Dellai: priorità sarà l’ambiente. Infatti: è approvato il collegamento di impianti Passo Rolle-San Martino

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La notizia : Pochi giorni fa il Presidente della Giunta Provinciale, Lorenzo Dellai, ha dichiarato che in questa legislatura la sua priorità sarà l’ambiente.

Infatti, il 30 dicembre (avevano fretta..) la Giunta Provinciale ha approvato all’unanimità il collegamento impiantistico fra San Martino e Passo Rolle. Ecco:  fatti, non parole.

Note e commento: Per chi non lo sa, si tratta di una funivia che collegherebbe il paese di San Martino di Castrozza (Primiero) al bellissimo Passo Rolle, passando accanto ai meravigliosi laghetti del Colbricon, nel cuore del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino, il cui Direttore aveva dato parere negativo all’opera. Presso i laghetti del Colbricon si trova anche uno dei più significativi siti archelogici della Provincia. I  piloni passerebbero accanto alla Cima Cavallazza, su sfondo di grande bellezza. Anche la celebre vista delle magnifiche Pale di San Martino sarà pesantemente compromessa dai piloni. Il paesaggio di uno dei punti più famosi, ricercati e splendidi delle Dolomiti ne risulterebbe fortemente rovinato. Due aggravanti:

1) Le associazioni ambientaliste affermano che: Il suddetto collegamento fra le  due importanti località sciistiche (e non solo…) non è  veramente tale, esso piuttosto, amplierebbe infatti il sistema sciistico esistente Tognola-Malga Ces,. Insomma l’opera non è centrale dal punto di vista della collocazione, pertanto non risolverebbe il problema di spostare macchine dalla strada, obiettivo dichiarato per motivare l’opera. Questa è l’ultima moda trentina: giustificare i collegamenti impiantistici, anche nelle aree protette (qui e nel caso della Pinzolo-Campiglio) , con presunti e inesistenti vantaggi di riduzione del traffico. L’unico test in campo aperto esistente  finora è noto: gli impianti in Val Giumela non solo non hanno minimamente risolto il problema economico della Società Buffaure (come dicevano gli ambientalisti anni fa), ma non hanno risolto nemmeno il problema dell’eccessivo traffico di macchine, uno dei due motivi addotti per giustificare l’intervento a suo tempo.

2) Esiste una possibile alternativa di tracciato, proposta dagli ambientalisti, lungo la Val Cismon, parallela alla strada provinciale, che eviterebbe di passare dai laghetti di Colbricon e davanti alla Cima Cavallazza e che sarebbe anche più coerente. L’alternativa non è stata da nessuno presa in considerazione. In estate del 2008, circa 200 persone, insieme alle associazioni ambientaliste, avevano manifestato ai laghetti del Colbricon, chiedendo di rispettare i siti archeologici e SIC e ZPS  interessati dall’opera, chiedendo anche di aspettare a decidere valutando l’alternativa proposta e dando spazio al confronto pubblico. Niente da fare, mentre noi magari pensavamo all’anno nuovo, la Giunta, il 31 dicembre, votava lo scempio di un altro pezzo meraviglioso delle Alpi, dopo aver rovinato la Val Giumela (Val di Fassa) e deciso da poco di rovinare (prossimamente, con i nuovi impianti e piste) la zona del Brenta, intorno a Pinzolo e Campiglio. Così recita un documento di Italia Nostra contro l’opera.

Infatti la partenza del “cosiddetto collegamento” dista su strada circa 4 km da San Martino e 360 metri di dislivello, o è raggiungibile salendo su due impianti; mentre il percorso dall’abitato di San Martino a Passo Rolle sulla statale dista circa 9 km, con 500 metri di dislivello.

Questo riporta invece un comunicato dell’Assessore all’Ambiente, Alberto Pacher, per giustificare la cosa:

“….l’adozione delle misure mitigative previste (ben 14 prescrizioni uscite dal Rapporto Istruttorio della VIA- ndR) permette di conseguire il riequilibrio rispetto agli impatti provocati dalla realizzazione delle opere, portando a concludere che il progetto non determina incidenze negative sull’integrità dei siti coinvolti”. Arabo, ostrogoto, perché nessuna mitigazione (lo dice la parola stessa) permette un riequilibrio, soprattutto nel caso del paesaggio in luoghi così forti. Il fatto è che ci sembra che l’Assessore Pacher non sappia di cosa parli, e sembra grottesco come ogni volta tutti gli Assessori come soldatini votino tutto, senza chiedere nulla, senza obiezioni. Perchè stanno là allora? Basterebbe Dellai, da solo.

Conclusione: Il mercato dello sci nelle Alpi è saturo e maturo, significa tecnicamente (affermano gli economisti) che non può crescere. Il numero degli sciatori in Europa  ha raggiunto il suo massimo. Infatti le fluttuazioni medie dei fatturati stanno intorno all’ordine dell’1% e il mercato dell’attrezzatura da sci negli ultimi dieci anni in Italia è calato (affermano gli economisti). Quindi costruire ancora impianti e piste  ampliando demani e comprensori, non servirà a nulla. Non esiste una fetta ulteriore di mercato da attirare, è possibile solo continuare la concorrenza fra singole stazioni dentro lo stesso bacino di utenti, continuando a spendere centinaia di milioni di euro  ogni anno e impoverendo l’unico capitale irriproducibile e flessibile che abbiamo: paesaggio, territorio, ambiente.