Orso nel recinto a San Romedio: le associazioni dicono no

La notizia: Un no deciso e motivato, da parte delle associazioni ambientaliste e animaliste, al previsto arrivo di un altro orso nel recinto di San Romedio (Val di Non).

La storia in breve: al santuario di San Romedio esiste da tempo un recinto (stretto, umido e secondo veterinari, ambientalisti e la Commissione CITES inadeguato ad ospitare un orso a vita) che ha ospitato per anni alcuni orsi. Successivamente l’orsa solvena Yurka, portata in Trentino per il progetto di ripopolamento LIfe Ursus, a causa di una sua presunta pericolosità (presunta dalla Provincia ma contestata dagli ambientalisti) fu catturata e messa in cattività proprio nel recinto di San Romedio. Le proteste furono forti, perchè era evidente a tutti che Yurka in quel luogo stretto, povero e soggetto alla visita costante di persone, soffrisse. La stessa Provincia lo ammise e fece costruire in un bosco di sua proprietà presso la città di Trento (località Casteller) un recinto più grande,  lontano dagli sguardi della gente. Gli orsi che si trovavano a San Romedio prima dell’arrivo di Yurka erano stati nel frattempo spostati in una specie di zoo, però con spazi più grandi, ad Aprica, in Lombardia. Quindi i sindaci della Val di Non e gli stessi frati gestori del santuario avevano cominciato a lamentare la necessità di riportare un orso in quel recinto come attrazione turistica. Ora, l’orso che si prevede debba arrivare è l’orso Carlo, sequestrato a suo tempo ad un circo e recluso in una gabbia in Abruzzo, dove pochi mesi fa ha aggredito il guardiano che gli portava il cibo, meritando il pessimo appellativo di orso cattivo dalla stampa.

Il commento: penso che questa storia sia molto triste e che la strada per rispettare  gli animali e la natura sia ancora lunga. Appoggio la presa di posizione delle associazioni, anche perchè come Preisdente di Legambiente l’ho scritta io :-)

Ecco la presa di posizione delle associazioni (Legambiente, Lipu, LAV, LAV, Movimento vegetariano No alla caccia, Pan Eppaa) :

Prendiamo atto del fatto che la Commissione CITES ha rilasciato l’autorizzazione per l’arrivo nel recinto di San Romedio di un orso proveniente dall’Abruzzo, smentendo se stessa, poiché poco tempo fa aveva dichiarato lo stesso recinto non idoneo (nel caso di Yurka) alla lunga detenzione di orsi. Forse la CITES ha ceduto ai sindaci che dichiaravano la necessità economica (mai dimostrata) di questo animale in gabbia?
E’ una pessima notizia per la relazione tra uomo e orsi ma anche per il turismo e l’immagine del Trentino.
Riteniamo sbagliato usare come attrazione turistica un animale, ancora di più nel caso di un orso bruno.
L’Europa ci chiede infatti uno sforzo importante – e la Provincia di Trento ha coraggiosamente riportato gli orsi liberi nei nostri boschi- per tutelare la specie e con essa la biodiversità. Trasformare alcuni individui della specie in una attrazione è eticamente discutibile e danneggia questo sforzo culturale e di conservazione.

Il recinto di San Romedio non è adeguato (troppo piccolo e umido, troppo esposto allo sguardo dei visitatori) per accogliere un orso a vita.

Attualmente l’orso vive in una gabbia peggiore, si dice, e a San Romedio starebbe meglio. Questa è una scusa, evidentemente.

Se si vuole aiutarlo, non lo si usi come un giocattolo. Invece di portarlo al santuario, si costruisca in un altro luogo, con la guida di esperti, uno spazio adeguato, più grande, che gli permetta di fuggire dallo sguardo dei visitatori quando vuole, con condizioni di visita limitate e rispettose dell’animale e un necessario percorso culturale di riflessione sulla coesistenza tra uomini e orsi.

Inoltre il santuario di San Romedio è un luogo spirituale: è del tutto in contrasto con questa spiritualità la detenzione di un animale a scopo di attrazione.
La Val di Non e San Romedio hanno ben altre potenzialità da esprimere nel turismo, come dimostra il successo di pubblico del Parco fluviale del torrente Novella e quello eclatante di Castel Thun.

La strada da seguire è proporre un turismo culturale e spirituale (vicino al santuario c’è il bel Museo Retico) e aggiungere ad esso dei percorsi dedicati all’orso bruno, progettati con il Parco Adamello Brenta e il Museo di Scienze di Trento.

A questo punto resta la sola autorizzazione del Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento da rilasciare: chiediamo al Presidente Lorenzo Dellai e all’Assessore all’ambiente Alberto Pacher di esprimersi pubblicamente contro questa attrazione, che è contraria ai valori del sano rapporto tra l’uomo e la natura e al lavoro che la Provincia svolge in diversi settori a favore della biodiversità e degli animali e chiediamo al Servizio di negare questa autorizzazione, per le ragioni spiegate.
La Provincia a suo tempo aveva dichiarato che quel recinto non è adeguato alla presenza a lungo termine di un orso. Lo ribadisca. E ribadisca che la cultura turistica del Trentino non può prevedere un uso come questo degli animali.

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