Rückkehr – ritorno. Storie di orsi bruni e lande trentino – altoatesine.

Rückkehr – ritorno. Storie di orsi bruni e lande trentino – altoatesine.

credito fotografia:l’orsa ritratta è Dj3, presso il recinto del Casteller di Trento – scattata da Maddalena Di Tolla Deflorian in data 24/12/2012

Rückkehr – ritorno. Una parola, due lingue, due territori attigui eppure diversi che ora, sulle tracce degli orsi bruni (ma anche dei lupi, per altre vie) sono costretti a trovare una visione comune di biodiversità, uso del territorio, risoluzione dei conflitti.

Così gradualmente anche in Alto Adige si affaccia la divulgazione sul ritorno del plantigrado, dopo che per qualche tempo prevaleva la diffidenza del potere locale, certo non propriamente amico del popolo di ritorno ursino.

Mercoledì scorso al Museo di scienze naturali Giorgio Carmignola e Davide Righetti, dell’Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano, hanno raccontato ad un nutrito e interessatissimo pubblico, con tanti giovani, cosa è accaduto da quando i famosi dieci orsi sloveni del Progetto Life Ursus furono liberati nella mitica Val di Tovel, in Trentino, nel cuore del Parco naturale Adamello Brenta. Perché ovviamente gli orsi si muovono, e non rispettano i confini.

E, come ha rilevato più volte Righetti nella sua esposizione, dai cugini trentini c’è forse molto da imparare, nella gestione di questo ritorno complesso, che tocca l’immaginario collettivo profondo e smuove paure e passioni.

Nel 2001 fu l’orsetta Vida a fare da testimonial positivo in landa sudtirolese, arrivando poi fino al bellunese, e finendo anche investita, con tanto di zampa rotta, per poi essere trasferita nuovamente tra le montagne del trentino Brenta, salvo poi, pervicacemente incuriosita dall’est, far ritorno oltre confine e spingersi fino in Austria. Vida scomparve nel 2002.

Nel 2003 e nel 2004 non si registrarono spostamenti di orsi, mentre nel 2005 arrivò Jj2 (figlio di Jurka e Joze), che visitò il meranese, la zona dello Stelvio, l’Alta Val Venosta, Svizzera, l’Austria. Lui fu come tutti i giovani maschi erranti più impattante della innocente Vida, procurando diversi danni.

Nel 2006 fu la volta dell’orso Jj1, il fratello del primo, poi denominato dai suoi fans “Bruno”, successivamente abbattuto in Germania, con tanto di polemiche feroci.

Nel 2007 passarono 4 individui e da quell’anno nacque la coscienza di dover dotare la Provincia di strumenti adeguati e regolari per il monitoraggio, la verifica dei danni e tutto il resto.

Dal 2007 al 2012 l’Ufficio caccia e pesca ha rilevato geneticamente 14 individui diversi di orso. Si stima che la popolazione attuale complessiva sia di 43 – 48 orsi fra Trentino, Alto Adige, Veneto, Lombardia. Nel 2012 sono stati rilevati 5 individui, che frequentano prevalentemente le zone pedemontane della Mendola, ma anche le zone di Appiano o Proves e anche la Val d’Ultimo. Dopo Vida non risultano transiti di femmine, ma soprattutto di maschi erratici, giovani e subadulti (di età media intorno ai 3 – 4 anni).

La fedeltà al territorio è di circa 1,7 anni.

Dal 2010 la Provincia si è dotata anche di fototrappole, e dal 2005 erano già partiti i monitoraggi genetici (con campioni di pelo, soprattutto, nel numero di 105 su un totale di 129).

A scanso di polemiche sui costi, Righetti ha anche ricordato che sono solo due le persone in Provincia che lavorano sul monitoraggio dell’orso, a tempo parziale. In Trentino gli addetti sono molti di più.

Il tecnico ha però spiegato “Sappiamo molto della vita degli orsi in Trentino. Sappiamo molto poco di come usano il territorio qui da noi, in Alto Adige, dove certo la montagna è abitata con presenza di masi in modo più diffuso. Per questo sarà bene studiare, per ragioni legate alla conservazione della specie ed anche per ridurre i possibili danni o i conflitti”.

Alla voce danni i conti sono questi: circa 80.000 euro spesi nel periodo 2007/ 2012 fra alveari distrutti e bestiame predato, a cui sommare poco più di 26.000 euro per investimenti stradali con danno ai veicoli, oltre che all’orso.

Gli eventi dannosi all’anno sono circa 20/22.

Intanto la primavera incombe, e nuovi movimenti avvengono nei boschi.

Ad esempio intorno ai grattatoi, alberi particolarmente amati dagli orsi, dove è possibile raccogliere campioni di pelo, e oggetto anche di una tesi di laurea di uno zoologo trentino, e di uno studio del Parco naturale Adamello Brenta.

Alla fine Davide Righetti ha mostrato le ultime foto scattate proprio pochi giorni fa, in una località non rivelata: sono immagini di una pista di impronte di un orso svegliatosi da poco, dopo questo inverno lunghissimo.

Il pubblico sembrava molto ben propenso a seguire le sue tracce.

(Articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige in data 16/04/2013 – foto scattata da Maddalena Di Tolla Deflorian, in data 24/12/2012, l’orsa ritratta è Dj3, presso il recinto del Casteller di Trento)

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