Rapporto Cipra sullo Stato delle Alpi

Il nuovo Rapporto sullo stato delle Alpi, pubblicato dalla Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (Cipra) è stato presentato in gennaio. Il libro racconta l’impegno di molti cittadini, amministratori, imprenditori, artigiani e contadini per la protezione, il progresso economico, sociale e culturale della regione alpina.

Lo stile editoriale manifesta la volontà e la capacità di porsi come interlocutori moderni, credibili e anche accattivanti. I reportage sono scritti con un linguaggio e un ritmo efficace e preciso ma sempre entusiasmante. Le foto sono belle e intense. L’opera è’ il frutto del lavoro di una agenzia tedesca che lavora anche per il New York Times Magazine. Si tratta di un libro molto diverso dai due precedenti Rapporti della Cipra, più narrativo e meno fitto di tabelle e dati. I primi due Rapporti sono divenuti ormai un classico di riferimento della letteratura sulle Alpi.

Il libro mostra come, in molte località e con modalità diverse, tante persone dinamiche abbiano saputo dare inizio con successo a un vasto processo di rinnovamento, con cui tentano di contrastare lo spopolamento e la fuga di cervelli” – dichiara Andreas Götz, direttore della Cipra Internazionale. “Nel libro non si dà spazio ai grandi progetti né alla dipendenza dallo stato, ma alla creatività e all’incoraggiamento dei costruttori di futuro”.

La base del libro è costituita dallo studio Cipra “Futuro nelle Alpi”, che ha raccolto una grande quantità di dati da tutte le Alpi. Nel capitolo conclusivo tutte queste informazioni confluiscono in tabelle, carte e grafici, che mostrano in sintesi le linee di sviluppo territoriali in essere. Dunque il Rapporto è un testo che riunisce esempi di buone pratiche, suggestioni di futuro e rigorosi elementi statistici e descrittivi.

Noi Alpi” è un libro pensato per i residenti ma anche per turisti e visitatori, per i responsabili amministrativi e i politici locali come per studiosi, esperti e ricercatori.

Lo spazio alpino è uno spazio esteso su otto Stati per 1100 chilometri di lunghezza, con una popolazione residente di circa 14 milioni di persone. In contrasto rispetto alla visione iconografica e semplicistica di “mondo minore e a parte” o di “areale di ricreazione”, che la pianura proietta sulle Alpi in modo strumentale, in questa regione vi sono dinamiche sociali, economiche e di sfruttamento delle risorse tipiche della modernità. Vi sono anche rilevanti criticità sociali ma soprattutto (come evidenziano le recenti analisi degli studiosi, ad esempio il lavoro di Annibale Salsa, Presidente del CAI) la sfida è dare un futuro a un territorio altrimenti in declino.

Oltre un terzo dei comuni alpini è definito “area metropolitana”, perché vicino ai grandi centri urbani, dove è presente un forte pendolarismo in entrata. Un altro 38,1% è periferico o periurbano, e un 8% è a carattere turistico.

Solo il 13% dei comuni è considerato però equilibrato, laddove nessuno tra i vari settori economici predomina e il flusso di uscita e di entrata è pareggiato. Solo il 3,7% dei Comuni sono agricoli o industriali, vi è stata una notevole riduzione di questi negli ultimi vent’anni, a fronte della crescita delle aree periurbane e metropolitane. La crescita del settore turistico è stata turbolenta: dal 1981 al 2001, sono aumentati del 40% circa i comuni turistici.

Il problema è che nelle Alpi è in essere un evidente processo di specializzazione e polarizzazione, che produce iniquità e tensioni. L’invecchiamento della popolazione interessa soprattutto i piccoli comuni, e l’80% circa dei posti di lavoro si colloca nelle aree metropolitane. Negli altri comuni i posti di lavoro diminuiscono, sia in quelli periurbani che in quelli rurali, e in queste situazioni il potenziale economico è ridotto. Così le aree periferiche e periurbane diventano sempre più quartieri dormitorio con un forte pendolarismo in uscita, di persone e anche di cervelli, dinamismi e speranze. Anche la popolazione agricola così come il numero di aziende agricole è in calo (-41% aziende dal 1981 al 2001), così anche la superficie dedicata a colture e prati.

MA in questo quadro non rassicurante, vi sono le belle pratiche di successo.

Per esempio la storia a lieto fine della ferrovia della Val Venosta(Sudtirolo), ex ramo secco e poi rinnovata con molte perplessità grazie a una cabarbia associazione locale, che ha raggiunto in soli due anni già 3 milioni di utenti (residenti e turisti) e un favore sociale molto alto. E da gennaio 2008 vi sono addirittura corse notturne su questo treno locale di valle.

Benvenuto futuro, le Alpi sanno inventare!


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