Monte Zaccon: prime condanne, confermano le tesi di inquinamento illegale

La notizia: Sono arrivate in udienza preliminare le prime condanne e i patteggiamenti (annunciati) nella vicenda dello stoccaggio illegale di rifiuti pericolosi nella discarica del sito di Monte Zaccon, presso Marter, in Valsugana.

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Quattro degli indagati hanno deciso di percorrere la via del patteggiamento davanti al gup Carlo Ancona. Si tratta di Luca Bonomi (direttore della Ripristini Valsugana), Floriano Tomio (addetto agli scarichi e allo smaltimento dei rifiuti) , Annamaria Zaccherini e Gianbattista De Giovanni (la prima chimica, il secondo amministratore del laboratorio Ares di Calcinato(Bs), che effettuava le analisi taroccate). Bonomi ha patteggiato un anno e 5 mesi per il reato di traffico illecito di rifiuti. Tomio ha patteggiato per smaltimento illecito di rifiuti 4 mesi (poi convertiti) con derubricazione del reato.   Annamaria Zaccherini ha patteggiato un anno e 4 mesi per concorso in smaltimento illecito continuato e falso.  Ha infine patteggiato per traffico illecito di rifiuti e falso un anno e 4 mesi, Gianbattista De Giovanni.  Si sommano poi due oblazioni (denaro pagato come sostituzione della condanna penale) , quelle del padovano Christian Frelich e del mantovano Mauro Riccardi. Il primo era responsabile della sicurezza delle Acciaierie Venete di Padova che conferivano rifiuti in Valsugana, il secondo consigliere delegato della società di intermediazione Inergeco srl: entrambi hanno pagato 13 mila euro a testa per lo smaltimento illecito e altri 70 mila euro come risarcimento.

Parti civili: Il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile della Provincia di Trento, dei comuni di Trento e Roncegno, del Wwf e dell’ordine dei chimici, cui ieri s’è aggiunta anche quella della Sativa(la società che conferiva parte dei rifiuti da smaltire). Ad esse, gli imputati che hanno patteggiato dovranno versare 4 mila euro per la refusione delle spese di costituzione. I risarcimenti, invece, saranno quantificati in sede civile. L’udienza è stata aggiornata a venerdì prossimo(26 marzo): Simone Gosetti, responsabile della Ripristini Valsugana considerato l’organizzatore del traffico, andrà a giudizio.

Polemica sui monitoraggi: Il perito della Procura Alessandro Iacucci è intervenuto  sulle dichiarazioni rese da  Presidente della Giunta di Trento Lorenzo Dellai alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il presidente, in quella sede, aveva detto che Iacucci avrebbe applicato il metodo più rigoroso dei due esistenti nel rilevare gli elementi inquinanti. Iacucci ha risposto che si tratta di una affermazione «infondata, fuorviante e lesiva del lavoro svolto» perché «nessuna normativa sino ad oggi emanata in materia ambientale ambientale, sanitaria, agraria, alimentare e commerciale prevede metodi a diversa rigorosità».


Il commento: I patteggiamenti dimostrano che la Procura aveva ragione: l’inquinamento c’è stato e il laboratorio che effettuava le analisi ha taroccato i dati. Questo caso allarmante si somma ad altre recenti vicende, che sommate danno un quadro disarmante dei controlli e della situazione ambientale del Trentino. Negli ultimi tre / quattro anni ricordiamo la serie di eventi: danno al ghiacciaio della Marmolada a causa dei lavori di una strada sul ghiacciaio per costruire nuovi impianti di risalita, denunciati da Mountain Wildnerness e non scoperti dai controlli pubblici, furto di acqua e neve dai laghi glaciali in Presena per realizzare illecitamente neve artificiale, danni irreparabili alla cavità in Paganella denominata Bus del Giaz per la costruzione di una criticata nuova pista da sci, smaltimento illegale di rifiuti pericolosi nella discarica di Monte Zaccon (Valsugana), smaltimento illecito di apirolio (cancerogeno) nei terreni adiacenti alla ex fabbrica Europa Steel, gestione irregolare della discarica (di per se discutibile) di inerti presso Tenno, gestione irregolare della discarica di Sardagna, gestione irregolare dei terreni inquinati da idrocarburi della ex Star Oil, irregolarità nella gestione e nei controlli delle Acciaierie di Borgo Valsugana. Se a questo aggiungiamo che la Giunta provinciale continua a minimizzare, che chiunque muova delle critiche viene tacciato di essere un disfattista (vedi associazioni ambientaliste), che l’APPA e gli uffici della VIA sono depotenziati, che le stazioni della Forestale sono sguarnite per carenza di personale, che i Parchi naturali vedono i fondi ridotti, che per i biotopi non esiste una vigilanza specifica,  il quadro è grave. E grave è la scarsa consapevolezza di una situazione che sta peggiorando da parte del Consiglio Provinciale, dei Comuni trentini e della Giunta.

L’ultima chicca è il tentativo di depotenziare perfino il ruolo dei Guardiaparco (vedi articolo specifico, subito sotto questo su questo blog ).

I cittadini devono ribellarsi.

Tenno: discarica, indagato Galvagni, della Alto Sas

La notizia (da un articolo di Paolo Liserre da TENNO, quotidiano L’Adige, lunedì  6 aprile 2009): Primo indagato nel caso “discarica di inerti al Vermione (Comune di Tenno), vedi seguito

Commento (subito): La giunta Marocchi a questo punto dovrebbe dimettersi, perché dopo il disastro della variante al PRG, senza partecipazione e densa di contenuti urbanistici disastrosoi, bloccata dalla Commissione Urbanistica della PAT e dalle minoranze, adesso la magistratura deve intervenire rapidamente sequestrando la discarica, perché la politica non ha saputo ben governare il territorio.

Osvaldo Galvagni, legale rappresentante della «Alto Sas» di Villalagarina e gestore della discarica Vermione di Tenno, risulta ufficialmente iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Rovereto. L’inchiesta è stata aperta dalla magistratura sulla gestione del sito sovrastante il piccolo comune gardesano. L’ipotesi di reato contestata è quella di «gestione illecita dei rifiuti. La denuncia di Galvagni accompagna il provvedimento emesso nella giornata di sabato 4 aprile dal Procuratore Capo Rodrigo Merlo che ha disposto il sequestro cautelare della discarica di Vermione.

Ad apporre materialmente i sigilli alla contestata discarica, e soprattutto alla sua gestione compresa la posizione «troppo morbida» della giunta Marocchi, sono stati i carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e gli addetti della Forestale di Riva del Garda. I quali hanno provveduto contemporaneamente a sequestrare una nutrita documentazione in possesso dell’«Alto Sas» inerente i conferimenti di materiale alla discarica di Vermione. Nelle prossime inquirenti e tecnici inizieranno le operazioni di prelievo di vari campioni di terra della discarica. Verranno effettuati alcuni carotaggi e si procederà alla catalogazione e alla successiva analisi dei campioni, analisi che potrà essere delegata all’Appaa di Trento o anche ad alcune ditte private esterne. Come avviene molto spesso in Italia, anche in questo caso la magistratura ha anticipato e messo una falla alla lentezza della politica e della macchina burocratico-amministrativa. Il sequestro disposto dalla Procura arriva infatti prima dell’ordinanza di chiusura del sito di Vermione che il sindaco di Tenno Gianmarco Marocchi (all’estero sino a mercoledì) stava predisponendo proprio in questi giorni. L’ordinanza è pronta per essere firmata (e potrebbe preludere alla revoca della concessione alla ditta Alto Sas), nel frattempo però la Procura ha preferito non perdere ulteriore tempo e ha sequestrato il sito. L’inchiesta coordinata dal procuratore Merlo si sviluppa su due filoni. Il primo riguarda il superamento delle quantità di materiale conferibile in un anno da parte dell’azienda che gestisce la discarica, la «Alto sas» di Osvaldo Galvagni: ci sarebbero 14 mila metri cubi più di quanto previsto dalle normative. Il secondo riguarda gli elementi inquinanti ritrovati a più riprese durante i controlli, ossia amianto, idrocarburi, fluoruri, zinco e antimonio. Carlo Remia, ex vicesindaco e consigliere comunale della lista «Tenno Indipendente», saluta con piacere la notizia del sequestro: «Provvedimento giusto e nell’aria – afferma – Una decisione che fa piacere e che mi auguro contribuisca a fare chiarezza e a risolvere la situazione».(vedi nostro articolo in data 4 aprile 2009).

Tenno: discarica di inerti sequestrata

La notizia: sabato 4 aprile i NOE hanno sequestrato anche la discarica di inerti di Tenno, nell’omonimo paesino, uno dei borghi più belli del Trentino, sopra il Lago di Garda. Il sequestro segue  quello della discarica di Monte Zaccon (Comune di Marter, in Valsugana) e quella di Sardagna (Comune di Trento).  Sembra che i NOE avrebbero rilevato nel sito della discarica metalli pesanti oltre i limiti consentiti dalla legge e ben 14.000 tonnellate di rifiuti in più rispetto alle 40.000 tonnellate annue previste dall’autorizzazione rilasciata dalla Provincia.

Commento: Lo avevo scritto: quella discarica di inerti è a rischio ed è sospetta. Perché lo scrivevo? Bastava andarci, guardare attentamente, fare due calcoli e ragionare. 1) Cosa ci fa una discarica di inerti in un grazioso paesino a vocazione turistica, adornato di oliveti, collocato fuori mano per il conferimento via camion, in quota sul livello della pianura, sopra la congestionatissima (traffico persone e camion) zona del Lago di Garda? 2) Perchè il Comune di Tenno prima ha deliberato di avviare una discarica di inerti da conferimento locale e poi ha deciso, senza confronto con i cittadini, di trasformarla in una discarica da conferimento sovraregionale? 3) Perchè, oltre a cambiare la provenienza possibile dei rifiuti, il Comune ha anche aumentato le tonnellate massime(la durata prevista per le attività di conferimento era dieci anni, nei quali dovevano essere conferite circa 400.000 tonnellate di rifiuti inerti) 4) Considerato che in estate del 2008 c’era già stato il sequestro di un camion diretto alla discarica, si poteva insospettirsi..e infatti…

Problemi ambientali e precedenti: Alcuni Consiglieri comunali di minoranza di Tenno e cittadini avevano presentato a Legambiente le loro perplessità sulla discarica, da un controllo in situ si era verificato come il conferimento fosse del tutto irrazionale sotto il profilo ambientale per tre motivi: 1) perchè trasportare rifiuti inerti da regioni lontane e dalla pianura alla montagna non ha alcun senso per ovvie ragioni energetiche 2) perchè la strada di accesso al sito della discarica impone di  passare di fatto in mezzo alle case e provocare così notevole disagio, rumore, inquinamento, polveri sottili e pericolo (si tratta di 20 camion al giorno, che prima non c’erano, in un piccolo paesino caratterizzato prima da semplice traffico locale) 3) Perché la quantità del conferimento previsto è tale da cambiare del tutto il paesaggio del sito di conferimento, che oggi è un avallamento naturale e fra dieci anni sarà diventato un semi-piano. Attenzione:  Tenno è anche il Comune che ha cercato nell’estate del 2008, di approvare la settima variante al PRG, con interessi di parte di consiglieri e massime cariche(trasformazioni di destinazione d’uso dei terreni privati da agricolo di pregio e primario in edificabili e alberghieri), 100.000 metri cubi di nuova edificazione(piccolo comune), campo da golf 18 buche anche attorno al lago, stravolgimento del paesaggio da borgo alpino. Il disastro è stato per ora bloccato da cittadini, Provincia anche con l’aiuto di una Bandiera Nera di Legambiente.

Perché il Comune di Tenno l’ha voluta? Si dice: questione di cassa. Il Comune ha motivato la scelta spiegando che la discarica porterà del denaro alle casse del Comune e che la ragione per la quale quegli inerti non possono restare in Veneto e Lombardia (da dove provengono) sarebbe che in quelle regioni non vi sono abbastanza discariche a norma di legge per quel tipo di conferimento.

Suggerimenti tematici: 1) Le associazioni ambientaliste affermano da anni che in Trentino non devono entrare rifiuti da fuori (con la stessa etica, simmetricamente, la Giunta Provinciale motiva la costruzione dell’inceneritore di Trento, perché da qui nulla dovrà uscire), eppure rifiuti da fuori continuano a entrare, è evidente 2) Le associazioni ambientaliste affermano da anni anche che sul piano generale manca una progettualità sulla riduzione e sulla gestione dei rifiuti, a livello nazionale. Ma dicono anche da tempo che la Provincia di Trento dovrebbe e potrebbe almeno dialogare con le regioni vicine per trovare alcune soluzioni comuni: si potrebbe partire dal governo degli inerti, per esempio. Si scava molto nel Nord Est, si continua a scavare, anche in Trentino. E se l’edilizia dovrà ripartire in Italia  (con il pessimo Piano Casa del Governo Berlusconi) forse avremo molti più inerti. E se  dovessimo trovarci anche il mega- cantiere della Ferrovia del Brennero? Sembra opportuno avere una soluzione rigorosa sin da ora.

Partecipazione: Anche in questo caso si riscontra l’assenza totale della partecipazione dei cittadini del Comune di Tenno, sull’ennesima decisione importante per l’urbanistica, il governo del territorio e la qualità della vita.

Gardelli al Servizio Autonomie locali e la ragione di Stato

La notizia: Giovanni Gardelli, Dirigente uscente del Servizio Politiche per i Rifiuti, è stato nominato dalla Giunta Provinciale di Trento nuovo Dirigente del Servizio Autonomie locali.

Commento: Giovanni Gardelli è passato alla cronaca recente in Trentino, essendo rimasto coinvolto indirettamente, seppure senza alcuna imputazione e infatti non è indagato, nello scandalo dei rifiuti di Marter. Ricordiamo che si tratta della discarica di inerti dove, secondo le indagini della Procura, sarebbero state conferite illecitamente almeno 123.000 tonnellate di rifiuti non conformi fra i quali alcuni inquinanti e tossici. Dalle intercettazioni rese pubbliche dai giornali locali, era emerso come Gardelli intrattenesse rapporti più che amichevoli con Gosetti, il titolare della ditta che gestisce la discarica, e che è oggi accusato di avere organizzato il presunto traffico di rifiuti illecito. Da quelle intercettazioni emergerebbe anche che Gardelli avrebbe avuto un atteggiamento di fastidio, dichiarato in alcune frasi, contro i tecnici del Comune di Trento, che avevano effettuato i controlli sui terreni – sembra inquinati da idrocarburi – di Trento Nord, di proprietà del Gosetti, pare anch’essi conferiti nella seconda discarica da lui gestita, quella di Sardagna, sopra Trento. In secondo luogo dalle intercettazioni rese pubbliche,  emergerebbe (senza che vi sia però alcun riscontro nei fatti)  come Gosetti nutrisse (forse solo per millantato credito) l’idea che Gardelli avrebbe potuto garantirgli minori problemi rispetto ai controlli stessi eseguiti dall’APPA a Marter (infatti APPA è poi finita sulla gogna mediatica).

Gardelli, che sicuramente non ha commesso alcun illecito dal punto di vista legale,  invece non è passato alla cronaca per qualcosa che sarebbe dovuto accadere e che invece non è nei fatti: quale Dirigente del Servizio Rifiuti, anziché tessere stretti ed ambigui (seppure leciti a norma di legge) rapporti con imprenditori poco trasparenti, avrebbe dovuto garantire politiche di riduzione dei rifiuti e di valorizzazione delle materie seconde da raccolta differenziata. Invece, le politiche sui rifiuti della Provincia di Trento sono ancora ferme e poco innovative, l’unica cosa realmente decollata è la raccolta differenziata.In più si aggiunga un Protocollo sulla Riduzione dei Rifiuti nel Turismo nato nella prima parte della sua Dirigenza, quando ancora intratteneva qualche rapporto con le associazioni ambientaliste (poi persosi nel porto delle nebbie della vita provinciale).

Eppure il Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale dei Rifiuti, scritto con il notevole contributo delle associazioni ambientaliste,  conteneva delle indicazioni chiare sulle azioni da intraprendere. Ad esempio: le Eco Feste, realizzazione banale, ma ancora impostata sul velleitarismo dei singoli Enti organizzatori o Comuni e mai divenuta Regolamento finanziato con specifiche procedure. Oppure il riuso: su questo a parte le timide feste del Riuso non è in atto alcunché. Oppure ancora banalmente un sito dedicato al tema Rifiuti, che contenga tutte le informazioni utili: mai visto! Oppure ancora la realizzazione del compostaggio in provincia: sempre più lontana visti i pasticci dell’impianto di Campiello e la scarsa capacità della Provincia di Trento nel dialogare alla pari con cittadini e comitati. Altro esempio: non  abbiamo nessuna politica per favorire l’uso dell’acqua dal rubinetto, in una provincia di montagna! Il Servizio Rifiuti ha organizzato una campagna pubblicitaria sui giornali, senza però fare alcune azione pratica. Il motivo? Forse non si voleva infastidire i produttori locali di acque minerali, che avrebbero, secondo voci circolate, minacciato ritorsioni sull’occupazione. In tutto questo i risultati evidenti sono due: 1) la riduzione dei rifiuti e il valore del ciclo della materia da raccolta differenziata sono statici 2) la fiducia dei cittadini è scarsa e questo renderà difficile realizzare anche le opere e gli impianti necessari e utili.

Domanda: Perché uno così doveva essere premiato e diventare Dirigente di un importante Servizio, come quello delle Autonomie Locali? Giovanni Gardelli non ha mostrato significative capacità come Dirigente nei risultati conseguiti, e si consideri che nessun tema ha goduto negli ultimi cinque anni dell’attenzione dei cittadini, degli amministratori, delle associazioni e della stampa come i rifiuti,  al contrario ha dimostrato quantomeno leggerezza   nei suoi rapporti con gli impresari del settore: quindi avrebbero dovuto fargli fare un altro mestiere, non ancora il Dirigente. Non si tratta di essere buoni o cattivi: si tratta di nominare Dirigenti dei Servizi i migliori, e esenti da ombre fino a prova contraria. La meritocrazia in Trentino proprio non esiste! Grisenti fu scacciato (lo sanno tutti) dalla Giunta perché ormai le sue metodiche infastidivano pure uno con il pelo sullo stomaco come Dellai, e invece che mandarlo a lavorare come un normale cittadino, gli hanno gentilmente dato lo scranno (prezioso) dell’Autostrada, dal quale pulpito ancora gestiva in modo quantomeno poco trasparente politiche non democratiche ed elettive. Dimessosi per pudore da là, invece che farlo tornare a lavorare nel suo Ufficio in Regione (insomma, non ai lavori forzati) gli hanno costruito ad hoc un ridicolo Incarico Speciale in Regione per la Cooperazione Internazionale (e forse sarà meglio che qualcuno revisioni poi contatti e conti: non si sa mai, a questo punto…). Altro esempio è Raffaele De Col che, seppure senza dubbio tecnicamente capace,  è stato anche lui colto in imbarazzo, da Dirigente del Servizio Lavori Pubblici, perchè è emerso quanto riporta il quotidiano “Trentino”  nell’ottobre 2008 “Se il parroco di Aldeno, Cimone e Garniga don Daniele Morandini sforava di 400 mila euro nella ristrutturazione della chiesa ecco che ci pensava il Silvano. In un attimo organizzava un incontro con il dirigente generale della Provincia Raffaele De Col per studiare come risolvere il problema. E quando De Col spiega che deve avvertire il presidente Lorenzo Dellai, Grisenti risponde perentorio: «Ma no, gli ho già parlato, eh!»” Ora De Col è Dirigente della Protezione Civile. Lascia perplessi che comportamenti così leggeri siano di fatto premiati promuovendo i personaggi che se ne sono resi protagonisti.

Inoltre: il Sevizio Autonomie Locali sembrerà ai più un luogo insignificante: tuttavia fu proprio da quel Servizio per esempio che partì la diffida (letteralmente “suggerimento di revoca in autotutela della Delibera comunale”) nei confronti del Comune di Tiarno di Sopra, che nella foga di realizzare il progetto ambientalmente negativo di pesante infrastrutturazione turistica del bell’ Altopiano di Tremalzo (Val di Ledro) poi ridotto e rivisto dal pur compiacente Comitato Ambiente, aveva realizzato l’alienazione del pascolo (Uso Civico) in violazione della Legge Provinciale sugli Usi Civici!  Sarebbe bene che il Dirigente di quel Servizio fosse assolutamente indipendente e rigoroso.

In sintesi: Il ragionamento è davvero serio, non esagero. Riflettete. Il senso dello Stato si fonda anche sull’idea (tra le altre) che siano scelti nei posti di comando, sulla plancia della nave ammiraglia, coloro che si siano dimostrati i migliori per competenza e per trasparente, rigorosa scelta di servire lo Stato, e null’altro, sempre, in ogni circostanza. Se così non è, come accade spesso in Italia e anche nell’autonomo Trentino, semplicemente il senso dello Stato (e dell’Autonomia) esce indebolito e inficiato risulta anche il principio morale che trasforma una comunità di persone in una Nazione. Le Istituzioni servono a fondare un senso morale, prima che a determinare l’efficienza. Invece i destini personali qui passano spesso in primo piano rispetto al senso della collettività e della Nazione.

Discarica di Sardagna, c’è stato già un processo e materiale inquinato

La notizia (parla da sola, nessun mio commento) http://www.ladige.it, 31.12.2008 di DOMENICO SARTORI

Risulta che la procura del tribunale di Trento ha già indagato su Simone Gosetti e sulla Sativa srl che gestisce la discarica di rifiuti di Sardagna. Risulta agli atti che i valori di concentrazione di cromo, piombo e nichel misurati nel piazzale di carico di via San Nicolò, dietro gli uffici della motorizzazione, erano (in particolare del cromo) ampiamente oltre i limiti di legge. Ma risulta pure che Gosetti, oggi in carcere per l’inchiesta «Tridentum» sulla ex cava Monte Zaccon di Marter e di nuovo indagato per la gestione della discarica di Sardagna, da quella prima indagine – nonostante i valori fuori norma dei materiali provenienti dalle Acciaierie Bertoli Safau spa di Pozzuolo del Friuli (Udine) – è uscito lindo e immacolato, con sentenza di assoluzione piena firmata dal giudice Claudia Miori . Col senno di poi non si va da nessuna parte, né si possono riscrivere le vicende giudiziarie. Ma alla luce degli sviluppi successivi – l’arresto di Gosetti e le critiche mosse dal capo della procura, Stefano Dragone , all’adeguatezza dei controlli dell’Appa, l’Agenzia provinciale protezione dell’ambiente – quella prima indagine merita di essere raccontata. In origine c’è un via vai di camion che scaricano materiale dal colore sospetto ai piedi della teleferica. Gli ispettori ambientali dell’Appa vengono allertati in seguito ad alcune segnalazioni. La prima verifica è datata 18 ottobre 2006. Per conferire il materiale dell’acciaieria friulana, c’è un formulario di supporto. E tale formulario fa riferimento – si legge in sentenza – ad «un rapporto di prova relativo ad un campione prelevato ed analizzato presso il laboratorio Chelab srl con esito favorevole, perché risultato idoneo al conferimento alla discarica di Sativa srl». In realtà i valori sono sballati. Il valore limite di legge per il cromo è di 800 mg/kg e di 0,05 mg/litro per il piombo. Quelli verificati dal settore laboratorio e controlli dell’Appa sono invece superiori: 1770 mg/kg per il cromo e 0,084 mg/l per il piombo. Manca peraltro il certificato analitico sul test di cessione dell’eulato (liquido ottenuto in laboratorio a seguito di metodiche analitiche) i cui limiti di concentrazione sono fissati dalla legge per poter conferire rifiuti in discarica. Di rilievo è il fatto che Sativa si tutela facendo rianalizzare, il 30 novembre 2006, lo stesso campione. Lo fa rivolgendosi al laboratorio di analisi Ares di Castagneto (Brescia) il cui titolare, Gianbattista De Giovanni, è finito a sua volta in carcere con l’operazione «Tridentum». Risultato: per Ares, valori conformi ai limiti di legge. A sua volta, l’Appa campiona per una seconda volta i rifiuti stoccati ai piedi della teleferica. È il 12 dicembre 2006. E i valori, di nuovo, risultano assai difformi: per il cromo Ares dà un valore di 337,62 mg/kg e Appa di 2.130; per il nichel (limite di legge di 500mg/kg) Ares misura 292,99 mg/kg e Appa 700. Quello stesso giorno, però, i tecnici dell’Appa effettuano un campionamento a monte, lungo il fronte della discarica. In questo caso (elemento determinante ai fini dell’assoluzione) non viene evidenziato alcun superamento dei limiti stabiliti dalla legge. La conseguenza, per Gosetti, è un decreto penale di condanna, una contravvenzione per conferimento di rifiuti in discarica in difformità a quanto autorizzato. Ma Gosetti si oppone al decreto e si rimette al giudizio del tribunale. Il pubblico ministero stesso ne chiede però l’assoluzione e il giudice, con sentenza del 24 giugno scorso, lo assolve «perché il fatto non costituisce reato». Com’è possibile, se le analisi del laboratorio dell’Appa hanno per due volte riscontrato limiti fuori legge? Il punto, in realtà, non è questo. E lo stesso giudice riconosce che «sulla correttezza delle analisi svolte dall’Appa non vi è ragione di dubitare». Anzi, Gosetti, di fronte ad un materiale di campionamento non omogeneo, avrebbe dovuto produrre «un numero sufficiente di campioni idoneo a dimostrare il rispetto dei limiti». Tutto vero. Limiti non rispettati, dunque. «Resta però non chiarito» annota la sentenza di assoluzione «in punto di fatto (e non dimostrato ad opera degli inquirenti) se la zona ove era stato effettuato il deposito per il successivo avviamento in discarica facesse parte della stessa discarica, per modo che potesse dirsi avvenuto il conferimento in violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione». In altre parole, non è detto né dimostrato che il materiale fuori legge scaricato nel piazzale della teleferica sia poi stato effettivamente trasportato a Sardagna e depositato nella discarica. Anche perché l’unico campione prelevato a monte, come detto, è risultato conforme. Resta il dubbio. Ma «il dubbio deve necessariamente essere risolto a favore dell’imputato». In udienza, per altro, i tecnici dell’Appa non sono stati chiamati a testimoniare. Né la procura ha approfondito ulteriormente la vicenda. Ma se quel materiale «inquinato» non è finito a Sardagna, mescolato ad altri inerti, dov’è stato sotterrato? È stato riportato in acciaieria? I formulari di carico e scarico sono stati verificati? Domande senza risposta. E dire, ora, che quella prima indagine avrebbe potuto anticipare i clamorosi sviluppi successivi dell’indagine «Tridentum» tra Monte Zaccon e Sardagna lascia il tempo che trova. Col senno di poi…

31/12/2008, l’Adige