su 210 diossine totali solo 17 sono davvero pericolose per la salute (a seconda di quanti atomi di cloro sostituiscono l’idrogeno), quindi bisognerebbe misurare soltanto la concentrazione di quelle, cioè la tossicità equivalente (significa che se faccio 1 la tossicità di una sostanza nota(la 2,3,7,8 tetraclorodibenzodiossina (2,3,7,8-TCDD,la più tossica,) esprimo in rapporto ad essa la pericolosità delle emissioni). Se si restringe il campo alle sole diossine tossiche si paral allora di quantità espresse in TEQ (tossicità equivalente).
Altro problema: Il D.lgs. 133/05, recante “Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti”, pone limiti alle emissioni di policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani dagli inceneritori, da misurarsi in Tossicità Equivalente. Ciò crea, di fatto, una situazione quasi paradossale, visto che: a) i valori limiti molto restrittivi che la norma impone agli impianti di incenerimento rifiuti (0,1 ng/Nmc), possono essere tranquillamente superati da altri tipi di impianto, in misura superiore, teoricamente, fino a centomila volte; b) i limiti di emissione delle medesime sostanze vengono irrazionalmente fissati mediante parametri differenti a seconda del tipo di impianto, senza che ciò risponda ad alcuna esigenza tecnico scientifica. (sempre dal documento Regione Puglia, pag. 8/17).
Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – Norme ambientali (link http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm) – vedi in particolare ART. 271  (valori limite di emissione e prescrizioni) e Allegato I della Parte Quinta (pag. 281 e seguenti), con le tabelle dei limiti di emissioni.
Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133– Attuazione Direttiva 2000/76/Ce, in materia di incenerimento dei rifiuti (link http://www.ambientediritto.it/Legislazione/Rifiuti/2005/dlgs%202005%20n.133.htm)
Protocollo di Aarhus sugli inquinanti persistenti (POP) del 2004 (che a sua volta ratificava una Convenzione internazionale sugli inquinanti del 1979), prevede la possibilità tecnica di arrivare ad emissioni inferiori a 1 ngTeq/Nm3 di diossine (le 17 tossiche, non le totali) con tecnologie innovative.

Le reazioni: Provincia: Il Presidente della Giunta provinciale Lorenzo Dellai ancora una volta ha protestato per l’ispezione della Procura negli uffici APPA e per il fatto che i controlli siano stati effettuati dalla Forestale di Vicenza e non da quella provinciale. Il rapporto fra Dellai e Dragone (Procuratore Capo) non sono buoni da tempo, soprattutto per il fastidio di Dellai verso i controlli esterni.  L’Assessore provinciale Ambiente, Alberto Pacher, sostiene che ha fiducia nei tecnici APPA e che invece sarebbe molto grave se si confermassero le varie violazioni imputate alla Direzione e proprietà dell’Acciaieria e al laboratorio esterno di analisi. L’Assessore alla Salute Ugo Rossi ha dichiarato che non capisce come mai la Procura non abbia chiuso lo stabilimento, se veramente le diossine emesse fossero così tante.  Silenzioso l’Assessore Industria Olivi nei primi giorni, per poi dire “Calma nel dire che si chiude lo stabilimento”. Nessuno di loro finora ha ammesso che i controlli sono stati insufficienti anche in questo caso (come per Monte Zaccon) e che comunque affidare alla stessa acciaieria i controlli presso laboratori privati si dimostra una scelta sbagliata. Il 10 dicembre esce il primo timido comunicato stampa della Giunta provinciale sei giorni dopo  la bufera (scoppiata venerdì 4 dicembre). In pratica dice “L’APPA ha fatto il meglio possibile. Il mondo è cambiato (testuali parole), ora dovremo senz’ altro aumentare i controlli”. Ecco il link http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/8d60911a745c25adc12574940035857e/27b07aee56882895c12576880044a05b?OpenDocument
Sindaco di Borgo Valsugana: Dopo varie dichiarazioni di indignazione, preoccupazione e richiesta chiarimenti, riceve dalla Procura la documentazione.
Il 20 dicembre annuncia lo stralcio dell’Accordo di programma  del 2008( vedi articolo del quotidiano Trentino sull’Accordo) tra Acciaieria, Provincia e Cune, dichiarando che entrambi gli interlocutori (APPA e Acciaieria) a questo punto sarebbero non più credibili.
Comitati, associazioni: I comitati della Valsugana Barbieri Sleali (nato proprio per contrastare l’attività dell’Acciaieria), Valsugana Pulita (nato intorno alla recente vicenda della discarica di Monte Zaccon, Roncegno) e Anti Puzza (nato dietro al problema dell’impianto di compostaggio gestito male di Novaledo) chiedono blocco dell’attività e chiusura dello stabilimento. Legambiente chiede analisi su i residenti, sui lavoratori, sui terreni e sulle filiere agro-zootecniche, chiede una verifica della compatibilità sia ambientale che economica dell’azienda sul territorio e sui mercati, controlli diretti effettuati da APPA e non da laboratori esterni e maggiori investimenti della Provincia sulla qualità dell’industria trentina. Allego il comunicato stampa Legambiente.

Qualche memoria: Salute: Oltre alla Acciaieria la Valsugana ha subito in questi anni il traffico della statale 47 con 44.000 veicoli di cui 10.000 sono camion, con 14.000 veicoli di passaggio dentro Borgo ogni giorno, il disagio dell’ormai chiuso impianto di compostaggio di Campiello (con la tragica puzza per mesi e mesi) e di recente la vicenda della discarica di Monte Zaccon, con tutti i rifiuti inquinanti e illeciti che vi sono stati smaltiti illegalmente. Da anni comitati e associazioni della Valsugana chiedono due cose: 1) un’analisi epidemiologica seria sulla salute dei residenti. Si è parlato ad esempio di georeferenziazione per l’analisi sulla salute, che significa in pratica poter ricavare oltre ai dati di mortalità e malattia comune per comune, quelli per sezione, più attendibili, concentrati attorno al “punto di dispersione! (qui l’Acciaieria) depurati di fattori di confondimento (distanza dalla fonte, anni di residenza, età del malato, presenza di altre patologie pregresse, stili di vita). Si dice ad esempio che i dati di mortalità e malattia per il Comune di Telve sarebbero strani, da approfondire. E il famoso geologo Giorgio Jobstraibizer ricorda la morfologia della Valsugana: ricca di zolle e metalli pesanti, solfuri (vedi miniere di pirite, solfuro di ferro), zinco e arsenico. Fattori naturali di inquinamento ai quali si aggiungono concimazioni agricole, combustioni selvagge, il traffico, la Samatec quando operava, e ora la Cava di Monte Zaccon e da anni le Acciaierie. Altra questione: il limite di emissioni per un inceneritore è 0,1 ngTeq/Nm3 mentre per un’acciaieria è di 0,5, oltre cinque volte. 2) la conversione dell’Acciaieria (che di fatto si trova dentro l’abitato di Borgo a pochi passi dal fiume Brenta) da produzione inquinante di ferro a produzione di eccellenza. Oggi è attivo il comitato Barbieri sleali, che ha promosso nei mesi scorsi anche una petizione per appunto chiedere la conversione e ha in mente anche un referendum su questo punto.

L’Acciaieria ha fatto due ricorsi al TAR: uno contro la Provincia, ovvero avverso la stessa AIA (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dall’APPA, che prevede secondo il Gruppo Leali emissioni troppo restrittive. Secondo ricorso al TAR contro il Piano di Zonizzazione acustica del Comune di Borgo (del febbraio 2009), che pone un limite più severo all’inquinamento acustico.

Commento di sintesi: Insomma, il quadro è questo: una fabbrica inquinante l’aria e rumorosa, con un impatto estetico terribile, collocata dentro un grande paese in un contesto ambientale fortemente compromesso e vicina a un fiume, un’azienda che non vuole accettare le regole comuni e fa due ricorsi contro Provincia e Comune avverso quelle regole di sostenibilità. Un’azienda accusata di smaltire illegalmente le proprie scorie, di sversare in acqua reflui illegali e in aria diossine oltre i limiti di legge, infine di falsificare le analisi sulle proprie emissioni.

Alcune questioni centrali:

1) Perché la politica non ha deciso negli anni di convertire  in una produzione diversa, non impattante e innovativa, uno stabilimento non più sostenibile per ragioni ambientali e sociali?

2) Perché la questione di quale limite adottare per le emissioni non è stata dalla Dirigenza dell’APPA e dall’Assessorato competente portata in un pubblico dibattito, trasparente e informato?

3) Perché si affidano le analisi effettuate dalla stessa Acciaeria a laboratori privati esterni, fornitori dell’azienda da controllare?

4) Cosa è necessario fare per rendere efficaci i controlli dell’APPA, a seguito delle due gravi vicende di Monte Zaccon prima e ora di Borgo Valsugana?

5) Non sono mai stati effettuati da APPA controlli sui terreni esterni all’Acciaieria, perché “le emissioni risultavano in regola”, dice l’Assessore alla Salute, Ugo Rossi. Errore: quei controlli devono essere eseguiti, per un controllo in più, per completezza conoscitiva.

A questo link si legge un precedente articolo, scritto per il Trentino, che riassumeva alcune vicende di controlli carenti da parte della Provincia di Trento sul territorio (Monte Zaccon, Europa Steel, ex Star Oi, Marmolada e altri).

https://falcoeleonorae.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&post=956&message=1

Mobilità, sfida alpina: verso i mondiali di sci 2013, Val di Fiemme

Articolo da  me scritto e pubblicato dal quotidiano Trentino in data lunedì 7 settembre. Si ringrazia l’editore

Mobilità e vivibilità sono ambiti problematici per le Alpi turistiche.
Se ne è parlato a Cavalese, sabato sera, con Marco Onida, Segretario della Convenzione delle Alpi, ospite della locale sezione Sat.
Onida ha presentato le indicazioni che la Convenzione offre agli amministratori, per affrontare il problema su scala regionale.
“Il nodo della mobilità -ha ricordato “ è una questione di organizzazione ma anche culturale. Si affronta al meglio attraverso la cooperazione fra enti, con accordi locali e sovraregionali e un lavoro di informazione e sensibilizzazione di cittadini e operatori.” L’analisi dei flussi di traffico mostra che il 72% del traffico alpino è interno. Il 20% dei flussi proviene dal turismo. “In tutti i paesi alpini più dell’80% degli spostamenti turistici avviene con l’auto privata, solo la Svizzera fa meglio (70% circa), infatti ha creato una mobilità alternativa bene organizzata.”
Proprio nello spirito della Convenzione delle Alpi, che fonda il successo delle azioni di governo del territorio sulla cooperazione fra enti, è stato sottoscritto recentemente per la Val di Fiemme un  innovativo protocollo d’intesa sugli obiettivi strategici per lo sviluppo del territorio verso la vivibilità. L’impegno è creare un “Distretto della vivibilità”, che persegua la mobilità sostenibile integrata, fortemente orientata al servizio pubblico, la produzione di energia da fonti rinnovabili e politiche di risparmio energetico e la promozione culturale e la formazione sul territorio, con particolare attenzione a creare le condizioni sociali e culturali per fermare i giovani nelle valli.
Enti firmatari sono Comuni, Comprensorio, Provincia, Magnifica Comunità , APT, Comitato organizzatore dei Mondiali di Sci 2013. Primo obiettivo concreto è avere infatti per i Mondiali la mobilità alternativa. Sono previsti trasporto urbano integrato con biciclette, bus, mezzi eco-compatibili e percorsi ciclo-pedonali sulla S.S. 48, liberata dal traffico nei paesi, grazie ai raccordi viari paesi-strada di fondovalle.
“Sarà anche un fattore di promozione: la qualità della vita è un ottimo argomento di attrazione” ha ricordato Bruno Felicetti, Direttore dell’APT.
La Provincia si è impegnata a completare per il 2012 le connessioni tra i paesi e la strada di fondovalle e a cofinanziare altre opere. Sono previsti parcheggi di attestamento all’ingresso dei paesi, isole pedonali, collegamenti a basso impatto con Passo Lavazè, Alpe di Pampeago, Bellamonte, Parco di Paneveggio e fra pista ciclabile e singoli paesi.
“Sembra davvero nello spirito della Convenzione” ha commentato il Segretario Onida, promettendo collaborazione. Inizia la sfida.

Commento esclusivo per il blog, non inserito nel pezzo pubblicato: La vera sfida della sostenibilità in Trentino Alto Adige è davvero nelle valli come Rendena, Fiemme e Fassa o nella valle dell’Adige, con i loro notevoli numeri di turisti, posti letto, spostamenti e impatti. Però dieci anni fa queste erano le proposte del movimento ambientalista, accusato di sbagliare. Se li avessero ascoltati, presi sul serio. Adesso i Comuni considerano la Convenzione delle Alpi uno strumento utilissimo. Il trattato  è fortemente ambientalista, ed è stato voluto soprattutto dalle associazioni e ancora oggi risulta troppo spesso trascurato dagli Stati. Nemo profeta per tempo….:-)