Monte Zaccon: prime condanne, confermano le tesi di inquinamento illegale

La notizia: Sono arrivate in udienza preliminare le prime condanne e i patteggiamenti (annunciati) nella vicenda dello stoccaggio illegale di rifiuti pericolosi nella discarica del sito di Monte Zaccon, presso Marter, in Valsugana.

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Quattro degli indagati hanno deciso di percorrere la via del patteggiamento davanti al gup Carlo Ancona. Si tratta di Luca Bonomi (direttore della Ripristini Valsugana), Floriano Tomio (addetto agli scarichi e allo smaltimento dei rifiuti) , Annamaria Zaccherini e Gianbattista De Giovanni (la prima chimica, il secondo amministratore del laboratorio Ares di Calcinato(Bs), che effettuava le analisi taroccate). Bonomi ha patteggiato un anno e 5 mesi per il reato di traffico illecito di rifiuti. Tomio ha patteggiato per smaltimento illecito di rifiuti 4 mesi (poi convertiti) con derubricazione del reato.   Annamaria Zaccherini ha patteggiato un anno e 4 mesi per concorso in smaltimento illecito continuato e falso.  Ha infine patteggiato per traffico illecito di rifiuti e falso un anno e 4 mesi, Gianbattista De Giovanni.  Si sommano poi due oblazioni (denaro pagato come sostituzione della condanna penale) , quelle del padovano Christian Frelich e del mantovano Mauro Riccardi. Il primo era responsabile della sicurezza delle Acciaierie Venete di Padova che conferivano rifiuti in Valsugana, il secondo consigliere delegato della società di intermediazione Inergeco srl: entrambi hanno pagato 13 mila euro a testa per lo smaltimento illecito e altri 70 mila euro come risarcimento.

Parti civili: Il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile della Provincia di Trento, dei comuni di Trento e Roncegno, del Wwf e dell’ordine dei chimici, cui ieri s’è aggiunta anche quella della Sativa(la società che conferiva parte dei rifiuti da smaltire). Ad esse, gli imputati che hanno patteggiato dovranno versare 4 mila euro per la refusione delle spese di costituzione. I risarcimenti, invece, saranno quantificati in sede civile. L’udienza è stata aggiornata a venerdì prossimo(26 marzo): Simone Gosetti, responsabile della Ripristini Valsugana considerato l’organizzatore del traffico, andrà a giudizio.

Polemica sui monitoraggi: Il perito della Procura Alessandro Iacucci è intervenuto  sulle dichiarazioni rese da  Presidente della Giunta di Trento Lorenzo Dellai alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il presidente, in quella sede, aveva detto che Iacucci avrebbe applicato il metodo più rigoroso dei due esistenti nel rilevare gli elementi inquinanti. Iacucci ha risposto che si tratta di una affermazione «infondata, fuorviante e lesiva del lavoro svolto» perché «nessuna normativa sino ad oggi emanata in materia ambientale ambientale, sanitaria, agraria, alimentare e commerciale prevede metodi a diversa rigorosità».


Il commento: I patteggiamenti dimostrano che la Procura aveva ragione: l’inquinamento c’è stato e il laboratorio che effettuava le analisi ha taroccato i dati. Questo caso allarmante si somma ad altre recenti vicende, che sommate danno un quadro disarmante dei controlli e della situazione ambientale del Trentino. Negli ultimi tre / quattro anni ricordiamo la serie di eventi: danno al ghiacciaio della Marmolada a causa dei lavori di una strada sul ghiacciaio per costruire nuovi impianti di risalita, denunciati da Mountain Wildnerness e non scoperti dai controlli pubblici, furto di acqua e neve dai laghi glaciali in Presena per realizzare illecitamente neve artificiale, danni irreparabili alla cavità in Paganella denominata Bus del Giaz per la costruzione di una criticata nuova pista da sci, smaltimento illegale di rifiuti pericolosi nella discarica di Monte Zaccon (Valsugana), smaltimento illecito di apirolio (cancerogeno) nei terreni adiacenti alla ex fabbrica Europa Steel, gestione irregolare della discarica (di per se discutibile) di inerti presso Tenno, gestione irregolare della discarica di Sardagna, gestione irregolare dei terreni inquinati da idrocarburi della ex Star Oil, irregolarità nella gestione e nei controlli delle Acciaierie di Borgo Valsugana. Se a questo aggiungiamo che la Giunta provinciale continua a minimizzare, che chiunque muova delle critiche viene tacciato di essere un disfattista (vedi associazioni ambientaliste), che l’APPA e gli uffici della VIA sono depotenziati, che le stazioni della Forestale sono sguarnite per carenza di personale, che i Parchi naturali vedono i fondi ridotti, che per i biotopi non esiste una vigilanza specifica,  il quadro è grave. E grave è la scarsa consapevolezza di una situazione che sta peggiorando da parte del Consiglio Provinciale, dei Comuni trentini e della Giunta.

L’ultima chicca è il tentativo di depotenziare perfino il ruolo dei Guardiaparco (vedi articolo specifico, subito sotto questo su questo blog ).

I cittadini devono ribellarsi.

Tenno: discarica, indagato Galvagni, della Alto Sas

La notizia (da un articolo di Paolo Liserre da TENNO, quotidiano L’Adige, lunedì  6 aprile 2009): Primo indagato nel caso “discarica di inerti al Vermione (Comune di Tenno), vedi seguito

Commento (subito): La giunta Marocchi a questo punto dovrebbe dimettersi, perché dopo il disastro della variante al PRG, senza partecipazione e densa di contenuti urbanistici disastrosoi, bloccata dalla Commissione Urbanistica della PAT e dalle minoranze, adesso la magistratura deve intervenire rapidamente sequestrando la discarica, perché la politica non ha saputo ben governare il territorio.

Osvaldo Galvagni, legale rappresentante della «Alto Sas» di Villalagarina e gestore della discarica Vermione di Tenno, risulta ufficialmente iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Rovereto. L’inchiesta è stata aperta dalla magistratura sulla gestione del sito sovrastante il piccolo comune gardesano. L’ipotesi di reato contestata è quella di «gestione illecita dei rifiuti. La denuncia di Galvagni accompagna il provvedimento emesso nella giornata di sabato 4 aprile dal Procuratore Capo Rodrigo Merlo che ha disposto il sequestro cautelare della discarica di Vermione.

Ad apporre materialmente i sigilli alla contestata discarica, e soprattutto alla sua gestione compresa la posizione «troppo morbida» della giunta Marocchi, sono stati i carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e gli addetti della Forestale di Riva del Garda. I quali hanno provveduto contemporaneamente a sequestrare una nutrita documentazione in possesso dell’«Alto Sas» inerente i conferimenti di materiale alla discarica di Vermione. Nelle prossime inquirenti e tecnici inizieranno le operazioni di prelievo di vari campioni di terra della discarica. Verranno effettuati alcuni carotaggi e si procederà alla catalogazione e alla successiva analisi dei campioni, analisi che potrà essere delegata all’Appaa di Trento o anche ad alcune ditte private esterne. Come avviene molto spesso in Italia, anche in questo caso la magistratura ha anticipato e messo una falla alla lentezza della politica e della macchina burocratico-amministrativa. Il sequestro disposto dalla Procura arriva infatti prima dell’ordinanza di chiusura del sito di Vermione che il sindaco di Tenno Gianmarco Marocchi (all’estero sino a mercoledì) stava predisponendo proprio in questi giorni. L’ordinanza è pronta per essere firmata (e potrebbe preludere alla revoca della concessione alla ditta Alto Sas), nel frattempo però la Procura ha preferito non perdere ulteriore tempo e ha sequestrato il sito. L’inchiesta coordinata dal procuratore Merlo si sviluppa su due filoni. Il primo riguarda il superamento delle quantità di materiale conferibile in un anno da parte dell’azienda che gestisce la discarica, la «Alto sas» di Osvaldo Galvagni: ci sarebbero 14 mila metri cubi più di quanto previsto dalle normative. Il secondo riguarda gli elementi inquinanti ritrovati a più riprese durante i controlli, ossia amianto, idrocarburi, fluoruri, zinco e antimonio. Carlo Remia, ex vicesindaco e consigliere comunale della lista «Tenno Indipendente», saluta con piacere la notizia del sequestro: «Provvedimento giusto e nell’aria – afferma – Una decisione che fa piacere e che mi auguro contribuisca a fare chiarezza e a risolvere la situazione».(vedi nostro articolo in data 4 aprile 2009).

Tenno: discarica di inerti sequestrata

La notizia: sabato 4 aprile i NOE hanno sequestrato anche la discarica di inerti di Tenno, nell’omonimo paesino, uno dei borghi più belli del Trentino, sopra il Lago di Garda. Il sequestro segue  quello della discarica di Monte Zaccon (Comune di Marter, in Valsugana) e quella di Sardagna (Comune di Trento).  Sembra che i NOE avrebbero rilevato nel sito della discarica metalli pesanti oltre i limiti consentiti dalla legge e ben 14.000 tonnellate di rifiuti in più rispetto alle 40.000 tonnellate annue previste dall’autorizzazione rilasciata dalla Provincia.

Commento: Lo avevo scritto: quella discarica di inerti è a rischio ed è sospetta. Perché lo scrivevo? Bastava andarci, guardare attentamente, fare due calcoli e ragionare. 1) Cosa ci fa una discarica di inerti in un grazioso paesino a vocazione turistica, adornato di oliveti, collocato fuori mano per il conferimento via camion, in quota sul livello della pianura, sopra la congestionatissima (traffico persone e camion) zona del Lago di Garda? 2) Perchè il Comune di Tenno prima ha deliberato di avviare una discarica di inerti da conferimento locale e poi ha deciso, senza confronto con i cittadini, di trasformarla in una discarica da conferimento sovraregionale? 3) Perchè, oltre a cambiare la provenienza possibile dei rifiuti, il Comune ha anche aumentato le tonnellate massime(la durata prevista per le attività di conferimento era dieci anni, nei quali dovevano essere conferite circa 400.000 tonnellate di rifiuti inerti) 4) Considerato che in estate del 2008 c’era già stato il sequestro di un camion diretto alla discarica, si poteva insospettirsi..e infatti…

Problemi ambientali e precedenti: Alcuni Consiglieri comunali di minoranza di Tenno e cittadini avevano presentato a Legambiente le loro perplessità sulla discarica, da un controllo in situ si era verificato come il conferimento fosse del tutto irrazionale sotto il profilo ambientale per tre motivi: 1) perchè trasportare rifiuti inerti da regioni lontane e dalla pianura alla montagna non ha alcun senso per ovvie ragioni energetiche 2) perchè la strada di accesso al sito della discarica impone di  passare di fatto in mezzo alle case e provocare così notevole disagio, rumore, inquinamento, polveri sottili e pericolo (si tratta di 20 camion al giorno, che prima non c’erano, in un piccolo paesino caratterizzato prima da semplice traffico locale) 3) Perché la quantità del conferimento previsto è tale da cambiare del tutto il paesaggio del sito di conferimento, che oggi è un avallamento naturale e fra dieci anni sarà diventato un semi-piano. Attenzione:  Tenno è anche il Comune che ha cercato nell’estate del 2008, di approvare la settima variante al PRG, con interessi di parte di consiglieri e massime cariche(trasformazioni di destinazione d’uso dei terreni privati da agricolo di pregio e primario in edificabili e alberghieri), 100.000 metri cubi di nuova edificazione(piccolo comune), campo da golf 18 buche anche attorno al lago, stravolgimento del paesaggio da borgo alpino. Il disastro è stato per ora bloccato da cittadini, Provincia anche con l’aiuto di una Bandiera Nera di Legambiente.

Perché il Comune di Tenno l’ha voluta? Si dice: questione di cassa. Il Comune ha motivato la scelta spiegando che la discarica porterà del denaro alle casse del Comune e che la ragione per la quale quegli inerti non possono restare in Veneto e Lombardia (da dove provengono) sarebbe che in quelle regioni non vi sono abbastanza discariche a norma di legge per quel tipo di conferimento.

Suggerimenti tematici: 1) Le associazioni ambientaliste affermano da anni che in Trentino non devono entrare rifiuti da fuori (con la stessa etica, simmetricamente, la Giunta Provinciale motiva la costruzione dell’inceneritore di Trento, perché da qui nulla dovrà uscire), eppure rifiuti da fuori continuano a entrare, è evidente 2) Le associazioni ambientaliste affermano da anni anche che sul piano generale manca una progettualità sulla riduzione e sulla gestione dei rifiuti, a livello nazionale. Ma dicono anche da tempo che la Provincia di Trento dovrebbe e potrebbe almeno dialogare con le regioni vicine per trovare alcune soluzioni comuni: si potrebbe partire dal governo degli inerti, per esempio. Si scava molto nel Nord Est, si continua a scavare, anche in Trentino. E se l’edilizia dovrà ripartire in Italia  (con il pessimo Piano Casa del Governo Berlusconi) forse avremo molti più inerti. E se  dovessimo trovarci anche il mega- cantiere della Ferrovia del Brennero? Sembra opportuno avere una soluzione rigorosa sin da ora.

Partecipazione: Anche in questo caso si riscontra l’assenza totale della partecipazione dei cittadini del Comune di Tenno, sull’ennesima decisione importante per l’urbanistica, il governo del territorio e la qualità della vita.

Gardelli al Servizio Autonomie locali e la ragione di Stato

La notizia: Giovanni Gardelli, Dirigente uscente del Servizio Politiche per i Rifiuti, è stato nominato dalla Giunta Provinciale di Trento nuovo Dirigente del Servizio Autonomie locali.

Commento: Giovanni Gardelli è passato alla cronaca recente in Trentino, essendo rimasto coinvolto indirettamente, seppure senza alcuna imputazione e infatti non è indagato, nello scandalo dei rifiuti di Marter. Ricordiamo che si tratta della discarica di inerti dove, secondo le indagini della Procura, sarebbero state conferite illecitamente almeno 123.000 tonnellate di rifiuti non conformi fra i quali alcuni inquinanti e tossici. Dalle intercettazioni rese pubbliche dai giornali locali, era emerso come Gardelli intrattenesse rapporti più che amichevoli con Gosetti, il titolare della ditta che gestisce la discarica, e che è oggi accusato di avere organizzato il presunto traffico di rifiuti illecito. Da quelle intercettazioni emergerebbe anche che Gardelli avrebbe avuto un atteggiamento di fastidio, dichiarato in alcune frasi, contro i tecnici del Comune di Trento, che avevano effettuato i controlli sui terreni – sembra inquinati da idrocarburi – di Trento Nord, di proprietà del Gosetti, pare anch’essi conferiti nella seconda discarica da lui gestita, quella di Sardagna, sopra Trento. In secondo luogo dalle intercettazioni rese pubbliche,  emergerebbe (senza che vi sia però alcun riscontro nei fatti)  come Gosetti nutrisse (forse solo per millantato credito) l’idea che Gardelli avrebbe potuto garantirgli minori problemi rispetto ai controlli stessi eseguiti dall’APPA a Marter (infatti APPA è poi finita sulla gogna mediatica).

Gardelli, che sicuramente non ha commesso alcun illecito dal punto di vista legale,  invece non è passato alla cronaca per qualcosa che sarebbe dovuto accadere e che invece non è nei fatti: quale Dirigente del Servizio Rifiuti, anziché tessere stretti ed ambigui (seppure leciti a norma di legge) rapporti con imprenditori poco trasparenti, avrebbe dovuto garantire politiche di riduzione dei rifiuti e di valorizzazione delle materie seconde da raccolta differenziata. Invece, le politiche sui rifiuti della Provincia di Trento sono ancora ferme e poco innovative, l’unica cosa realmente decollata è la raccolta differenziata.In più si aggiunga un Protocollo sulla Riduzione dei Rifiuti nel Turismo nato nella prima parte della sua Dirigenza, quando ancora intratteneva qualche rapporto con le associazioni ambientaliste (poi persosi nel porto delle nebbie della vita provinciale).

Eppure il Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale dei Rifiuti, scritto con il notevole contributo delle associazioni ambientaliste,  conteneva delle indicazioni chiare sulle azioni da intraprendere. Ad esempio: le Eco Feste, realizzazione banale, ma ancora impostata sul velleitarismo dei singoli Enti organizzatori o Comuni e mai divenuta Regolamento finanziato con specifiche procedure. Oppure il riuso: su questo a parte le timide feste del Riuso non è in atto alcunché. Oppure ancora banalmente un sito dedicato al tema Rifiuti, che contenga tutte le informazioni utili: mai visto! Oppure ancora la realizzazione del compostaggio in provincia: sempre più lontana visti i pasticci dell’impianto di Campiello e la scarsa capacità della Provincia di Trento nel dialogare alla pari con cittadini e comitati. Altro esempio: non  abbiamo nessuna politica per favorire l’uso dell’acqua dal rubinetto, in una provincia di montagna! Il Servizio Rifiuti ha organizzato una campagna pubblicitaria sui giornali, senza però fare alcune azione pratica. Il motivo? Forse non si voleva infastidire i produttori locali di acque minerali, che avrebbero, secondo voci circolate, minacciato ritorsioni sull’occupazione. In tutto questo i risultati evidenti sono due: 1) la riduzione dei rifiuti e il valore del ciclo della materia da raccolta differenziata sono statici 2) la fiducia dei cittadini è scarsa e questo renderà difficile realizzare anche le opere e gli impianti necessari e utili.

Domanda: Perché uno così doveva essere premiato e diventare Dirigente di un importante Servizio, come quello delle Autonomie Locali? Giovanni Gardelli non ha mostrato significative capacità come Dirigente nei risultati conseguiti, e si consideri che nessun tema ha goduto negli ultimi cinque anni dell’attenzione dei cittadini, degli amministratori, delle associazioni e della stampa come i rifiuti,  al contrario ha dimostrato quantomeno leggerezza   nei suoi rapporti con gli impresari del settore: quindi avrebbero dovuto fargli fare un altro mestiere, non ancora il Dirigente. Non si tratta di essere buoni o cattivi: si tratta di nominare Dirigenti dei Servizi i migliori, e esenti da ombre fino a prova contraria. La meritocrazia in Trentino proprio non esiste! Grisenti fu scacciato (lo sanno tutti) dalla Giunta perché ormai le sue metodiche infastidivano pure uno con il pelo sullo stomaco come Dellai, e invece che mandarlo a lavorare come un normale cittadino, gli hanno gentilmente dato lo scranno (prezioso) dell’Autostrada, dal quale pulpito ancora gestiva in modo quantomeno poco trasparente politiche non democratiche ed elettive. Dimessosi per pudore da là, invece che farlo tornare a lavorare nel suo Ufficio in Regione (insomma, non ai lavori forzati) gli hanno costruito ad hoc un ridicolo Incarico Speciale in Regione per la Cooperazione Internazionale (e forse sarà meglio che qualcuno revisioni poi contatti e conti: non si sa mai, a questo punto…). Altro esempio è Raffaele De Col che, seppure senza dubbio tecnicamente capace,  è stato anche lui colto in imbarazzo, da Dirigente del Servizio Lavori Pubblici, perchè è emerso quanto riporta il quotidiano “Trentino”  nell’ottobre 2008 “Se il parroco di Aldeno, Cimone e Garniga don Daniele Morandini sforava di 400 mila euro nella ristrutturazione della chiesa ecco che ci pensava il Silvano. In un attimo organizzava un incontro con il dirigente generale della Provincia Raffaele De Col per studiare come risolvere il problema. E quando De Col spiega che deve avvertire il presidente Lorenzo Dellai, Grisenti risponde perentorio: «Ma no, gli ho già parlato, eh!»” Ora De Col è Dirigente della Protezione Civile. Lascia perplessi che comportamenti così leggeri siano di fatto premiati promuovendo i personaggi che se ne sono resi protagonisti.

Inoltre: il Sevizio Autonomie Locali sembrerà ai più un luogo insignificante: tuttavia fu proprio da quel Servizio per esempio che partì la diffida (letteralmente “suggerimento di revoca in autotutela della Delibera comunale”) nei confronti del Comune di Tiarno di Sopra, che nella foga di realizzare il progetto ambientalmente negativo di pesante infrastrutturazione turistica del bell’ Altopiano di Tremalzo (Val di Ledro) poi ridotto e rivisto dal pur compiacente Comitato Ambiente, aveva realizzato l’alienazione del pascolo (Uso Civico) in violazione della Legge Provinciale sugli Usi Civici!  Sarebbe bene che il Dirigente di quel Servizio fosse assolutamente indipendente e rigoroso.

In sintesi: Il ragionamento è davvero serio, non esagero. Riflettete. Il senso dello Stato si fonda anche sull’idea (tra le altre) che siano scelti nei posti di comando, sulla plancia della nave ammiraglia, coloro che si siano dimostrati i migliori per competenza e per trasparente, rigorosa scelta di servire lo Stato, e null’altro, sempre, in ogni circostanza. Se così non è, come accade spesso in Italia e anche nell’autonomo Trentino, semplicemente il senso dello Stato (e dell’Autonomia) esce indebolito e inficiato risulta anche il principio morale che trasforma una comunità di persone in una Nazione. Le Istituzioni servono a fondare un senso morale, prima che a determinare l’efficienza. Invece i destini personali qui passano spesso in primo piano rispetto al senso della collettività e della Nazione.

Discarica di Sardagna, c’è stato già un processo e materiale inquinato

La notizia (parla da sola, nessun mio commento) http://www.ladige.it, 31.12.2008 di DOMENICO SARTORI

Risulta che la procura del tribunale di Trento ha già indagato su Simone Gosetti e sulla Sativa srl che gestisce la discarica di rifiuti di Sardagna. Risulta agli atti che i valori di concentrazione di cromo, piombo e nichel misurati nel piazzale di carico di via San Nicolò, dietro gli uffici della motorizzazione, erano (in particolare del cromo) ampiamente oltre i limiti di legge. Ma risulta pure che Gosetti, oggi in carcere per l’inchiesta «Tridentum» sulla ex cava Monte Zaccon di Marter e di nuovo indagato per la gestione della discarica di Sardagna, da quella prima indagine – nonostante i valori fuori norma dei materiali provenienti dalle Acciaierie Bertoli Safau spa di Pozzuolo del Friuli (Udine) – è uscito lindo e immacolato, con sentenza di assoluzione piena firmata dal giudice Claudia Miori . Col senno di poi non si va da nessuna parte, né si possono riscrivere le vicende giudiziarie. Ma alla luce degli sviluppi successivi – l’arresto di Gosetti e le critiche mosse dal capo della procura, Stefano Dragone , all’adeguatezza dei controlli dell’Appa, l’Agenzia provinciale protezione dell’ambiente – quella prima indagine merita di essere raccontata. In origine c’è un via vai di camion che scaricano materiale dal colore sospetto ai piedi della teleferica. Gli ispettori ambientali dell’Appa vengono allertati in seguito ad alcune segnalazioni. La prima verifica è datata 18 ottobre 2006. Per conferire il materiale dell’acciaieria friulana, c’è un formulario di supporto. E tale formulario fa riferimento – si legge in sentenza – ad «un rapporto di prova relativo ad un campione prelevato ed analizzato presso il laboratorio Chelab srl con esito favorevole, perché risultato idoneo al conferimento alla discarica di Sativa srl». In realtà i valori sono sballati. Il valore limite di legge per il cromo è di 800 mg/kg e di 0,05 mg/litro per il piombo. Quelli verificati dal settore laboratorio e controlli dell’Appa sono invece superiori: 1770 mg/kg per il cromo e 0,084 mg/l per il piombo. Manca peraltro il certificato analitico sul test di cessione dell’eulato (liquido ottenuto in laboratorio a seguito di metodiche analitiche) i cui limiti di concentrazione sono fissati dalla legge per poter conferire rifiuti in discarica. Di rilievo è il fatto che Sativa si tutela facendo rianalizzare, il 30 novembre 2006, lo stesso campione. Lo fa rivolgendosi al laboratorio di analisi Ares di Castagneto (Brescia) il cui titolare, Gianbattista De Giovanni, è finito a sua volta in carcere con l’operazione «Tridentum». Risultato: per Ares, valori conformi ai limiti di legge. A sua volta, l’Appa campiona per una seconda volta i rifiuti stoccati ai piedi della teleferica. È il 12 dicembre 2006. E i valori, di nuovo, risultano assai difformi: per il cromo Ares dà un valore di 337,62 mg/kg e Appa di 2.130; per il nichel (limite di legge di 500mg/kg) Ares misura 292,99 mg/kg e Appa 700. Quello stesso giorno, però, i tecnici dell’Appa effettuano un campionamento a monte, lungo il fronte della discarica. In questo caso (elemento determinante ai fini dell’assoluzione) non viene evidenziato alcun superamento dei limiti stabiliti dalla legge. La conseguenza, per Gosetti, è un decreto penale di condanna, una contravvenzione per conferimento di rifiuti in discarica in difformità a quanto autorizzato. Ma Gosetti si oppone al decreto e si rimette al giudizio del tribunale. Il pubblico ministero stesso ne chiede però l’assoluzione e il giudice, con sentenza del 24 giugno scorso, lo assolve «perché il fatto non costituisce reato». Com’è possibile, se le analisi del laboratorio dell’Appa hanno per due volte riscontrato limiti fuori legge? Il punto, in realtà, non è questo. E lo stesso giudice riconosce che «sulla correttezza delle analisi svolte dall’Appa non vi è ragione di dubitare». Anzi, Gosetti, di fronte ad un materiale di campionamento non omogeneo, avrebbe dovuto produrre «un numero sufficiente di campioni idoneo a dimostrare il rispetto dei limiti». Tutto vero. Limiti non rispettati, dunque. «Resta però non chiarito» annota la sentenza di assoluzione «in punto di fatto (e non dimostrato ad opera degli inquirenti) se la zona ove era stato effettuato il deposito per il successivo avviamento in discarica facesse parte della stessa discarica, per modo che potesse dirsi avvenuto il conferimento in violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione». In altre parole, non è detto né dimostrato che il materiale fuori legge scaricato nel piazzale della teleferica sia poi stato effettivamente trasportato a Sardagna e depositato nella discarica. Anche perché l’unico campione prelevato a monte, come detto, è risultato conforme. Resta il dubbio. Ma «il dubbio deve necessariamente essere risolto a favore dell’imputato». In udienza, per altro, i tecnici dell’Appa non sono stati chiamati a testimoniare. Né la procura ha approfondito ulteriormente la vicenda. Ma se quel materiale «inquinato» non è finito a Sardagna, mescolato ad altri inerti, dov’è stato sotterrato? È stato riportato in acciaieria? I formulari di carico e scarico sono stati verificati? Domande senza risposta. E dire, ora, che quella prima indagine avrebbe potuto anticipare i clamorosi sviluppi successivi dell’indagine «Tridentum» tra Monte Zaccon e Sardagna lascia il tempo che trova. Col senno di poi…

31/12/2008, l’Adige

Ambiente e controlli: Marter, Tenno, Europa Steel

La notiziaSintesi della vicenda discarica di Marter, discarica di Sardagna, Acciaieria di Borgo Valsugana: Il Presidente Dellai ha difeso d’ufficio, con evidente fastidio per qualsiasi critica, nei giorni scorsi, l’APPA e il Dirigente dell’Ufficio Rifiuti della Provincia, anche a fronte dell’evidenza dei fatti  (traffico illecito di rifiuti, controlli inefficaci, opacità dei rapporti fra il Dirigente Gardelli e l’imprenditore titolare della discarica di Marter, sfiducia dichiarata dalla magistratura nell’efficacia della Forestale provinciale). A seguito degli accertamenti della magistratura a Marter, si sono levate le vibrate proteste dei cittadini e delle minoranze consiliari del Comune di Roncegno (dove si trova Marter), delle associazioni ambientaliste e dei partiti politici provinciali, di maggioranza e opposizione. Dopo la proposta del Gruppo consiliare del PD  (bocciata) di istituire una Commissione d’Inchiesta in Consiglio Provinciale, si è deciso di affidare una analisi dei fatti e la ricerca di eventuali contromisure alla Terza Commissione Permanente del Consiglio Provinciale, che ha la delega anche sull’ambiente, ed è presieduta dal Consigliere dei Verdi Roberto Bombarda, persona stimata da tutti e di provata indipendenza dal potere.

A seguito dei riscontri (123.000 tonnellate di rifiuti illeciti, tra i quali -pare dagli atti della magistratura resi noti dai media- anche terreni inquinati da idrocarburi, residui di lavorazione delle cartiere e una sostanza nota per essere cancerogena, lo stirene) la magistratura ha inviato gli agenti della Forestale dello Stato a effettuare un secondo controllo straordinario (più accurato di quelli solitamente effettuati dall’APPA , di routine), anche durante la notte, all’Acciaieria di Borgo Valsugana. Il sospetto è che residui dell’Acciaieria siano finiti a Marter. Inoltre sono stati effettuati anche dei prelievi sulla seconda discarica gestita da Simone Gosetti a Sardagna, frazione di montagna, in Bondone, sopra la città di Trento. Il Presidente Dellai ha commentato sempre più infastidito che solleverà nelle sedi appropriate le sue lamentele per il fatto che la magistratura abbia fatto intervenire la Forestale statale nei controlli, parlando ancora una  volta delle “prerogative dell’Autonomia”. Nel frattempo i tre sindacati confederali CGIL CISL UIL trentini hanno chiesto di aumentare l’organico dell’APPA, per garantire migliori condizioni di lavoro e controlli efficaci. Poi, i giornali e alcune associazioni hanno sollevato anche il problema dell’organico insufficiente del Corpo Forestale della Provincia, al che il Presidente Dellai ha reagito ancora sostenendo che il problema non sussisterebbe.

Commento: Ravviso due elementi di gravità preoccupante nelle reazioni del Presidente Dellai:

1) La difesa d’ufficio, ingiustificata e reticente nel merito, di dirigenti e apparati provinciali, in assenza della disponibilità a mettere in discussione i fatti e le responsabilità. Il Presidente si è mostrato teso a tutelare la Provincia, più che a tutelare i cittadini e la salute pubblica . Il Presidente continua a negare i problemi, da anni. Al termine dell’articolo trovate un breve elenco minimale di fatti e misfatti contro l’ambiente degli anni recenti, dal quale si evince un problema evidente di capacità di controllo del territorio.

2) Il palese e manifesto fastidio del Presidente nei confronti dell’indipendenza della magistratura (che è prerogativa fondante del bilanciamento dei poteri, in base alla Costituzione) quanto della presenza di un Corpo (il Forestale) dello Stato sul sacro suolo trentino. Il Trentino Alto Adige – nonostante tutto –  si trova in Italia, e dai cittadini di fatto la presenza e i controlli della Forestale statale sono stati percepiti come una garanzia di maggiore imparzialità, rispetto alla percezione che si ha dei controlli locali. E’ un dato di fatto e già da tempo i cittadini e le associazioni mormorano sulla reale efficienza e imparzialità dell’Agenzia Provinciale di Protezione dell’Ambiente e di altri apparati provinciali. I fatti hanno dato ragione ai dubbi. A questo punto il Consiglio Provinciale deve con forza riprendere il proprio ruolo di controllo e di confronto. Un fatto positivo è l’affidamento dell’analisi dell’accaduto alla Terza Commissione Permanente del Consiglio Provinciale. Se sostituiamo  alle parole “le prerogative dell’Autonomia”  le parole  “le mani libere dell’Autonomia” sappiamo il rischio che corriamo.

Vorrei qui ricordare altre due vicende relative ai controlli ambientali, da tenere sotto controllo: 1)La vicenda di Europa Steel, fabbrica di Mezzolombardo, dove alcuni lavoratori hanno segnalato nei mesi scorsi all’ APPA  un sospetto smaltimento irregolare di residui nei terreni adiacenti alla fabbrica. Un lavoratore, delegato sindacale dell’azienda, era stato di seguito  licenziato e poi reintegrato grazie all’opposizione del sindacato. Era una chiara ritorsione per la denuncia fatta all’ APPA. La cosa gravissima è che l’azienda aveva saputo dei controlli e della segnalazione da una fuga di notizie, quasi sicuramente dall’APPA (unico organo a sapere della segnalazione dei lavoratori) Ecco cosa scrive il quotidiano Trentino il 17 dicembre:

MEZZOLOMBARDO. I sindacati della Fim, Fiom e Uilm chiedono un incontro urgente al vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente Alberto Pacher per avere lumi sul comportamento tenuto dall’Appa nella gestione dei residui di lavorazione alla Europa Steel di Mezzolombardo, «i cui contorni non sono ancora chiari». Una vicenda delicata che i sindacati vogliono chiarire al più presto: «Il 29 settembre scorso – raccontano i sindacati – i direttivi di Fim Fiom e Uilm era stati convocati per rispondere ai tentativi di intimidazione di Europa Steel, impresa del gruppo Acciaierie Venete spa, all’indirizzo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza che era stato allontanato dalla fabbrica di Mezzolombardo. La vertenza era poi rientrata e il rappresentante alla sicurezza era potuto tornare al lavoro».  All’epoca, le tre sigle proclamarono un’ora di sciopero di tutto il settore in Trentino, sciopero che si è tenuto con successo lo scorso 3 novembre. «Ma in quella sede i sindacati decisero anche di chiedere un incontro all’assessore all’ambiente – allora era il consigliere provinciale Mauro Gilmozzi – per chiarire alcuni aspetti dell’operato degli ispettori dell’Agenzia provinciale per l’ambiente. I responsabili dello stabilimento di Mezzolombardo infatti erano venuti a conoscenza della provenienza della denuncia e l’Appa non ha mai negato di essere stata responsabile della fuga di notizie», concludono. La richiesta di incontro era stata posticipata a dopo le elezioni provinciali: ieri è partita la lettera d’invito.

2) La vicenda della discarica di rifiuti inerti di Tenno: il piccolo, grazioso comune costituito di ameni borghi, adagiato sopra il lago di Garda, ospita da qualche mese, inopinatamente, una discarica di rifiuti inerti che la Giunta Comunale ha deciso di trasformare in discarica che ospita inerti da tutta Italia. Ora: che  senso abbia far venire centinaia di camion da ogni dove per smaltire inerti proprio in un prezioso piccolo comune, situato in una delle zone di maggiore pregio e sottosposta già a forte pressione antropica,  come l’Alto Garda, non si capisce. La decisione poi, come sempre, è stata presa dal Comune senza alcun iter di partecipazione informata dei cittadini. In estate del 2008 un camion che trasportava rifiuti irregolari verso quella discarica è stato fermato e rimane tuttora sottoposto al fermo della magistratura per indagini in corso. A seguito del fatto il Consiglio Comunale ha organizzato un controllo a campione, prelevando da punti diversi della discarica, scelti a caso, alla vista dei Consiglieri comunali, del materiale. Gli esiti dei controlli effettuati da APPA sarebbero confortanti. Però…se ricordate che anni addietro nella vicenda della progettata discarica di Capriana sul torrente Avisio (mai realizzata), era stato accertato l’intervento anche di malavita organizzata per smaltire in Trentino rifiuti tossico-nocivi, capite il rischio che stiamo correndo. La vigilanza è ora un imperativo di tutti.

Elenco minimale di misfatti ambientali sfuggiti al controllo pubblico:

1) Discarica di Capriana: negli anni novanta il Comune di Capriana, ultimo Comune della Valle di Cembra prima dell’inizio della Val di Fiemme, voleva realizzare una discarica di inerti nell’alveo del torrente Avisio. La coraggiosa cittadina ambientalista Renata Tavernar (oggi esponente di Mountain Wilderness) riuscì a sventare, con una lotta di anni piena di rischi e soldi personali spesi, questo autentico misfatto ambientale. La prima Giunta Provinciale di Dellai fermò l’opera e decretò che nessuna discarica di rifiuti tal quali si sarebbe mai più realizzata in Trentino. Fu però l’opera e la dedizione di una cittadina e della sua famiglia e dei suoi amici a evitare il danno. Solo alla fine di questo strenuo sforzo anche l’Amministrazione provinciale comprese il da farsi.

2) Strada illecita sul ghiacciaio della Marmolada:  La società impiantistica Tofane-Marmolada costruisce sul ghiacciaio della Marmolada una strada (larga dai quattro agli otto metri) con dieci tornanti, per coprire duecento metri di dislivello e arrivare al cantiere per il terzo tronco della funivia di Malga Ciapela. E’ l’agosto del 2005 quando l’associazione Mountain Wilderness denuncia lo scempio e la magistratura trentina – i pm Carmine Russo e Salvatore Ferraro – apre un’inchiesta e dispone il sequestro dell’area. La Provincia di Trento ordina alla società impiantistica il ripristino del ghiacciaio.   MW si costituì parte civile al processo, presentando una sua perizia. Nella perizia fu contestato anche l’operato della Provincia. L’ente pubblico ordinò il 17 ottobre del 2005 alla società Tofane-Marmolada di ripristinare il ghiacciaio: così facendo di fatto sarebbe stata data la possibilità di «mascherare le prove», secondo MW, anche prima che i periti nominati dal Gip potessero rendersi conto dell’entità dello sfregio. Da qui, secondo Scotti (il perito di MW), le parziali conclusioni a cui è giunto Luca Mercalli, famoso glaciologo, che decretò un danno paesaggistico ma non permanente al ghiacciaio.  «Secondo noi – ha commentato polemicamente Luigi Casanova, portavoce di Mw – la decisione della Provincia di ripristinare il ghiacciaio non è stata casuale».  Infine, secondo Scotti, ci sarebbero stati il danno paesaggistico (ma su questo sono tutti d’accordo) e un aumento dell’instabilità del manto nevoso, dovuto alla «gradinatura» del ghiacciaio. I tre imputati furono condannati al processo. La Provincia fu assente al processo. In sintesi: sul più famoso, bello, simbolico ghiacciaio della Provincia, sede di SIC e ZPS, ovvero sito di tutela naturalistica comunitaria, si fa un danno vistoso e la Provincia lo viene a sapere dai volontari!

3) Prelievi illeciti e non autorizzati di acqua dai laghetti del ghiacciaio della Presena: denuncia anonima ai NOE. La Provincia lo scopre dai carabinieri e da un esposto anonimo al Consigliere provinciale dei Verdi Bombarda. L’episodio in questione risale al 3 agosto 2007 quando, in piena stagione sciistica estiva sull’impianto della Presena, i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, coordinati dal comandante Carlo Bellini, hanno sequestrato l’impianto di pompaggio di proprietà della Società Carosello Tonale. Il provvedimento è stato assunto con la denuncia (e successiva condanna in tribunale) di furto aggravato (di acqua) a carico del presidente Delpero per aver pompato, per anni e abusivamente, l’acqua dai laghetti Paradiso della Presena per produrre la neve artificiale.  Erano quattro le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti: dall’esecuzione di lavori senza autorizzazione paesaggistica all’abuso edilizio, dallo sfregio ambientale al furto di acqua per innevamento artificiale.  L’indagine era partita a fine giugno 2006, quando sui tavoli dell’allora procuratore capo Stefano Dragone era arrivata una lettera anonima che denunciava quanto già riferito.  Lo stesso esposto era arrivato nelle mani di Roberto Bombarda, consigliere provinciale dei Verdi, che sulla vicenda aveva prontamente presentato un’interrogazione in consiglio provinciale.

4) Inceneritore di Trento e Piano Rifiuti: la Provincia lo progetta nel 2005 enorme (330.000 tonnellate annue, uno dei più grandi d’Europa) e prevede una raccolta differenziata al 50%, poi viene nettamente smentita dal lavoro di associazioni ambientaliste e comitati, che portano le previsioni di raccolta differenziata al 65% e il dimensionamento dell’inceneritore a 100.00 tonnellate annue. Il Secondo Aggiornamento del Piano Provinciale dei Rifiuti (2005) prevedeva un inceneritore di ben 330.000 tonnellate, per mesi strenuamente difeso nelle sue dimensioni anche dai tecnici dell’Università di Trento, che ne avevano redatto il SIA (Studio di Impatto Ambientale). La raccolta differenziata era prevista in quel Piano ferma al 50%. Solo il tenace lavoro di associazioni (soprattutto MW, Legambiente, Italia Nostra, Nimby) e comitati permise di prevedere nel Terzo Aggiornamento del Piano una raccolta differenziata al 65% , un dimensionamento dell’inceneritore di 100.000 tonnellate annue (le associazioni però non vogliono nemmeno realizzarlo!) e azioni di riduzione su scala provinciale. Nel Secondo Piano Rifiuti non erano nemmeno minimamente previste azioni di riduzione dei rifiuti. Anche in questo caso il meglio è l’esito del lavoro della società civile, dando atto alle amministrazioni comunali del Trentino di aver saputo poi lavorare seriamente sulla differenziata.

5) Collegamento Pinzolo-Campiglio, l’Europa blocca il tracciato del collegamento attraverso un SIC (Pian degli Uccelli,  una rara torbiera in pecceta in quota, di fronte alla mitica Val Brenta, dentro il Parco Naturale Adamello-Brenta, dove si trova anche la rara piantina Scheuchzeria Palustris), approvato dalla Provincia, denunciato dagli ambientalisti. Purtroppo successivamente la Provincia ha cambiato di poco il tracciato e autorizzato comunque il collegamento, però almeno è stato riconosciuto dall’intervento della Commissione Europea, che il tracciato originario, (approvato dalla Provincia,  dalla Giunta ma anche tristemente dall’Ufficio VIA- con grande gioia del Comune di Pinzolo) era illecitamente incidente su un prezioso habitat protetto a livello europeo. Ancora una volta la preziosità dell’ambiente viene difesa e raccontata dalla società civile perfino contro la pubblica amministrazione.

6) Tremalzo: il Comune di Tiarno di Sopra, proprietario del bellissimo altopiano a pascolo di Tremalzo, progetta la distruzione  del pascolo  con piste di sci e fondo, la trasformazione di usi civici centenari, costruzioni esorbitanti e di stile assolutamente non alpino (pagode!), la trasformazione di una malga monticata in un museo della malga. Il tutto in un’area  riconosciuta a livello internazionale per il suo pregio ambientale, soprattutto botanico, dove storicamente l’acqua non  c’è mai stata a sufficienza (per la neve artificiale dunque come si farà??) La Provincia nicchia, riduce un poco, gli ambientalisti e un comitato locale sollevano il caso e riescono a ridurre il danno ambientale! Il Comune è costretto a ritirare in autotutela la scandalosa e illegittima delibera di alienazione fuori norma dell’uso civico del pascolo per un piatto di lenticchie, sulla base di una perizia non asseverata, vengono ridotte le cubature, si evita di trasformare la malga in museo, si risparmiano pagode, una piazza in quota e la chiesa  previste, e perfino un folle inceneritore di rifiuti previsto inizialmente e un altrettanto folle impianto di teleriscaldamento  a ben 17 chilometri di tornanti dal centro abitato più vicino, e in quota!  Insomma, anche in questo caso a sollevare la cosa è stata la società civile, mentre il Comune interessato alla  tutela del bene ambientale avrebbe consentito tutto lo sfregio e la Provincia comunque ha consentito ancora molto, sempre troppo rispetto al valore del bene.

Mi fermo qui, ci sarebbero altri casi interessanti. Quanto riportato finora mi sembra sufficiente per capire come anche la Provincia di Trento, seppure luogo ancora migliore di altre realtà nazionali, presenti un grosso problema di controllo efficace del territorio e di un suo uso equilibrato. Non intendo dire che tutto va male, intendo dire che possiamo vigilare e dobbiamo migliorare molto.

Indagini alla discarica di Sardagna e incontro fra Sindaco e Presidente

La notizia 1– Controlli anche alla discarica Sativa di Sardagna (Trento)- tratto dal quotidiano L’Adige di oggi, giovedì 18 dicembre :

Si concentrano sulla discarica di Sardagna le indagini del Corpo forestale dello Stato. Il sito cittadino era stato visitato dagli inquirenti nella giornata in cui erano state notificate le otto ordinanze cautelari. Quel pomeriggio erano stati posti i sigilli ad un carico di rifiuti arrivato nella discarica della Sativa. Il sospetto, per ora infatti è solo un’ipotesi, è che si tratti di materiale che per il suoi livelli di inquinamento non potesse arrivare nella discarica di Trento. Il lotto di detriti, in totale circa una cinquantina di tonnellate, era stato dunque posto sotto sequestro in vista di future analisi. Il giorno del blitz operato dai forestali con arresti e perquisizioni nevicava forte e ogni operazione di prelievo era impossibile. Ma nei giorni scorsi gli investigatori sono tornati alla discarica di Sardagna e hanno prelevato dei campioni che sono già stati inviati ai laboratori per analizzare le sostanze inquinanti. Per ora sappiamo che si tratta di materiale che arriva da Vicenza. Dal cumulo però proviene un sospetto odore di idrocarburi. Più in generale quello che interessa agli inquirenti è capire che tipo di materiale la Sativa – società nell’orbita di Simone Gosetti, oggi in carcere per traffico di rifiuti – faceva arrivare nel sito. Per questo gli uomini della Forestale continueranno gli accertamenti probabilmente anche oggi. Analisi ancor più approfondite sono previste per il futuro, quando un consulente nominato dalla procura eseguirà dei carotaggi, cioè delle campionature andando in profondità, per verificare se sotto la montagna di detriti si nasconde qualcosa che non dovrebbe esserci. Va sottolineato tuttavia che, a differenza di quanto rilevato a Monte Zaccon dove gli inquirenti hanno già eseguito le analisi e ritengono di avere prove del conferimento di materiale inquinato, per quel che riguarda Sardagna non ci sono certezze.”

Notare: Nella discarica Sativa sono stati conferiti anche parte dei terreni  provenienti dall’area ex Star Oil di via Brennero, a Trento Nord. Su quell’area incidono alcuni inquinanti specifici (idrocarburi e metalli pesanti). Il Capo Gruppo del PD in Consiglio Comunale a Trento, Michelangelo Marchesi, ha presentato nei giorni scorsi un’ interrogazione, chiedendo se si ravvisino inquinamenti in discarica. Ieri l’Assessore all’Ambiente  del Comune capoluogo, Aldo Pompermaier (dei Verdi), ha risposto che i controlli effettuati (in estate e in seconda battuta anche il 20 novembre) e dei quali era stata informata l’autorità giudiziaria, non hanno dato alcun riscontro. Dobbiamo stare tranquilli ?

Commento: Sono necessari altri controlli e a questo punto, per sapere veramente, devono essere eseguiti su tutte le discariche trentine e ripetutamente nei prossimi mesi. Per esempio: alcuni cittadini segnalano da tempo sotto voce che anche nella discarica di inerti di Tenno sarebbero stati conferiti rifiuti non previsti e non inerti.  Pare che vi sia stato anche un camion fermato dalle  forze dell’ordine tempo addietro, che avrebbe trasportato rifiuti illegalmente.  Abbiamo decine di esempi di tragedie annunciate in Italia e Stava dovremmo ricordarla ancora bene. Evitiamo altri errori. E insisto: l’APPA deve diventare più forte, autonoma, dotata di uomini e mezzi.

La notizia 2– C’è stato un faccia a faccia, – di pochi minuti dice la stampa oggi – fra il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai e il Sindaco Vincenzo Sglavo, di Roncegno (il Comune dove si trova la discarica della ex Cava di Monte Zaccon, dove hanno avuto luogo gli illeciti). Il Sindaco ha ribadito lo stupore, la rabbia e le preoccupazioni dell’Amministrazione e della popolazione (Due sere fa infatti ,  ndR – la gente lo aveva fortemente contestato in paese). Sglavo ha fatto presente che la comunità si sta interrogando sul futuro del sito e dei materiali presenti. Oltre a chiedere un maggiore coordinamento tra governo, organi e agenzie provinciali ed amministrazione locale, per il futuro ha chiesto una maggiore azione di presidio del territorio, di vigilanza e di controllo. «Controlli che – ha ribadito Dellai – deve fare, come in passato, l’Appa e non il Comune» (Quotidiano L’Adige giovedì 18 dicembre 2008). La stampa riferisce che Dellai ha promesso di recarsi quanto prima a Roncegno. Riporta ancora l’Adige, edizione odierna«Dopo le note vicende, non è stato solo Roncegno a subirne le conseguenze ma tutta la Valsugana – ricorda il sindaco Sglavo – dove ora, più forti di prima, riemergono le questioni legate all’inquinamento causato dall’Acciaieria di Borgo, dalla SS47 e dall’irrisolto problema dell’impianto di biocompostaggio di Campiello (frazione di Levico, ndR). Quando si tratta di ambiente e di salute – conclude – i confini comunali non esistono più e risulta necessario affrontare la questione su scala decisamente più ampia»

Commento: Certo, ora vengono, si spera, veramente  al pettine tutti i problemi della Valsugana. Il nodo in sintesi potremmo definirlo: mancanza di governance. Subire i fenomeni anzichè saperli affrontare e gestire. Il primo problema è certamente l’acciaieria di Borgo Valsugana, sui danni alla salute dei cittadini causati dalla quale esistono da molti anni dubbi grossissimi da parte della popolazione. Girano voci inquietanti anche qui, ovvero che i controlli l’APPA li fa di giorno ma che sarebbe poi di notte che dai camini uscirebbero le peggiori  emissioni. E alcuni gruppi negli anni hanno ventilato anche l’ipotesi che se si facesse uno studio epidemiologico particolareggiato, ne risulterebbe che gli abitanti di Borgo soffrono di patologie tumorali più che altrove. Ecco: quello studio andrebbe senz’altro fatto, tanto per iniziare con la conoscenza e trasparenza. Certo è che quella Acciaieria non è competitiva sul mercato globale e stramaturo dell’acciaio, dove sono entrati in questi anni competitors asiatici. La si tiene aperta solo per l’occupazione che porta. Sarebbe ora invece di chiuderla e di creare altri posti di lavoro in altri settori dell’industria più competitivi e capaci di futuro, quali il settore delle energie rinnovabili o qualche produzione di eccellenza, per esempio. L’altro grande tema è la viabilità, chiamata anche Statale 47: la soluzione però al traffico eccessivo e dannoso di TIR e di autovetture private non è la costruzione dell’autostrada della Valdastico, che sposterebbe solo il problema sulla Valle dell’Adige, già tormentata da ben altro e sulla quale incombe il raddoppio della ferrovia del Brennero. La soluzione è incentivare la mobilità alternativa, potenziando ancora il treno, e mettere finalmente il ticket selettivo per i tir sulla Valsugana, costringendoli di fatto a passare da percorsi più sensati nei casi in cui non servano tratte locali, riducendo però anche i trasporti inutili lavorando su analisi dei flussi e su offerte di razionalizzazione coordinate da un tavolo di lavoro, e al tempo stesso lavorare per trasferire più trasporti possibili sulla ferrovia. L’altro problema della Valsugana però è comune al resto del Trentino: si chiama appunto governo del territorio da declinare nel senso di governance, che è un concetto che sottende la partecipazione democratica, che passa da dialogo con i cittadini, partecipazione informata, tempestività nell’affrontare critiche, paure e segnalazioni.