Nord Est e Autonomie

La notizia: Il neo governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia (ex Ministro dell’Agricoltura), ha lanciato nei giorni scorsi un appello al Trentino, all’Alto Adige e al Friuli  (due Provincie e una Regione autonome, seppure con una netta differenza di realizzazione dell’ Autonomia, che il Friuli deve ancora definire con Roma) per unirsi in una battaglia verso la realizzazione del federalismo fiscale e per competere uniti rispetto alle economie  di confine di Slovenia e Austria. Zaia ha evocato per questo il mito del Nord Est, motore produttivo del Paese.

La risposta della politica trentina e alto-atesina è stata fredda: il Presidente della Giunta provinciale di Bolzano Luis Durnwalder (del partito etnico di raccolta SVP) ha ricordato che l’Alto Adige ha già siglato un accordo sul federalismo e sulla futura gestione dell’Autonomia con il Governo. Lo stesso ha ricordato il Vice Presidente della Giunta Provinciale di Trento Alberto Pacher (ex Sindaco di Trento, del Partito Democratico) per il Trentino. Infine il Presidente del Consiglio Provinciale Giovanni Kessler, del Partito Democratico, ha espressamente detto che il Nord- Est è un mito superato. Semmai  – ha ricordato l’esponente democratico – il Trentino guarda a Bolzano e Innsbruck.

I politici leghisti locali (a partire dal Segretario del Carroccio trentino Fugatti) si sono subito entusiasmati , affrettandosi però a rassicurare sul fatto che la Lega al potere nel Nord non mette a rischio l’Autonomia trentina. L’Autonomia infatti costituisce in Trentino (quanto in Alto Adige) un tema delicatissimo.

Lo stesso Assessore provinciale alla Sanità, Ugo Rossi, del Partito Autonomista PATT, ha tagliato corto rispetto alle proposte di Zaia ricordando che il Trentino ha un naturale sguardo a Nord, più che ad est.

Il commento: Luca Zaia cerca nella direzione sbagliata e guarda il problema sbagliato. Le Autonomie del Nord est geografico (che non corrisponde in alcun modo ad un possibile Nord est geo-politico) italiano sono Autonomie di montagna. Friuli, Alto Adige, Trentino sono terre di montagna. Il Veneto invece è terra di pianura, di mare e in parte di montagna e non ha una politica per la montagna, come denunciato da tempo dal mondo della cultura e delle associazioni.

Le Autonomie del Nord est possono insegnare alcune cose significative al Veneto sul governo dei territori di montagna. Al tempo stesso l’Autonomia di Trentino e Alto Adige mostra le difficoltà e alcune soluzioni del decentramento. La recente riforma istituzionale trentina, con la difficoltosa creazione delle Comunità di Valle e la devoluzione dell’urbanistica all’ambito di valle e comunale, mostra da un lato gli elementi di vulnerabilità reale del decentramento e dall’altro le difficoltà politiche e sociali nel realizzarlo nei fatti.A ben guardare il Trentino oggi costituisce un esempio illuminante di come non si possa banalizzare o mitizzare la devoluzione e il federalismo. Si tratta di percorsi complessi.

Il problema a cui guarda Zaia è poi quello sbagliato: l’Autonomia non è tanto una risposta strutturale alle sfide economiche (può essere anche quello) ma è soprattutto un’architettura istituzionale, che richiede responsabilizzazione delle periferie, qualità amministrativa decentrata,  un elevato senso civico e spirito di partecipazione dei cittadini.

Kessler – Dellai: il ruolo del Consiglio provinciale.

La notizia: Negli ultimi mesi assistiamo ad un apparente conflitto tra il Presidente della Giunta provinciale Lorenzo Dellai e il Presidente del Consiglio provinciale, Giovanni Kessler. I giornali (soprattutto l’Adige) rappresentano la vicenda come un conflitto di carattere personale intorno al potere.

Il mio commento: I due personaggi hanno caratteri decisi e sicuramente anche a Giovanni Kessler non dispiace (legittimo) l’idea di diventare in futuro Presidente della Giunta. In futuro il Trentino avrà bisogno di un autorevole Presidente della Giunta, che sia anche persona di carattere ma che ami più di Lorenzo Dellai il confronto e la partecipazione. In ogni caso la questione che pone sin dall’inizio del suo mandato il Presidente del Consiglio provinciale, Giovanni Kessler, è di vitale importanza.

Molti pensano che la Giunta provinciale abbia troppo potere e che lo abbia usato male con le Giunte di Dellai.  Troppo spesso decisioni importanti sono state imposte a tutti, usando il potere e non il confronto. Però pochi hanno il coraggio di dirlo apertamente e di lavorare direttamente per riportare il Consiglio provinciale al centro del potere politico. La Giunta dovrebbe essere uno strumento di governo mentre in Consiglio dovrebbe avvenire una trasparente discussione delle regole e dei principi, sulla cui base esercitare il governo.

Ho così intervistato Giovanni Kessler.

Presidente, ci spiega cosa sta succedendo tra le due massime cariche politiche provinciali, tra lei Presidente del Consiglio e Lorenzo Dellai, Presidente della Giunta Provinciale? È uno scontro sul potere personale (come scrivono i giornali) oppure un confronto, seppure duro, sul ruolo del Consiglio Provinciale e quello della Giunta provinciale?

Qualcuno, anche sui giornali, parla di “guerra Kessler -Dellai”. Devo subito dire che non mi riconosco in u’immagine di guerra. Non ho mai espresso critiche alla persona, né ho mai messo in discussione il ruolo o le funzioni del mio interlocutore. Non cerco pretesti per criticare e sono ben consapevole che i miei interventi pubblici hanno sulla stampa un rilievo (e a volte un’enfatizzazione) superiore a quello riservato ad altri esponenti politici. Detto questo le mie critiche si sono appuntate su specifiche scelte del presidente, quando assunte in maniera solitaria ed ignorando il ruolo del Consiglio. E così continuerò a fare, senza farmi zittire, né da minacce, né da opportunismi. Alcuni hanno spiegato il mio atteggiamento critico come una manovra per divenire il prossimo presidente della provincia. Trovo quest’interpretazione davvero singolare, incomprensibile. Un dibattito fuorviante che sposta l’attenzione dalle vere questioni in campo: ovvero la qualità della nostra democrazia.

Lei ritiene che in questi ultimi anni la Giunta provinciale abbia avuto troppo potere, come per esempio dicono spesso le associazioni ambientaliste?

Credo che quando un Presidente di provincia e una Giunta ricevano un chiaro mandato dagli elettori sia per loro un dovere assumere le responsabilità di governo che, evidentemente, hanno anche delle forti componenti decisionali. Proprio per questo è importante che l’esercizio di governo sia bilanciato da un Consiglio che rappresenta tutte le forze politiche. È questo il luogo vero in cui ci si confronta e si possono ascoltare tutti i punti di vista. È il luogo della mediazione per eccellenza. Ed è anche il luogo delle decisioni.

Cosa dovrebbe e potrebbe cambiare in pratica?

Occorre riportare il Consiglio al centro del confronto e delle scelte politiche, soprattutto quando queste riguardano temi d’interesse generale. Certo questo è molto più faticoso che prendere le scelte entro i quattro muri di una Giunta. Ma la democrazia, come ci hanno ampiamente insegnato i padri fondatori della Repubblica italiana, costa fatica. La fatica della libertà.

Cacciatori trentini: nuovo Presidente, quale linea?

La notizia: Cacciato il super Presidente dei cacciatori trentini, Sandro Flaim.  In 15 sezioni su 20 infatti ha vinto lo sfidante, Giampaolo Sassudelli. Il nuovo Presidente ha subito dichiarato che la prima preoccupazione sarà “sburocratizzare” (non la fauna o la biodiversità, ma la burocrazia…). Perché secondo lui i  cacciatori sarebbero afflitti da regolamenti troppo complessi, ad esempio vorrebbe eliminare l’obbligo di timbrare il cartellino personale prima di uscire a caccia con luogo di uscita, orario di partenza e rientro e specificare se si esce a capriolo oppure camoscio. Sassudelli ha aggiunto che gli anziani fanno fatica ad adempiere. Grandi sostenitori del nuovo Presidente i due consiglieri provinciali (di opposizione) cacciatori Claudio Eccher e Nerio Giovanazzi. grande elettore del Presidente uscente addirittura il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai.

Il commento: Numeri: i cacciatori trentini sono circa 7500, meno del 2%  della popolazione. L’età media è 50 anni, il 90% sono maschi. Una minoranza per numeri e di genere. In un paese (l’Italia) dove secondo tutti i sondaggi la stragrande maggioranza degli abitanti è contraria alla caccia e favorevole a sue rigorose regolamentazioni. Lobby potente anche in Trentino quella dei cacciatori: amati dall’ex Presidente della Provincia Bruno Kessler (uomo del popolo e cacciatore), lo sono altrettanto, per ragioni elettorali, dal non cacciatore Lorenzo Dellai. L’ex potente Presidente dell’Associazione Cacciatori, battuto da Sassudelli, è Sovrintendente della Provincia. Flaim (che è stato anche Direttore del Parco Adamello Brenta, una vita fa..quando la Provincia non voleva neanche le figure dei Guardiaparco…) è in ottimi rapporti  col Presidente Lorenzo Dellai. Cacciatori nei posti giusti (le cabine di controllo della caccia) sono anche l’altrettanto potente Romano Masè (da molti considerato il braccio destro di Dellai nelle questioni venatorie, faunistiche e non solo), così come il Dirigente del Servizio Foreste e Fauna Maurizio Zanin e il sottostante Responsabile dell’ Ufficio Faunistico Ruggero Giovannini. Va dato atto però a Zanin e Giovannini di essere entrati nel ruolo istituzionale: hanno un rapporto di dialogo con le associazioni ambientaliste e hanno preso discretamente le distanze dall’Associazione Cacciatori. Ad esempio hanno voluto un faunista serio e attento all’ecologia (e non cacciatore) come Andrea Mustoni (il papà del ritono degli osi in Trentino) a scrivere un buon Piano Faunistico, che sostituirà quello vigente. Cacciatore sfegatato è invece il faunista Franco Perco, che ha scritto il vigente Piano faunistico del 2004, che inizia con la storia dell’evoluzione (sic) del cacciatore alpino e introduce la nuova parola sublime di “tele-selettore” al posto di cacciatore.

Chi è l’uscente Presidente Sandro Flaim? Un architetto, cacciatore, che recentemente si è distinto per aver detto  arrabbiatissimo che in Trentino vi sarebbero ben 5000 pernici bianche! Infatti i tecnici della Provincia (che sono sempre prudenti, mica sono Legambiente!) hanno proposto di rendere non cacciabile la pernice, il WWF gira le valli con una mostra che la descrive come specie molto fragile e tutti i faunisti che studiano le Alpi, se interpellati, dicono che quei numeri sono inventati e ridicoli. Sandro Flaim ha impostato la sua presidenza con una forte caratterizzazione politica, ottenendo ampio appoggio dal Presidente Dellai e provocando però con l’atteggiamento arrogante il risultato di essere sconfitto alle elezioni.

Appoggi imbarazzanti per Sassudelli? I due consiglieri provinciali filo-caccia Claudio Eccher e Nerio Giovanazzi, che negli anni si sono distinti per le loro sparate contro gli ambientalisti (nel caso di Eccher anche in Comitato faunistico) e per diversi tentativi di riformare la legge provinciale sulla caccia in modo retrivo.  Nerio Giovanazzi anni fa aveva tentato per esempio di favorire per legge le associazioni ornitiche (non la benemerita LIPU, bensì le associazioni degli appassionati di uccelli in gabbia o peggio da richiamo!) Ultimo esempio? Il ddl nr 87 2010 disegno di legge a loro firma, che vorrebbe riformare la vigente legge provinciale nr 24 sulla caccia, e che è semplicemente agghiacciante. Il disegno di legge è improntato interamente a favorire il cacciatore e in esso nulla traspare della buona gestione della risorsa fauna selvatica.

Prevede:

-ampliare le associazioni venatorie da coinvolgere nella stesura del Piano Faunistico (oggi si prevede solo il coinvolgimento della Federazione italiana Caccia) alle associazioni venatorie riconosciute dal Ministero (tra cui vi sono Migratoristi e Produttori selvaggina), escludendo le associazioni ambientaliste (art. 1)

– istituire aziende agri-turistico-venatorie (cioè turismo agreste e caccia! ) (art. 2, lettera B)

– creare zone pubbliche e private di produzione di selvaggina a scopi alimentari (art. 2, lettera C)

-creare zone di addestramento dei cani da caccia dove immettere selvaggina di allevamento (art. 2, lettera C segue)

-creare zone per la caccia con i falchi dove immettere selvaggina di allevamento (art. 2, lettera C segue)

-caccia nei biotopi (ipocrisia: dice “gestione venatoria e se compatibile”) (art. 3) che sono circa lo 0.1% del territorio!

– passa alla Giunta il potere di adottare la gestione tecnica della fauna cacciabile (cosa vorranno dire…..in pratica la parte venatoria del Piano faunistico?? Sarebbero le prescrizioni tecniche??) e anche il regolamento tecnico delle Riserve comunali (sottraendoli al Comitato faunistico, se ne deduce) (art. 4, lettera A)

– toglie l’adozione di prescrizioni tecniche e programmi di prelievo al Comitato faunistico (art. 4, lettera B)
–
-affidamento a strutture periferiche delle Riserve comunali di determinate specie faunistiche (art. 6, lettera G)

– leggera contrazione della democrazia negli enti gestori (si elimina l’obbligo di far votare al direttivo provinciale dell’Ente gestore rappresentanti di altre associazioni venatorie minori, si toglie diritto di voto nelle sezioni ai cacciatori aggregati) e così via…

Voi affidereste a gente così gli animali selvatici?

Il nuovo Presidente dei cacciatori si, perché da costoro si è fatto pubblicamente appoggiare. Lo dichiara lui stesso in questa intervista  rilasciata al quotidiano Trentino. http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/dettaglio/trento-cambio-al-vertice-dei-cacciatori:-sassudelli-a-sorpresa-batte-flaim/1892854.

Sassudelli dice che sarebbe troppo brigoso timbrare un cartellino per segnalare se si esce a una specie oppure ad un’altra? Se si considera la caccia come un gioco (come fanno i cacciatori in realtà) allora è vero. Se invece la caccia è considerata davvero quello che l’Associazione cacciatori trentini dice e scrive nei dotti convegni, ovvero una complessa e onesta (sic!) azione di gestione della fauna no, assolutamente no.  La cosiddetta burocrazia sono le regole minime per garantire trasparenza e controlli. Perché uscire a sparare a cervi oppure caprioli mica è la stessa cosa, evidentemente! Infine, se un anziano non riesce a timbrare un cartellino (come dice il Sassudelli) , beh, santo cielo che non esca armato all’alba: potrebbe sbagliarsi con quel fucile! E se fa fatica con il cartellino come farà a distinguere una specie di uccello -che loro hanno voluto cacciabile- da un’altra, visto che sono tanto piccoli questi animali?

Insomma, la storia ci dirà quale linea terrà la nuova Presidenza dei cacciatori. Sarà una gestione meno piegata sulla politica ? Questo spingerà il Presidente Lorenzo Dellai a non essere più partigiano di una lobby ma a pensare alla fauna come una risorsa pubblica importante?

Monte Zaccon: prime condanne, confermano le tesi di inquinamento illegale

La notizia: Sono arrivate in udienza preliminare le prime condanne e i patteggiamenti (annunciati) nella vicenda dello stoccaggio illegale di rifiuti pericolosi nella discarica del sito di Monte Zaccon, presso Marter, in Valsugana.

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Quattro degli indagati hanno deciso di percorrere la via del patteggiamento davanti al gup Carlo Ancona. Si tratta di Luca Bonomi (direttore della Ripristini Valsugana), Floriano Tomio (addetto agli scarichi e allo smaltimento dei rifiuti) , Annamaria Zaccherini e Gianbattista De Giovanni (la prima chimica, il secondo amministratore del laboratorio Ares di Calcinato(Bs), che effettuava le analisi taroccate). Bonomi ha patteggiato un anno e 5 mesi per il reato di traffico illecito di rifiuti. Tomio ha patteggiato per smaltimento illecito di rifiuti 4 mesi (poi convertiti) con derubricazione del reato.   Annamaria Zaccherini ha patteggiato un anno e 4 mesi per concorso in smaltimento illecito continuato e falso.  Ha infine patteggiato per traffico illecito di rifiuti e falso un anno e 4 mesi, Gianbattista De Giovanni.  Si sommano poi due oblazioni (denaro pagato come sostituzione della condanna penale) , quelle del padovano Christian Frelich e del mantovano Mauro Riccardi. Il primo era responsabile della sicurezza delle Acciaierie Venete di Padova che conferivano rifiuti in Valsugana, il secondo consigliere delegato della società di intermediazione Inergeco srl: entrambi hanno pagato 13 mila euro a testa per lo smaltimento illecito e altri 70 mila euro come risarcimento.

Parti civili: Il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile della Provincia di Trento, dei comuni di Trento e Roncegno, del Wwf e dell’ordine dei chimici, cui ieri s’è aggiunta anche quella della Sativa(la società che conferiva parte dei rifiuti da smaltire). Ad esse, gli imputati che hanno patteggiato dovranno versare 4 mila euro per la refusione delle spese di costituzione. I risarcimenti, invece, saranno quantificati in sede civile. L’udienza è stata aggiornata a venerdì prossimo(26 marzo): Simone Gosetti, responsabile della Ripristini Valsugana considerato l’organizzatore del traffico, andrà a giudizio.

Polemica sui monitoraggi: Il perito della Procura Alessandro Iacucci è intervenuto  sulle dichiarazioni rese da  Presidente della Giunta di Trento Lorenzo Dellai alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il presidente, in quella sede, aveva detto che Iacucci avrebbe applicato il metodo più rigoroso dei due esistenti nel rilevare gli elementi inquinanti. Iacucci ha risposto che si tratta di una affermazione «infondata, fuorviante e lesiva del lavoro svolto» perché «nessuna normativa sino ad oggi emanata in materia ambientale ambientale, sanitaria, agraria, alimentare e commerciale prevede metodi a diversa rigorosità».


Il commento: I patteggiamenti dimostrano che la Procura aveva ragione: l’inquinamento c’è stato e il laboratorio che effettuava le analisi ha taroccato i dati. Questo caso allarmante si somma ad altre recenti vicende, che sommate danno un quadro disarmante dei controlli e della situazione ambientale del Trentino. Negli ultimi tre / quattro anni ricordiamo la serie di eventi: danno al ghiacciaio della Marmolada a causa dei lavori di una strada sul ghiacciaio per costruire nuovi impianti di risalita, denunciati da Mountain Wildnerness e non scoperti dai controlli pubblici, furto di acqua e neve dai laghi glaciali in Presena per realizzare illecitamente neve artificiale, danni irreparabili alla cavità in Paganella denominata Bus del Giaz per la costruzione di una criticata nuova pista da sci, smaltimento illegale di rifiuti pericolosi nella discarica di Monte Zaccon (Valsugana), smaltimento illecito di apirolio (cancerogeno) nei terreni adiacenti alla ex fabbrica Europa Steel, gestione irregolare della discarica (di per se discutibile) di inerti presso Tenno, gestione irregolare della discarica di Sardagna, gestione irregolare dei terreni inquinati da idrocarburi della ex Star Oil, irregolarità nella gestione e nei controlli delle Acciaierie di Borgo Valsugana. Se a questo aggiungiamo che la Giunta provinciale continua a minimizzare, che chiunque muova delle critiche viene tacciato di essere un disfattista (vedi associazioni ambientaliste), che l’APPA e gli uffici della VIA sono depotenziati, che le stazioni della Forestale sono sguarnite per carenza di personale, che i Parchi naturali vedono i fondi ridotti, che per i biotopi non esiste una vigilanza specifica,  il quadro è grave. E grave è la scarsa consapevolezza di una situazione che sta peggiorando da parte del Consiglio Provinciale, dei Comuni trentini e della Giunta.

L’ultima chicca è il tentativo di depotenziare perfino il ruolo dei Guardiaparco (vedi articolo specifico, subito sotto questo su questo blog ).

I cittadini devono ribellarsi.

Guardiaparco: la Provincia vuole depotenziarli

La notizia: Esiste una bozza di “razionalizzazione” (che le associazioni hanno potuto conoscere solo per vie traverse) che prevede il depotenziamento- attraverso l’accorpamento nel Corpo Forestale provinciale-  dei Guardiaparco, che si accosta allo stesso tentativo previsto in un regolamento (tenuto di fatto segreto) che avrebbe dovuto fare la stessa operazione con Guardiacaccia e Guardiapesca delle rispettive associazioni venatorie, e infine anche dei Custodi Forestali. Questa seconda fase farebbe seguito al precedente e già operativo accorpamento delle ex guardie ittico-venatorie e degli ex sorveglianti idraulici.

I sindacati e le associazioni ambientaliste sono intervenuti duramente e decisamente contro quella che a tutti gli effetti evidentemente era una tentata( e forse fermata) operazione di svuotamento e indebolimento ulteriore dei controlli ambientali provinciali, dopo il clamoroso depotenziamento dell’Ufficio VIA degli anni scorsi e dopo la riduzione dei fondi per i Parchi naturali.

Il commento: Innanzitutto manca un programma chiaro, che faccia da contesto di senso a questi previsti passaggi. La volontà che emerge è sicuramente quella di trasformare di fatto in un ruolo puramente tecnico quello delle figure che oggi hanno valenza giuridica (Custodi Forestali e Guardiaparco oggi sono Ufficiali di Polizia Giudiziaria, le nuove regole toglierebbero invece ad entrambe le figure questo potere, dunque le renderebbero inoffensive per inquinatori, bracconieri, trasgressori). Invece è evidente come il Guardiaparco dia senso all’esistenza stessa dell’area protetta: senza un corpo di controllori riconosciuti come autorevoli, grazie alla loro dotazione giuridica, il governo del territorio del Parco e il rispetto delle regole del Piano del parco saranno inattuate e inattuabili. Accorpare queste figure nella Forestale comporterebbe senza dubbio perdita di specificità e dispersione nelle variegate attività della Forestale. Si perderebbero la conoscenza approfondita dei luoghi del Parco e le competenze che il Guardiaparco si crea lavorando nella !squadra” di operatori del Parco, accanto al resto dello staff.

Oggi le stazioni forestali vengono ridimensionate per carenza di personale, dunque i Guardiaparco portati nel Corpo così impoverito sarebbero dirottati su altre attività e non sulla sorveglianza dentro le aree protette. In pratica i Parchi senza Guardiaparco dipendenti direttamente dagli Enti di gestione sarebbero sempre più portati verso la promozione turistica in assenza di rigorosi controlli sul territorio.

Documento con le osservazioni delle associazioni ambientaliste Legambiente, LIPU, Italia Nostra, Mountain Wilderness , WWF sull’accorpamento dei guardiaparco

Per quanto attiene invece al tentativo di accorpamento dei Custodi Forestali, altre figure storiche prestigiose e locali del controllo del territorio, si veda il sito della Libera Associazione dei Custodi Forestali Custodi Forestali


Ambiente: controlli inadeguati, decisioni verticistiche

Le vicende della discarica di Monte Zaccon ripropongono nuovamente la questione della qualità del governo del territorio.
I fatti sono chiari.
I controlli ambientali non sono stati adeguati: se non fosse stato per la Procura e per la forestale di Enego, non siamo sicuri di quando si sarebbero scoperte le brutte faccende di Marter nè come e in che misura sarebbero state diffuse le notizie ai cittadini.
Il caso di Monte Zaccon non è il solo: questo ci autorizza a fare un ragionamento più ampio.
Analoghe (con le dovute differenze) sono le vicende di smaltimenti di rifiuti non conformi nella discarica del Vermione a Tenno o in quella di Sardagna, e analogamente preoccupante è il viaggio allegro sul territorio dei terreni agli idrocarburi della ex Star Oil. Un altro caso preoccupante di controlli tardivi e di opacità varie è lo sversamento nei terreni adiacenti all’ ex Europasteel, a Mezzolombardo, del pericoloso apirolio: non fu  l’Appa a scoprire il caso, ma i lavoratori che denunciarono (poi vittime – secondo il sindacato- di ritorsioni da parte dell’azienda). Resta un mistero, a sentire il sindacato, in quella vicenda, come sia arrivato alle orecchie della proprietà il nome del sindacalista che aveva fatto l’esposto all’Appa.
In precedenza si era avuto il caso degli sfregi al ghiacciaio della Marmolada, scoperti da un’ associazione ambientalista (Mountain Wilderness) e non dagli uffici preposti.
La politica l’ha poi ammesso: l’Appa va potenziata, i controlli migliorati. Staremo a vedere.

Si è anche dimostrato che la politica trentina produce decisioni di dubbia qualità su questioni ambientali importanti, proprio per i percorsi decisionali dirigisti, privi spesso di trasparenza e reale partecipazione informata dei cittadini e delle amministrazioni.
Basti pensare al caso simbolico dell’inceneritore, nato nella pianificazione sovradimensionato (doveva essere di 300.000 tonnellate, tre volte il necessario, stante l’attuale progetto), con un Piano Rifiuti rincunciatario, che relegava, nella prima versione, al 50% la percentuale di raccolta differenziata raggiungibile. Quella percentuale si è dimostrata ampiamente superabile nei fatti. I mglioramenti al Piano Rifiuti oggi in vigore sono dovuti soprattutto allo sforzo delle associazioni, che hanno perseverato nel chiedere più qualità e di poter contribuire alle scelte.
Citiamo anche il caso del biodigestore di Lasino, prima maldestramente quasi imposto in una collocazione rivelatasi sbagliata, poi mestamente rimesso nel cassetto, a seguito di una decisa e fondata mobilitazione dei cittadini e di parte dei rappresentanti istituzionali. In mezzo c’è stato un tragicomico percorso simil-decisionale, che ha compromesso la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Altra vicenda esemplare è il progetto di collegamento impiantistico tra San Martino e Passo Rolle. A difendere l’unicità del paesaggio del Colbricon e a proporre una più attenta analisi dei bisogni reali di infrastrutture, sono state le associazioni ambientaliste e i comitati locali, alla fine convincendo delle loro buone ragioni anche il Consiglio e la Giunta provinciale. Il progetto è stato ritirato e a breve dovrebbe essere presentata l’alternativa. Però anche in questo caso la scelta iniziale della politica era stata frettolosa, verticistica, priva di partecipazione.
La politica e l’amministrazione hanno rivelato quindi le loro opacità.
Il problema, oltre al risultato finale delle scelte, è che questo atteggiamento poco partecipativo e trasparente provoca l’effetto di una diffusa e giustificata sfiducia e la moltiplicazione di comitati, che rende difficile il dialogo fra istituzioni e cittadini, che ostacola la produzione di soluzioni migliori e che  offre spazi alle strumentalizzazioni politiche, prive di una visione strategica del territorio.

Si affacciano ora decisioni e questioni importanti, per l’impatto che alcune grandi opere potranno avere sul territorio.
L’inceneritore di Trento, il raddoppio della ferrovia del Brennero, la vertenza annosa della Valdastico, la gestione del traffico sulla strada della Valsugana e ancora la futura stazione ferroviaria di Trento, il progetto della grande centrale di pompaggio del Monte Altissimo.
La domanda è se l’Autonomia è in grado, stanti i fatti, di garantire qualità nelle decisioni e qualità e rigore nella gestione delle opere e dei controlli.
Non si può non essere preoccupati di avere sul territorio elementi di possibile inquinamento e forte impatto, in questo contesto.
Se però la Provincia saprà ora imboccare una strada diversa, di partecipazione responsabile e informata, di costruzione delle decisioni in modo democratico e di un efficace controllo e governo del territorio, le cose miglioreranno di certo.

Maddalena Di Tolla Deflorian (pubblicato sul quotidiano Trentino domenica  27 settembre 2009, si ringrazia l’editore)

Dolomiti Unesco: spazio di opportunità

L’articolo sotto riportato è stato da me scritto a seguito della serata dedicata alle Dolomiti Patrimonio Unesco svoltasi a Madonna di Campiglio domenica 23 agosto. E’ stato pubblicato dal quotidiano Trentino martedì 25 agosto. Si ringrazia l’editore.

La versione che trovate qui è quella integrale, leggermente tagliata per ragioni di spazio nella pubblicazione sul giornale.

Dolomiti: un patrimonio naturale unico, arcipelago fossile, archetipo di bellezza naturale, da giugno fra le bellezze globali Unesco, con discussioni annesse, certo. Ma anche -forse soprattutto -Dolomiti come spazio di opportunità verso un futuro sostenibile e un diverso governo del territorio, che coinvolgerà per la prima volta le popolazioni di tre regioni (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli) e cinque provincie, su un territorio di 231.00 ettari, fra “core zone” e aree cuscinetto, con culture, sistemi amministrativi e lingue diverse. Tedesco, italiano, ladino, friulano; autonomie e statuti ordinari.
Un complesso puzzle, affascinante sotto il profilo naturale e sotto quello socio-politico.
Una sfida, anche, di quelle che fanno tremare i polsi.
Così sono state rappresentate domenica sera le Dolomiti a Madonna di Campiglio, nel convegno “Le Dolomiti di Brenta. Patrimonio mondiale dell’Umanità”, nell’ambivalenza fra bellezza e leggibilità geologica e paesaggistica da un lato e prospettive economiche, politiche e di gestione dall’altro.
Tre le cifre di lettura proposte: i valori di questo patrimonio (paesaggio, geologia, estetica); il futuro del governo di questo prezioso territorio e infine l’antropologia alpina e le sue connessioni con le scelte degli usi (e abusi) del territorio stesso.
Governance era la parola d’ordine, lanciata per prima dalla Vice Sindaco di Pinzolo, Patrizia Ballardini e poi ripresa dall’Assessore provinciale all’Urbanistica Mauro Gilmozzi e da Annibale Salsa, antropologo e Presidente del CAI.
Salsa ha ricordato tanto il necessario equilibrio fra conservazione e infrastrutturazione (nel caso delle Dolomiti soprattutto turistica), quanto il rischio del disaccoppiamento tra turismo invernale e estivo. “Il turismo centrato sull’ inverno è pericoloso – ha detto Salsa – “Crea omologazione e un consumo eccessivo di territorio. Sappiamo che laddove prevale il turismo invernale abbiamo troppe seconde case. Meglio perseguire il modello sudtirolese, che ha saputo mantenere un buon rapporto fra alberghi e seconde case e la qualità del paesaggio e urbanistica.”
Sembra facile, una questione di regole. In Trentino esiste la legge Gilmozzi. “Attenzione, però – ammonisce – “è una questione di cultura, prima ancora che di norme e di pianificazione”.
Gli fa eco l’Assessore Gilmozzi, che è piaciuto nel suo intervento anche alla qualificata rappresentanza degli ambientalisti di Italia Nostra, Legambiente e Mountain Wilderness presente, rilanciando il ruolo della conoscenza e della scienza (in effetti le Dolomiti sono le montagne più studiate al mondo, con il Latermar a farla da re delle pubblicazioni) ma ha soprattutto indicato la strada della nascente Fondazione Dolomiti Patrimonio Unesco: “Le polemiche finiranno presto. Troveremo un buon accordo. Per noi la sede va bene anche a Belluno. L”importante è il futuro della governance, che ora dovrà vederci operare in sinergia, con un nuovo metodo e nuove prospettive di qualità del territorio e anche per il turismo”. Una promessa di sostenibilità.
Per l’Assessore il riconoscimento Unesco e la collaborazione nella Fondazione, sono un’ opportunità “per riportare al centro dell’agenda politica la montagna e governare il territorio dolomitico in modo più equo”.
Erano silenziosi gli ambientalisti, nessuna polemica. Pensavano però a una domanda “Come si lega il collegamento Pinzolo-Campiglio con questi ottimi propositi”?
Sarà che, come scrisse Goethe, “I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi”.